LA GIORNATA
Ue: “La crisi può aggravarsi”, piano di emergenza sull’energia
- Birol (Aie): Il rilascio delle scorte di petrolio non basta, serve ripresa Stretto Hormuz
- Conti pubblici, Bankitalia: a gennaio il debito sale a oltre 3.112 mld
- Eni annuncia maxi scoperte di gas in Libia per oltre 28 mld di metri cubi
IN SINTESI
L’Unione europea si prepara ad affrontare una nuova fase di tensione sui mercati energetici. Non si tratta di una crisi di approvvigionamento, ma soprattutto di una crisi dei prezzi, legata all’instabilità geopolitica e al rischio di escalation nello Stretto di Hormuz. Di fronte a questo scenario, Bruxelles alterna toni rassicuranti a un linguaggio di emergenza, sottolineando la necessità di essere pronti a interventi rapidi. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un pacchetto di misure che sarà presentato ai leader dell’Unione nel prossimo Consiglio europeo. Il piano prevede maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato per sostenere le industrie più energivore, possibili sgravi sulle bollette elettriche e nuovi incentivi alla riduzione dei consumi, con un ruolo centrale per le energie rinnovabili. Secondo Bruxelles, l’Europa non è esposta a un problema immediato di sicurezza degli approvvigionamenti, ma risente comunque dei prezzi elevati del petrolio e del gas sui mercati globali. Come ha spiegato il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, l’Unione si trova oggi in una situazione migliore rispetto alla crisi del 2022 grazie a tre fattori: una maggiore quota di rinnovabili nel sistema energetico, una diversificazione delle fonti di approvvigionamento e un minore numero di ore in cui è il gas a determinare il prezzo dell’elettricità. Tuttavia, ha avvertito il commissario, «non dobbiamo limitarci a monitorare la situazione ma prepararci a possibili peggioramenti», prevedendo misure a breve termine per aiutare gli Stati membri. Il terreno politico più delicato resta la revisione del sistema europeo di scambio delle emissioni, l’EU Emissions Trading System (ETS). Von der Leyen ha aperto alla possibilità di rendere più “realistica” la traiettoria della decarbonizzazione, introducendo correttivi che tengano conto delle preoccupazioni dell’industria. Tra le ipotesi in discussione figurano nuovi benchmark per le emissioni, un rafforzamento della riserva di stabilità del mercato e maggiore flessibilità nei permessi e nelle quote gratuite, oltre a un collegamento finanziario con la futura banca europea per la decarbonizzazione industriale. Tuttavia, la Commissione ha escluso la sospensione del sistema ETS, richiesta dall’Italia. Von der Leyen ha ribadito che il meccanismo resta “uno strumento collaudato e la bussola degli investimenti europei”. Il tema sarà centrale anche per il governo guidato da Giorgia Meloni, che al vertice europeo cercherà di ottenere correttivi più incisivi, contando su possibili alleanze con altri Paesi, tra cui la Germania del cancelliere Friedrich Merz. Anche la Polonia ha riconosciuto la difficoltà di sospendere l’ETS, sottolineando tuttavia la necessità di trovare soluzioni pragmatiche.
Parallelamente, l’Italia ha avanzato ulteriori richieste sul fronte energetico. Durante il Consiglio Energia a Bruxelles, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha chiesto un maggiore coinvolgimento degli Stati membri nella pianificazione delle infrastrutture energetiche, esprimendo contrarietà a una ulteriore centralizzazione delle decisioni a livello europeo. Intervenendo sul pacchetto europeo dedicato alle reti energetiche e al nuovo regolamento TEN-E, il ministro ha ribadito che lo sviluppo delle infrastrutture è indispensabile per raggiungere gli obiettivi climatici europei. L’Italia si è detta favorevole a una cooperazione più stretta tra Stati membri, purché sia garantita una ripartizione equa dei costi dei progetti e il consenso dei Paesi coinvolti. Pichetto Fratin ha inoltre accolto con favore l’intenzione europea di semplificare e accelerare le procedure autorizzative per gli impianti energetici, sottolineando che molte delle misure proposte sono già in linea con il Testo Unico sulle rinnovabili adottato in Italia nel 2024 e aggiornato nel 2025, pensato per razionalizzare i processi amministrativi legati alla costruzione e all’esercizio degli impianti. Nonostante alcuni progressi nei testi legislativi europei, il governo italiano ha segnalato alcune criticità tecniche sulle nuove norme autorizzative e intende continuare a lavorare nel negoziato per superarle. Infine, Bruxelles ha ribadito che le misure emergenziali non devono rallentare la transizione energetica. In questo quadro resta ferma la linea europea sul taglio delle importazioni energetiche dalla Russia. «Non importeremo più nemmeno una molecola di energia dalla Russia», ha dichiarato Jørgensen, riferendosi al nuovo provvedimento che porterà alla fine delle deroghe ancora in vigore per Ungheria e Slovacchia. Nel frattempo, il tema energetico è tornato anche al G7 Energia dedicato all’Ucraina, dove si discute della possibilità di rimettere in funzione l’oleodotto Druzhba pipeline con il coinvolgimento del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, mentre Kiev lavora alla riparazione delle infrastrutture danneggiate.
28Th Regime, von der Leyen conferma; in 48 ore una nuova impresa senza capitale minimo
La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, conferma le indiscrezioni sulla proposta di 28th regime che dovrebbe essere approvata questo mercoledi. In una lettera sulla competitività inviata agli Stati membri in vista del Consiglio europeo di giovedì, von der Leyen scrive che la proposta “istituisce un quadro giuridico societario realmente a livello europeo che renderà notevolmente più facile, in particolare per le imprese innovative, avviare, espandere e operare nel Mercato unico. Le imprese – prosegue von der Leyen – potranno registrarsi interamente online entro 48 ore, con un costo non superiore a 100 euro e senza requisiti minimi di capitale sociale. Consentendo una governance societaria interamente digitale, semplificando le formalità amministrative e facilitando l’uso di moderni strumenti di finanziamento e contratti standardizzati, Eu Inc. ridurrà drasticamente gli oneri per le Pmi e le startup, liberando il potenziale imprenditoriale dell’Europa”.
Birol (Aie): Il rilascio delle scorte di petrolio non basta, serve ripresa Stretto Hormuz
“Sebbene il rilascio delle nostre scorte possa fornire un ammortizzatore per ora, non è una soluzione duratura. Come ho ripetuto più volte la scorsa settimana, la cosa più importante per un ritorno a flussi stabili di petrolio e gas è la ripresa del transito attraverso lo Stretto di Hormuz”. Lo ha detto il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’Energia in merito agli ultimi sviluppi relativi al rilascio di emergenza delle scorte petrolifere da parte dell’Aie e sui prossimi passi.
Guerra del Golfo, Federagenti: shipping saprà rispondere all’emergenza
“Mi rendo conto di nuotare contro corrente, ma pur riconoscendo la gravità della crisi in Golfo Persico e quindi la criticità dello stretto di Hormuz (attraverso il quale tuttavia un numero non meglio precisato di navi petroliere, specie se dirette in Cina, sta transitando), mi sento di affermare che lo shipping una volta di più saprà rispondere all’emergenza con l’elasticità e la capacità di adattamento che ha dimostrato anche in tempi recenti”. Lo ha detto Paolo Pessina, presidente di Federagenti. “È accaduto con la guerra fra Russia e Ucraina, si è ripetuto nel Mar Rosso dove le navi sono state per mesi bersagliate dai ribelli Houthi, accade più spesso di quanto si pensi su rotte strategiche dove l’attività della nuova pirateria presenta un andamento ciclico – sottolinea Pessina -. In tutti i casi le aziende impegnate sulle rotte dei traffici marittimi hanno saputo trovare alternative, affrontare difficoltà operative, riposizionare la loro organizzazione e il loro network. Oggi – prosegue – non possiamo permetterci di sottovalutare la crisi in atto, ma vorrei ricordare che per più di quattro mesi la più importante via d’acqua del mondo, quella del Canale di Suez, sia stata costretta a ridimensionare drasticamente i transiti a causa dei missili dallo Yemen, e come dal 1967 al 1975 il Canale sia stato chiuso totalmente. Hormuz è senza ombra di dubbio un choke point di valore strategico planetario, e oggi le più di mille navi bloccate non possono non generare allarme. Ma nelle centrali delle grandi compagnie armatoriali, anche con il contributo delle nostre agenzie marittime, sono già allo studio soluzioni alternative, ben sapendo che il fattore tempo risulterà determinante. Come in ogni conflitto – conclude Pessina – le vie del mare faranno la differenza e ben difficilmente si potrà pensare a uno stretto di Hormuz aperto alle sole navi dirette in Cina e chiuso a tutte le altre. Oggi l’obiettivo principale è minimizzare i rischi anche e specialmente per gli equipaggi. Speriamo che in tempi brevi lo scenario possa cambiare nella direzione di una progressiva normalizzazione. Gli interessi (basti pensare al petrolio e al gas e all’economia di tutti i Paesi che sul Golfo si affacciano) sono di tale magnitudo che ben difficilmente la comunità mondiale non troverà una soluzione operativa”.
Conti pubblici, Bankitalia: a gennaio il debito sale a oltre 3.112 mld
Lo scorso gennaio il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 16,8 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.112,3 miliardi. A rilevarlo è la Banca d’Italia precisando che l’incremento riflette la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (9,5 miliardi, a 61,9) e il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (8,0 miliardi), mentre l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha operato in senso opposto (0,8 miliardi). Nella pubblicazione statistica “Finanza pubblica: fabbisogno e debito” Bankitalia precisa inoltre che con riferimento alla ripartizione per sottosettori, l’aumento del debito è imputabile a quello delle Amministrazioni centrali (16,6 miliardi) e a quello delle Amministrazioni locali (0,2 miliardi). Il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato. La vita media residua è rimasta stabile a 7,9 anni. La quota del debito detenuto dalla Banca d’Italia ha continuato a diminuire, collocandosi al 18,3 per cento (dal 18,5 del mese precedente). A dicembre (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) la quota detenuta dai non residenti era aumentata al 34,4 per cento (dal 34,3 del mese precedente) mentre quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) era diminuita al 14,4 per cento (dal 14,5). La Banca d’Italia ricorda infine che, come specificato nel più recente “Bollettino delle entrate tributarie” del Ministero dell’Economia e delle Finanze, per motivi tecnici connessi con le contabilizzazioni passate, il confronto tra gli incassi del Bilancio dello Stato di gennaio 2026 e quelli del corrispondente mese del 2025 risulta fortemente disomogeneo. Pertanto, questo mese “Finanza pubblica: fabbisogno e debito” non riporta tali dati. “La disomogeneità si risolverà con i dati relativi agli incassi del mese di febbraio” si legge a tal proposito.
Via libera Corte Conti a programma controlli 2026, faro su Pnrr, verifiche su avanzamento e conclusione opere e un focus su prevenzione irregolarità
Via libera della Corte dei Conti al programma dei controlli per l’anno 2026 e per il triennio 2026-2028, sulle principali aree di intervento delle politiche pubbliche. Nel 2026 , spiega una nota, “assume particolare rilievo l’attività di monitoraggio sull’attuazione del PNRR, le cui riforme, investimenti e obiettivi (..) dovranno essere completati entro agosto 2026”. Le verifiche – si spiega- si concentreranno soprattutto sullo stato di avanzamento e di conclusione di 69 delle 90 misure esaminate nel periodo 2022-2025, per un valore complessivo di 69 miliardi di euro, pari a circa il 36% della dotazione finanziaria del Piano (194,43 miliardi di euro). Saranno esclusi gli interventi già conclusi, per i quali la Corte ha accertato il raggiungimento dei relativi risultati, nonché quelli non più finanziati con fondi Pnrr. Nel primo semestre dell’anno saranno analizzati, attraverso specifici rapporti, gli interventi con obiettivi finali entro il mese di marzo; nel secondo semestre, quelli con investimenti e traguardi in scadenza entro il termine del Piano. Le risultanze – si legge nel documento – confluiranno in una relazione finale sullo stato complessivo di realizzazione. Un ambito specifico di analisi sarà, inoltre, dedicato alla verifica delle azioni di prevenzione dei rischi di irregolarità, frode e corruzione anche nella fase conclusiva di attuazione del Pnrr. Nell’ambito delle indagini ordinarie, i controlli riguarderanno le politiche per l’innovazione tecnologica e la presenza delle imprese nei mercati esteri, quelle a sostegno delle famiglie, per l’inclusione delle persone con disabilità e per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale, nonché le misure per il contrasto all’evasione fiscale e la promozione dell’osservanza spontanea degli obblighi fiscali. Saranno, inoltre, oggetto di esame gli investimenti nei settori strategici, nelle infrastrutture materiali e digitali e nella coesione territoriale. Resterà alta, infine, l’attenzione sui temi dell’ambiente, della mobilità a ridotto impatto ecologico, della salute, del lavoro, dell’istruzione, della digitalizzazione, della parità di genere e della riduzione delle disuguaglianze economiche, sociali e territoriali.
Agenzia delle Entrate, quotazioni immobiliari, online i dati dell’ultimo semestre 2025. Più semplice consultarle sull’app OMI Mobile e sul sito dell’Agenzia
Pubblicate le quotazioni immobiliari con i valori di mercato elaborati dall’Osservatorio del Mercato immobiliare dell’Agenzia (Omi) per il periodo luglio-dicembre 2025. Da oggi, i dati potranno essere consultati in maniera ancora più facile e immediata: sia l’app OMI Mobile, disponibile sui principali store, sia la consultazione sul sito delle Entrate si presentano con una veste grafica rinnovata per offrire una migliore esperienza d’uso agli utenti. Restyling anche per Geopoi, l’applicativo che consente di consultare i dati navigando direttamente sulla mappa. Tutti i servizi dedicati alle quotazioni Omi, che registrano oltre 9 milioni di consultazioni ogni anno, sono disponibili ad accesso libero. Le quotazioni, aggiornate al 31 dicembre 2025, individuano, per ogni delimitata zona territoriale omogenea (Zona Omi) di ciascun Comune, un intervallo minimo/massimo per unità di superficie in euro al metro quadro dei valori di mercato e di locazione, per tipologia immobiliare – abitazioni, box, negozi, uffici e capannoni – e stato di conservazione. Naturalmente, si tratta di indicazioni di valori che non possono sostituire la stima puntuale sul singolo immobile effettuata da un tecnico professionista. Da oggi, le quotazioni immobiliari potranno essere consultate in modo ancora più semplice e intuitivo: l’app OMI Mobile, infatti, si rinnova nella veste grafica e offe nuove funzionalità. Attivando la geolocalizzazione, per esempio, è possibile consultare le quotazioni dell’area in cui ci si trova e condividere direttamente il risultato della ricerca. Attenzione però: per utilizzare le nuove funzionalità, gli utenti che hanno già scaricato l’app dovranno aggiornarla (su Play Store per i dispositivi Android e su App Store per IOS). Veste rinnovata anche per il servizio di consultazione su mappa Geopoi, disponibile sul sito dell’Agenzia. L’applicativo si presenta con una interfaccia aggiornata e arricchita da nuove funzionalità. In particolare, le quotazioni immobiliari sono consultabili in serie storica ed è possibile eseguire il download dei perimetri delle zone OMI a partire dal 1° semestre 2016.
Antitrust: rating di legalità, in vigore il nuovo Regolamento
E’ in vigore da ieri il nuovo Regolamento attuativo in materia di rating di legalità (delibera AGCM, 27 gennaio 2026, n. 31812). Il nuovo Regolamento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 33 del 10 febbraio 2026) e nel Bollettino dell’Autorità (supplemento al Bollettino n. 6 del 10 febbraio 2026). Dal 10 febbraio sono a disposizione delle imprese il Comunicato, che guida alla lettura della nuova disciplina, anche transitoria, e le nuove FAQ.
Questi i principali elementi di novità: il rating attribuito o rinnovato con il nuovo Regolamento avrà una durata di tre anni; verrà riconosciuto un punteggio aggiuntivo all’impresa che, alla presentazione della domanda di rinnovo, risulti averlo già ottenuto, in via continuativa, per almeno tre volte precedenti; l’attestato di attribuzione del rating verrà rilasciato anche in lingua inglese, in modo da rendere l’attestazione più spendibile sui mercati esteri.
Inoltre, vengono rafforzati i presidi di legalità e gli obblighi informativi a garanzia della natura premiale del rating. Da oggi le imprese dovranno utilizzare i nuovi Formulari e i Modelli disponibili sulla piattaforma Webrating e sul sito dell’Autorità – sezione Rating di legalità. Fino al 15 aprile 2026, le imprese possono rinnovare le domande di rating già presentate e attualmente pendenti che, altrimenti, si intenderanno ritirate, ferma restando la possibilità di ripresentare la domanda in qualunque momento (punti 14-17 del Comunicato alle imprese). Entro il 15 maggio 2026, le imprese già titolari di rating al 16 marzo 2026 dovranno comunicare all’Autorità – utilizzando l’apposito Modello disponibile sul sito – l’eventuale esistenza di eventi, preesistenti all’entrata in vigore del nuovo Regolamento, che in base alle nuove disposizioni impediscono il mantenimento del rating (punti 18-21 del Comunicato alle imprese). Informazioni di dettaglio e procedure informatiche da seguire sono indicate sul sito dell’Autorità, sezione Rating di legalità.
Ue, ok della Commissione alle nuove linee guida per gli aiuti di Stato per trasporti sostenibili
Via libera dalla Commissione Ue agli orientamenti sugli aiuti di Stato per i trasporti terrestri e multimodali (orientamenti Lmt) e al regolamento di esenzione per categoria nel settore dei trasporti (Tber). Questi strumenti – sintetizza la Commissione in una nota – promuovono modalità di trasporto più sostenibili sia per i passeggeri che per le merci e aggiornano il quadro dell’Ue in materia di aiuti di Stato per i trasporti terrestri e multimodali. Entrambe entreranno in vigore il 30 marzo 2026 (il Tber resterà in vigore fino al 31 dicembre 2034, mentre non è prevista una data di scadenza per gli orientamenti Lmt). “Questo nuovo quadro di esenzione costituisce una significativa semplificazione, consentendo agli Stati membri di erogare rapidamente gli aiuti laddove siano soddisfatte le condizioni – evidenzia la Commissione in una nota -. Di conseguenza, gli Stati membri possono ora attuare molte misure senza la necessità di un’approvazione preventiva da parte della Commissione”. Le nuove norme sostituiscono gli orientamenti del 2008 sugli aiuti di Stato alle imprese ferroviarie. Nel dettaglio, le nuove linee guida coprono tutte le modalità di trasporto terrestre più sostenibili rispetto al trasporto su strada. Queste includono la ferrovia, le vie navigabili interne e il trasporto multimodale sostenibile. Per quanto riguarda il trasporto multimodale, almeno una delle modalità di trasporto utilizzate deve essere la ferrovia o le vie navigabili interne, oppure combinare il trasporto terrestre con il trasporto marittimo a corto raggio. Le linee guida chiariscono anche le possibilità relative a diverse misure di aiuto al funzionamento e agli investimenti, quali gli aiuti per la costruzione e il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie e delle vie navigabili interne, gli aiuti per il lancio di nuovi collegamenti commerciali su rotaia e vie navigabili interne, e chiariscono le possibilità di aiuti sotto forma di rimborso per l’adempimento di obblighi di servizio pubblico nel settore del trasporto merci ferroviario. Introdotte norme più flessibili per le misure di aiuto che contribuiscono direttamente alla transizione verde e digitale. Ciò include gli aiuti volti a ridurre i costi esterni dei trasporti, nonché gli aiuti che promuovono l’interoperabilità, come gli aiuti per un funzionamento più sicuro ed efficiente tra i sistemi ferroviari nazionali. Queste disposizioni sono concepite per sostenere il passaggio dal trasporto su strada a modalità di trasporto più sostenibili, garantendo al contempo che gli aiuti rimangano mirati e proporzionati. Inoltre, sono state introdotte misure di salvaguardia per sostenere l’ingresso e la crescita di nuovi operatori nei mercati del trasporto terrestre sostenibile. Queste facilitano l’accesso ai finanziamenti per le Pmi, le piccole e medie capitalizzazioni (Smc) e i nuovi operatori per l’acquisto di materiale rotabile e di imbarcazioni per la navigazione interna, preservando al contempo una concorrenza effettiva. Il regolamento di esenzione per categoria in materia di aiuti di Stato nel settore dei trasporti (Tber) integra gli orientamenti esentando alcune categorie di aiuti nei settori ferroviario, della navigazione interna e del trasporto multimodale sostenibile dall’obbligo di notifica preventiva.
Sicurezza sul lavoro, Inail, Enel e sindacati forma un protocollo d’intesa
Enel, Inail e le segreterie nazionali dei sindacati Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno sottoscritto ieri un protocollo d’intesa di durata triennale “per la promozione della salute e della sicurezza sul lavoro nel settore energetico”. L’intesa – spiega l’Inail in una nota – “consolida e rinnova la positiva collaborazione avviata con il precedente protocollo firmato nel novembre 2022 e si inserisce nel quadro delle politiche di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. L’obiettivo è quello di rafforzare le azioni congiunte per gestire la trasformazione del mondo del lavoro determinata dalle transizioni digitale, ambientale e demografica e affrontare la complessità degli investimenti infrastrutturali, industriali ed energetici programmati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e nel Piano nazionale complementare (Pnc), assicurando elevati standard di protezione a tutti i lavoratori coinvolti nelle attività finanziate”. Il nuovo protocollo d’intesa punta “ad ampliare e approfondire gli ambiti di intervento già avviati, con particolare attenzione alla ricerca e sperimentazione di soluzioni tecnologiche e modelli innovativi per garantire la sicurezza dei lavoratori, oltre che alla diffusione e condivisione di una cultura della sicurezza partecipata. I risultati delle iniziative previste saranno considerati anche nell’ottica della replicabilità degli interventi e del numero dei destinatari raggiunti, direttamente o indirettamente, nella filiera dell’energia”. A margine della firma del protocollo, “sono stati presentati i risultati conseguiti nell’ambito dell’accordo del 2022, che ha generato progetti concreti su diversi fronti della salute e sicurezza. Ampio spazio ha avuto il tema dell’innovazione tecnologica applicata alla sicurezza. Nell’ambito del precedente accordo, sono stati testati con esito positivo dispositivi di protezione individuale di nuova generazione — caschi dotati di sensori di campo elettrico basati su principi di Industria 5.0 e intelligenza artificiale — per ridurre il rischio di elettrocuzione in prossimità di linee aeree in tensione ed è stata validata una procedura per l’impiego di sistemi a pilotaggio remoto nelle ispezioni visive di apparecchiature a pressione”. Completano il quadro “iniziative scalate a livello di sistema: le campagne di comunicazione del rischio e per la promozione della cultura della salute e sicurezza, che si sono tradotte nella pubblicazione di due opuscoli informativi sul rischio elettrico nel settore agricolo e nel settore delle costruzioni, rivolti a lavoratori di comparti che possono trovarsi a operare in prossimità di infrastrutture elettriche, e la sperimentazione di strumenti integrativi per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro correlato nel mutato contesto lavorativo/sociale post pandemico”.
Vertenza Natuzzi, sindacati: fumata nera al Mimit, obiettivo tutela del lavoro e futuro industriale in Italia
Nulla di fatto dopo l’ennesimo incontro sulla vertenza Natuzzi che si è svolto oggi pomeriggio al Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Dopo giorni di confronto e trattative tra le parti, allo stato attuale non è stato possibile raggiungere un accordo”, hanno dichiarato le segreterie nazionali di FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil e Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, insieme alle Rsu del Gruppo Natuzzi. “Nel corso del precedente confronto istituzionale – proseguono le sigle sindacali – Ministero e Regioni avevano assunto l’impegno di predisporre un testo di sintesi sul tema delle internalizzazioni, al fine di favorire un possibile avanzamento del negoziato, avendo colto la sensibilità dei sindacati su questo tema come fondamentale per la tutela dei posti di lavoro. Da parte nostra – sottolineano – abbiamo ribadito nel confronto le nostre posizioni, sempre improntate alla disponibilità, al dialogo e al confronto, senza pregiudiziali, con l’obiettivo di individuare soluzioni utili alla tutela dell’occupazione e al futuro industriale del gruppo in Italia. Nel corso dell’incontro odierno, l’azienda ha confermato nella sostanza l’impostazione del piano già presentato al Mimit, determinando così il permanere di distanze significative tra le posizioni delle parti. Noi – proseguono i sindacati – abbiamo ribadito che l’obiettivo resta quello di perseguire un’eventuale intesa, che possa fondarsi su alcuni contenuti ritenuti fondamentali per garantire prospettive industriali e occupazionali, vale a dire le internalizzazioni, un quadro certo di prospettive industriali e produttive per la definizione e la tutela del perimetro industriale, l’attivazione di piani di incentivo all’esodo e di politiche attive su base volontaria. La ripresa del tavolo di confronto rimane il nostro obiettivo centrale. Auspichiamo che i prossimi passi dell’azienda si muovano nella direzione del senso di responsabilità che tutte le parti presenti al tavolo hanno richiamato, con l’obiettivo di rafforzare e rilanciare un presidio industriale strategico per il territorio e per il Paese”, concludono le segreterie nazionali di Feneal, Filca, Fillea, Filcams, Fisascat, Uiltucs.
Il Gruppo Hera perfeziona l’acquisto del Gruppo Sostelia e diventa il player di riferimento italiano nel trattamento delle acque
Il Gruppo Hera ha perfezionato oggi l’acquisto del 100% di STA Società Trattamento Acque, di Mantova, e delle relative società controllate: NTW (di Cornuda – TV), CID (di Colloredo di Monte Albano –UD), NPC (di Marene – CN), Trentino Acque (di Lavis – TN), COMS (di Talmassons – UD) e Acque della Concordia (di Mantova). Nel loro insieme le società formano il Gruppo Sostelia, che grazie ai know-how peculiari delle proprie entità è fra i più importanti player privati italiani leader nel water treatment con tecnologie avanzate, ricerca, sviluppo e know-how di alto livello. La vendita è avvenuta per il 65% da parte di Xenon Fidec, fondo di private equity impact gestito da Xenon AIFM, e per il restante 35% da imprenditori, soci di minoranza di STA, che a partire da agosto 2023 avevano ceduto al fondo l’intero capitale delle singole società. La compravendita odierna segue la positiva verifica di tutte le condizioni sospensive previste dall’accordo vincolante stipulato lo scorso 19 gennaio e comunicato in pari data, fra cui la preventiva cessione del 100% di Smart SEA, società esclusa dal perimetro dell’operazione. Il Gruppo Sostelia gestisce oltre 1.200 impianti, ha più di 1.200 clienti attivi, circa 350 collaboratori e un fatturato di circa 100 milioni di euro. Circa il 70% dell’attività è focalizzata sui clienti industriali. Il Gruppo Hera rafforza così ulteriormente il suo posizionamento nei due settori water e waste, con riferimento al trattamento delle acque civili e industriali, ambito particolarmente sinergico con le proprie attività. Con questa acquisizione il Gruppo Hera diventa, infatti, il player di riferimento in Italia nel trattamento delle acque, con un’offerta integrata su tutta la filiera: dalla progettazione e costruzione alla gestione e manutenzione, fino al trattamento e smaltimento dei rifiuti liquidi e fanghi correlati ai processi di depurazione. I razionali economici: enterprise value a 138 milioni e contributo al margine operativo lordo di oltre 20 milioni. L’operazione ha un’enterprise value di 138 milioni di euro e si stima possa portare un contributo alla crescita del margine operativo lordo consolidato del Gruppo Hera per più di 20 milioni di euro, oltre al valore delle sinergie da integrazione previste.
Eni annuncia maxi scoperte di gas in Libia per oltre 28 mld di metri cubi
Eni ha effettuato due nuove scoperte a gas e condensati in Libia a seguito di una campagna esplorativa avviata negli ultimi mesi. Due strutture geologiche adiacenti, Bahr Essalam South 2 (BESS 2) e Bahr Essalam South 3 (BESS 3) sono state investigate con successo rispettivamente dai due pozzi B2 16/4 e C1-16/4 a circa 85 km dalla costa, in ca 200 metri d’acqua, e 16 km a sud del giacimento di gas Bahr Essalam. I livelli mineralizzati sono stati rinvenuti in entrambi i pozzi nella Formazione Metlaoui, nota per essere la principale formazione produttiva dell’area. I dati di perforazione indicano un reservoir di eccellente qualità, con produttività confermata da test di produzione già eseguito sul primo pozzo. Le prime valutazioni volumetriche indicano che le strutture BESS 2 e BESS 3 contengono complessivamente oltre 28 miliardi di metri cubi di gas in posto. La prossimità alle strutture esistenti del campo di Bahr Essalam, il più grande campo gas offshore della Libia in produzione dal 2005, consentirà un rapido sviluppo grazie al collegamento alle strutture esistenti. Il gas sarà destinato sia al mercato domestico libico che all’esportazione verso l’Italia. Eni è presente nel Paese dal 1959 ed è oggi il principale operatore internazionale in Libia, con una produzione equity pari a circa 162.000 barili equivalenti di petrolio al giorno nel 2025. L’azienda ha tre progetti di sviluppo in fase esecutiva, due dei quali saranno avviati nel 2026.
A Zinasco (PV) connesso alla rete di distribuzione di Italgas un impianto di Edison per la produzione di biometano
Italgas ed Edison hanno completato a Zinasco (PV) l’attivazione del collegamento alla rete di distribuzione di Italgas di un impianto di proprietà di Edison per la produzione di biometano, in coerenza con l’obiettivo di sviluppo dei gas rinnovabili e dei principi dell’economia circolare. L’impianto Edison produce biometano a partire da FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) e da rifiuti organici provenienti dal comparto agroalimentare attraverso un processo di digestione anaerobica e successiva purificazione del biogas. Il gas rinnovabile ottenuto, completamente equivalente al gas naturale, è immesso nella rete di distribuzione Italgas previa un sistema di ricezione e controllo qualità ed è destinato alla decarbonizzazione del settore trasporti.
L’infrastruttura consentirà l’immissione nel network Italgas di circa 2 milioni di metri cubi l’anno di biometano. Un quantitativo che potrebbe soddisfare i consumi medi annui di circa 2.000 famiglie del territorio. La realizzazione dell’opera ha richiesto anche la posa di un nuovo tratto di rete di 320 metri di lunghezza. L’intervento si colloca nel quadro regolatorio definito da ARERA – in particolare dalla Delibera 46/2015/R/gas e s.m.i. – che disciplina le condizioni tecniche e le procedure per la connessione degli impianti di produzione di biometano alle reti del gas naturale, prevedendo la verifica di compatibilità e sicurezza da parte del gestore di rete. “Il biometano è la risposta più immediata e concreta alla necessità di accelerare il percorso di decarbonizzazione dei consumi, oltre a valorizzare le filiere industriali e agricole dei territori – ha commentato Pier Lorenzo Dell’Orco, amministratore delegato di Italgas Reti –. La messa in esercizio del collegamento di Zinasco conferma l’importanza strategica della presenza capillare del network digitale come quello di Italgas che, garantendo la disponibilità della rete, stimola lo sviluppo di biometano e l’economia circolare, a vantaggio del territorio e dei suoi abitanti”. “Grazie ad impianti come quello di Zinasco contribuiamo concretamente alla decarbonizzazione dei settori “hard to abate” e allo sviluppo di filiere circolari sui territori”, ha dichiarato Fabrizio Mattana, EVP Gas Asset di Edison. “Il biometano è per noi un asse di crescita industriale sinergico con altre attività del Gruppo e abbiamo l’ambizione di crescere dimensionalmente. Prevediamo nuovi allacciamenti già nei prossimi mesi e il consolidamento della collaborazione con Italgas per un’efficiente e tempestiva connessione degli impianti alla rete di distribuzione”. Attualmente sono 14 gli impianti di produzione di biometano già connessi alla rete Italgas. L’obiettivo è raggiungere entro il 2031 una capacità di immissione pari a 1,2 miliardi di metri cubi annui.
Webuild: Salini acquista ulteriori 100 mila azioni del gruppo
Pietro Salini, amministratore delegato e azionista di riferimento di Webuild, ha acquistato ulteriori 100.000 azioni del gruppo ad un prezzo medio ponderato di 2,6234 euro per azione, per un controvalore complessivo di 262.340 euro. E’ quanto emerge dalle comunicazioni internal dealing con tutti i dettagli dell’operazione. Anche Massimo Ferrari, direttore generale di Webuild, ha acquistato ulteriori 100.000 azioni del gruppo ad un prezzo medio ponderato di 2,5829 euro per azione, per un controvalore complessivo di 258.290 euro.
Bei: investe 70 mln per transizione energetica in Asia gruppo tedesco Patrizia
Bei Global, il braccio operativo della Banca Europea per gli Investimenti dedicato allo sviluppo, ha deciso un investimento di 70 milioni di dollari per sostenere la transizione energetica della societa’ di investimenti tedesca Patrizia in Asia. “Questo investimento dimostra come la Bei possa mobilitare capitali europei e globali su scala per costruire la prossima generazione di infrastrutture pulite e resilienti nella regione” commenta Nicola Beer, Vice presidente Bei. L’investimento, in dettaglio, prevede un apporto di capitale al fondo di nuova costituzione Emerging Asia Sustainable Infrastructure Fund (Esif) che sosterra’ investimenti infrastrutturali nelle Filippine, Malesia, Thailandia, Vietnam, India e Indonesia, promuovendo progetti ambientali o sociali che contribuiscano alla transizione climatica della regione. Il capitale sara’ impiegato attraverso il Fondo Esif, gestito da Patrizia Mbk Fund Management (Pmbk), la joint venture tra Patrizia e la giapponese Mitsui che vanta oltre 15 anni di collaborazione. L’obiettivo di raccolta del Fondo Esif e’ di 300 milioni di dollari.
Poste Italiane per la mobilità sostenibile: oltre 2.600 le colonnine di ricarica già installate nei piccoli centri
Sono già più di 2.600 le colonnine di ricarica per veicoli elettrici installate da Poste Italiane nell’ambito del Progetto Polis, che ha l’obiettivo di portare i servizi della Pubblica amministrazione in circa 7 mila uffici postali nei centri con meno di 15 mila abitanti e agevolare la transizione ecologica e digitale. L’iniziativa fa parte delle politiche mobilità sostenibile e prevede, entro il 2026, l’installazione di 5 mila stazioni di ricarica in circa 3.500 Comuni, sia nei parcheggi di Poste Italiane che nelle aree pubbliche. Le colonnine sono dislocate lungo tutta Italia, con una distribuzione diffusa per il 35% al Nord, il 20% al Centro, il 30% al Sud e il 15% sulle isole. Il Progetto Polis ha un ruolo fortemente strategico nel rafforzare il tessuto sociale dei piccoli centri e delle aree interne, potenziando le infrastrutture digitali, agevolando la transizione green e contribuendo a frenare il fenomeno dello spopolamento. È finanziato con risorse del piano complementare al PNRR per 800 milioni di euro e per oltre 400 milioni a carico di Poste Italiane e prevede la trasformazione di 6.933 uffici postali in sportelli unici di prossimità al servizio dei cittadini. Si stima che il Progetto avrà un impatto di 1.061 milioni di euro sul PIL dell’Italia (nel periodo di investimento dal 2022 al 2026 e di operatività degli uffici postali fino al 2031), porterà alla distribuzione di 484 milioni di reddito da lavoro e alla creazione di 18.600 posti di lavoro.
Fincantieri entra nell’indice MIb Esg
Fincantieri entra a far parte del MIB ESG Index, l’indice blue-chip per l’Italia dedicato alle best practice Environmental, Social, e Governance (ESG) di Borsa Italiana, parte del gruppo Euronext. L’inserimento del titolo Fincantieri nell’indice MIB ESG arriva a seguito della revisione trimestrale dell’indice e verrà attuata dopo la chiusura dei mercati di venerdì 20 marzo 2026, con l’entrata in vigore a partire da lunedì 23 marzo. Questo riconoscimento rappresenta un’ulteriore conferma dell’impegno di Fincantieri nell’integrare i principi di sostenibilità all’interno della propria strategia industriale e nelle attività operative. Il Gruppo promuove un modello di sviluppo responsabile e orientato alla creazione di valore nel lungo periodo per tutti gli stakeholder, confermando la centralità dei fattori ambientali, sociali e di governance nel proprio percorso di crescita. L’indice MIB ESG combina la misurazione della performance economica con valutazioni ESG in linea con i principi del Global Compact delle Nazioni Unite.
Da Intesa 10 milioni a Igd contro rischi cambiamento climatico
Intesa Sanpaolo e Igd – Immobiliare Grande Distribuzione hanno sottoscritto un contratto per una linea di credito unsecured fino a 10 milioni di euro, con durata di 5 anni, destinata a finanziare progetti di investimento volti a migliorare l’adattamento e la resilienza degli asset immobiliari ai cambiamenti climatici. Il finanziamento, messo a disposizione dalla divisione Imi Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo, guidata da Mauro Micillo, sarà utilizzato da Igd per sostenere interventi finalizzati a rafforzare la capacità degli asset del gruppo di fronteggiare i rischi connessi al cambiamento climatico. L’operazione rappresenta il primo finanziamento sottoscritto da Intesa Sanpaolo destinato specificamente a sostenere progetti di miglioramento dell’adattamento e resilienza al cambiamento climatico, in coerenza con le linee guida del piano di impresa 2026-2029 della banca guidata dal ceo Carlo Messina. “La firma di questa linea di credito rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento della nostra strategia di sostenibilità e di mitigazione dei rischi climatici nel nostro portafoglio di centri commerciali, un percorso intrapreso circa 10 anni fa”, afferma Roberto Zoia, amministratore delegato e direttore generale di Igd. “Questa operazione introduce una struttura di finanziamento innovativa, pensata per sostenere interventi mirati ad accrescere la capacità degli asset immobiliari di affrontare in modo sempre più efficace i rischi legati al cambiamento climatico”, spiega Laura Asperti, responsabile industry food & beverage and distribution della divisione Imi Cib di Intesa Sanpaolo.
Bestbe: al via nuovo piano industriale per lo sviluppo del progetto ‘Balkans Renwable Energy’
Via libera del cda di Bestbe Holding al piano Industriale 2026–2030 del Gruppo, volto allo sviluppo del “Progetto Balkans Renewable Energy, iniziativa strategica della nuova proprietà, finalizzata alla produzione, gestione e commercializzazione di energia elettrica da fonti rinnovabili nei mercati europei.
Il Piano Industriale prevede il raggiungimento nel quinquennio 2026–2030 di una produzione energetica complessiva superiore a 895.000 MWh annui a regime attraverso il partner industriale We Energo Gmbh , con i primi ricavi da vendita di energia attesi a partire dalla metà del secondo trimestre del 2026, in coerenza con il piano di cassa mensile a maggio 2027 del Gruppo – che verrà utilizzato per le valutazioni degli amministratori sulla ricorrenza del presupposto della continuità aziendale ai fini della redazione dei bilanci al 31 dicembre 2024, 2025 e della relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2025 — e con l’avvio dell’operatività del primo impianto fotovoltaico in Bosnia. I flussi di cassa operativi da vendita di energia previsti nel piano — con EBITDA mensile atteso pari a circa € 150 mila a partire dal Q3 2026— sono coerenti con le uscite ricorrenti del Gruppo e con gli investimenti programmati negli impianti di We Energo GmbH. Le limitazioni ad oggi esistenti nella implementazione dei tiraggi del POC FG MONCACO, conseguenti alla sospensione delle negoziazioni del titolo effettuata da Borsa Italiana in attesa dell’approvazione dei bilanci al 31 dicembre 2024 e 2025 e della relazione finanziaria semestrale. Il Business Plan “segna una svolta strategica per Bbh. Abbiamo costruito un modello industriale integrato e scalabile, che parte dalla produzione rinnovabile nei Balcani e arriva fino al cliente finale italiano. Il piano e’ sostenibile, ambizioso e fondato su partnership industriali concrete”, ha detto il presidente del Cda, Rosario Caiazzo.
Energia, Ecco: Italia spende solo 9% proventi aste Ets per transizione
L’Italia spende solo il 9% dei proventi generati dalle ASTE del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, ETS, per politiche legate alla transizione come lo sviluppo delle rinnovabili, l’efficienza energetica o la compensazione dei costi per imprese esposte alla competizione internazionale. È quanto afferma l’aggiornamento dell’analisi di ECCO, il think tank italiano per il clima, basata sulle rendicontazioni presentate dall’Italia alla Commissione europea tra il 2012 e il 2024. L’Italia dispone di risorse significative generate dal sistema ETS. Dall’analisi delle rendicontazioni pubbliche presentate alla Commissione europea emerge che tra il 2012 e il 2024 le aste ETS hanno generato circa 18 miliardi di euro di entrate. Tuttavia, dall’analisi aggiornata delle rendicontazioni disponibili risulta che solo 1.6 miliardi di euro, pari a circa il 9% dei proventi complessivi, siano stati effettivamente spesi. “In un paese con ridotto spazio fiscale come l’Italia, i proventi delle aste ETS rappresentano una risorsa irrinunciabile per proteggere famiglie e imprese dai costi della transizione. Inoltre, tali fondi permettono di risolvere alla radice la causa principale degli alti costi energetici e della loro volatilità, ovvero la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili,” afferma Chiara Di Mambro, Direttrice strategia Italia e Europa di ECCO, il think tank italiano per il clima. Negli ultimi anni una parte di queste risorse è stata già utilizzata per affrontare l’emergenza dei costi dell’energia. Tra il 2021 e il 2022, 3.6 miliardi di euro derivanti dalle aste ETS erano stati destinati a misure temporanee di contenimento dei costi delle bollette. Tuttavia, dalle rendicontazioni ufficiali non è possibile rintracciare questa spesa. La Direttiva ETS prevede strumenti che consentono di intervenire concretamente per ridurre i costi delle bollette di famiglie e imprese, senza tuttavia comprometterne la finalità principale: favorire il progressivo abbandono della dipendenza dai combustibili fossili. Questa dipendenza, oltre a essere responsabile delle emissioni di gas serra, rappresenta infatti una delle principali cause degli elevati costi energetici dell’Unione. La Direttiva ETS, inoltre, consente agli Stati membri di utilizzare fino al 25% dei proventi delle ASTE per compensare i costi indiretti sostenuti dalle imprese energivore esposte alla concorrenza internazionale. Nonostante l’aumento dei costi energetici negli ultimi anni, l’Italia ha destinato a queste compensazioni solo il 5.6% dei proventi dal 2020, contro il 26% della Germania e il 38% della Francia. Secondo la Commissione europea, raggiungere gli obiettivi di transizione richiederà circa 660 miliardi di euro all’anno nel periodo 2026-2030. Per l’Italia si stimano fino a oltre 130 miliardi l’anno. Secondo le proiezioni, l’Italia potrebbe incassare stabilmente più di 4 miliardi di euro all’anno da qui al 2030, un contributo sostanziale, ancorché non sufficiente rispetto al percorso di transizione verso la neutralità climatica e l’indipendenza energetica dell’Italia conclude ECCO.
Imec: Rojc (Pd), Porto Franco Trieste sarebbe prova che si fa sul serio
“E’ adesso che si deve progettare il dopoguerra, ragionare sul presente e gettare le basi del futuro. Il grandioso progetto del corridoio Indo-Mediterraneo è parte di questo futuro in costruzione. Ed è giusto che Trieste sia punto nodale per il collegamento tra India, Medio Oriente e Europa”. Lo ha detto la senatrice Tatjana Rojc (Pd) oggi all’evento “Priority Actions: Upper Adriatic Interoperability & Balkan Connectivity”, dedicato agli investimenti infrastrutturali e alla cooperazione logistica tra Alto Adriatico, Europa centrale e Balcani. La senatrice ha fatto riferimento allo scalo di Trieste come a un porto-regione a servizio del Paese” sottolineando al contempo come ci siano “dei nodi che solo il Governo può assumersi la responsabilità di prendere in mano”, collocando tra questi “i negoziati per l’allargamento dell’UE ai Balcani Occidentali” che sono “aprire quanto prima” e la questione della extradoganalità del porto di Trieste. “Facciamo un passo concreto anche noi per costruire questo corridoio – ha esortato Rojc – sapendo che il Porto Franco internazionale di Trieste è un imprescindibile corollario di Imec, anzi vorrei dire che è la controprova che si fa sul serio”.
Immobiliare: S&P, pressioni creditizie su mercato Dubai, pressioni su attrattivita’
Il real estate negli Emirati Arabi Uniti potrebbe subire pressioni creditizie a causa del conflitto in Medio Oriente. Considerato che l’80%-90% della popolazione è costituito da expat e che il mercato Immobiliare dipende in misura significativa dagli investimenti esteri, gli Emirati, e in particolare Dubai, “risultano particolarmente esposti agli effetti indiretti dell’attuale conflitto nell’area del Golfo”. E’ quanto emerge da un report di S&P Global Ratings, secondo cui il mercato Immobiliare di Dubai “resta sensibile ai rischi geopolitici e al sentiment degli investitori, nonostante il suo status di safe haven”. Sebbene attacchi diretti alle infrastrutture civili e commerciali di Dubai non rientrassero nello scenario centrale inizialmente considerato, “l’attuale evoluzione del contesto rappresenta un’escalation di tali rischi”, motivo per cui, spiega S&P, l’attrattività di Dubai “potrebbe risultare temporaneamente sotto pressione”. Tuttavia, l’agenzia di rating, non prevede un crollo Immobiliare simile a quello del 2008 qualora la fase più intensa del conflitto dovesse protrarsi fino a quattro settimane. Tuttavia, “una correzione significativa dei prezzi non può essere esclusa nel caso in cui il conflitto si protragga oltre tale orizzonte temporale”. Detto questo, spiega il report, le società che possiedono asset di elevato valore e forte visibilità (aeroporti, porti, hotel e principali infrastrutture turistiche) sono esposte a un rischio più elevato di potenziali interruzioni operative di natura fisica. “Sebbene questo rischio risulti potenzialmente in aumento, riteniamo che, allo stato attuale, i danni registrati non abbiano superato livelli tali da risultare irreparabili. Qualora gli sviluppatori dispongano di coperture assicurative contro il rischio di guerra, tali danni potrebbero essere coperti dalle relative polizze”, dice S&P. A livello di rating, l’agenzia considera “positivamente la diversificazione geografica, che in contesti come quello attuale contribuisce a distribuire il rischio. Tuttavia, i quattro sviluppatori negli Emirati Arabi Uniti attualmente oggetto di rating S&P risultano fortemente concentrati su Dubai e quindi particolarmente esposti alle condizioni prevalenti nel mercato locale”.
Aeroporto di Venezia, Save consegue la certificazione ISO 22301 relativa alla continuità operativa in caso di eventi avversi
Prevenzione, risposta, ripresa rapida, questa sequenza di azioni costituisce il perimetro delle attività inserite nel piano di Business Continuity elaborato da SAVE per l’aeroporto Marco Polo, il cui modello di coordinamento interfunzionale ha ottenuto la certificazione ISO 22301, standard internazionale che definisce e attesta i requisiti che un sistema di gestione deve adottare a garanzia della propria continuità operativa. Rilasciata da DNV, uno dei principali enti di certificazione e assurance a livello globale,, l’attestazione convalida i passaggi procedurali e di intervento del Modello, elaborato a partire dalla classificazione delle diverse tipologie di influenze esterne che possono avere impatti significativi sull’attività dell’aeroporto. Circostanze che per intensità e durata possono causare l’interruzione di tutte o parte delle operazioni, quali eventi naturali e ambientali, incidenti aeronautici, problematiche connesse ai sistemi informatici e alla sicurezza. Rispetto a tali contingenze, la cui gestione fa capo a procedure e regolamenti dedicati alla specificità del singolo episodio e alla casistica in cui rientra, il Modello di Coordinamento Interfunzionale, interloquendo trasversalmente con tali procedure, si focalizza sulle attività primarie dell’aeroporto, vale a dire partenze e arrivi dei passeggeri, per evitare quanto più possibile l’interruzione dell’operatività aeroportuale o agevolarne nei tempi più veloci la ripresa. La certificazione attesta dunque il Modello di coordinamento tra le diverse funzioni aeroportuali attraverso azioni armonizzate e condivise, con il fine di raggiungere il comune obiettivo di continuare a erogare il servizio aeroportuale dapprima a un livello minimo, fino alla sua ripresa totale. L’adeguata preparazione delle persone coinvolte nella gestione ed esecuzione delle attività previste dal Piano di ripresa dei servizi aeroportuali è alla base stessa della sua efficacia. A tal fine, SAVE ha stabilito per i propri dipendenti sessioni continuative di formazione, accompagnate da periodiche esercitazioni che simulano quanto avverrebbe in un contesto reale. Monica Scarpa, amministratore delegato del Gruppo SAVE – “La certificazione del Modello elaborato ai fini della Business Continuity rappresenta il successo di un lavoro di gruppo, all’interno del quale ciascun referente di funzione ha fornito la propria competenza per l’individuazione di procedure integrate in risposta ad eventuali eventi avversi. Si tratta di un’attività fondamentale per una realtà complessa come l’aeroporto il cui buon funzionamento, tanto più in situazioni di anomalia, dipende da un rodato coordinamento tra i diversi operatori ed enti attivi nello scalo”.