La città è nuda. Il progetto urbano contro gli inganni e le compiacenze dei cortigiani
Diciamolo finalmente: il re è nudo. La celebre fiaba di Hans Christian Andersen racconta una vicenda paradossale ma sintomatica: un imperatore vanitoso, preoccupato solo del proprio apparire, finisce per sfilare nudo davanti a una popolazione che ne elogia l’eleganza solo per reverenza o per paura di essere giudicata indegna. In questo contesto surreale, serve l’innocenza di un bambino per urlare l’evidenza: il Re non ha nulla indosso. Questa favola è oggi la metafora perfetta per descrivere la crisi che da anni investe l’ambito insediativo e le prassi della pianificazione. Anche la nostra città è nuda: è stata ingannata e, per non confessare la propria inadeguatezza, si convince di non essere stata spogliata delle proprie protezioni. Al contrario, cerca di coprirsi con iniziative di intrattenimento estemporanee e strumenti normativi spesso inconsistenti e poco efficaci. La corte politica e professionale che le si stringe intorno finge di non accorgersene per interesse o compiacenza, mentre gli abitanti ne vivono quotidianamente l’insoddisfazione e le mancanze. Dobbiamo allora dare voce anche in ambito urbano a quel bambino, dando forma allo sguardo di chi osserva una città lasciata a se stessa, priva di una cura efficace e di una strategia di rilancio praticabile.
Ma come siamo arrivati a questo punto? Le ragioni sono molteplici, ma impongono innanzitutto un’autocritica disciplinare. Dobbiamo riconoscere che i primi ad arretrare sono stati noi architetti. Urbanisti e progettisti si sono ritirati dal territorio urbana, lasciandolo privo di coperture adeguate. La città è rimasta scoperta a causa di due allontanamenti che corrispondono a direzioni opposte di specializzazione: da una parte gli urbanisti, portati a guardare sempre più alla componente procedurale, vincolistica e regolamentativa del governo del territorio; dall’altra i progettisti, che si sono ritirati in ambiti sempre più ridotti, controllabili e circoscritti, si sono ridotti, alla fine, a pensare principalmente al singolo edificio. Questa tendenza all’abbandono della città è stata certamente favorita da un contesto legislativo che equipara la prestazione intellettuale dell’architetto all’erogazione di servizi generici, consentendo di firmare interventi a figure prive di una preparazione specifica sui temi urbani. In questo scenario di crisi degli statuti disciplinari, la città italiana ha affrontato, a partire dal 2010, una delle peggiori crisi economiche di sempre e si presenta oggi carica di ferite, ma anche di grandi potenzialità inespresse.
I processi decisionali e le dinamiche di trasformazione, che già in passato sfuggivano a logiche strategiche coordinate, sono oggi sempre più legati a contingenze e proposte sporadiche, prive di una visione d’insieme che non sia il semplice “registro delle intenzioni” elaborato dalla prassi urbanistica più banale. D’altro canto la pianificazione di cui disponiamo è, in gran parte, quella che ha fallito in tutta evidenza non più di quindici anni fa, mentre i tentativi di riforma faticano a tradursi in azioni incisive capaci di realizzare la qualità urbana che tutti auspicano.
A fronte di questa crisi, la strumentazione urbanistica è rimasta infatti in gran parte legata alle logiche della fase dell’espansione edilizia, ormai conclusa, dimostrando tutta la sua inadeguatezza per il tempo presente.
Il Progetto viene ancora dopo il Piano come semplice attuazione senza vincoli e senza alcune garanzie di valore pubblico per gli interventi privati di rigenerazione. Non è, come potrebbe essere, una sonda di indagine delle potenzialità dei luoghi e una occasione di confronto tra i tanti soggetti interessati alla loro trasformazione.
Oggi anche nei contesti legislativi più avanzati le scelte insediative non impegnano il privato su un progetto chiaramente delineato nella fase della elaborazione della pianificazione generale come condizione per l’attribuzione dei valori urbanistici che vengono richiesti.
Il Piano ancora descrive e indica concetti generali, difficilmente propone strategie mirate e sviluppa ipotesi su cui confrontarsi. Eppure, l’urgenza di riorganizzare le città, le opportunità di costruire nel costruito e le condizioni storiche che viviamo non hanno bisogno di inganni e compiacimenti. Hanno bisogno di strategie chiare e di progettualità positive.
La Rigenerazione urbana diventa quindi il campo su cui combattere una battaglia innanzitutto culturale ma anche sostanziale. Lo si può fare prendendosi davvero cura delle città, affiancando finalmente il progetto urbano alla pianificazione tradizionale per delineare da subito una condivisa idea di città da perseguire attraverso interventi precisi concordati tra Pubblico e Privato. Anche se la legislazione ha in alcuni contesti fatto passi avanti — bloccando l’espansione e indicando chiaramente il tempo della rigenerazione — manca infatti ancora un salto metodologico fondamentale: la prefigurazione architettonica degli scenari strategici come condizione per una partecipazione efficace e per una scelta consapevole. La Progettazione Urbana Strategica rappresenta quindi uno sviluppo attuativo che va anticipato: una base progettuale condivisa che sfrutta la capacità dell’architettura di prefigurare scenari di trasformazione reali per far convergere gli interessi e le speranze delle amministrazioni, degli stakeholder e dell’intera comunità.
Fonti:
Il titolo di questo scritto riprende l’apertura del Manuale di Progetto Urbano Strategico, vedi D. Costi, The Manual of Strategic Urban Design, Springer, Berlin 2025, in Italia Manuale di Progetto Urbano Strategico per LetteraVentidue 2025
I vestiti nuovi dell’imperatore è una fiaba danese scritta da Hans Christian Andersen pubblicata nel 1837 nel volume Fiabe raccontate per i bambini. Moltissime edizioni sono state tradotte in molte lingue.
- Costi, F. Manfredi, Community Regeneration Masterplan. The Five dimensions of Sustainability: Guidelines for European Cities, Springer Berlin 2023, in Italia Rigenerare le comunità urbane, LetteraVentidue, Siracusa 2022
- COSTI, Designing the City of People 4.0. Reflections on strategic and sustainable urban design after Covid-19 pandemic per la Serie The City Project, Springer Berlin 2021, nella versione in lingua italiana in Diario/manifesto per la città dell’uomo 4.0. Quello che il Covd-19 ci ha fatto capire, Siracusa, LetteraVentidue 2022.

Architetto, Professore, Progettista
Dario Costi, architetto Phd è professore ordinario in progettazione architettonica e urbana presso l’Università di Parma. Direttore della Serie The City Project per Springer Berlin e di altre collane editoriali, scrive per la Scuola Nazionale di Amministrazione le Linee guida per la Rigenerazione Urbana in Italia, è consulente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per il Piano Casa Italia e Direttore del Laboratorio Smart City 4.0 Sustainable LAB promosso dalla Regione Emilia Romagna. Si occupa dell’integrazione possibile tra progetto urbano, rinaturazione delle città e innovazione tecnologica attraverso l’architettura sia in ambito di ricerca applicata che sul piano professionale grazie allo Studio MC2AA con cui lavora prevalentemente sui temi della rigenerazione, dell’edificio e dello spazio pubblico, del social housing, della transizione degli insediamenti industriali verso il modello degli Smart Eco-District. d.costi@mc2aa.it