L'INIZIATIVA DEL NEOPRESIDENTE
Panci scongela la battaglia dei concorsi di progettazione. Era ora. Il nodo del codice appalti che DIAC ha visto nel 2023 e il Consiglio nazionale architetti finora ha fatto finta di non vedere

CNAPPC
IN SINTESI
Alessandro Panci, neopresidente del Consiglio nazionale degli architetti, scuote la categoria, rilancia la questione dei concorsi di progettazione come bandiera degli architetti e promette di dare battaglia, dopo anni in cui l’azione del CNAPPC era stata caratterizzata da torpre e timidezza rispetto all’impostazione fortemente penalizzante del nuovo codice degli appalti del 2023. Non aveva prodotto né opposizioni eclatanti né campagne pubbliche, in particolare, la scelta all’articolo 46 del Dlgs 36/2023 di affermare come regola e via maestra il concorso di progettazione a una fase ribaltando la priorità contenuta nel Dlgs 50/2016 (il precedente codice) del concorso di progettazione a due fasi. Alle pubbliche amministrazioni è lasciata la possibilità di scegliere il concorso a due fasi, ma “con adeguata motivazione”. Nessuno aveva chiesto conto allora di questa scelta tranne Diario dei nuovi appalti/DIAC che invano aveva segnalato quale grave errore fosse questa opzione che avrebbe precluso la strada a un mercato aperto della progettazione e a competizioni che favorissero l’emergere di giovani architetti.
Panci ora rompe gli indugi, annuncia un’azione immediata sulla norma e propone un incontro urgente ad ANAC, ponendo per altro il tema dei concorsi al centro della Conferenza Nazionale degli Ordini a Roma (16-17 luglio).
Il comunciato del CNAPPC
Panci ha anzitutto evitato di rincorrere false piste prendendosela con ANAC per il recente parere. Ha sottolineato invece che il problema è proprio nel codice appalti. “Il recente parere dell’ANAC sui concorsi di progettazione – dice Panci – non fa altro che applicare alla lettera il testo del Codice dei contratti, evidenziando una problematica che risiede proprio nella formulazione letterale della norma e non in una scelta interpretativa dell’Autorità. Proprio per questo, si impone un’immediata modifica legislativa per sancire in modo chiaro che i partecipanti a un concorso siano chiamati a sviluppare solo gli elaborati necessari per rappresentare gli elementi essenziali del progetto, fermo restando l’obbligo del solo vincitore di sviluppare il progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE) entro i termini stabiliti dal bando”.
Non è la richiesta di ritorno al concorso di progettazione a due fasi, piuttosto una proposta che offre soluzione temporanea al problema principale che il concorso a una fase crea: favorire gli studi più grandi che possono permettersi di “investire” molto nella presentazione di un PFTE e penalizzare chi non può investire così tanto (soprattutto i giovani) in un confronto che dovrebbe essere, anzitutto, confronto fra idee progettuali. Panci annuncia che “la nostra azione immediata è adoperarci per correggere alla radice il vincolo normativo che rischia di bloccare il settore”.
Spiega più tecnicamente il vicepresidente del CNAPPC con delega ai lavori pubblici, Rino La Mendola: “Siamo ben consapevoli – dice – del fatto che l’articolo 46 del Codice sancisce che un concorso di progettazione sia finalizzato all’acquisizione di un PFTE. Tuttavia, imporre che tale livello progettuale sia raggiunto non solo dal vincitore, ma anche da tutti i concorrenti – come purtroppo discende dall’attuale impianto della norma applicata da ANAC – sancirebbe il fallimento di una procedura virtuosa nata per promuovere la qualità architettonica. Pensare infatti che un professionista possa partecipare ad un concorso presentando tutti i complessi elaborati previsti dall’art. 6 comma 7 dell’Allegato I.7 è una pura utopia”.
Per superare questo stallo economico e professionale, il Consiglio Nazionale ha già attivato i propri canali. “Siamo già al lavoro – conclude Panci – per superare le criticità strutturali del testo vigente. Lavoriamo a una richiesta di modifica che punti alla modifica dell’art. 80 della Direttiva europea ‘appalti’, che sarà presto oggetto di riforma. Nel frattempo, per gestire la fase transitoria ed evitare il blocco dei concorsi di progettazione in itinere, chiederemo un incontro urgente all’ANAC per condividere soluzioni operative applicabili fin da subito”.
Il problema irrisolto dei concorsi di progettazione: il Diario dei nuovi appalti del 18 settembre 2023
La questione era stata sollevata da Diario dei nuovi appalti, subito dopo l’entrata in vigore del nuove codice: si può scaricare il nostro articolo pubblicato il 18 settembre 2023 “Codice 36, serve un disegno industriale per favorire la crescita di medie imprese e buoni progettisti (giovani e non)”. Ne riportiamo di seguito il passaggio relativo proprio alle procedure per gli incarichi di progettazione.
Il codice 36 poteva continuare, accelerare, rafforzare la politica del codice 50, magari facendo più spazio ai giovani e favorendo la diffusione di studi strutturati? Forse. Ma il codice 36 ha fatto altre scelte: ritorno agli incentivi alla progettazione interna alla PA, liberalizzazione dell’appalto integrato, azzeramento dei concorsi a due fasi, drastica riduzione della concorrenza che ora rischia di essere azzerata del tutto dall’equo compenso. E la riduzione a due livelli del progetto – che è una buona scelta – sembra un modo per parlare d’altro, buttando la palla in corner.
Non è chiaro se ci sia un disegno, se questo disegno – legittimo – sia quello di avvicinare progettista e costruttore. Nessuno lo spiega. Se così è e se questo disegno passa per l’appalto integrato servono subito almeno due segnali forti per dare equilibrio a questa impostazione: un progetto di fattibilità tecnico-economico molto forte (potenziando e non oscurando le linee-guida di Giovannini) a tutela della PA , del mercato e della trasparenza; un pacchetto di regole che diano dignità al progettista “associato” all’impresa.
E anche se questo fosse il disegno bisogna comunque aprire uno spazio ampio per i concorsi di progettazione (a due fasi): sono l’unica via per dare aria e speranza ai giovani progettisti e a garantire loro un ingresso dignitoso in questo mercato del lavoro. Abbiamo un enorme bisogno di giovani progettisti, architetti, ingegneri, per far entrare aria fresca e proposte sostenibili nell’era del green e del digitale: devono entrare dalla porta principale, legando il proprio nome a progetti di qualità, non dalla porta di servizio per lavorare tanto (pagati poco) e restare nell’ombra. Di tutto questo qualcuno ha voglia di parlare?
No, non c’era molta voglia di parlare. Speriamo sia cambiato qualcosa.