ROCCATELIER ASSOCIATI
Laura Rocca: “Essere una donna architetto significa avere i piedi per terra e la testa, insieme alle idee, fra le nuvole”

Laura Rocca (Roccatelier associati)
IN SINTESI
Laura Rocca è la fondatrice dello studio Roccatelier che ha sede a Monza. Abbiamo chiesto anche a lei di indicare un suo progetto che considera significativo nel suo percorso e di scegliere una immagine per rappresentarlo. E abbiamo chiesto di rispondere alla domanda se sia possibile oggi definire una specificità dell’architettura al femminile. Partiamo dalla sua risposta a questa domanda .
E’ possibile oggi definire una specificità dell’architettura al femminile?
“Sono nata e cresciuta in una famiglia di architetti – risponde Laura Rocca – immersa fin da piccola nel mondo nell’architettura. Questo ambiente ha influenzato profondamente il mio percorso, portandomi a vivere l’architettura come parte integrante della mia quotidianità. Da bambina, il mio sogno era diventare archeologa: una passione che, in qualche modo, si è realizzata. Non tanto per i due esami di archeologia sostenuti all’università, quanto per il fatto che essere architetto significa saper analizzare, comprendere e interpretare lo spazio e i luoghi su cui si interviene.
Fare l’architetto implica un profondo lavoro di analisi storica, sociale e materica. Questo approccio riflette la stessa curiosità e l’attenzione che da adolescente mi appassionavano.
Oggi, però, il mio lavoro è ancora più gratificante: dopo l’analisi, posso creare. Tutto ciò che osservo, leggo e studio si fonde con la mia parte creativa, permettendomi di trasformare i sogni in realtà, di vederli materializzarsi.
Forse essere una donna architetto significa proprio questo: avere i piedi per terra e la testa, insieme alle idee, tra le nuvole.
Da Brianzola, riesco a trasformare i sogni in realtà, portandoli dalla dimensione immaginaria a quella concreta. Mi auguro che chi vive, studia o lavora negli spazi che ho creato, trasportati dalle nuvole alla terra, possa essere un po’ più felice. In definitiva, forse essere una donna architetto significa proprio questo: creare ambienti felici, in cui le persone possano sentirsi bene e realizzare i propri sogni”.
Il progetto scelto da Laura Rocca: “Il Varo”

Laura Rocca è un architetto che non si limita a progettare edifici: costruisce storie fatte di luce, materia e carattere.
Cresciuta con l’idea di Bruno Zevi che l’architettura si viva camminandoci dentro, mette sempre lo spazio al centro, prima ancora delle forme. Ama le linee pulite ma non ha paura di osare, perché per lei l’equilibrio nasce dal coraggio.
Un esempio di questo atteggiamento lo ritroviamo nella villa brianzola “Il Varo”, che fa pensare a una nave. La villa – che non è solo una villa – viene da una storia antica: cascina, stalla, deposito di mobili, officina meccanica. Ora è una casa, un laboratorio di idee e un deposito/espositivo. Non è osare tanto, in uno spazio sbriciolato nella zona semiperiferica, in prossimità di arterie stradali e ferroviarie e servito dalla metro, circondato da cascine, ville con giardini, laboratori produttivi, leisure e finanza?
“Un mare in tempesta creativa – dice lo studio di questo progetto – in cui abbiamo spiaggiato la nave: un involucro in acciaio e legno sospeso su una piastra Cobiax retta da alberi pilastro in c.a. che personalizzano il deposito limitato dai muri in mattoni residuo delle antiche funzioni con le loro impronte del camino spento o delle finestre richiuse. Il piano terra è dedicato allo spazio esposizioni ed ha un ingresso su strada riservato, dove ti accoglie un giardinetto di sassi e cactus che ti preparano al corten della porta di ingresso”. Oltre lo spazio riunioni, una scala ti accompagna al primo piano degli uffici che si aprono su una vetrata che mostra l’ampiezza del deposito e attira gli sguardi sui pilastri in c.a. a vista sulla parete in mattoni”.
Dal grande cortile pavimentato in i-drain si arriva a un secondo ingresso dove l’ascensore serve fino al tetto e la scala porta all’abitazione. In Brianza, ovunque vediamo la casa del padrone sovrastare i laboratori, il varo si incastra nella struttura bassa intonacata con la sua struttura metallica e la copertura in zinco titanio su parete ventilata in legno. La casa ti accoglie con un ampio spazio soggiorno su due livelli aperto verso i giardini pensili.
Le camere si snodano in maniera più riservata perché lo spazio pubblico famigliare diventa anche spazio di lavoro, ricevimento dei clienti. Una parte delle volumetrie esistenti è stata mantenuta evidenziandone la presenza con i volumi e dandole una pelle traslucida in lamiera stirata. La presenza del magazzino è stata sottolineata lasciando le punte dei tetti che prima ne caratterizzavano la struttura. Un edificio elaborato in BIM con tante storie ora ne avrà una, più innovativa.