IL BOLLETTINO
Bce: solo con più investimenti l’economia tiene contro gli shock
Nell’ultimo bollettino economico, la Banca centrale europea richiama l’urgenza di procedere con riforme strutturali e investimenti per aumentare la competitività dell’economia ed accrescere la sua tenuta di fronte a shock avversi. Da un sondaggio emerge però che si profila una quasi stagnazione per gli investimenti delle imprese nell’eurozona. Difficoltà che registra anche il Centro Studi di Confindustria che vede una frenata degli investimenti per il deteriorarsi del clima di fiducia.
IN SINTESI
“Nell’attuale contesto geopolitico è ancora più urgente che le politiche strutturali e di bilancio accrescano la produttività, la competitività e la capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro”. In uno scenario internazionale sempre più carico di incertezze e di tensioni, la Bce fissa, a maggior ragione, le priorità in cima all’agenda: riforme strutturali e investimenti strategici, fondamentali leve per perseguire questi obiettivi e favorire la crescita. Il richiamo che arriva dall’Eurotower ai governi europei con l’ultimo bollettino economico, risuona ancora più forte in questo frangente che deteriora il clima di fiducia frenando gli investimenti delle imprese e l’export. “Ci si attende che l’aumento dei dazi e il rafforzamento dell’euro rendano più difficili le esportazioni delle imprese e che l’elevata incertezza gravi sugli investimenti”, avverte la banca centrale. Ma è proprio per questo che bisogna spingere sui quei fattori che possono assicurare alle economie una maggiore tenuta di fronte agli shock avversi: “Le misure annunciate di recente per maggiori investimenti in difesa e infrastrutture dovrebbero promuovere la crescita”, rileva la Bce. I nuovi stanziamenti pubblici per infrastrutture e difesa, soprattutto in Germania, dovrebbero stimolare la domanda interna dell’area a partire dal 2026.
Ma ad attestare tutte le difficoltà del quadro attuale e soprattutto a suonare un campanello d’allarme sugli investimenti delle imprese nell’area euro nel medio periodo, c’è un focus che il bollettino economico della Bce dedica proprio alle prospettive sugli investimenti delle aziende, riportando gli esiti di un’indagine, svolta tra il 7 aprile e il 14 maggio. Alle imprese sono state chieste informazioni sulle decisioni di investimento recenti e attese nell’area dell’euro e a livello mondiale, nonché sui fattori che le determinano o le limitano. Sono pervenute risposte da 64 società, i cui ricavi aggregati globali sono pari a quasi il 4 per cento del PIL dell’area dell’euro. Delle imprese censite, 39 sono principalmente attive nel settore industriale, mentre le altre 25 operano soprattutto nei servizi. Queste le risposte. Le imprese intervistate hanno segnalato prospettive più modeste per gli investimenti nell’area dell’euro rispetto al 2025 . Alla domanda circa l’evoluzione dei rispettivi budget di investimento nel 2025 rispetto al 2024, le imprese che hanno segnalato incrementi sono state significativamente più numerose di quelle che hanno indicato riduzioni. Per il prossimo triennio, tuttavia, il 40 per cento ha dichiarato di attendersi che gli investimenti rimarranno sostanzialmente invariati, mentre il numero di imprese che ne hanno previsto rispettivamente una riduzione o un aumento è pressoché uguale.
Aspettative di quasi stagnazione degli investimenti delle im prese nell’area euro per il prossimo triennio
Queste modeste prospettive, rileva la Bce, riflettono principalmente i riscontri forniti dalle società industriali, un terzo delle quali ha anticipato un calo, nei prossimi tre anni, dei propri investimenti nell’area dell’euro, mentre solo un quarto ne ha previsto un aumento. Le modeste prospettive per gli investimenti nell’area dell’euro contrastano con le aspettative di un loro aumento in altre aree geografiche. Quasi due terzi degli investimenti attuali delle imprese intervistate sono effettuati nell’area dell’euro, circa il 5 per cento nelle altre economie dell’UE e circa un sesto nelle altre economie avanzate e nei mercati emergenti. Le risposte nette indicano aspettative di una quasi stagnazione degli investimenti nell’area dell’euro per il prossimo triennio, ma di un aumento di quelli al di fuori dell’area, in particolare nelle economie avanzate non appartenenti all’UE e nei mercati emergenti. Le deboli prospettive di investimento per l’area dell’euro rispetto ad altre economie avanzate ed emergenti sono il riflesso delle aspettative espresse dalle imprese del settore industriale, che hanno indicato una contrazione degli investimenti nell’area, ma un loro incremento al di fuori di essa. Per contro, le imprese dei servizi hanno previsto investimenti crescenti sia all’interno sia all’esterno dell’area dell’euro e a ritmi tra loro più simili.
Ma cosa c’è alla base di queste scelte delle imprese? Quello che risulta dal sondaggio è che la domanda è stata indicata come il fattore principale alla base dell’allocazione geografica degli investimenti, prima delle maggiori opportunità di crescita e della volontà di accedere a nuovi mercati. C’è poi il desiderio di diversificare le catene di approvvigionamento e accrescerne la tenuta, alla vicinanza alla clientela (“local for local”), alle differenti tariffe, a una regolamentazione più favorevole e alla stabilità economica e politica. Il cambiamento tecnologico e l’evolvere del contesto geopolitico sono diventati considerazioni fondamentali per le strategie di investimento delle imprese. Tra le risposte alla domanda sull’importanza dei cinque principali sviluppi ed eventi recenti nell’indurre le imprese a riconsiderare le loro strategie di investimento a livello mondiale negli ultimi anni, il cambiamento tecnologico si è collocato al primo posto per l’intero campione. Le società industriali hanno ritenuto la situazione geopolitica e le politiche commerciali/tariffarie lievemente più importanti del cambiamento tecnologico, mentre le imprese del settore dei servizi si sono mostrate meno esposte a queste dinamiche. Anche la crisi climatica ha registrato un punteggio relativamente elevato, mentre la pandemia di COVID-19 è stata considerata in qualche misura meno importante (almeno a posteriori).
L’allarme del Csc di Confindustria: si deteriora la fiducia, brutto segnale per consumi e investimenti
Sempre nella prospettiva degli investimenti, il termometro di quanto avviene in Italia lo dà Congiuntura Flash del Centro Studi di Confindustria, pubblicato venerdì scorso. E qui scatta un altro allarme di fronte ai nuovi shock. Lo scenario, già complesso, è aggravato dall’aumento del prezzo del petrolio a causa del conflitto Israele-Iran. L’industria italiana ha tenuto a inizio secondo trimestre e gli indicatori sono migliorati per i servizi. Ma i dazi sull’export e l’incertezza stanno deteriorando la fiducia, brutto segnale per i consumi e gli investimenti, rimarca il centro studi di Viale dell’Astronomia. Se ē positivo il nuovo taglio dei tassi nell’euro zona, a pesare è la risalita del costo dell’energia. Il prezzo del petrolio, che da inizio 2025 era in calo per le attese indebolite sulla domanda globale determinate dai dazi, è bruscamente risalito sulla scia della guerra Israele-Iran (77 dollari/barile il 20 giugno, da 63 in media a maggio). Anche il prezzo del gas in Europa (TTF) è rincarato: 40 euro/mwh, dal livello minimo di 34 a maggio, che era stato toccato dopo tre mesi di ribassi. Gli investimenti hanno sorpreso in positivo nel 1° trimestre (+1,6%), con tutte le componenti in aumento (costruzioni, impianti-macchinari, ricerca). Per il secondo, tuttavia, gli indicatori sono deboli: a maggio, aumenta poco la fiducia delle imprese, su valori bassi; l’incertezza è elevata; gli ordini di beni strumentali sono negativi; le attese di nuovi ordini calano per il secondo mese.
Ad aprile segnali positivi per la produzione nelle costruzioni
La settimana si è chiusa poi con la pubblicazione dell’Istat dei dati sulla produzione delle costruzioni a aprile. Dopo la flessione registrata nei due mesi precedenti, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni registra una crescita congiunturale del 2,4%, raggiungendo il livello più alto da marzo 2008. Anche su base trimestrale la dinamica congiunturale è positiva, sebbene in rallentamento. Nella media del trimestre febbraio – aprile 2025 per la produzione nelle costruzioni si osserva una crescita dell’1,7% nel confronto con il trimestre precedente. Su base tendenziale, l’indice corretto per gli effetti di calendario conferma la fase di espansione avviata ad inizio 2025 registrando un incremento del 5,9% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20 come ad aprile 2024), mentre l’indice grezzo cresce del 3,9%. Nella media dei primi quattro mesi del 2025, l’indice corretto per gli effetti di calendario aumenta del 3,9%, mentre l’indice grezzo cresce del 1,9%.
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