DIARIO POLITICO
Per Meloni fine anno in apnea tra legge di Bilancio, Ponte e armi a Kiev
In coincidenza con l’approdo della legge di Bilancio in Aula, Giorgia Meloni dovrà presentare le Comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre. Un appuntamento delicatissimo, concentrato quasi interamente sulla partita ucraina e, soprattutto, sul via libera allo sblocco dei 200 miliardi di asset russi congelati in Europa: risorse decisive per Kiev, ormai a corto di fondi e dunque di armi.
La risposta dell’Unione è cruciale e la posizione dell’Italia non sarà irrilevante. Per ora Meloni mantiene un profilo cauto, cercando di tenere un piede nel campo trumpiano e l’altro in quello dei volenterosi europei. Il confronto parlamentare potrebbe però rivelare qualcosa in più. Anche perché Matteo Salvini è tornato all’attacco rimettendo in discussione il sostegno a Kiev, brandendo l’inchiesta per corruzione che ha portato alle dimissioni di Andriy Yermak, fedelissimo di Zelensky.I leghisti sono insomma pronti a ingaggiare battaglia almeno nel dibattito e non è da escludere che, per evitare traumi nella maggioranza, si arrivi alla fine a una risoluzione minimale, limitata a prendere atto delle Comunicazioni della Premier. Il vero redde rationem sarà così rinviato a gennaio, quando il Parlamento dovrà votare un nuovo via libera alle forniture militari per il 2026. Ma anche l’opposizione non brilla per compattezza: il M5s è assai più vicino alle posizioni della Lega che a quelle del Pd, dove comunque non mancano distinguo. La politica estera rischia così di trasformarsi ancora una volta in un test sulla tenuta delle rispettive alleanze interne, a partire da quella di governo, molto meno solida di quanto venga dichiarato pubblicamente.A Palazzo Chigi l’insofferenza cresce, e non solo sul dossier Ucraina. La gestione confusa del Ponte sullo Stretto da parte delle Infrastrutture – e quindi di Salvini – ha irritato profondamente Meloni, così come alcune incursioni leghiste sulla manovra. La Premier, però, non intende restare in balia degli eventi, almeno sul fronte interno. L’accelerazione sulla legge elettorale lo dimostra. Meloni vuole abolire i collegi maggioritari e tornare a un proporzionale puro con premio di maggioranza per le coalizioni sopra il 40%. La Lega prende tempo: teme di rimetterci e reclama compensazioni (la guida della Lombardia anche nella prossima legislatura?). Sul fronte opposto, il caos non è minore: movimenti scomposti, posizioni sfuggenti. Emblematico il caso di Giuseppe Conte ad Atreju: accetta l’invito di FdI senza consultare Schlein, facendo saltare il faccia a faccia tra la Premier e la leader dem. Un segnale eloquente: il cosiddetto “campo largo” è ancora un terreno pieno di buche.