IL CONVEGNO FEDERCASA-HARPACEAS
La maggioranza rassicura: Piano Casa solo sospeso, traguardo vicino. Buttieri: per l’Erp risorse a fondo perduto e piani pluriennali
Con il nuovo scenario internazionale e le nuove priorità che ne conseguono il Piano Casa è, nei fatti, sospeso. Ma i partiti della maggioranza confermano la centralità del tema nell’azione di Governo e, superata questa fase, il Dl da 950 milioni del ministro Salvini sarà messo a terra. Per Federcasa, ci sono alcune condizioni fondamentali: risorse a fondo perduto per l’Erp e programmazione pluriennale

MARCO BUTTIERI PRESIDENTE FEDERCASA
“Siamo alla messa a terra”: il Piano Casa, rimasto in sospeso a causa degli sviluppi della situazione internazionale e anche a causa delle vicende interne referendarie, rimane una priorità del Governo. E’ un messaggio rassicurante, nonostante tutto, quello che i rappresentanti della maggioranza hanno voluto inviare ieri dal convegno organizzato da Federcasa e Harpaceas dal titolo “Una nuova edilizia residenziale pubblica”. Un confronto che ha avuto toni anche molto accesi considerando il tema caldo e di stretta attualità, peraltro, in un frangente cruciale per il settore alle prese con le sfide della trasformazione digitale. Dopo il rinvio – quando sembrava cosa fatta – dell’approvazione del Dl da 950 milioni di euro destinati al recupero di 50-60 mila alloggi di edilizia pubblica popolare, non sono pochi gli interrogativi e le incognite che le aziende che gestiscono il patrimonio ERP si trovano ad affrontare in questa fase. Una situazione di attesa in cui, comunque, Federcasa ha voluto mettere, nero su bianco, le condizioni perché questo Piano possa poi camminare sulle proprie gambe: risorse a fondo perduto, programmazione pluriennale e accesso diretto delle aziende ai finanziamenti. “Le nostre aziende hanno bisogno di una cosa molto concreta: risorse a fondo perduto. I canoni che gestiamo, spesso pari a poche decine di euro al mese, hanno un valore sociale ma non consentono sostenibilità economica. Questo apre un problema strutturale: con questo modello non riusciremo mai a garantire gli interventi necessari senza un sostegno pubblico adeguato”, ha sottolineato il presidente di Federcasa, Marco Buttieri.
“Il nostro core business resta la fascia nera, la parte più fragile della popolazione. Se abbandoniamo questa fascia, il problema diventa immediatamente sociale. Non possiamo pensare di lasciare fuori le famiglie in difficoltà: sarebbe un’emergenza che ricadrebbe sui sindaci e sui territori. Al contrario, recuperare queste situazioni significa dare una risposta sociale concreta”, ha detto ancora Buttieri assicurando che le aziende sono pronte grazie alle loro competenze tecniche, strutture organizzative e personale qualificato per affrontare gli interventi di manutenzione e riqualificazione di alloggi popolari non assegnabili. “Quello che chiediamo è chiarezza e programmazione: serve un piano pluriennale, almeno su cinque anni, che dia stabilità agli investimenti. Servono strumenti diretti, semplici e accessibili alle aziende”.
A incalzare è stato anche il vicepresidente vicario di Federcasa, Leonardo Impegno. “La nostra priorità è la fascia nera, quella più fragile. Oggi le nostre aziende affrontano difficoltà enormi: mancano risorse, aumentano i costi e diventa sempre più difficile garantire la manutenzione. Con la fine dei fondi PNRR e PINQuA rischiamo un vuoto di finanziamenti di 2-3 anni, con conseguenze insostenibili”, ha denunciato. E “i continui rinvii delle misure aggravano ulteriormente la situazione. Anche gli strumenti innovativi faticano a essere applicati”.
IL Co-founder e ceo di Harpaceas, Luca Ferrari, ha posto l’accento sul momento cruciale che vive il settore delle costruzioni con “la strategia avviata dalla Ue per l’affordable housing, il piano Casa del Governo, al di là dell’incidente di percorso, la pubblicazione del Mit delle linee guida per la gestione informativa digitale”. Industrializzazione, sostenibilità, digitalizzazione diventano elementi chiave per la competitività. In questo quadro, si rinsalda la collaborazione tra Harpaceas e Federcasa che “consenta di fare quel salto di scala necessario dal momento che dobbiamo anche cambiare il nostro modo di costruire”. La digitalizzazione nel settore delle costruzioni “non è più un’opzione, ma un’istanza da cui è difficile sottrarsi”, ha quindi rimarcato nel suo intervento Alessio Bertella, partner e manager Bim & Harpaceas, illustrando l’AcDat, il centro di controllo che semplifica la trasformazione digitale degli enti. Già dal 2007 si parla di processi operativi in cui “le informazioni non viaggiano più sulla carta, ma direttamente sulla macchina”, assumendo una forma pienamente gestibile in ambito informatico. In questo contesto, il Common Data Environment è definito come “uno strumento che consente di prendere decisioni informate”, ma anche come qualcosa di più ampio: “processo e tecnologia insieme”. Non è una novità recente, ha sottolineato, bensì “uno strumento che esiste da tempo”, introdotto anche a livello normativo in Italia almeno dal 2017 con il Codice dei Contratti Pubblici. Secondo le evoluzioni normative, la pubblica amministrazione deve adottare “un’infrastruttura tecnologica con caratteristiche precise”, ovvero un ambiente di condivisione dei dati che diventa “il fulcro del processo decisionale nelle costruzioni” e “un elemento aggregatore della decisione”. L’accentramento delle informazioni in un’unica piattaforma rappresenta anche “un forte messaggio in termini di trasparenza”, migliorando la capacità di “raggiungere l’interlocutore corretto nel momento corretto”. Tuttavia, questo modello, pur essendo nato circa vent’anni fa, “ha rallentato molto la sua corsa” perché il sistema paese non era pronto, soprattutto nel settore delle costruzioni, dove “ci sono molti più stakeholder e un mondo di approvazioni”, a differenza di quanto avviene nei processi industriali.
Come si è detto, i messaggi arrivati dagli esponenti della maggioranza presenti al convegno hanno puntato a rasserenare gli animi e,sopratutto, a mettere un punto fermo. IL tema della casa “è tornato centrale nel dibattito politico dopo anni in cui era stato lasciato ai margini”, ha dichiarato Marco Osnato (FdI), presidente della Commissione Finanze della Camera, sottolineando come le attuali condizioni economiche abbiano riportato con forza la questione abitativa al centro dell’agenda. “Non è più un tema secondario, ma una priorità che riguarda economia e coesione sociale”, ha aggiunto, evidenziando la necessità di un consenso trasversale e di strumenti adeguati, anche attraverso il coinvolgimento degli enti gestori. Tra i temi caldi affrontati, c’è anche quello dell’esenzione dell’Imu per gli alloggi sociali. Questione che dovrà essere affrontata, ha detto Osnato: “speriamo di dare qualche segnale in più in occasione della prossima legge di bilancio” .
Sulla stessa linea la deputata della Lega Elisa Montemagni, che ha parlato di “una battaglia indispensabile e un investimento strategico per il futuro del Paese” da portare avanti superata questa incertezza. Il ministro Matteo Salvini, ha ricordato, lavora da tempo al Piano Casa, e ha dato “nuovi input”. L’obiettivo è arrivare a breve all’approvazione, puntando sul recupero degli alloggi esistenti, sull’uso delle nuove tecnologie e su una maggiore attenzione alle fasce più fragili. Anche per Andrea Napoli (UDC), “la volontà è quell di partire” anche se le risorse previste – circa 950 milioni – rappresentano “una goccia nel mare” rispetto a un fabbisogno stimato tra i 13 e i 15 miliardi. Napoli ha sottolineato anche il ritardo nella digitalizzazione e la necessità di una riforma complessiva del settore.