Il Manifesto di Patrik Schumacher sul Tectonism: l’architettura incorpora algoritmi e robot in contrapposizione all’infantilismo pluralista della ricerca post-modernista
Patrik Schumacher, l’ex socio ed erede dello studio di Zaha Hadid ci riprova. E bisogna riconoscergli almeno una qualità che, nel panorama architettonico contemporaneo, non abbonda: non ha paura di essere politicamente non proprio corretto. Mentre quasi tutti si riempiono la bocca con parole quali sostenibilità, inclusività, resilienza, partecipazione e qualche inevitabile riferimento alla complessità, lui prende carta e penna – metaforicamente, perché naturalmente il suo mondo è parametrico – e proclama quale sarà l’architettura del XXI secolo.
Si chiama Tectonism ed è, secondo Schumacher, «the most advanced architectural style of our time». Non uno degli stili possibili. Non una tendenza interessante. Non un programma di ricerca da mettere alla prova. È, senza mezzi termini, «the rightful hegemonic style for the 21st century».