L'INTERVENTO DI MARIO CASERIO

“I CAM si applicano ora anche a opere di urbanizzazione a scomputo. I progettisti imparino a progettare secondo criteri prestazionali, conflitto inevitabile con la cultura urbanistica del 1942”

18 Mar 2026 di Giorgio Santilli

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“I CAM si applicano ora anche a opere di urbanizzazione a scomputo. I progettisti imparino a progettare secondo criteri prestazionali, conflitto inevitabile con la cultura urbanistica del 1942”

“La novità più importante della riforma dei criteri ambientali minimi (CAM) prevista dal decreto ministeriale del novembre 2025 è che ora questa normativa si applica anche ai soggetti privati titolari di permesso di costruire o di altro titolo abilitativo per l’esecuzione di opere di urbanizzazione a scomputo. Si tratta di una estensione importante per una normativa che in precedenza era stata applicata soltanto negli appalti pubblici”.

A parlare di sostenibilità ambientale nel convegno Federcasa-Harpaceas (su cui si veda anche l’articolo di Maria Cristina Carlini) è Mario Caserio, docente all’Università di Pavia ed esperto certificato UNI in progettazione sostenibile. A lui il compito di spiegare che cosa significhi progettare nel rispetto dei CAM e come questo approccio alla progettazione si intrecci con vari aspetti della digitalizzazione, a partire dalla progettazione in BIM. Ma Caserio insiste in particolare sulla rivoluzione culturale che comporta progettare nel rispetto dei CAM. “I CAM – dice – si reggono su un presupposto completamente differente rispetto alla nostra cultura legata alla prescrizione normativa; arrivano da un documento europeo, il green public procurement, dove vengono esplicitati gli obiettivi prestazionali del progetto. Quindi è importante che partiamo proprio dalla prestazione dell’opera per facilitare il processo progettuale, realizzativo, prestazionale che va fatto sull’opera a ciclo intero di vita. E non possiamo nasconderci il rischio di un conflitto fra la prescrizione normativa tipica della cultura del diritto in Italia e la cultura della prestazione dell’opera di matrice europea e anglosassone su cui i CAM sono fondati”

Con i CAM cambia totalmente il modo di pensare la progettazione: un monito rivolto soprattutto ai progettisti che non potranno ripararsi più dietro la norma prescrittiva per evitare di pensare, di scegliere le soluzioni più idonee per la vita di chi utilizza le opere. “Essere soggetti all’applicazione dei criteri ambientali minimi – dice Caserio –  non vuol dire essere soggetti a una procedura cartacea diversa rispetto a quella tradizionale, ma vuol dire applicare superfici, metodi, cultura completamente diversi rispetto al passato. Anche le urbanizzazioni private, quando parliamo delle opere a scomputo, devono essere progettate secondo criteri prestazionali che ci impongono di usare la superficie, gli standard e tutto ciò che è utile per raggiungere il risultato prestazionale”.

Il conflitto, a ben guardare, è più profondo e più radicale e Casiero lo prende dall’origine. “La legge urbanistica fondamentale, la 1150, è del 1942, poi abbiamo la legge ponte del 1967, saltiamo alla Bucalossi del 1977, alla Galasso del 1985 e infine arriviamo al Testo unico dell’edilizia, il 380, che è del 2001. Questo vuol dire che la normativa più recente in ambito edilizio ambientale urbanistico, è una norma di 25 anni fa che però rinverdisce i concetti fondamentali del 1942. Come può una norma del 1942 portare avanti obiettivi prestazionali come quelli che sono richiesti oggi per il raggiungimento dei risultati e dei benefici ambientali? Era un’epoca in cui per migliorare la condizione di vita degli esseri umani si antropizzava il territorio, si impermealizzava, mentre oggi se vogliamo migliorare la qualità di vita degli esseri umani dobbiamo rinaturalizzare. Una norma prescrittiva del 1942 o del 2001 è un problema enorme per il progettista che è chiamato a progettare usando una filosofia totalmente diversa da quella di allora, una filosofia prestazionale. Qui si crea un conflitto che spetterà anche ai progettisti affrontare e sciogliere con coraggio e con un salto di qualità. Abbiamo bisogno tutti, non solo i progettisti, anche le pubbliche amministrazioni, anche le imprese, di rivedere il modo in cui pensiamo le opere che realizziamo, Dobbiamo ripartire con il piede giusto. E per farlo abbiamo bisogno di nuove norme collaborative, non delle vecchie norme che creano competizioni”.

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