IL XXXIX RAPPORTO CONGIUNTURALE
Cresme: la coda del Pnrr riporta il segno positivo (+2%) negli investimenti in costruzioni nel 2026
Il direttore del Cresme Bellicini presenterà oggi il Rapporto congiunturale. Saranno le opere pubbliche, spinte dal Pnrr, a trainare nel 2026 il settore con un +8,5% che seguirà il +10,1% accreditato per il 2025. L’anno in corso ha assorbito sul rinnovo residenziale il calo più brusco (-17%) dalla fine del Superbonus. Per il prossimo è previsto un -3,5% che terrà in “rosso” l’intero settore residenziale (-3,2%).

Il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, presenterà oggi a Brescia il XXXIX Rapporto congiunturale dell’istituto di ricerca. Il lavoro racconta di un settore delle costruzioni che nel 2025 ha vissuto il contrasto fra il calo del rinnovo residenziale (-17%) più brusco dopo la fine del Superbonus e il ridimensionamento degli altri bonus da una parte; e la spinta delle opere pubbliche (+10,1%) con i motori del Pnrr che sono arrivati al massimo dei giri dall’altra. Ne scaturisce un dato negativo per gli investimenti nel settore delle costruzioni (-2,9%) che viene attenuato anche dalla buona performance dell’edilizia non residenziale privata (+2,9%).
Nel 2026 – prevede il Cresme – il contrasto fra questi due fenomeni principali si ripeterà, ma con intensità molto diverse. Mentre le opere pubbliche continueranno a correre (+8,5%) con l’ultimo miglio del Pnrr in piena fase esecutiva, la caduta degli investimenti nel rinnovo residenziale continuerà ancora per qualche anno ma con percentuali decisamente più contenute (-3,5% nel 2026, -3% nel 2027, -1% nel 2028), come a rappresentare che il grosso dell’assestamento verso il basso si è ormai completato.
Questo spostamento di investimenti sempre più consistenti sulle infrastrutture del genio civile (+9,6%) e sugli edifici pubblici (+5,8%) risulta vincente nel 2026, determinando il risultato più importante per il settore: il complesso degli investimenti in costruzioni torna in attivo (+2%) dopo due anni di segno meno (-1,4% nel 2024 e -2,9% nel 2025). Si attenua la spinta positiva dell’edilizia non residenziale privata che passa dal +2,9% del 2025 al +0,6% del 2026.
Si tratta, però, di un quadro che, proprio perché segnato dal Pnrr, presenta un carattere di forte transitorietà. Non mancheranno le considerazioni di Bellicini sulle dinamiche dei singoli comparti che porteranno al dopo-2026, ma qui il quadro delle previsioni si fa più complesso. Per ora il Cresme accredita nel 2027 un -0,2% che ben rappresenta questo stato di incertezza. L’incognita maggiore viene proprio dal comparto delle opere pubbliche che viene quotato +1,7%. Ma ci saranno code ulteriori o trascinamenti del Pnrr? E ci sarà una continuazione delle opere che comunque non saranno completate nel corso del 2026? I cosiddetti “strumenti finanziari”, inseriti nell’ultima revisione del Piano – approvata il 25 novembre – per proiettare una parte degli interventi Pnrr fino al 2028, funzioneranno e che peso avranno?
Il Rapporto congiunturale del Cresme è, come sempre, ricco di analisi e focus sull’economia internazionale e su quella nazionale, oltre che sulle dinamiche dei singoli comparti delle costruzioni e del settore immobiliare. Senza tralasciare i trend demografici e quelli occupazionali.