L'ARCHITETTURA VISTA DA LPP / 36
Le donne nell’architettura: dalla spinta di Francesca Perani con RebelArchitette alla debolezza del Maxxi. E l’ultimo volume promosso dal MIC si fa notare per le molte omissioni importanti
Settembre 2023. Una lettera aperta pubblicata su La Repubblica muove una circostanziata accusa: la mostra “Roma nuovissima, direzioni contemporanee del progetto a Roma”, allestita all’ex Mattatoio, presenta una prima sezione composta da soli uomini, una seconda quasi del tutto maschile, e una terza – quella che dovrebbe raccontare la città che cambia – popolata da undici studi largamente guidati da uomini. Insomma: un panorama che sembra provenire da un’altra epoca. Sottolinea inoltre che la rassegna è promossa e ospitata da istituzioni pubbliche, quelle stesse che dovrebbero impegnarsi a sovvertire l’inerzia dei vecchi squilibri. I curatori rispondono prontamente, parlano di numeri diversi. Ma la questione, a ben vedere, è più ampia della conta dei partecipanti.
Mentre, infatti, nelle facoltà di architettura le ragazze superano ormai stabilmente il 60% degli immatricolati, e la percentuale continua a crescere, quando si passa al mondo professionale, la loro presenza si assottiglia drasticamente.
Le ragioni sono molte: da una parte, l’università italiana si è frantumata in un arcipelago di atenei spesso poco attrezzati, con docenze di modesto peso culturale. Dall’altra, la professione si è fatta via via più elitaria, quasi una disciplina a ostacoli: serve andare nelle scuole migliori, fare esperienze all’estero, avere uno studio competitivo. Tutte cose che richiedono risorse: economiche certo, ma anche temporali, emotive, di continuità. Risorse che diventano fragili – o addirittura si dissolvono – quando una progettista decide di avere dei figli. Non è un mistero: il sistema premia chi può permettersi una presenza costante, non chi è costretto a intermittenze.
Da qui la necessità di attivare seriamente le commissioni per la parità di genere negli Ordini professionali e immaginare nuove strategie. Una spinta importante arriva dal lavoro di Francesca Perani, che raccoglie l’eco dei movimenti internazionali e fonda il collettivo RebelArchitette. Alla Biennale di Venezia del 2018 presenta una mastodontica pubblicazione digitale, Architette = Women Architects / Here we are: 755 pagine, 365 studi, una sorta di atlante mondiale delle progettiste, dalle celebri alle emergenti, dall’Ottocento a oggi.
Poi, alla Biennale di Venezia del 2021, torna con Detox, installazione programmatica: “disintossicare l’architettura dalle diseguaglianze”. Una dichiarazione di guerra ai pregiudizi incistati nella disciplina, presentata nel Padiglione Italiano curato da Alessandro Melis.
Perani affronta anche un nodo linguistico: perché chiamare “architetto” una donna? Il linguaggio modella ciò che pensiamo; se le parole sono maschili, lo diventano anche i modelli mentali. Alcuni propongono di recuperare “architettrice”, termine che ci riporta a Plautilla Bricci, attiva nel Seicento che orgogliosamente si firmava così. La discussione si trasferisce sui social. Architetta? Architettrice? Architetto usato come neutro? Nessun accordo, ma un’evidente crescita di sensibilità. Lo si vede anche nel moltiplicarsi di libri dedicati a figure femminili – da Lina Bo Bardi a Maria Teresa Parpagliolo – e perfino nel clamore suscitato dalla lettera di protesta dalla quale siamo partiti.
Tra il 2021 e il 2022 arriva anche la mostra “Buone Nuove” al Maxxi, annunciata come il grande affresco sulle donne in architettura dal Novecento a oggi. Peccato che la promessa si traduca in un’esposizione modesta, con scelte discutibili e un’idea curatoriale debole per la complessità del tema. Debole come purtroppo la gran parte delle mostre di architettura di questa Istituzione che, mi sembra, non riesce a stare sul pezzo o perché arriva troppo tardi o perché proprio non ci arriva.
Nell’ottobre di quest’anno, esce per Quodlibet un volume di circa settecento pagine ad un prezzo di copertina interessante (35 euro) che affronta la questione con un respiro diverso: Donne e progetto. Figure dell’architettura e del design nell’Italia contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e curato da Caterina Tantillo, Luciano Antonino Scuderi, Simona Gervasio e Marina Lo Re. L’opera raccoglie un centinaio di contributi di autori diversi. L’obiettivo è restituire un mosaico multiforme della presenza femminile nella disciplina. Ne risulta una fotografia migliore ma ancora sfocata, un quadro, per dirla in burocratese, in movimento che getta le basi di una futura mappatura.
La sensazione è che il volume non vada oltre una sommatoria di contributi diversi, a volte pregevoli ma non tutti dello stesso livello. Una sommatoria che non ha né una solida ossatura e non è nemmeno in grado di fornirci una chiara sintesi attraverso un sostanzioso saggio interpretativo e riepilogativo per mano dei curatori.
Come sempre accade nelle compilazioni, sfogliando il libro la tentazione è verificare chi c’è e chi manca. E le assenze pesano: nessun capitolo dedicato interamente a Franca Helg, gigante della nostra architettura, troppo spesso relegata all’ombra di Franco Albini, nonostante lui stesso ne riconoscesse il contributo paritario. Nessuna trattazione autonoma su Egle Trincanato, schiacciata da una tradizione che ha privilegiato il nome di Giuseppe Samonà. Manca – ed è una assenza particolarmente grave- Benedetta Tagliabue, insieme a figure di particolare spicco come Giuseppina Grasso Cannizzo, Patricia Viel, Paola Viganò, Sonia Calzoni. Assenti protagoniste dell’accademia come Carmen Andreani e progettiste di grande valore come la scomparsa Ariella Zattera, che ha lavorato senza complessi di inferiorità accanto a molti maestri. Mancano inoltre progettiste oggi attive quali Giulia de Appolonia, Junko Kirimoto, Claudia Clemente, Alessandra Segantini, Antonella Mari, Teresa Sapey, per citare le prime che vengono in mente.
Omissioni che raccontano quanto lavoro resti da fare in vista di un futuro volume, da costruire con criteri più sistematici e rigorosi. Il Ministero della Cultura potrebbe fare di meglio. Speriamo che ci provi.
Caterina Tantillo, Luciano Antonino Scuderi, Simona Gervasio e Marina Lo Re (a cura di), Donne e progetto. Figure dell’architettura e del design nell’Italia contemporanea, Quodlibet, Ottobre 2025, Euro 35.
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