PRIMA ANALISI DEI PROGRAMMI DI INTERVENTI DEL SII
Acqua, investimenti fino a 21 miliardi al 2029. Mazzei (Ait): “Spinta dal Pnrr e dalla riduzione di perdite”
Secondo il dg dell’Autorità idrica Toscana (in foto), autore del paper per Ref ricerche sentito da Diario Diac, “dal 2027 assisteremo a un calo della tendenza ma non sarà un ribasso così marcato”. Oltre all’indicatore M1, quello sulle interruzioni del servizio (M2) registra l’incremento relativo più elevato (+127% rispetto al consuntivo), con 17,79 euro/ab all’anno.

ALESSANDRO MAZZEI COORDINATORE TECNICO SCIENTIFICO IDRICO ENEA
Il settore idrico italiano punta sempre di più sulle nuove tecnologie. Una tendenza positiva chiara in atto soprattutto negli ultimi anni, evidenziata dall’ultimo paper di Ref ricerche realizzato da Alessandro Mazzei (Autorità idrica Toscana) e che per la prima volta analizza i programmi degli interventi del servizio idrico integrato. Il confronto tra il triennio consuntivo (2021-2023) e il sessennio pianificato (2024-2029) evidenzia, infatti, un incremento significativo sia in valore assoluto sia nell’intensità media annua pro capite. Come si legge dal rapporto, dallo scorso anno e fino a fine decennio lo sforzo finanziario medio annuo previsto supera i 90 euro per abitante nella maggior parte degli anni di piano, con un picco previsto nell’anno in corso (106,16 euro/ab).
Tra gli interventi principali ci sono quelli dell’installazione massiva di smart meter, componente specifica che è stata isolata e quantificata nell’analisi. E l’implementazione di sistemi di telecontrollo e piattaforme informative, necessari per digitalizzare e automatizzare le reti. Entrambi con ruoli strategici differenti a seconda delle aree: recupero del gap infrastrutturale al Sud e nelle Isole; investimenti totali tecnologici in rialzo al Centro.
Dice Mazzei a Diac: “Questa spinta si spiega tanto con il boom di investimenti su M1 e M2 (riduzione perdite e interruzioni del servizio, ndr) stimolati da Arera quanto con la missione 4.2 del Pnrr che ha favorito una gestione sempre più digitale delle reti”. E anche se la curva evidenzia come dal 2027 questi investimenti subiranno un calo in coincidenza della fine delle risorse europee, “non sarà una riduzione così marcata”, aggiunge Alessandro Mazzei. Insomma, il settore ha svoltato e non ha intenzione di fare passi indietro. Tuttalpiù, potrà progredire ancora.
Il terzo indicatore, M6 (Qualità acqua depurata), consolida la sua rilevanza, prevedendo 14,05 euro/ab/anno. A livello geografico, spiega ancora l’analisi del lavoratorio diretto da Donato Berardi, l’area Centro registra l’intensità di investimento più elevata in assoluto (135,97 euro/abitante), trainata da una concentrazione eccezionale di risorse su M2 (€ 47,83/ab). L’area Sud+Isole indirizza lo sforzo maggiore su M1, con 31,62 euro per abitante. Infine, le macroaree del Nord mostrano un’intensità di investimento pro capite inferiore rispetto alla media nazionale. M1, M2 e M6 sono nell’ordine gli indicatori su cui si focalizzano, invece, i gestori piccoli (fino a 200mila abitanti), grandi (oltre 800mila abitanti) e a dimensione intermedia. La transizione verso l’Idrico 4.0 continua, la digitalizzazione è strumento sempre più chiave per elevare la qualità tecnica e la resilienza del servizio.