POLITICA INCOMPRENSIBILE ALLA CAMERA
Verso la bocciatura in Aula le proposte M5S-Pd-Avs sull’ERP (dopo 16 mesi di lavori in commissione)
La maggioranza, dopo aver bocciato tutti gli emendamenti presentati dai gruppi di opposizione, ha annunciato nell’ultima seduta alla commissione Ambiente il voto contrario in Aula: si conclude così l’iter iniziato il 18 dicembre 2024 che ha portato a un totale di sette sedute di esame delle proposte e otto sedute di audizioni. La relatrice di maggioranza Semenzato (Noi Moderati) ha ricordato che “sulle tematiche oggetto delle proposte di legge sono in corso iniziative da parte del governo”. La maggioranza fa quadrato sul piano casa di Salvini (che ancora non è stata approvato), quando la decisione di dare spazio alle proposte dell’opposizione era stato, 16 mesi fa, proprio un segnale a Salvini per l’inerzia sul Piano Casa.
Una scena (o forse una sceneggiata) parlamentare davvero inusuale quella che si è vista mercoledì 25 marzo alla commissione Ambiente della Camera, dove si votavano tre proposte di legge presentate da M5s (Agostino Santillo), Pd (Marco Furfaro) e Avs (Marco Grimaldi) sull’edilizia residenziale pubblica e sociale, tema considerato da tutte le forze politiche prioritario e per molti versi drammatico in questo momento di emergenza abitativa. L’insolito non era solo nella votazione di proposte delle sole opposizioni, senza che la maggioranza avesse presentato le sue, ma anche nel fatto che alla fine è stato dato mandato alla relatrice di bocciare la proposta che sarà comunque portata in Aula a Montecitorio per un inutile passaggio. Senza contare che tutti gli emendamenti erano stati presentati dalle stesse forze politiche di opposizione e sono stati bocciati uno a uno dalla maggioranza senza un minimo spiraglio di dialogo. Un mondo alla rovescia che costituisce, forse, un inedito assoluto.
L’esame era cominciato il 18 dicembre 2024: 16 mesi di inutile discussione di un provvedimento nato già morto, con 15 sedute complessive della commissione, sette di esame in referente e otto di audizioni (anche nei confronti degli auditi non proprio un alto livello di rispetto).
Il punto più alto dell’imbarazzo è forse stato raggiunto l’11 marzo, però, quando la relatrice di maggioranza, Martina Semenzato (Noi Moderati), anticipando l’esito ultimo dei voti in commissione, ha espresso parere negativo su tutti gli emendamenti e ha usato come giustificazione per questo muro alzato dai partiti di goveno, oltre all’impatto finanziario, l’argomento che “sulle tematiche oggetto delle proposte di legge all’esame della Commissione sono in corso iniziative da parte del Governo”, rassicurando sul fatto che “il tema dell’edilizia popolare e residenziale riveste carattere prioritario per i gruppi di maggioranza”.
Imbarazzo su un triplice livello, si potrebbe dire: il primo per una sorta di galateo parlamentare che avrebbe richiesto che la maggioranza partecipasse attivamente all’esame di proposte di legge sul tema, presentando e votando le proprie proposte; il secondo perché le iniziative del governo sono annunciate da diciotto mesi e non sono state ancora approvate (anche ieri in Cdm nulla di fatto dopo che il Poiano Casa era stato nuovamente annunciato venti giorni fa); il terzo, che è quello politicamente più rotondo, è che un anno e mezzo fa la maggioranza alla Camera aveva dato spago alle minoranze, acconsentendo a questo iter inusuale, proprio per mettere in difficoltà il ministro Salvini, che già allora veniva considerato poco rispettoso del Parlamento e fortemente in ritardo su un tema politicamente decisivo. Una maggioranza compatta e un ministro dialogante con la propria maggioranza non avrebbe mai permesso la scena (o sceneggiata) di questi giorni.
Consolazione finale: Semenzato ha ringraziato Santillo e ha assicurato che “il lavoro svolto dalla commissione sarà adeguatamente tenuto in considerazione dal governo nei prossimi provvedimenti”. Quale lavoro, visto che la maggioranza non ha lasciato traccia neanche di una proposta?