IL PIANO STRATEGICO E LE MAPPE

Snam: 14 mld al 2030 su infrastrutture gnl, stoccaggi, trasporto. Rilancio sulla ccs, biometano e idrogeno indietro. Scornajenchi: “No transizione ma integrazione”

06 Mar 2026 di Mauro Giansante (da Milano)

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Snam: 14 mld al 2030 su infrastrutture gnl, stoccaggi, trasporto. Rilancio sulla ccs, biometano e idrogeno indietro. Scornajenchi: “No transizione ma integrazione”

Quattordici miliardi per tre leve strategiche. Snam guarda al 2030 con un piano strategico imponente, +10% rispetto al precedente, puntando su crescita industriale, gestione attiva del portafoglio e asset rotation. E fissa l’obiettivo 2035 a 28 miliardi di investimenti (con Rab a 41,3mld, 28,8mld per il 2026). Per il 2025, invece, il gruppo guidato da Agostino Scornajenchi registra utili in crescita del 10,3% sul 2024 a 1,42 miliardi (netto adj.).

Tutte le leve e i numeri della strategia 2030 (verso il 2035) di Snam

Entrando nel dettaglio della strategia presentata ieri a Milano nella nuova sede al distretto Symbiosis di Covivio, gli investimenti netti vengono fissati a 13,7 miliardi e indirizzati per 9,2mld (vs 8,1 miliardi del piano precedente) per progetti legati al business del trasporto; 2,1 miliardi (vs 2,0 miliardi del piano precedente) per il potenziamento dei siti di stoccaggio; 1 miliardo (vs 0,8 miliardi nel piano precedente) per l’espansione del terminale di rigassificazione di Panigaglia e il consolidamento di Olt a Livorno; 800 milioni (vs 500 milioni del piano precedente) per il progetto Ravenna Ccs; 240 milioni per l’efficienza energetica e 140 milioni per lo sviluppo del biometano (70MW al 2027 la previsione); 200 milioni per avviare lo sviluppo della dorsale dell’idrogeno. L’obiettivo, ha spiegato l’ad Scornajenchi, è “creare un sistema energetico italiano ed europeo sempre più integrato, sicuro e competitivo. Stiamo affrontando in modo pragmatico le sfide poste dall’attuale contesto globale, con una domanda di energia prevista in crescita nel medio-lungo termine e con il gas che continuerà a svolgere un ruolo centrale, come vettore di bilanciamento energetico fondamentale per preservare l’affidabilità e l’adeguatezza del sistema, come emerge dal nostro nuovo scenario basato sull’evoluzione tecnologica”. E poi “rafforzeremo le nostre infrastrutture strategiche e gestiremo in modo proattivo il nostro portafoglio di partecipate per creare valore per tutti i nostri stakeholder, facendo leva sull’innovazione tecnologica, sull’esperienza delle nostre persone e su un impegno ancora più forte nella sostenibilità e nel coinvolgimento dei cittadini e delle comunità locali”.

Tra i fattori abilitanti di questo sviluppo composito, si legge dal piano, ci sono sia l’innovazione tecnologica energetica e digitale, sia la sostenibilità. Per la prima, ci sono circa 1 miliardo di euro di investimenti entro il 2030 per potenziare le iniziative e tecnologie digitali, le applicazioni industriali dell’intelligenza artificiale e accelerare lo sviluppo dell’innovazione energetica e tecnologica, combinando la ricerca e sviluppo interna con l’innovazione esterna e gli investimenti strategici di venture capital. Per l’altro fattore green, invece, Snam rivendica “una roadmap chiara e obiettivi di sostenibilità misurabili, tra cui un impatto positivo sulla natura entro il 2027, la neutralità carbonica entro il 2040 e il Net Zero entro il 2050″.

Numeri e infrastrutture del 2025

Nel 2025, invece, è proseguito il programma di riduzione delle emissioni Scope 1 e 2 (-9% sul 2024 e -35% sul 2022), è stato riconosciuto il Gold Standard assegnato dall’Oil&Gas Methane Partnership 2.0 dell’Unep per il quinto anno consecutivo, ed è stata riconosciuta la leadership del gruppo in ambito Esg. Altri risultati green hanno riguardato l’emissione del primo European Green Bond da 1 miliardo di euro (con aggiornamento del Sustainable Finance Framework), l’emissione inaugurale da 2 miliardi di dollari in formato dual-tranche Sustainability-Linked, con prima emissione Net Zero su tutti gli Scope e, infine, il premio per la miglior rendicontazione di sostenibilità in Italia (“Oscar di Bilancio”). 

Quanto ai flussi, “abbiamo registrato un cambiamento rilevante: le importazioni via gasdotto sono diminuite, ma sono state più che compensate dalle importazioni di gas naturale liquefatto che hanno coperto il 32% della domanda totale. Questa crescita è stata sostenuta dal ritorno a piena operatività del terminale Olt di Livorno e dall’avvio del nuovo terminale di Ravenna”, ha dettagliato l’ad di Snam Agostino Scornajenchi nella presentazione del piano. E a propostio di gnl, “Piombino e’ molto importante e noi stiamo discutendo con le istituzioni competenti, sempre nel massimo rispetto dei ruoli, in particolare nel massimo rispetto delle autorita’ locali, per valutare la migliore soluzione per la permanenza della nave”, ha aggiunto.

E, ricordati i numeri della Italis Lng (5 bcm annui di rigassificazione, oltre il 95% di efficienza del terminale, dove passa l’8% del gas nazionale), a Ravenna, invece, “si sta lavorando alla realizzazione di una diga di protezione che è a circa un chilometro a monte della nave, per proteggerla dai venti provenienti da Nord-est. Questa diga è fatta di cassoni, carpenteria metallica e cemento, che sono in questo momento in fase di realizzazione nel porto di Ravenna e che cominceranno a essere trasportati sul punto di posizionamento a partire da questa primavera. Ci aspettiamo che l’opera sarà completata nel corso del prossimo anno, ma ci aspettiamo un effetto di protezione già a partire dal prossimo inverno”.

Ancora sui numeri del gas. “La domanda di gas in Italia ha raggiunto 63,4 miliardi di metri cubi (bcm), con un aumento del 2% rispetto all’anno precedente, trainata dal settore termoelettrico, che ha compensato la minore produzione da fonti rinnovabili. Abbiamo osservato questa tendenza proseguire anche a gennaio e febbraio, con una domanda di gas in aumento del 2%, sostenuta da consumi termoelettrici più elevati e da una maggiore domanda residenziale dovuta a temperature più rigide”.

Ccs, idrogeno, biometano e intelligenza artificiale: dove e quanto investirà Snam

Tornando agli sviluppi da qui a fine decennio, lo scenario energetico delineato dal gruppo milanese sulla base delle previsioni Iea prevede che la domanda finale globale di energia continuerà ad aumentare, raggiungendo circa 145 mila TWh nel 2035. A trainarla saranno le economie emergenti, l’elettrificazione, i data center e le attività industriali. Nello stesso periodo, la domanda globale di gas è attesa crescere dell’1,6% annuo, arrivando a circa 5.000 miliardi di metri cubi (bcm), sostenuta dall’aumento dei consumi finali (principalmente nei settori industriale e residenziale) nonché dal ruolo del gas nella generazione elettrica.

Rispondendo alle domande dei cronisti in conferenza stampa, l’ad di Snam ha detto che “tutto dipenderà dalla durata del conflitto” nel Golfo per quanto riguarda gli sviluppo energetici. “Tutte le infrastrutture nostre non si trovano in teatri di guerra e sono in esercizio, siamo esposti meno di altri grazie a dieci punti di ingresso gas e la grande disponibilità di stoccaggi, al 45% circa. Siamo, in Italia, in una situazione più confortevole”. Oggi, ha aggiunto, “la sfida non è più sostituire una fonte con l’altra, non dobbiamo più parlare di transizione energetica ma di integrazione energetica efficace e sicura”. Detto in altro modo: “Sicurezza energetica e decarbonizzazione devono andare insieme. Perché finora la seconda è stato risultato di deindustrializzazione”.

Sempre sulla stretta attualità della crisi ma dei prezzi e delle misure messe in campo dal governo italiano: “Bisogna riconoscere al Governo il merito e il coraggio di aver affrontato un tema estremamente complesso come quello dei costi dell’energia, cercando soluzioni di lungo periodo a tutela del nostro tessuto industriale e delle famiglie”. Inoltre, ha comunicato il gruppo: con riferimento al perimetro delle attività Snam, gli impatti del Decreto interessano le società operanti nei business del trasporto e dello stoccaggio di gas naturale. Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, l’incremento percentuale dell’aliquota Irap comporta maggiori oneri stimati in circa 40 milioni di euro per ciascuno degli esercizi 2026 e 2027. Ieri mattina, il ministro Pichetto aveva spiegato che “se ci fosse un aumento non sporadico ma continuativo del gas, che fa il prezzo in Italia anche per l’energia elettrica, dovrebbe essere rivisto però è una valutazione che si può fare solo dopo aver misurato gli effetti di questa guerra che potranno essere o meno duraturi. Non è un giudizio che si può dare oggi”. Aggiungendo, poi, a Public Policy che “non sto preparando nessun ulteriore provvedimento. Vedremo, capiamo cosa succede rispetto ai prezzi, rispetto al Ttf essenzialmente”.

Rispondendo a Diario Diac sulla sicurezza delle infrastrutture, Scornajenchi, invece, ha prima spiegato che a marzo non è previsto nessuno shock perché “tutti i carichi (per lo più dal Qatar) sono confermati. Da aprile si vedrà, anche a seconda delle temperature per riprendere l’attività di pompaggio: “valuteremo tutte le opzioni”. E poi ha a domanda precisa ha specificato che “le nostre infrastrutture sono prevalentemente su territorio nazionale e al momento non rileviamo criticità. Ma il monitoraggio terrestre e marino continua con la massima attenzione”. Mentre sui mercati della ccs e dell’idrogeno: “Abbiamo invertito la data di arrivo presunta dei nuovi vettori: il mercato si è reso conto che la cattura e stoccaggio di carbonio è molto avanti. Esistono le modalità e le infrastrutture, è un business più agevole anche se manca ancora l’economicità all’origine del processo e in che misura si confronta con gli oneri europei. I test condotti con Eni soprattutto a Ravenna hanno dato risultati ottimi, ora chiudiamo questo gap economico ma nel frattempo lavoriamo su ricerca e sviluppo per scalare queste tecnologie. Sull’idrogeno le aspettative iniziali sono ancora lì, d’altronde è un gas che va costruito con l’elettrolizzatore che non ha rendimenti eccellenti e necessita di un eccesso di produzione rinnovabile che ancora non c’è. Così come non c’è una domanda matura per costi né le infrastrutture di trasporto, per questo nel piano anticipiamo la ccs e posticipiamo l’idrogeno. Ma su entrambi gli ambiti investiremo con disciplina, quando il quadro regolatorio sarà definito”.

Infine, un passaggio sulla digitalizzazione e l’integrazione delle nuove tecnologie. “L’innovazione in campo energetico è lentissima. Ma per limiti tecnici, non per pigrizia. Snam ha però il dovere di partecipare allo sviluppo delle nuove tecnologie, proprio perché le tante start-up già esistenti non possono riuscirci da sole. Per questo valutiamo tutti gli strumenti, anche il corporate venture capital”.

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