I 200 EMENDAMENTI SEGNALATI

Dl infrastrutture: 350 mln alle strade, fondi a raffica su decine di opere

Richieste di richieste di ulteriori fondi alla diga foranea di Genova, al tunnel del Gran Sasso, al raddoppio della tangenziale di Caserta (Lega) alla manutenzione dell’autostrada Salerno-Reggio-Calabria e così via. Commissari cercasi per il ponte dell’Ollo e il centro logistico di Alessandria. Dalle opposizioni raffica di proposte per ridestinare le risorse per il Ponte al dissesto idrogeologico, alle infrastrutture idriche, alle ferrovie e per richiedere alla Ue un’interpretazione della norma che impone il rifacimento della gara nel caso di superamento del 50% del prezzo fissato nella gara di appalto. Il vero nodo del decreto sarà l’estensione della revisione prezzi piena ai settori delle forniture e dei servizi, il Mef frena. Porte chiuse per altre modifiche all’articolo 60.

17 Giu 2025 di Giorgio Santilli

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Tutti favorevoli al reintegro immediato dei fondi per le manutenzioni stradali, disponibilità anche dal governo che dovrebbe mettere a disposizione 350 milioni, 175 per il 2025 e 175 per il 2026. Ma il decreto Infrastrutture sembra essere diventato improvvisamente un gigantesco “decreto mance” con emendamenti segnalati – in tutto sono duecento, 81 delle opposizioni, 101 della maggioranza, 11 dal gruppo misto – che chiedono finanziamenti su tutto, dalle integrazioni di fondi per la diga foranea di Genova, alla “messa in sicurezza dell’acquifero” del tunnel del Gran Sasso, dal raddoppio tutto nuovo della tangenziale di Caserta (Lega) alle risorse per la manutenzione dell’autostrada Salerno-Reggio-Calabria e così via. Altro filone è quello dei commissari che si cerano – giusto per fare du esempi – per il ponte dell’Ollo e il centro logistico di Alessandria.

Il fascicolo degli emendamenti segnalati, arrivato ieri in tarda serata, evidenzia che le opposizioni si giocano la partita tutta sul Ponte sullo Stretto: il Pd presenta svariate proposte per ridestinare una parte delle risorse per il Ponte ad altre priorità della zona, dal dissesto idrogeologico alle infrastrutture idriche alle ferrovie. Emendamenti Pd, Verdi e Sinistra e Cinque stelle concordano per introdurre una norma che imponga al governo di richiedere alla Ue un’interpretazione della direttiva che impone il rifacimento della gara nel caso di superamento del 50% del prezzo fissato nella gara di appalto.

Il vero nodo politico del decreto sarà di nuovo il codice degli appalti, con l’estensione della revisione prezzi piena ai settori delle forniture e dei servizi. Il Mef frena, l’impatto sulla finanza pubblica potrebbe essere pesante. C’è da aspettarsi un confronto epico, rinviato da mesi: in campo ci sono associazioni confindustriali e della Legacoop, della Confcooperative, delle organizzazioni artigianali. Una vera sollevazione, sarà difficile dire no ancora una volta e mantenere la diversità di trattamento rispetto al settore dei lavori. Sembrano chiuse, invece, le porte ad altre modifiche sull’articolo 60: oltre alle solite resistenze di Via XX Settembre, il rischio è di alterare gli equilibri della norma.

 

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