LA CITTA' DELLE RELAZIONI

Imparare dal Piano Città. Progettare il patrimonio in una strategia coordinata di rigenerazione urbana

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La rigenerazione urbana va attuata incrociando analisi e progetti e intersecando strategie e azioni all’interno di una visione complessiva. Il lavoro sul patrimonio storico artistico a vocazione collettiva è un primo significativo asset da sviluppare attraverso un confronto pubblico trasparente che metta intorno allo stesso tavolo Enti pubblici, portatori di interesse e popolazione. (…)

Il Piano Città di cui parla da qualche tempo indica una strada promettente che deve stimolare in ogni contesto una mobilitazione diffusa e ampia.  Proprio a partire dal potenziale metodologico di questo strumento sarà possibile condividere una ancora più strategica azione rigenerativa delle città italiane.

Ma di cosa si tratta di preciso? Come noto il Piano Città degli immobili pubblici costituisce un nuovo strumento promosso dall’Agenzia del Demanio pensato per definire una gestione integrata del proprio patrimonio. Basato su una visione unitaria che possa collegare i beni disponibili e i fabbisogni territoriali, si pone l’obbiettivo di una messa in valore del patrimonio come occasione per produrre un miglioramento del benessere collettivo. In questa ottica le cessioni del patrimonio sono viste non semplicemente come operazioni immobiliari fine a sé stesse ma sono concepite, al contrario, come parti di un disegno strategico complessivo. Non saranno più interventi isolati ma contribuiranno in modo coordinato alla creazione di valore pubblico. Fondamentale in questa ottica sarà la collaborazione stabile con i vari soggetti coinvolti con cui costruire percorsi condivisi di sviluppo sostenibile capaci di restituire alla collettività spazi oggi degradati, destinandoli a servizi, funzioni pubbliche e vita sociale.

Questa iniziativa può rimanere una pur straordinaria opportunità di natura prevalentemente immobiliare limitata al patrimonio demaniale o essere il primo passo per un generale ripensamento dell’intero sistema insediativo capace di riordinare le presenze di valore collettivo e le attività dei molti soggetti pubblici e privati che lavorano non sempre in maniera coordinata nei contesti urbani.

Alcuni anni fa, ancora prima del Piano Città, proprio al Demanio ragionammo proprio di questa prospettiva. Era febbraio del 2020, appena prima che scoppiasse la Pandemia. Al termine di una giornata di formazione sul tema della valorizzazione del patrimonio in chiave strategica che sono stato chiamato a tenere a Roma presso di loro, ho ragionato a lungo con i responsabili del nostro contesto. Dalle loro parole emergeva l’esplicita richiesta di ricevere una proposta chiara per poter cedere i vari immobili sotto la loro gestione con una prospettiva condivisa di valorizzazione. Ho subito capito che mancavano due cose collegate. La conoscenza del patrimonio nel suo complesso da parte degli amministratori e il dibattito pubblico che poteva identificare una strategia coordinata delle destinazioni d’uso. Uno studio di questo tipo non poteva quindi limitarsi ad una singola architettura o ai soli edifici demaniali disponibili. Non poteva essere solo l’opportunità per concordare con il Demanio la messa a disposizione di questo o quell’immobile. Doveva essere anche l’occasione per passare in rassegna e riordinare grande parte del sistema delle architetture storiche di valenza pubblica e impostare un confronto aperto sul destino di ogni parte per il tutto. Abbiamo così capito che era necessario provare a ragionare su come ogni singolo tassello potesse svolgere il suo ruolo nel mosaico urbano che contribuisce a comporre. Analizzammo allora il nucleo storico di Parma, la “Città d’oro” del patrimonio, dello spazio pubblico e della società civile,  e disegnammo l’”Atlante Civile dell’Architettura”, per avere una lettura dell’esistente che consentisse alla comunità urbana di conoscere, ragionare, discutere e decidere. Oltre 80 architetture di valore collettivo vennero offerte al dibattito pubblico come base per avviare un processo decisionale condiviso.

Due questioni di metodo rendono, a mio avviso, questa esperienza e questo approccio particolarmente importante per l’impostazione della rigenerazione urbana nelle città italiane.

Da una parte ha reso evidente la necessità di superare punti di vista parziali. È infatti necessario mettere in campo una visione complessiva e allargata che metta a regime le azioni spesse volte non coordinate dei soggetti istituzionali e dei vari operatori. Avere sotto gli occhi una carta completa e un elenco delle principali possibilità insediative consente di avviare un tavolo di confronto pubblico tra Enti e interlocutori competenti. Non è infatti soltanto utile capire quale destinazioni potranno essere date ad alcuni edifici disponibili, ma è molto più importante ragionarle rispetto alle loro possibilità specifiche in relazione alle potenzialità delle altre, per impostare una efficiente riorganizzazione complessiva di sistema.

D’altra parte una seconda problematica va denunciata con chiarezza: la perdita sempre più evidente di “contenuti” in quelli che sempre di più vengono definiti semplicemente “contenitori”, banalizzando in maniera inaccettabile una loro possibile caratterizzazione specifica e cancellando qualsiasi possibilità di sedimentazione di quelle esperienze che si potrebbero consolidare nel tempo trasformando edifici nudi in presìdi di vitalità. Sarà quindi importante valutare molto bene come gli interventi coordinati potranno sviluppare presenze permanenti con attività continue e durature.

Su questi due piani – l’assetto complessivo da perseguire nel tempo e l’insediamento di motori economici, sociali e culturali in varie parti della città – è allora particolarmente importante attivare un dibattito pubblico su come parte significativa del patrimonio delle città possa essere messo in valore con destinazioni coerenti e con soggetti in grado di impegnarsi nella stessa direzione.

Con questi due obiettivi chiari davanti a noi sarà necessario definire quali funzioni potranno essere compatibili con quali parti del patrimonio in gran parte vincolato per il valore storico testimoniale. Sarà allora importante sviluppare scenari progettuali di prefigurazione che verificheranno le potenzialità delle tipologie e le coerenze con le indicazioni che potranno essere raccolte in maniera preventiva dalle Soprintendenze. Questa prefigurazione anticipata degli sviluppi possibili unitamente alla riflessione condivisa sul valore delle proposte sarà un passaggio fondamentale per individuare soluzioni orientate, efficaci e realmente praticabili.

Anche in questo caso il Progetto Urbano nella sua dimensione strategica può essere lo strumento per condividere le scelte su cosa, dove e come rigenerare la città esistente.

 

Fonti:

https://www.agenziademanio.it/it/agenzia/accordi-protocolli-convenzioni/piani-citta-immobili-pubblici/

Parma città d’oro, a cura di D. Costi, C. Mambriani, F. Magri, LetteraVentidue Siracusa 2021

  1. Costi, F. Manfredi, Community Regeneration Masterplan. The Five dimensions of Sustainability: Guidelines for European Cities, Springer Berlin 2023, in Italia Rigenerare le comunità urbane, LetteraVentidue, Siracusa 2022

 

  1. Costi, The Manual of Strategic Urban Design, Springer, Berlin 2025, in Italia Manuale di Progetto Urbano Strategico per LetteraVentidue 2025
Dario Costi
di Dario Costi

Architetto, Professore, Progettista

Dario Costi, architetto Phd è professore ordinario in progettazione architettonica e urbana presso l’Università di Parma. Direttore della Serie The City Project per Springer Berlin e di altre collane editoriali, scrive per la Scuola Nazionale di Amministrazione le Linee guida per la Rigenerazione Urbana in Italia, è consulente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per il Piano Casa Italia e Direttore del Laboratorio Smart City 4.0 Sustainable LAB promosso dalla Regione Emilia Romagna. Si occupa dell’integrazione possibile tra progetto urbano, rinaturazione delle città e innovazione tecnologica attraverso l’architettura sia in ambito di ricerca applicata che sul piano professionale grazie allo Studio MC2AA con cui lavora prevalentemente sui temi della rigenerazione, dell’edificio e dello spazio pubblico, del social housing, della transizione degli insediamenti industriali verso il modello degli Smart Eco-District. d.costi@mc2aa.it

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