NESSUNA CONVOCAZIONE DEL CDM IN VISTA
Effetto Golfo, Piano casa al palo e precedenza al “caro energia”. Congelata anche la partita delle risorse
È calato il silenzio sul Dl che mette in campo 950 milioni per il recupero di 50-60 mila alloggi di edilizia popolare. L’emergenza internazionale impone nuove priorità all’agenda del Governo che deve varare misure per affrontare il caro prezzi. Il nodo principale sono le risorse e la caccia è tutta aperta, fra le ipotesi la tassa sugli extra profitti delle aziende energetiche

Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
A un passo dal traguardo, la corsa del Piano Casa si è bruscamente arrestata. L’escalation in Medio Oriente e l’impatto sull’economia della guerra del Golfo hanno imposto un repentino cambio dello schema di gioco del Governo, impegnato a dare la precedenza alle misure per contrastare l’aumento dei prezzi di carburanti ed energia. Come si ricorderà, l’intervento da 950 milioni annunciato dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, era atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri del 10 marzo scorso. In realtà, per la precisione, l’approdo in Cdm era previsto addirittura prima, per il 6 marzo scorso, come aveva anche annunciato in un convegno dell’Ance il viceministro Edoardo Rixi. Quella riunione non è si è poi tenuta. Tutto rinviato alla settimana successiva. Ma neanche nel Cdm del 10 marzo il Dl ha visto la luce e da allora è calato il buio sul dossier. Un nuovo Consiglio dei ministri non è stato ancora convocato per questa settimana. Del resto, come si può evincere dalle dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti del Governo in queste ore a cominciare dallo stesso Salvini, l’attenzione è tutta concentrata sugli interventi contro il caro prezzi, a cominciare dalla tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. E soprattutto è tutta concentrare sulla caccia alle risorse, che rimane il nodo principale da sciogliere.
Dopo che ormai di Piano Casa si parla da anni e dopo che la premier Giorgia Meloni l’aveva solennemente annunciato dal palco del meeting di Cl ad agosto, il Dl voluto da Salvini doveva rappresentare il primo segnale concreto per recuperare, attraverso interventi di manutenzione, 50-60 mila alloggi di edilizia popolare attualmente non assegnabili dando una prima sforbiciata alle liste di attesa. Salvini ha chiarito, in Parlamento, che questo è un primo passo e che non è ancora il Piano Casa. Una manovra molto più ampia che punta alla realizzazione di nuove strutture con affitti calmierati o di residenze per gli studenti universitari, a misure destinate alla cosiddetta fascia grigia, composta cioè da quelle persone non abbastanza indigenti ma non sufficientemente abbienti per affrontare l’acquisto di una casa. Si tratta di una partita che vale 8 miliardi, grazie anche all’apporto di 1,2 miliardi destinati originariamente dalla sesta revisione Pnrr alla Rolling Stock Company (RoSCo) per il materiale rotabile ferroviario. Ulteriori risorse potrebbero venire poi da ulteriori riprogrammazioni dei fondi di coesione 2021-2027, dalla nuova programmazione 2028-34 e dalla risorse specifiche per le politiche abitative che l’Europa ha promesso di mettere a disposizione.
La mancata approvazione del Cdm della settimana scorsa è finita nel mirino delle opposizioni, che, per questo, hanno chiesto a Salvini un’informativa urgente in Parlamento. L’agenda del titolare del Mit, intanto, prevede per oggi sopralluoghi tecnici presso cantieri di riqualificazione di edifici Aler a Milano e Varese. Potrebbe essere l’occasione per avere qualche indicazione sui prossimi passi. Come detto, la nuova situazione internazionale impone interventi di emergenza. Se al Cdm del 10 marzo non è arrivato il Piano Casa, va ricordato che non è stata assunta neanche alcuna decisione sulle misure per affrontare il caro prezzi. Mentre perdono quota le accise mobili, tra le ipotesi dell’ultim’ora rispunta anche quella di una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche, rilanciata ieri con forza da Salvini. “Abbiamo tassato le banche, possiamo anche tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere”, ha detto, prospettando un nuovo intervento “fiscale o normativo” contro le speculazioni dopo aver convocato mercoledì in prefettura a Milano 14 compagnie di settore, tra le quali Eni, Ip, Tamoil, Q8, le pompe bianche e altri operatori. “Se c’è qualcuno che sta speculando non sono disponibile a tollerarlo”, sostiene.
Il pacchetto di interventi allo studio del governo per “iniziare a dare una scossa”, secondo il ministro delle Imprese Adolfo Urso, potrebbe arrivare nel prossimo Consiglio dei ministri. Le linee di azione allo studio sarebbero quattro: un intervento per le famiglie meno abbienti che potrebbe ricalcare quanto fatto nel 2023 con i buoni benzina caricati sulla carta “Dedicata a te”; credito d’imposta per gli autotrasportatori; aiuti alle aziende per i rincari dell’energia, che potrebbero essere inseriti con un emendamento al decreto Bollette in fase di conversione alla Camera; e supporto alle imprese esportatrici, sul modello di quanto fatto dopo l’imposizione dei dazi negli Stati Uniti lo scorso anno.
.