LETTURA CRITICA DELLO SBOBINATO DEL MINISTRO

Tutti i passi avanti sul TU edilizia: le parole di Salvini alla Camera. “Avanti anche con la legge sulla rigenerazione”

Mentre sulla scena della manovra si discute della possibilità di riaprire il condono edilizio (si veda l’articolo di M. Cristina Carlini sulla legge di bilancio), il testo dell’audizione del ministro Salvini di mercoledì 12 novembre, svela passi avanti su due dei tre fronti caldi del ministero: la riforma del TU edilizia e il piano casa. Nessun segnale positivo, invece, sulla copertura del decreto Aiuti e degli extracosti per il 2024-2025. Oggi le novità sul TU edilizia, domani piano casa.

17 Nov 2025 di Giorgio Santilli

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Tutti i passi avanti sul TU edilizia: le parole di Salvini alla Camera. “Avanti anche con la legge sulla rigenerazione”

Matteo Salvini

Mentre sulla scena della manovra maggiorana e opposizioni si scannano sulla possibilità di riaprire il condono edilizio magari a fronte di un rifinanziamento dei fondi per abbattere le case abusive (che serve come minaccia che spinge a condonare), il testo dell’audizione del ministro Salvini di mercoledì 12 novembre alla commissione Ambiente della Camera svela concreti passi avanti su due dei tre fronti caldi del ministero: la riforma del TU edilizia e il piano casa. Nessun segnale positivo, invece, sulla copertura del decreto Aiuti e degli extracosti per il 2024-2025 per cui l’Ance attende una soluzione in legge di bilancio.

Oggi raccontiamo la prima parte dell’intervento di Salvini, quella sul nuovo codice dell’edilizia e delle costruzioni e soprattutto della legge delega che dovrebbe andare al prossimo Consiglio dei ministri “utile”, ha annunciato il ministro. Ci limitiamo a mettere in fila le parole più significative di Salvini, senza nessun commento, ma semplicemente con dei titolini che aiutano a chiarire il filo e il senso.

Qui si può leggere, per chi fosse interessato, il testo integrale della prima parte dell’audizione del ministro.

Domani troverete su Diario DIAC la seconda parte dedicata ai contenuti del Piano Casa.

Ecco le parole di Salvini.

Non manutenzione normativa, un nuovo codice dell’edilizia e delle costruzioni: tre pilastri

“Il disegno di legge delega non rappresenterà solo un’operazione di manutenzione normativa a carattere ricognitivo. L’obiettivo è predisporre un codice dell’edilizia e delle costruzioni che superi l’obsolescenza strutturale dell’attuale sistema”.

“I temi emersi come priorità assolute dagli operatori sono esattamente gli assi portanti su cui abbiamo costruito lo schema di disegno di legge governativo di prossima approvazione. Mi riferisco, in ordine di priorità emersa dalla consultazione:

  1. ridefinizione delle tipologie di intervento edilizio;
  2. semplificazione del rilascio e della formazione dei titoli;
  3. semplificazione della normativa primaria e regionale.

Le priorità indicate dagli stakeholder sono le priorità di questo Governo. I pilastri della delega che sto per illustrarvi rispondono direttamente a queste richieste che abbiamo recepito nello schema di legge delega che porteremo, come detto, nel prossimo Consiglio dei Ministri”.

Nel codice anche le norme sulla sicurezza delle costruzioni

“L’intervento che oggi vi presento rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma. Il nuovo Codice dell’edilizia delle costruzioni dovrà sostituire integralmente il Testo unico dell’edilizia, incorporando anche altre discipline settoriali risalenti nel tempo, come quelle in materia di sicurezza delle costruzioni”.

Avanti anche con la legge sulla rigenerazione urbana

“In parallelo, segnalo che al Senato sta proseguendo l’esame del disegno di legge sulla rigenerazione urbana, che è un altro tassello fondamentale di questo progetto riformatore. I due provvedimenti, infatti, vanno da considerarsi complementari. Il codice dell’edilizia detterà le regole di base sul come costruire. Viceversa, il testo unificato all’esame del Senato chiarirà quali di questi interventi rientreranno nelle finalità della rigenerazione urbana, quali gli incentivi che potranno essere riconosciuti dagli enti territoriali e quale sarà la governance del settore”.

Primo pilastro del codice edilizia: le competenze Stato-Regioni

“Il primo fondamentale obiettivo di questa delega è chiarire una volta per tutte gli ambiti di competenza statale e quelli di competenza regionale. Non si tratta di un tecnicismo giuridico, ma del nodo che ha afflitto la materia edilizia per quasi un quarto di secolo. L’attuale assetto normativo sconta un non chiara ripartizione delle competenze che ha generato sovrapposizioni normative, conflitti di attribuzione e, di conseguenza, una diffusa incertezza applicativa”.

Più certezza per le leggi regionali

“Questo intervento non è volto ovviamente a limitare l’autonomia regionale, ma, al contrario, a valorizzarla e renderla finalmente certa, fornendo quella chiara e univoca e univoca delimitazione dei confini che è mancata per vent’anni. Permetteremo finalmente alle Regioni, come da loro richiesto, di esercitare la propria potestà legislativa con sicurezza e senza il timore costante del contenzioso. È un’operazione di chiarezza che serve a tutti i cittadini, alle imprese, ai comuni, alle Regioni e agli operatori del settore”.

Il secondo pilastro: il riordino delle categorie di intervento edilizio e dei titoli abilitativi

“Il secondo pilastro, altrettanto cruciale, del disegno di legge delega affronta un problema che forse più di ogni altro genera frustrazione, contenzioso e paralisi. La confusione tra le categorie di intervento edilizio e i titoli abilitativi necessari per realizzarle”.

“Lo faremo con tre fasi logiche e consequenziali. La prima fase: imporre un riordino complessivo delle categorie di intervento edilizio con nuovo codice. Non ci si baserà più su definizioni letterarie che si prestano a mille interpretazioni. La delega ci imporrà di usare parametri misurabili. Qual è la rilevanza dell’intervento, qual è la sua natura e soprattutto qual è il reale impatto urbanistico ed edilizio che quell’opera genera sul territorio? Vogliamo distinguere con chiarezza, ad esempio, tra un intervento che si limita a trasformare il patrimonio edilizio esistente e  un intervento che invece comporta una modificazione permanente del suolo edificato. L’obiettivo è fornire definizioni chiare che eliminano alla radice le ambiguità attuali.

Secondo aspetto: definire chiaramente cosa si sta facendo non è sufficiente, bisogna chiarire come farlo. È qui che interviene il passaggio successivo, il cuore della semplificazione previsto in delega, la razionalizzazione del riordino della disciplina dei titoli abilitativi. Cosa significa? Significa che dopo aver definito con certezza le categorie di intervento, il governo dovrà procedere all’individuazione puntuale dei titoli associati a ogni categoria individuato. L’obiettivo è semplice: a ogni intervento definito in modo certo dovrà corrispondere il relativo titolo abilitativo, eliminando così le attuali zone grigie interpretative, dando finalmente certezza ai procedimenti. Il professionista e il cittadino non dovranno più interpretare, dovranno solo applicare”.

La semplificazione burocratica per il rilascio dei titoli

La terza fase è quella della semplificazione. “Non è sufficiente sapere con certezza quale titolo serve. È necessario anche che il percorso per ottenerlo sia rapido, efficiente e non più farraginoso. Per far questo si deve tener conto del principio di proporzionalità, il peso della burocrazia”. Questo significa “un coordinamento più efficace tra le diverse amministrazioni interessate penso alle sovrintendenze per evitare i veti incrociati e rimpalli di responsabilità. Infine una riduzione dei termini per il rilascio dei provvedimenti. Soprattutto significa rafforzare quei meccanismi come il silenzio assenso o il silenzio evolutivo che danno certezza temporale a chi investe”.

Oggi tempi e oneri simili per interventi minori e nuova costruzione?

Il ministro si è anche fatto prendere, in qualche passaggio, dall’eccesso di retorica. “I documenti richiesti e i tempi di attesa dovranno essere proporzionati all’importanza e all’impatto dell’intervento che si intende eseguire. Non è pensabile, infatti, come purtroppo accade oggi, che per un intervento minore un cittadino debba affrontare un iter istruttorio complesso e oneroso quasi quanto quello necessario per una nuova costruzione. Inoltre, non è possibile immaginare che i tempi per ottenere una risposta dell’amministrazione restino incerti”. La Cila come un permesso di costruire?

Il messaggio di pace al Parlamento e alla commissione Ambiente: confronto sulla proposta Mazzetti

Salvini parla di piena sintonia anche con la proposta di legge Mazzetti. Un cambiamento di toni e di attenzione molto significativo. “La presenza oggi qui del Governo non è formale – ha detto Salvini – ma è a testimonianza della volontà di lavorare in piena sinergia degli strumenti accennati. La convergenza di intenti tra l’iniziativa parlamentare e quella governativa è un’occasione per accelerare il processo di riforma. Vi assicuro quindi, fin da ora la massima disponibilità del Governo a un dialogo costruttivo sul tema, tenendo nella massima considerazione le linee di indirizzo, le riflessioni e i contributi che emergeranno dai lavori di questa Commissione sul testo di iniziativa parlamentare. L’obiettivo comune, infatti, è arrivare nel più breve tempo possibile a un quadro normativo che sia la sintesi migliore delle sensibilità di Parlamento ed esecutivo per consegnare finalmente al Paese quel codice dell’edilizia moderna chiara ed efficiente cui tutti tendiamo”.

Le semplificazioni non fini a se stesse, ma per dare una casa a tutti gli italiani

“Ora – ha detto Salvini – una riflessione anche politica, ovviamente, visto che la politica è il cuore della nostra azione, perché abbiamo dedicato e stiamo dedicando tante energie a questo nuovo Codice, alla chiarezza dei titoli, alla semplificazione? Perché siamo profondamente convinti che un’azione sulle regole edilizie non sia un mero esercizio tecnico fine a se stesso, ma, al contrario, il presupposto indispensabile per sbloccare la politica più importante, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, la politica per la casa. Non possiamo parlare seriamente di aumentare l’offerta di alloggi se poi le norme per costruire, recuperare o rigenerare quel patrimonio permangono confuse, lente e incerte. Non possiamo dare risposte alle famiglie se i loro immobili, il frutto di sacrifici di una vita, restano bloccati da una burocrazia ai più incomprensibile. La questione abitativa, infatti, è una delle più urgenti e sentite dai cittadini. Non parliamo solo di mattoni, ma di dignità, di sicurezza, di futuro e di contesto. La casa è il primo presidio sociale, il luogo dove si costruisce la vita, dove si cresce una famiglia dove si sogna”.

Le parole che seguono, sulla politica abitativa e sul piano casa, vale a dire la seconda parte dell’audizione, Diario DIAC le pubblicherà domani.

 

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