LA GIORNATA
Golfo, “la crisi è grave”: colloqui di Mattarella con Meloni e Crosetto
- Panetta, con dazi e guerra aumenta incertezza economica globale
- Pil, l’Istat conferma la crescita di +0,3% nel quarto trimestre del 2025
- Fs perfeziona l’acquisizione del ramo d’azienda di Firema. Donnarumma: “rafforziamo la filiera industriale”
IN SINTESI
Nel giro di un’ora, ieri sera, il ministro della Difesa Guido Crosetto, prima, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, poi, sono salti al Colle per due colloqui separati con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. Un doppio confronto riservato sugli scenari internazionali e sulle scelte che attendono il governo in una fase definita, in ambienti istituzionali, “grave” e tra le più delicate degli ultimi decenni. Crosetto ha illustrato il quadro tecnico-militare: l’evoluzione del conflitto innescato dall’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, i possibili sviluppi regionali, i rischi per l’Europa. Meloni, nel faccia a faccia durato oltre mezz’ora, ha presentato invece le valutazioni politiche dell’esecutivo, anche alla luce delle richieste di aiuto giunte da alcuni Paesi del Golfo – Emirati, Qatar e Kuwait – dopo la reazione militare iraniana. Gli incontri al Colle arrivano poche ore dopo il primo contatto diretto tra Roma e Washington dall’inizio dell’escalation: una telefonata tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il segretario di Stato americano Marco Rubio. Tanto è bastato per alimentare indiscrezioni su un possibile utilizzo delle basi italiane da parte degli Stati Uniti. Ma fonti di governo precisano che, al momento, “non è stata formulata alcuna richiesta”. Resta invece concreta la valutazione sugli aiuti difensivi ai Paesi del Golfo. Secondo quanto riferito dal sottosegretario Alfredo Mantovano, l’Italia sta esaminando la possibilità di fornire sistemi anti-droni e batterie Samp/T, strumenti di difesa missilistica utili a proteggere lo spazio aereo da attacchi provenienti dall’Iran. Il dossier mediorientale ha dominato l’intera giornata della premier. In mattinata Meloni aveva presieduto a Palazzo Chigi un vertice con i vicepremier, i ministri competenti e i vertici dell’intelligence, per analizzare l’evoluzione della crisi e le sue implicazioni economiche. Sul tavolo: il rientro dei cittadini italiani dalle aree a rischio, il timore di un allargamento del conflitto – soprattutto dopo il lancio di un missile balistico iraniano verso la Turchia, alleato Nato – e l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia. Senza dimenticare l’impegno italiano a sostegno dell’Ucraina. Nel pomeriggio la presidente del Consiglio era intervenuta a un convegno sul Piano Mattei presso la Banca d’Italia. “Sono giorni difficili”, ha riconosciuto, sottolineando la necessità di risposte adeguate in un contesto di instabilità crescente. Poco dopo ha ricevuto a Palazzo Chigi il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed Al Nahyan, in un incontro inizialmente in bilico per l’aggravarsi della situazione ma poi confermato, seppur con un basso profilo mediatico. Oggi il governo riferirà alle Camere: Tajani e Crosetto terranno comunicazioni alla Camera e al Senato, al termine delle quali verranno votate le risoluzioni dei gruppi parlamentari. Il passaggio parlamentare è considerato essenziale per garantire all’esecutivo il mandato politico necessario ad affrontare le prossime decisioni, incluse eventuali forniture militari, senza ricorrere a un decreto legge ad hoc ma con informativa al Copasir. Nel centrodestra non mancano sensibilità diverse. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini si è chiesto “quanti fronti aperti possiamo tenere contemporaneamente senza far saltare i bilanci di famiglie e imprese”, richiamando l’attenzione sulle ricadute economiche della crisi. L’opposizione, intanto, lavora a una risoluzione unitaria e insiste sulla richiesta che sia la stessa Meloni a riferire in Aula. Dal governo fanno sapere che la premier interverrà “a brevissimo termine”, in vista del prossimo Consiglio europeo, affrontando sia le questioni comunitarie sia il quadro internazionale.
Panetta, con dazi e guerra aumenta incertezza economica globale
“Negli ultimi tre decenni, la globalizzazione ha contribuito a ridurre la povertà ampliando le opportunità economiche e generando posti di lavoro in gran parte del mondo. Tuttavia, questi progressi si sono rivelati fragili”. Lo ha detto il governatore di Bankitalia Fabio Panetta al convegno ‘Gettare le basi per l’occupazione in Africa: infrastrutture principali e ambienti aziendali’. “La pandemia, l’aumento delle dispute commerciali, il rinnovato protezionismo e le crescenti tensioni geopolitiche hanno aggiunto incertezza all’ambiente economico globale. In alcune regioni, la guerra non è più una minaccia lontana, ma una tragica realtà, con costi umani innanzitutto e potenzialmente conseguenze economiche di vasta portata” ha aggiunto Panetta. “Molti paesi a basso reddito affrontano gravi vincoli di bilancio. L’aumento dei fabbisogni di finanziamento limita gli investimenti pubblici nelle infrastrutture e rafforza l’urgenza di attrarre capitale privato. Sbloccare le risorse del settore privato su larga scala dipende dalla creazione di un ambiente in cui le imprese possano investire, espandersi e assorbire manodopera”, ha affermato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nel suo intervento di apertura del convegno ‘Gettare le basi per l’occupazione in Africa: infrastrutture principali e ambienti aziendali’ precisando che questo “si basa in ultima analisi su due pilastri reciprocamente rinforzanti: la capacità produttiva e le istituzioni”. Panetta ha quindi osservato che “in primo luogo, i paesi devono rafforzare le stesse fondamenta della crescita – in particolare le infrastrutture e il capitale umano. Nelle economie in via di sviluppo, il divario di finanziamento delle infrastrutture supera il 4 per cento del Pil annualmente, con energia e trasporti tra i vincoli più stringenti. In secondo luogo, la qualità della regolamentazione influenza il comportamento del settore privato: una migliore regolamentazione aziendale stimola l’ingresso di nuove imprese, gli investimenti e la crescita dell’occupazione”. Secondo il governatore “questi due pilastri sono complementari. L’investimento in infrastrutture senza certezza normativa fatica ad attrarre finanziamenti a lungo termine; allo stesso tempo, la riforma normativa senza adeguato capitale fisico e umano produce solo guadagni occupazionali limitati. Allineare i due è essenziale per costruire una crescita resiliente e inclusiva”. “Questo approccio sostiene il Piano Mattei, lanciato dal Governo italiano per trasformare il potenziale in opportunità economiche in Africa” ha osservato il numero uno di Via Nazionale ricordando che “L’Italia è impegnata a portare avanti questa agenda integrata. Il lavoro analitico della Banca Mondiale – anche attraverso il suo Rome Hub, sostenuto dalla Banca d’Italia – fornisce una solida base empirica per identificare riforme ad alto impatto. Ugualmente importanti sono i contributi dei decisori politici, dei leader aziendali e degli accademici nell’identificare vincoli e nel tradurre l’analisi in azione”.
Le Borse rimbalzano, scommettono su un conflitto breve. Petrolio stabilizzato a 75 dollari
Le Borse tirano il fiato e rimbalzano, si allenta la pressione sui Titoli di Stato, il prezzo del petrolio si stabilizza mentre cresce l’ottimismo degli investitori per un conflitto di breve durata in Medio Oriente. “Sebbene un’ulteriore escalation rimanga un rischio, riteniamo che il risultato più probabile sia un aumento dell’avversione al rischio di mercato, che probabilmente durerà solo per un breve periodo, fino a quando gli investitori non potranno assistere a una riduzione delle ostilità” spiega un analista e secondo gli strateghi di Goldman Sachs bisognerebbe approfittarne per comprare: “La resilienza economica di fondo e la robusta crescita degli utili significano che la profondità e l’entità di una flessione saranno limitate”. Il dollaro è sceso dello 0,3%. Il rendimento dei Treasury decennali, salito di un punto base, è del 4,07%. In Europa l’Euro stoxx 600 ha chiuso in rialzo dell’1,37%, Londra ha guadagnato lo 0,8% a 10.567 punti, Parigi lo 0,79% a 8.167 punti, Francoforte l’1,74% a 24.205 punti, Madrid il 2,49% 17.487 punti e Milano l’1,95% a 45.336 punti. Il greggio è sceso sotto i 75 dollari in una sessione volatile che ha visto i trader analizzare segnali contrastanti sul conflitto in Iran e il bitcoin è salito a circa 73mila dollari. “Abbiamo assistito a una leggera compressione delle posizioni ribassiste accumulate dall’inizio della settimana, con il ritorno di un timido umore di propensione al rischio” osserva un gestore. “Il conflitto è in corso e non ci sono prove concrete di una de-escalation. Questo potrebbe mantenere la pressione sugli asset rischiosi per un po’ di tempo ancora.”
Pil, l’Istat conferma la crescita di +0,3% nel quarto trimestre del 2025
Nel quarto trimestre del 2025 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto al quarto trimestre del 2024. Il quarto trimestre del 2025 ha avuto due giornate lavorative in meno del trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al quarto trimestre del 2024 La variazione acquisita per il 2026 è pari allo 0,3%. In termini congiunturali, si registra la crescita dei due principali aggregati della domanda interna, più debole per i consumi finali nazionali (+0,1%) e più sostenuta per gli investimenti fissi lordi (+0,9%). Per contro, con riferimento alla domanda estera, si stima un calo delle esportazioni dell’1,2% e un aumento delle importazioni dell’1,0%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil: +0,1 punti i consumi finali di famiglie, ISP e amministrazioni pubbliche (AP) e +0,2 punti gli investimenti fissi lordi. Per contro, il contributo della domanda estera netta alla variazione del Pil è risultato negativo per 0,7 punti percentuali, mentre la variazione delle scorte ha contribuito positivamente per 0,7 punti percentuali. Dal lato dell’offerta, si registrano andamenti congiunturali positivi del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi: +0,2% nell’agricoltura, +0,8% nell’industria e +0,1% nei servizi.
Lavoro, Istat: a gennaio occupazione sale al 62,6%, disoccupazione scende al 5,1%
A gennaio, su base mensile, la crescita degli occupati e degli inattivi si associa al calo dei disoccupati. L’aumento degli occupati (+0,3%, pari a +80mila unità) coinvolge gli uomini, i dipendenti, gli autonomi e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 15-24enni che risultano in diminuzione; sostanzialmente stabile l’occupazione per le donne. Il tasso di occupazione sale al 62,6% (+0,2 punti). La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-7,1%, pari a -99mila unità) riguarda gli uomini, le donne e tutte le classi d’età. Il tasso di disoccupazione scende al 5,1% (-0,4 punti) e quello giovanile al 18,9% (-1,9 punti). La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3%, pari a +35mila unità) è sintesi dell’aumento tra le donne e della diminuzione tra gli uomini. Il numero di inattivi sale tra i 15-24enni, cala tra i 25-49enni e resta sostanzialmente stabile tra chi ha almeno 50 anni d’età. Il tasso di inattività sale al 33,9% (+0,1 punti). Confrontando il trimestre novembre 2025-gennaio 2026 con quello precedente (agosto-ottobre 2025), si registra una crescita nel numero di occupati (+0,1%, pari a +23mila unità). Rispetto al trimestre precedente, diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-8,4%, pari a -125mila unità) e aumentano gli inattivi di 15-64 anni (+0,9%, pari a +116mila unità). A gennaio, il numero di occupati supera quello di gennaio 2025 dello 0,3% (+70mila unità); l’aumento riguarda le donne e chi ha almeno 50 anni, a fronte della diminuzione nelle altre classi d’età e di una sostanziale stabilità tra gli uomini. Il tasso di occupazione risulta invariato in confronto a un anno prima. Rispetto a gennaio 2025, cala il numero di persone in cerca di lavoro (-22,7%, pari a -384mila unità) e cresce quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+2,6%, pari a +322mila unità).
Fs perfeziona l’acquisizione del ramo d’azienda di Firema. Donnarumma: “rafforziamo la filiera industriale”
Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane ha finalizzato l’acquisizione di un ramo d’azienda avente ad oggetto gli asset operativi di Titagarh Firema, società attiva nella progettazione e realizzazione di veicoli ferroviari. L’operazione si inserisce nel quadro delle iniziative di rafforzamento industriale previste dal Piano Strategico 2025–2029 e contribuisce al consolidamento della filiera produttiva a supporto del programma di investimenti del Gruppo. Nel corso del 2025 sono già state completate iniziative di integrazione verticale nei comparti del turismo e del trasporto merci, confermando l’integrazione lungo la filiera industriale come leva strategica per rafforzare resilienza, autonomia operativa e competitività. L’ingresso di Firema nel perimetro FS, attraverso la sua controllata FS Fabbrica Italiana Treni, consente di rafforzare le capacità industriali nel comparto del materiale rotabile e di migliorare il coordinamento tra attività di progettazione e costruzione, con benefici attesi in termini di gestione delle commesse, controllo dei costi, presidio delle forniture critiche e tempi di produzione. L’operazione garantisce inoltre continuità industriale agli asset oggetto di acquisizione, a valle del percorso di risanamento avviato nel 2025 nell’ambito della composizione negoziata della crisi societaria, e consente la stabilizzazione delle competenze tecniche e produttive connesse. «L’acquisizione del ramo d’azienda di Firema si inserisce pienamente nel percorso di integrazione verticale delineato dal Piano Strategico 2025–2029», ha dichiarato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS, Stefano Antonio Donnarumma. «Rafforzare la filiera industriale e consolidare competenze produttive ad alto contenuto tecnologico è una scelta coerente con il volume di investimenti che stiamo sostenendo per modernizzare la flotta e potenziare il sistema ferroviario nazionale. L’ingresso di Firema nel perimetro FS consente di valorizzare un presidio industriale Made in Italy, migliorare il coordinamento tra progettazione e costruzione e aumentare la nostra capacità di governo dell’intero ciclo produttivo, con benefici in termini di efficienza operativa, controllo dei costi e resilienza della filiera. L’operazione garantisce inoltre continuità industriale agli asset acquisiti e la stabilizzazione delle competenze tecniche e produttive connesse».
Italgas, nel 2025 balzo dei ricavi a 2,53 mld con 2iRete Gas. Investimenti tecnici cresciuti del 35%, realizzati 960 km di nuove reti
talgas chiude il 2025 con ricavi in crescita di oltre il 45% a 2,53 miliardi di euro con 2iRete Gas consolidata dallo scorso 1 aprile. In rialzo del 39,4% il margine operativo lordo a 1,88 miliardi com sinergie da fusione per 35 milioni di euro, pari al 14% sull’obiettivo fissato per il 2031. Sale del 46,9% l’utile operativo a 1,2 miliardi e quello netto balza del 33,1% a 674,5 milioni. Italgas ha investito 1,2 miliardi, con un’attività regolata di 15,7 miliardi, un flusso di cassa di 1,62 miliardi e un indebitamento finanziario netto di 10,86 miliardi. Sale del 13,3% il dividendo a 43,2 centesimi per azione. Quanto alle sinergie realizzate con 2i Rete Gas, l’obiettivo di Italgas è di arrivare a 250 milioni entro il 2031. Il flusso di cassa operativo del gruppo, cresciuto di 526,4 milioni nel 2025, ha permesso di “finanziare totalmente il fabbisogno derivante dagli investimenti netti – spiega il gruppo – e ha coperto la totalità dei dividendi pagati”. L’evoluzione del debito, che esclusi gli effetti effetti dei principi contabili Ifrs16 e Ifric 12 è salito da 6,67 a 10,73 miliardi, riflette principalmente l’esborso finanziario per l’acquisizione di 2i Rete Gas, al netto del contributo dell’aumento di capitale da 1,02 miliardi effettuato nell’anno, e del consolidamento dell’indebitamento finanziario netto di quest’ultima. Gli investimenti tecnici sono cresciuti del 35,% e hanno consentito di realizzare circa 960 chilometri di nuove reti di distribuzione del gas in Italia e in Grecia e l’avvio dell’aggiornamento digitale delle reti ex-2i Rete Gas, per allinearle agli standard del gruppo. Nel settore idrico, l’attività si è concentrata sullo sviluppo delle tecnologie digitali già usate per il gas con l’obiettivo di “incrementare l’efficienza operativa e ridurre le perdite di rete”. In Sicilia sono stati realizzati interventi di risanamento della rete e 3 nuovi dissalatori a Gela, Porto Empedocle e Trapani. Sul fronte della sostenibilità Italgas ha ridotto le emissioni di Co2 del 3,8% a 114,7 tonnellate, mentre le perdite della rete sono scese da 0,069% a 0,051%, pur con un’estensione superiore del 20,1% a 153.583 km, grazie alla manutenzione predittiva. “La legge di bilancio dà un segnale molto importante con le misure sul biometano”, afferma l’amministratore delegato di Italgas Paolo Gallo spiegando che “è stata rivista la distribuzione dei costi tra le imprese di trasporto e di distribuzione e chi produce biometano e si vuole allacciare alla rete”. “A carico dei primi – spiega – ci sono il 70% dei costi di distribuzione e il 100% di quelli del contatore, che prima erano solo al 20%”. “In questo modo – prosegue Gallo – i produttori saranno incentivati a collegarsi alla rete e questo aiuterà lo sviluppo del biometano”. Si tratta di “un passo importante perché ill biometano è un gas verde, viene prodotto localmente ed importante nella transizione energetica”. Si tratta a suo dire di “un segnale chiaro di un nuovo impegno del governo sul biometano”. “Il decreto bollette – aggiunge – introduce misure per un aumento temporaneo del 2% dell’Irap, che impatterà a livello fiscale per noi sull’aliquote 2026-2027”. Gallo si dice fiducioso sulla capacità del sistema italiano di affrontare la crisi in Medio Oriente. “Siamo in grado come sistema grazie a Snam di gestire la crisi in modo molto efficiente”, afferma rispondendo alla domanda di un analista. “La situazione oggi è critica oggi – aggiunge – ma abbiamo imparato come muoverci e sono fiducioso che saremo in grado di gestire anche questa crisi in modo efficace”.
Maire, nel 2025 ricavi +20,3% a 7,1 mld, utile sale a 284,5 mln. Via libera a nuovo piano con obiettivi al rialzo, ricavi 2035 visti a 13 mld
Nel 2025 Maire ha registrato ricavi a 7,1 miliardi (+20,3%), con un utile a 284,5 milioni contro i 212,4 dell’anno precedente (+33,9%). Il margine operativo lordo è a 500,1 milioni (+29,4%), con un margine in aumento dal 6,5% al 7%. Il Cda del gruppo ha approvato la proposta di destinazione dell’utile e la distribuzione di un dividendo di 0,585 per azione (+64,3% rispetto al 2025), per un importo complessivo pari a 187,6 milioni, con un incremento del pay-out al 66%. La guidance 2026 conferma le prospettive di crescita e un ulteriore rafforzamento della redditività, con ricavi compresi tra 7,5 e 7,7 miliardi, un margine operativo lordo compreso tra 545 e 575 milioni, con un margine del 7,3-7,5%. Dopo l’acquisto del gruppo Ballestra, Maire vede “e ulteriori selezionate opportunità di M&A”. Le acquisizioni di nuovi ordini sono attese per circa 9 miliardi, di cui 4,7 miliardi già acquisiti nel corso dei primi due mesi dell’anno. “Con riferimento all’attuale situazione in Medio Oriente, la società conferma che tutto il proprio personale è al sicuro e al momento i progetti proseguono le loro attività in linea con i protocolli di sicurezza e le direttive emanate nei vari Paesi”, afferma Maire nel comunicato dei conti 2025. Il gruppo Maire ha approvato un nuovo piano strategico 2026-2035 e rivede al rialzo gli obiettivi del piano decennale pubblicato nel 2025 con ricavi attesi a oltre 13 miliardi nel 2035, quasi il doppio rispetto al 2025, e un margine Ebitda previsto al 10-11% a fine piano.
Stimati anche 1,2-1,4 miliardi di investimenti cumulati, “incluse selezionate operazioni di M&A per ampliare il portafoglio tecnologico, concentrati nei primi cinque anni”, con un dividend pay-out assunto al 66% lungo tutto l’arco di piano, in linea con il 2026. Resta una “solida struttura finanziaria, con disponibilità nette adjusted attese a circa 2,1 miliardi nel 2035, tenuto conto degli investimenti cumulati e dei dividendi”, spiega la società.
“Il 2025 è stato un anno di ulteriore crescita per Maire: abbiamo raggiunto risultati record – commenta Alessandro Bernini, Chief executive officer di Maire – superando le nostre guidance in termini di ricavi e Ebitda e confermando la solidità e resilienza del nostro modello industriale. Questo è ancor più vero oggi, alla luce del contesto energetico e geopolitico sempre più complesso, in particolare in Medio Oriente dove, con priorità la sicurezza delle nostre persone, non si registrano impatti significativi sulle nostre attività”. “Guardando al futuro, il sistema energetico è in forte crescita, in particolare nel Global South, dove la monetizzazione del gas e le soluzioni dedicate alla transizione continueranno a giocare un ruolo centrale. In questo contesto, siamo posizionati per crescere facendo leva sui nostri due motori complementari: Nextchem, che sta ampliando il proprio portafoglio tecnologico in segmenti in forte espansione, e Tecnimont, che sta rafforzando il suo posizionamento competitivo globale, esteso anche al segmento LNG, grazie a capacità ingegneristiche ed esecutive uniche, beneficiando anche dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale”, conclude Bernini. Il Cda di Maire ha anche approvato la Rendicontazione di sostenibilità (CSRD) e il Piano di sostenibilità 2026-2035, “che rafforza l’impegno del gruppo nel generare impatti ambientali e sociali positivi e nel promuovere un’economia sostenibile”.
Vianini Lavori: ricavi 2025 a 590 milioni, portafoglio lavori a 2,7 miliardi
Vianini Lavori, azienda del Gruppo Caltagirone, chiude il 2025, si legge in una nota, ‘con risultati in forte crescita, consolidando nel triennio un percorso di sviluppo che rafforza posizionamento e credibilita’ industriale della societa’ nel mercato delle grandi opere infrastrutturali’. In particolare i ricavi operativi raggiungono i 590,2 milioni di euro, segnando una crescita di quasi il 96% rispetto ai 301,4 milioni del precedente esercizio e di circa sette volte il valore del 2022, e un margine operativo pari a 43,4 milioni di euro. Sul fronte delle acquisizioni, il portafoglio lavori al 31 dicembre 2025 si attesta a 2.735 milioni di euro, in aumento del 70% rispetto ai 1.612 milioni di fine 2024 (e oltre sei volte quello al 31 dicembre 2022), livello di backlog che garantisce visibilita’ pluriennale sui ricavi e rappresenta una base strutturale per la stabilizzazione del fatturato. L’utile netto dell’esercizio si attesta a 33 milioni di euro, mentre la posizione finanziaria netta a fine 2025 risulta positiva per complessivi 154,5 milioni di euro. “I solidi risultati di questi anni nascono da scelte industriali chiare e da una squadra che ha saputo interpretarle con responsabilita’ e competenza. In prospettiva, puntiamo a stabilizzare questo percorso di crescita preservando la diversificazione delle commesse e assicurando adeguati livelli di marginalita'” ha dichiarato Vincenzo Onorato, amministratore delegato di Vianini Lavori.
Comitato di sindacato Hera : confermati Cristian Fabbri e Orazio Iacono ai vertici
Si è riunito ieri a Bologna, presieduto dal sindaco di Modena Massimo Mezzetti, il Comitato di sindacato dei soci pubblici di Hera S.p.A. che ha approvato la lista dei candidati alla carica di componenti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale che saranno proposti per la nomina nel corso dell’Assemblea dei Soci convocata per il 29 aprile 2026. Come da normativa, le liste saranno rese pubbliche entro il prossimo 8 aprile. Il Comitato di sindacato ha, in particolare, confermato il presidente esecutivo Cristian Fabbri e l’amministratore delegato Orazio Iacono anche per il triennio 2026-2029. La lista dei candidati sarà ora sottoposta all’esame dell’Assemblea dei Soci, chiamata a deliberare il rinnovo degli organi sociali per il prossimo mandato.
Telespazio: scelta da ufficio presidenza Brasile per satelliti comunicazioni mobili
Telespazio, joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%), e’ stata scelta dall’Ufficio per la sicurezza istituzionale della Presidenza della Repubblica brasiliana per fornire un sistema satellitare per le comunicazioni mobili. Lo rende noto un comunicato della societa’. La soluzione satellitare offerta da Telespazio Brasil, denominata VELOCE, e’ stata selezionata a seguito di una campagna di validazione e test, condotta dall’ufficio brasiliano su diversi scenari operativi. Il sistema, gia’ operativo, e’ stato progettato e sviluppato in Brasile in collaborazione con il Grupo Racco, ed e’ basato su una tecnologia satellitare in orbita bassa.
Officine Maccaferri rafforza la presenza in Usa con un nuovo impianto a Fort Lawn
Officine Maccaferri, platform company di Ambienta SGR S.p.A. e leader globale nelle soluzioni di ingegneria civile e ambientale, amplierà la propria presenza produttiva negli Stati Uniti grazie ad un investimento significativo in Synteen Technical Fabrics Inc. volto allo sviluppo di un nuovo impianto di produzione multi-tecnologico a Fort Lawn, in South Carolina. Il progetto rappresenta una tappa strategica nel rafforzamento della piattaforma produttiva del Gruppo in Nord America e consolida il suo impegno a lungo termine nella produzione locale, generando al contempo un significativo impatto economico per la comunità locale e il territorio circostante. Dopo un anno dall’acquisizione da parte di Maccaferri, Synteen si è affermato come un importante driver di crescita per lo sviluppo del Gruppo in Nord America. Dopo dodici mesi di integrazione industriale e commerciale, espansione del portafoglio e solidi risultati a livello regionale, il Gruppo sta ora rafforzando le proprie operations negli Stati Uniti per sostenere una nuova fase di crescita strutturata e a lungo termine nella regione. L’investimento rafforza significativamente la capacità di Synteen di produrre su larga scala negli Stati Uniti, integrando la produzione locale con il know-how globale di Maccaferri in ambito ingegneristico e produttivo. Espandendo la produzione domestica, il Gruppo mira infatti a migliorare il livello di affidabilità della catena di approvvigionamento, ridurre i tempi di consegna e consolidare il servizio offerto ai mercati dell’ingegneria civile e ambientale in tutta la regione, garantendo al contempo una maggiore vicinanza alla propria clientela e tempi di risposta più rapidi. Il trasferimento della produzione nello stabilimento di Fort Lawn avverrà attraverso una transizione graduale e attentamente pianificata, volta a garantire ai clienti una piena continuità operativa, senza interruzioni nella fornitura. Synteen manterrà il sito storico a Lancaster, nel South Carolina, che sarà convertito in un hub logistico e di warehousing, a supporto delle operazioni di distribuzione e della supply chain della regione. Il progetto di espansione di Fort Lawn prevede la riqualificazione delle strutture, il potenziamento delle infrastrutture e l’acquisto di nuovi macchinari di produzione, a conferma dell’impegno industriale a lungo termine di Maccaferri nel mercato statunitense. Con l’aumento progressivo della capacità produttiva, si prevede che lo stabilimento genererà circa 75 nuovi posti di lavoro nei settori della produzione e delle operations, favorendo la crescita occupazionale e lo sviluppo professionale a lungo termine nella contea di Chester. Il Gruppo sta investendo in programmi di formazione, nello sviluppo delle competenze in ambito produttivo e manutentivo, oltre che nella leadership produttiva per costruire un solido team locale. Infatti, a sostegno di questa nuova fase di crescita, Maccaferri ha recentemente inserito diverse nuove figure professionali. Todd Anderson, con oltre 30 anni di esperienza nel settore dei geosintetici e delle infrastrutture civili, è entrato a far parte del Gruppo come Commercial Director per il Nord America, con l’obiettivo di accelerare la crescita commerciale e rafforzare le relazioni con i clienti in tutta la regione. Robert Hipszer ha assunto il ruolo di Distribution Manager per Synteen, mettendo a disposizione un’esperienza ultratrentennale nel settore per supportare la rete di distribuzione di Synteen e la gestione dei clienti chiave in Nord America e Caraibi. John M. Lostumbo, PE, è stato nominato Business Development Director per il Nord America, con responsabilità sullo sviluppo di nuove opportunità di business, sul supporto tecnico ai progetti e sull’avanzamento degli standard di settore, facendo leva sui suoi oltre 25 anni di esperienza nell’ingegneria civile e nella progettazione di applicazioni con geosintetici. Il nuovo stabilimento di Fort Lawn si estende su una superficie di 12.400 metri quadrati, a fronte degli attuali 3.700 metri quadrati dello stabilimento di Lancaster. Grazie a questo ampliamento, Synteen triplicherà la propria superficie produttiva, compiendo un significativo salto in avanti in termini di dimensioni e capacità tecnologiche della rete globale di Maccaferri. Concepito come polo produttivo multi-tecnologico, il sito amplierà il portafoglio di Synteen passando da due a otto famiglie di prodotti e aumenterà il numero di tecnologie di produzione disponibili nello stesso stabilimento, che passeranno da una a cinque. Tutte le nuove linee di produzione dovrebbero essere pienamente operative entro settembre 2026. Una volta raggiunta la piena operatività, l’impianto sarà tra i siti produttivi più avanzati e innovativi di Maccaferri a livello globale in termini di gamme di prodotti esclusivi realizzati in un unico polo produttivo. Lo stabilimento è stato realizzato all’insegna della sostenibilità e della sicurezza. Gli investimenti in tecnologie di riscaldamento efficienti dal punto di vista energetico contribuiscono a ridurre l’intensità energetica e le emissioni. L’installazione di un moderno sistema di ventilazione migliora la qualità dell’ambiente interno, tutelando il benessere dei dipendenti e garantendo l’eccellenza operativa. Inoltre, la creazione di un’area dedicata allo stoccaggio dei materiali di rivestimento assicura una gestione responsabile delle sostanze chimiche, a conferma dell’impegno del Gruppo a favore della tutela dell’ambiente e della conformità normativa.
Iren incontra le imprese della supply chain per rafforzare l’impegno Esg
Si è svolto a Milano il Suppliers Day 2026, il workshop nazionale organizzato dal Gruppo Iren per rafforzare il confronto con imprese e partner della propria filiera a livello nazionale. L’incontro – l’ultimo di una serie di tappe già realizzate sui territori core dell’azienda – ha rappresentato un momento di condivisione delle linee strategiche del Piano Industriale 2025–2030, incentrato sulla sostenibilità, sull’innovazione e sulla transizione ecologica, elementi che guidano la direzione industriale e operativa del Gruppo nei prossimi anni. Sono intervenuti all’evento il Presidente esecutivo di Iren Luca Dal Fabbro e l’Amministratore Delegato Gianluca Bufo, insieme al Direttore Approvvigionamenti, Logistica e Servizi Vito Gurrieri e dalla Direttrice CSR e Comitati Territoriali Selina Xerra. L’appuntamento ha rappresentato l’occasione per ribadire il ruolo cruciale dei fornitori nelle strategie del Gruppo, considerati veri e propri partner nella creazione di una catena del valore integrata alla luce dell’impegno dell’azienda sul territorio nazionale. Sono infatti quasi 11mila le aziende fornitrici accreditate che lavorano a fianco di Iren in tutta Italia: un tessuto eterogeneo che rappresenta un valore importante per l’economia e per la competitività dei territori e che ha visto, nel periodo 2020-2025, un valore complessivo dell’ordinato di circa 8 miliardi di euro. Questa ampia partecipazione esprime la varietà e la solidità del tessuto produttivo che supporta quotidianamente le attività del Gruppo. L’incontro ha permesso anche di evidenziare come il rapporto tra Iren e la propria supply chain sia oggi sempre più orientato a un modello di collaborazione strutturata, in cui il Gruppo sostiene attivamente la crescita e la competitività del tessuto imprenditoriale. Parallelamente, Iren sta ampliando il dialogo con le principali associazioni di categoria per accompagnare le imprese nei percorsi di sviluppo legati alla digitalizzazione, alla qualificazione tecnica e alla capacità di rispondere alle trasformazioni del mercato. Allo stesso tempo, la transizione ecologica rappresenta un pilastro strategico che vede la supply chain come parte integrante del percorso del Gruppo verso obiettivi sempre più sfidanti di sostenibilità. Il coinvolgimento dei fornitori diventa essenziale non solo per garantire l’allineamento ai nuovi standard ESG, ma anche per generare valore condiviso lungo tutta la filiera, favorendo processi più efficienti, l’adozione di tecnologie a minore impatto ambientale e la crescita delle competenze necessarie alla trasformazione dei territori. In quest’ottica, durante il Suppliers Day, Iren ha riconosciuto il valore della collaborazione, in particolare, con tre aziende – Alfredo Grassi Spa, Gencantieri Spa e Pietro Fiorentini Spa – anticipando l’istituzione di un premio annuale che valorizzerà le imprese più impegnate nella circolarità e nella sostenibilità a fianco del Gruppo.
Labriola (Tim), ‘stiamo alzando a massimi livelli attenzione su cyberattacchi’
“Stiamo alzando ai massimi livelli l’attenzione sui cyberattacchi, perché non c’è un rischio diretto sugli apparati delle telecomunicazioni quanto di attacchi cyber. Noi dobbiamo fare attenzione a tenere alti i livelli di sicurezza. In un mondo come quello attuale nel quale tutto è interconnesso attraverso internet, bisogna controllare con maggiore attenzione ogni aspetto”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola a margine di un un incontro presso l’ambasciata del Brasile a Roma
CNA Fita: “Dal caro gasolio stangata da 2.400 euro per ogni Tir. Restituire alle imprese l’extragettito IVA e contrastare la speculazione”
Il conflitto in Iran sta scatenando un’ondata di rincari dei carburanti, mettendo a rischio la tenuta di migliaia di imprese dell’autotrasporto e la stabilità delle catene di approvvigionamento del Paese. L’aumento dei prezzi alla pompa in appena quattro giorni si traduce, secondo le stime di CNA Fita, in un aggravio di oltre 2.400 l’anno per un mezzo pesante che percorre 100mila km annui. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero continuare, si stima un ulteriore rincaro di 0,445 euro/litro (+25%) che significherebbe altri 13mila euro di spesa extra l’anno per ogni singolo automezzo. CNA Fita chiede con urgenza un credito d’imposta straordinario: un sostegno diretto e immediato per tutte le imprese, a prescindere dalla classe ambientale e dalla massa, esteso a gasolio, AdBlue e gas per autotrazione. Le risorse possono arrivare dall’extragettito IVA, che va immediatamente redistribuito per calmierare i prezzi alla pompa. Infine, non è accettabile osservare rincari alla pompa su scorte di carburante acquistate e raffinate mesi addietro. “Siamo di fronte a una tempesta perfetta”, dichiara il Presidente Nazionale CNA Fita, Michele Santoni. “Mentre le nostre imprese investono per adeguarsi alle nuove normative tecnologiche e ambientali, i costi operativi diventano insostenibili. Il peso della crisi energetica internazionale non può essere scaricato interamente sulle spalle degli autotrasportatori”. Per le imprese con mezzi sopra i 75 quintali e con veicoli che rispettano le ultime classi ambientali, il rimborso delle accise diventa sempre più vitale ma c’è un problema che si acuisce durante una crisi come quella in Iran: il rimborso viene chiesto trimestralmente e incassato mesi dopo. Se il prezzo sale di 20 centesimi, su 100mila km l’impresa deve “prestare” allo Stato circa 6mila euro in più all’anno per ogni camion, in attesa che il credito venga compensato. È per questo che CNA Fita richiede da anni la compensazione automatica al momento della presentazione della richiesta di rimborso.
Seapower e Jolywood Solar insieme per accelerare il fotovoltaico in Europa
Nel 2025 il fotovoltaico ha rappresentato il 13% della produzione elettrica dell’Unione Europea, confermandosi una delle principali fonti rinnovabili e sempre più determinante per il processo di decarbonizzazione in corso. Per dare nuovo impulso e accelerare il fotovoltaico in Europa, a KEY – The Energy Transition Expo 2026, l’evento di riferimento per il mercato delle rinnovabili in Italia, Seapower e Jolywood Solar hanno firmato un accordo quadro per una partnership strategica finalizzata a promuovere, in sinergia, sviluppo, investimenti, ricerca tecnologica e implementazione industriale di progetti fotovoltaici in Europa. La partnership si basa sulla condivisione di obiettivi comuni e sulla complementarità dei rispettivi know-how. Seapower nasce da un gruppo di ricerca interno al Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, evoluto oggi in una rete di società operanti nel campo dell'ingegneria industriale. Al suo interno è attivo un centro di ricerca pubblico-privato indipendente, focalizzato sulle attività di trasferimento tecnologico, con esperienza più che trentennale nelle energie rinnovabili. La seconda unità fornisce servizi di ingegneria avanzata, coprendo l'intero ciclo di vita del progetto: dagli studi di fattibilità e iter autorizzativi (permitting), fino alla progettazione dell'impianto, alla due diligence tecnica e ai servizi di EPC management. Jolywood Solar è un’azienda leader nella ricerca, sviluppo e produzione di prodotti fotovoltaici, affiliata a una delle principali realtà energetiche integrate della Cina, lo Zhejiang Energy Group. Il Gruppo opera principalmente nei settori della costruzione di impianti energetici, produzione di energia elettrica e termica, sviluppo e commercio di petrolio, carbone e gas naturale, nonché nelle tecnologie, nei servizi e nella finanza energetica. Jolywood Solar, riconosciuta tra le 500 principali aziende globali nel settore delle nuove energie dalla China Energy News, dispone di numerose piattaforme avanzate di ricerca e test. L’azienda si concentra sull’applicazione di tecnologie all’avanguardia nella produzione di materiali ausiliari fotovoltaici, come i backsheet avanzati, nella produzione di celle e moduli ad alta efficienza N-Type TOPCon, nei servizi integrati per sistemi energetici residenziali e nei progetti di energia intelligente integrata. Attraverso una strategia di integrazione verticale progressiva, Jolywood Solar promuove un’elevata sinergia lungo l’intera
filiera industriale, rafforzando costantemente la propria competitività.
A Key 2026 Siemens presenta soluzioni per infrastrutture energetiche più resilienti e sicure
Anche per il 2026, Siemens è protagonista di KEY 2026, l’evento di riferimento per le tecnologie, i servizi e le soluzioni dedicate alla transizione energetica, che si svolge presso Rimini Fiera dal 4 al 6 marzo. All’interno del Padiglione A1, Stand 320-220, l’azienda guida i visitatori in un percorso immersivo volto a illustrare la propria visione e le soluzioni più avanzate per supportare l’evoluzione di infrastrutture energetiche che devono necessariamente diventare sempre più digitali e resilienti. In un panorama in cui la decarbonizzazione rappresenta un obiettivo globale primario, Siemens ribadisce così un concetto chiave: la digitalizzazione è l’unico vero fattore abilitante in grado di rendere l’elettrificazione scalabile, sicura e governabile. A dimostrazione concreta di questo approccio, al centro dello spazio espositivo di Siemens a KEY 2026 c’è un quadro elettrico di nuova generazione che unisce monitoraggio avanzato e tecnologie digitali immersive. Il quadro rileva in tempo reale i consumi dell’intero stand – oltre 200 mq – grazie agli interruttori e ai multimetri SENTRON integrati con Powercenter3000, che offrono una visione dettagliata dell’andamento energetico. Accanto a questo sistema, Siemens presenta anche una versione digitale tridimensionale del quadro, fruibile tramite visore di Realtà Aumentata: un modello interattivo che rende immediata la comprensione dello stato dell’impianto e mostra come la gestione dei quadri elettrici stia evolvendo verso soluzioni sempre più intuitive e immersive. Partendo dalla capacità di raccolta e analisi del dato a livello locale, a KEY 2026 Siemens mostra quindi come la gestione dell’energia possa essere ottimizzata su larga scala attraverso Electrification X, la suite IoT in modalità SaaS che connette mondo fisico e digitale, abilitando la gestione dinamica dei carichi, il monitoraggio degli asset e l’integrazione efficiente delle fonti rinnovabili. Un approccio già applicato nella collaborazione con Enemalta plc, dove l’implementazione di OT Companion ha permesso il monitoraggio in tempo reale degli asset OT e delle vulnerabilità, rappresentando la prima applicazione di questo tipo realizzata da Siemens Italia per un TSO in Europa. Reti energetiche sempre più complesse e distribuite richiedono livelli di affidabilità e continuità operativa senza precedenti. Per rispondere a queste esigenze, Siemens pone l’attenzione su tecnologie di protezione e telecontrollo, portando in fiera i relè multifunzionali SIPROTEC, standard di riferimento per la protezione digitale, e i dispositivi modulari SICAM A8000, progettati per l’automazione delle sottostazioni anche in condizioni estreme e dotati di avanzati requisiti di sicurezza informatica. L’impegno di Siemens per un ecosistema energetico efficiente e a basso impatto ambientale si concretizza infine nella presentazione delle soluzioni blue GIS. Questa innovativa gamma di quadri elettrici di media tensione elimina l’impiego dei gas fluorurati (SF6), nocivi per l’atmosfera, combinando la tecnologia Clean Air come mezzo isolante con la tecnologia di interruzione in vuoto. In questo modo, Siemens offre ad utility e operatori un’alternativa ecosostenibile che mantiene inalterate le funzionalità e gli ingombri degli impianti tradizionali, ottimizzando i costi durante l’intero ciclo di vita. In continuità con questa visione, Siemens presenta anche le soluzioni di ricarica elettrica Sicharge D e la nuovissima Sicharge Flex, pensate per supportare gli operatori di ricarica (CPO), le flotte del trasporto pubblico locale (TPL) e privato nel percorso verso una mobilità a zero emissioni. Dalle infrastrutture con ricarica All-In-One alla ricarica Distribuita, le tecnologie Siemens garantiscono efficienza, affidabilità e gestione intelligente dei carichi, contribuendo a un ecosistema di elettrificazione realmente sostenibile. Anche in questa edizione di KEY, Siemens rinnova così il proprio impegno strategico nell’affiancare operatori, imprese e istituzioni fornendo un approccio integrato che combina piattaforme software, IoT e componenti fisici sostenibili. Connettendo asset, dati e processi, l’azienda continua a tracciare la rotta verso un futuro energetico in cui la sostenibilità si fonde con l’innovazione tecnologica, garantendo reti più resilienti e a basse emissioni.
Rinnovabili in Italia, PoliMi: fotovoltaico supera idroelettrico e traina mercato da 9 mld
Il sistema energetico italiano ha raggiunto un punto di svolta senza precedenti nel corso del 2025, segnando una discontinuità storica negli equilibri delle fonti pulite. Per la prima volta, il fotovoltaico ha superato l’idroelettrico, diventando la principale risorsa rinnovabile del Paese, all’interno di un comparto elettrico capace di coprire oltre il 40% della domanda nazionale. I dati emergono dalla ricerca “Lo stato delle rinnovabili in Italia: il ruolo del fotovoltaico e l’eolico”, curata dal gruppo Energy & Strategy del Politecnico di Milano e presentata il 3 marzo a Roma presso il Centro Studi Americani. L’analisi, discussa durante una tavola rotonda promossa dal Think Tank Transizione Energetica – Rinnovabili (iniziativa di CORE in collaborazione con Enel Foundation), evidenzia come il mercato nazionale abbia ormai superato i 9 miliardi di euro di valore complessivo, pur restando intrappolato tra successi tecnologici e cronici ritardi autorizzativi. Il 2025 sarà ricordato come l’anno della maturazione industriale del solare in Italia. La ricerca di Energy & Strategy attribuisce questo primato non solo all’evoluzione delle tecnologie, ma anche alla progressiva efficacia degli strumenti di sostegno. In questo contesto, il mercato del fotovoltaico ha raggiunto un volume d’affari di circa 7,7 miliardi di euro, confermandosi il vero motore della decarbonizzazione nazionale. Parallelamente, l’architettura del sistema elettrico sta vivendo una metamorfosi profonda: si sta passando rapidamente da un modello centralizzato, dominato da grandi impianti programmabili, a un assetto distribuito. Questa nuova configurazione vede protagonisti gli impianti di piccola e media taglia, l’autoconsumo e le comunità energetiche, rafforzando in modo significativo il legame tra innovazione industriale e sviluppo dei territori. Nonostante la performance positiva del settore elettrico, lo studio inserisce il percorso italiano in un contesto internazionale caratterizzato da una “sfida storica”. Mentre le rinnovabili crescono a ritmi elevati, la domanda energetica mondiale continua a sostenere consumi consistenti di carbone, petrolio e gas naturale. Ne deriva un paradosso strutturale: la quota di energia a basse emissioni aumenta, ma la riduzione complessiva della CO2 non avviene alla velocità necessaria per centrare gli accordi sul clima. In Italia, questo disallineamento si traduce in un gap significativo rispetto ai target del 2030 fissati dal PNIEC. Attualmente, la capacità rinnovabile installata si attesta a 83,5 GW, contro un obiettivo di 131 GW. Se il fotovoltaico avanza, l’eolico – che oggi vale circa 1,5 miliardi di euro – sconta un ritardo strutturale che richiederebbe un’accelerazione senza precedenti per colmare il divario nei prossimi cinque anni. Un punto critico sollevato dagli esperti del Politecnico riguarda la persistente dipendenza dall’estero per la fornitura di componenti chiave come moduli, inverter e turbine. Sebbene il valore aggiunto generato sul territorio sia importante, resta ancora ampiamente inferiore alle potenzialità della filiera nazionale. Inoltre, la transizione procede a velocità differenti tra i diversi settori dell’economia. Mentre il comparto elettrico è in fase avanzata, i trasporti e gli usi termici rimangono pesantemente ancorati ai combustibili fossili. Proprio i trasporti rappresentano oggi il “principale nodo critico” della decarbonizzazione italiana: questa lentezza non solo frena gli obiettivi climatici, ma mantiene elevata la vulnerabilità del Paese rispetto alla volatilità dei mercati esteri e alle tensioni geopolitiche. Secondo le proiezioni dello studio, l’andamento tendenziale non sarà sufficiente a raggiungere i traguardi fissati. Gli esperti sottolineano che solo un’implementazione piena dei meccanismi di supporto, unita a una drastica semplificazione dei processi autorizzativi e al potenziamento delle reti elettriche, potrà garantire la compatibilità con gli obiettivi di fine decennio. Accelerare lo sviluppo delle rinnovabili assume dunque un valore che supera la protezione dell’ambiente, diventando una colonna portante della strategia di sicurezza nazionale. In questo scenario, Enel Foundation continua a promuovere la collaborazione tra accademia e istituzioni per favorire modelli di approvvigionamento diretto e autoconsumo, capaci di trasferire i vantaggi economici dell’energia verde direttamente a cittadini e imprese. Senza una pianificazione territoriale coerente e il coinvolgimento attivo delle comunità locali, il rischio è uno slittamento dei target che comprometterebbe la resilienza energetica dell’intero sistema Paese.
Enac e Adr ricordano Antonio Catricalà. Istituzioni, operatori e stakeholder a confronto sul ruolo strategico delle infrastrutture aeroportuali
Un confronto ampio tra istituzioni, operatori e stakeholder del settore del trasporto aereo sui temi della concorrenza, della regolazione e del ruolo strategico delle infrastrutture aeroportuali per la competitività dell’Italia, nel ricordo di Antonio Catricalà, già Viceministro, Sottosegretario di Stato, presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e presidente di Aeroporti di Roma dal 2017 al 2021: con questo obiettivo ENAC e ADR hanno promosso al Terminal 5 dello scalo di Roma Fiumicino l’incontro “Concorrenza e trasporto aereo nel sistema delle infrastrutture strategiche”, realizzato con l’Osservatorio sul trasporto aereo
“Antonio Catricalà”, nato dalla collaborazione tra ENAC e Luiss School of Law, intitolato alla memoria dell’illustre giurista per promuovere cultura aeronautica e confronto tra mondo accademico, istituzionale e industriale. L’iniziativa, che ha visto gli interventi del Sindaco di Fiumicino Mario Baccini, dell’amministratore delegato di Aeroporti di Roma Marco Troncone, del presidente ENAC Pierluigi Di Palma, del presidente di ADR Vincenzo Nunziata e del Professor Aristide Police della Luiss School of Law, con le conclusioni affidate a Gianni Letta, già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e al viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, ha riunito i principali attori della filiera per approfondire il contributo che il settore del trasporto aereo può offrire allo sviluppo economico e alla crescita sostenibile del Paese, in uno scenario globale sempre più competitivo e caratterizzato da profonde trasformazioni industriali e tecnologiche. “Desidero innanzitutto ricordare l’illustre giurista e amico Antonio Catricalà sulle cui orme abbiamo costituito l’Osservatorio, con la Luiss School of Law: un laboratorio culturale d’eccellenza, essenziale per affrontare, in sinergia con tutti i player del comparto, le sfide cruciali che attendono il futuro del trasporto aereo. – ha dichiarato Di Palma. – Nel corso della sua prestigiosa carriera, Catricalà ha approfondito, con lungimiranza, i temi della concorrenza e della liberalizzazione, un percorso che in Italia è stato avviato da Enac quasi 30 anni fa, diventando un modello riconosciuto a livello internazionale. L’Enac ha saputo interpretare un fondamentale ruolo di sintesi tra pubblico e privato, favorendo uno sviluppo rapido del settore e garantendo ricadute economiche positive per gli operatori chiamati a operare entro una cornice regolatoria definita dall’Autorità. La liberalizzazione ha generato vantaggi tangibili per il mercato e per i consumatori, poiché ha reso disponibile il servizio di trasporto aereo a prezzi accessibili, potenziando l’offerta complessiva attraverso una forte competitività. Un processo costantemente affiancato dalla tutela giuridica dei passeggeri a livello europeo. Il passeggero resta, infatti, il fulcro del sistema: la nostra azione è guidata dal principio che il diritto alla mobilità debba essere garantito a tutti, senza distinzioni, assicurando elevati standard di qualità, rispetto e inclusività, nessuno escluso. Celebrare oggi la memoria di Antonio Catricalà nell’aeroporto di Roma Fiumicino, che per molti anni ha guidato nel ruolo di Presidente della società di gestione e che è stato confermato miglior hub europeo per il nono anno consecutivo, rappresenta la sintesi perfetta di un sistema integrato che unisce Istituzioni, mondo accademico, operatori e industria verso un obiettivo comune di eccellenza.” “Ospitare nel nostro aeroporto un momento di ricordo per Antonio Catricalà, oltre che di confronto sui temi di questo settore su cui era uno dei massimi esperti a livello europeo, conferma la vocazione del nostro scalo a essere un luogo votato alla condivisione sui temi strategici che orientano il futuro del trasporto aereo, riconoscendo nella sua memoria il valore di una visione istituzionale capace di accompagnare le traiettorie di sviluppo del settore e di favorire un dialogo aperto tra i diversi attori della filiera – ha aggiunto Nunziata. – Lo scambio tra istituzioni, mondo accademico e operatori costituisce infatti un elemento essenziale per accompagnare l’evoluzione delle infrastrutture e consolidare il ruolo del sistema aeroportuale come leva di competitività e sviluppo per il Paese”.