URBANISTICA ROMA CAPITALE

Veloccia: con la cabina di regia nessuna frenata, esportiamo il ‘metodo Giubileo’ ai progetti di sviluppo urbano

11 Nov 2025 di Maria Cristina Carlini

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Veloccia: con la cabina di regia nessuna frenata, esportiamo il ‘metodo Giubileo’ ai progetti di sviluppo urbano

MAURIZIO VELOCCIA, ASSESSORE ALL'URBANISTICA COMUNE DI ROMA

Nessuna frenata, nessun rallentamento ma, piuttosto, un’accelerazione: la nuova cabina di regia insediata dall’Assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Maurizio Veloccia, vuole imprimere un cambio di passo applicando il ‘metodo Giubileo’ anche ai progetti di sviluppo urbano della Capitale. Ad assicurarlo è stato lo stesso Veloccia il quale parlando con Diac Diario (che ha anticipato la notizia, vedi l’articolo di Giorgio Santilli pubblicato il 7 novembre) ha tenuto a spiegare obiettivi e finalità della cabina di regia.”C’è stato già un primo incontro. Noi vogliamo esportare il metodo Giubileo anche agli investimenti che vengono fatti a Roma nello sviluppo urbano, quindi anche nel rapporto pubblico- privato, cioè un metodo di coordinamento di tutti i vari soggetti sia interni all’amministrazione comunale sia esterni per evitare di avere poi dei deficit di comunicazione, di coordinamento, di sinergia per cui magari si va avanti su un progetto e poi ci si accorge che quell’ente invece chiede le modifiche sostanziali. Noi vogliamo intercettare tutto prima per far andare più velocemente questi progetti”, ha detto Veloccia.

Veloccia,  parlando a margine dell’evento Platform Real Estate in corso al Maxxi, ha così voluto sgombrare il campo da interpretazioni che vedono la nuova cabina di regia come causa di rallentamento dei progetti di rigenerazione urbano. “All’opposto, l’obiettivo non è se fare o meno i lavori. La cabina di regia serve ad accelerare i pareri e le autorizzazioni. Quindi, è il contrario. Noi ci siamo accorti che, questo lo si sa,  tanti progetti subiscono ritardi perché c’è un soggetto che deve dare un parere dare un parere, che non conosceva il progetto, che ha delle modifiche sostanziali da richiedere. Invece, intercettare tutto questo prima significa accelerare: E’ un modo intelligente di lavorare, cioè gestire e anticipare le possibili problematiche. La cabina – ha ribadito Veloccia-  si è già riunita la prima volta, noi abbiamo mandato una serie di programmi che stanno nello stadio avanzato per i quali quindi chiediamo una verifica appunto preliminare con tutti i soggetti e istituzionali che devono esprimersi per affrontare eventuali criticità e quindi poi poter correre un po’ più spediti nella conferenza di servizi”. Tra i progetti consegnati c’è quello del Pescaccio, ora c’è una conferenza dei servizi in corso, anche lì stiamo cercsnfo di coordinare tutti gli itnerventi che devono essere fatti. Ci sono altri interventi legati a delle variante come ad esempio lo sviluppo del Campus Biomedico oppure interventi legati a programmi urbanistici in compensazione edilizia. Insomma, tanti programmi che stiamo seguendo, sono più di trenta, stiamo cercando, appunto, di volta ogni volta, sulla base anche dello stadio di avanzamento al singolo progetto di coordinarci con tutti i soggetti che poi si dovranno esprimere”.

L’intervento di Veloccia ha aperto la due giorni ideata da Platform e coprodotto con PPAN, advisor scientifico, communication e content partner dell’edizione 2025. Un appuntamento che arriva a valle di un 2025 segnato dalla battuta d’arresto di Milano, locomotiva del settore negli ultimi anni. E dell’impatto pesante delle vicende milanesi ha parlato anche l’assessore all’Urbanistica di Roma. «È evidente che ciò che è accaduto a Milano ha lasciato un segno sull’intero Paese. Alcuni interventi, talvolta già conclusi, sono stati rimessi in discussione: il punto di fondo è che viene meno la certezza. E se viene meno a Milano, l’onda lunga può colpire la reputation di tutto il sistema. Al di là delle vicende, c’è un punto di fondo che è quello delle norme, quello di una sovrapposizione, stratificazione tra norme nazionali, norme regionali, strumenti urbanistici locali che invece di andare incontro a una maggiore chiarezza, maggiore capacità di intervento per favorire la rigenerazione urbana, hanno invece prodotto una sorta di incertezza normativa e questo non c’è solo a Milano ma c’è a tutti i livelli in tutta Italia. Penso che le istituzioni non possano andare a traino di quelle che sono le indagini, le sentenze. Non può essere questa la modalità con cui si governa lo sviluppo urbano”, ha detto Veloccia. “Il Parlamento deve affrontare questa materia, deve affrontarla in modo coordinato con una riforma di sistema consentendo agli enti locali di poter favorire la rigenerazione urbana senza il rischio che l’intervento possa essere oggetto di un’impugnativa, di una sentenza del Tar o del Consiglio di Stato”.

“Roma  – ha precisato Veloccia – non ha la stessa situazione di Milano, perchè Roma è stata ferma molti anni però abbiamo anche noi la stratificazione tra normativa regionale, normativa nazionale e strumenti urbanistici locali. Per questo, noi vogliamo garantire un quadro chiaro di regole per favorire la trasformazione urbana: lo facciamo con una delibera nelle prossime settimane che definisce con certezza le modalità di applicazione della legge regionale sulla rigenerazione urbana, e con le nuove norme tecniche del PRG a cui stiamo lavorando da tempo proprio perché avevamo intuito da subito che l’evoluzione delle norme di piano sono lo strumento migliore per superare le sovrapposizioni e le contraddizioni fra norme locali e nazionali che spesso, invece di semplificare, hanno generato un’incertezza normativa diffusa”. Elemento cruciale il rapporto con i privati, altro tema del centro della discussione al Maxxi. A Roma il 60% del costruito, realizzato nella seconda parte del ‘900, presenta una qualità edilizia insufficiente, ed è qui che ci aspettiamo le proposte dai privati. “Abbiamo un deficit di circa 70mila abitazioni nei prossimi dieci anni da colmare: se andassero tutte sul mercato libero, due terzi resterebbero invendute perché il ceto medio oggi non può permettersele. Questa è la sfida che ci aspetta: garantire sostenibilità economica a queste operazioni, rivedendo ad esempio anche il nostro regolamento per il social housing». Fermo restando che “sulle grandi infrastrutture non possiamo tirarci indietro, dobbiamo fare gli investimenti pubblici soprattutto per recuperare anni di mancati investimenti”.

Su cosa fare e come fare sul versante del social housing, Stefano Scalera, ad di Invimit, ed Emanuele Caniggia, ad di DeA Capital, si sono confrontati con un approfondimento sulla visione pubblica e l’apporto che gli operatori economici possono dare per una scommessa condivisa. «Riguardo alla regia pubblica nel settore dell’immobiliare, è importante puntare sulla Cabina di regia sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico del MEF, coordinata dal Sottosegretario Albano  che sta facendo un importante lavoro di coinvolgimento diplomatico, non coercitivo, dei vari enti a lavorare insieme nello sviluppo del territorio e quindi ad evitare che si affronti, ad esempio, il tema della casa ciascuno per conto suo. Fondamentale per la SGR è, infine, il supporto del Dipartimento Economia del MEF, senza il quale la società non potrebbe in concreto effettuare le proprie attività», ha dichiarato Scalera. «Un dialogo efficiente tra pubblico e privato si concretizza quando si discute su cosa dobbiamo e possiamo realizzare insieme, non solo sul come. Questo vuol dire che la politica ha chiaro il quadro e la direzione che vuole imprimere allo sviluppo della società e il privato collabora con le sue competenze e caratteristiche. Oggi le società cambiano e si sviluppano ad una velocità sempre crescente. Per questo è fondamentale saperne interpretare i trend, raccogliendo i suggerimenti di tutte le istituzioni che studiano la società, dalle scienze sociali, a quelle economiche, condividendo insieme al pubblico la visione delle città. La rigenerazione urbana si inquadra in questo contesto, ed è sbagliato considerare gli interventi dei privati solo in chiave speculativa. Rigenerazione urbana vuol dire riqualificare un intero quadrante, un quartiere di una città, migliorandone la vivibilità, i trasporti, le infrastrutture, la sicurezza. Il sinonimo di rigenerazione urbana per me è riqualificazione di un territorio», ha sottolineato Caniggia.

La discussione si è sviluppata ad ampio spettro. Governance pubblico-privato, finanza d’impatto, evoluzione dell’abitare, frontiere ESG, ruolo delle nuove generazioni, trasformazione tecnologica, valore reputazionale del settore, nuove metriche di sostenibilità applicata al costruito: questi i temi chiave sui quali si è focalizzato il dibattito della giornata. La rigenerazione si conferma l’asse portante dell’immobiliare contemporaneo: non solo trasformazione fisica, ma azione con impatto reputazionale, sociale e culturale. Operazioni di lungo periodo che premiano la qualità del progetto e il coinvolgimento della comunità, mettendo in discussione i paradigmi consolidati della rendita e della pura valorizzazione edilizia. Le politiche ESG superano, intanto, la logica della compliance e diventano fattore di posizionamento industriale e finanziario. Si afferma una nuova cultura della misurazione e della trasparenza: dal retrofit energetico ai criteri di investimento green, al recupero del patrimonio dismesso traguardando la sfida della decarbonizzazione. Le generazioni evolvono e con esse cambia la domanda: l’immobile non è più bene, ma servizio — flessibile, ibrido, tecnologico. La casa diventa piattaforma, lo spazio di lavoro si fa relazione, lo student housing e il senior living assumono il ruolo di nuove infrastrutture sociali. La sfida? Innovare, creando cultura, considerando l’impatto sul territorio e la comunità allargata. Gli investimenti immobiliari guardano a un orizzonte più ampio: infrastrutture sociali, logistica di prossimità, digitalizzazione, nuova mobilità. Il settore riconosce il valore del capitale umano: progettisti, manager, advisor, legali, economisti, tecnologi. Ruoli che si ibridano, costruendo un’alleanza tra professionalità diverse ma accomunate da un obiettivo: definire modelli operativi credibili, sostenibili e replicabili.

«Non un evento chiuso fra addetti ai lavori, ma un osservatorio aperto, dove la filiera immobiliare si narra, si mette in relazione e si ingaggia per costruire un linguaggio nuovo, capace di parlare alle istituzioni, alle comunità e al mondo finanziario con la credibilità del dato e la forza del progetto. Una galassia che può giovare del contributo del mondo dell’architettura e dell’ingegneria, solo si rafforza la conoscenza e fiducia reciproca», dichiara Simona Finessi, founder Platform Network e co-editorial director Platform architecture. Il programma della seconda edizione, curato con la regia editoriale e scientifica di PPAN, riunisce le principali voci del settore per tratteggiare i nuovi paradigmi di un mercato in rapida evoluzione. «Un’inchiesta giornalistica live – commenta Paola Pierotti, co-founder PPAN e moderatrice della due giorni – frutto di un dialogo con gli stessi protagonisti, che con la loro esperienza e competenze, diventano fonte per contenuti, progetti e programmi, tracciando tendenze che sono servizio per operatori economici e Pubblica amministrazione».

 

 

 

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