Urbanistica convenzionale: incertezza ed altri effetti della clausola “salvo conguaglio”
IN SINTESI
Negli ultimi anni uno dei punti più controversi nel rapporto tra Pubblica Amministrazione, operatori privati impegnati nei processi di trasformazione del territorio e cittadini è rappresentato dalla clausola del cosiddetto “salvo conguaglio”, diffusamente presente nelle convenzioni urbanistiche.
La clausola assume un ruolo sostanziale e vincolante soprattutto nelle convenzioni relative ai programmi di edilizia convenzionata e nei Piani di Zona previsti dalla legge 167/1962 e disciplinati dagli articoli 27 e 35 della legge 865/1971. Essa consente all’Amministrazione di rivedere, anche dopo la stipula della convenzione, gli importi economici pattuiti qualora emergano errori di stima o nuovi elementi nella determinazione del valore delle aree e degli oneri connessi agli interventi edilizi. Il risultato è la provvisorietà – e dunque l’incertezza – di un elemento centrale del rapporto: il prezzo delle aree.
In linea squisitamente amministrativa si tratta di uno strumento volto a tutelare l’interesse pubblico ed evitare squilibri finanziari per l’ente. Tuttavia, nella pratica la sua applicazione ha generato un contenzioso significativo, soprattutto quando le richieste di integrazione economica intervengono molti anni dopo la stipula delle convenzioni o dopo la vendita degli immobili realizzati. In tali casi l’effetto è quello di incidere su rapporti ormai consolidati e su operazioni immobiliari già perfezionate dagli operatori economici attuatori dei piani. (…)
La questione affonda le sue radici nella natura giuridica delle convenzioni urbanistiche, generalmente ricondotte alla categoria degli accordi sostitutivi di provvedimento previsti dall’articolo 11 della legge n. 241 del 1990. Si tratta di strumenti negoziali fondati sul consenso tra amministrazione e privato, ma al tempo stesso orientati al perseguimento dell’interesse pubblico. Ne deriva una struttura ibrida, nella quale convivono logiche pubblicistiche e categorie civilistiche.
Proprio questa natura mista ha dato luogo a soluzioni giurisprudenziali non sempre uniformi. La giurisprudenza amministrativa ha spesso valorizzato la funzione pubblicistica della clausola, ritenendo il “salvo conguaglio” uno strumento legittimo per garantire la corretta gestione delle risorse pubbliche e prevenire possibili danni erariali. Ed in questa prospettiva l’Amministrazione conserva un potere di adeguamento successivo delle condizioni economiche dell’accordo qualora emergano scostamenti tra valori stimati e valori effettivi.
Parallelamente è intervenuta anche la giurisprudenza civile, in particolare quando le richieste di conguaglio sono state rivolte nei confronti di soggetti privati che avevano acquistato gli immobili, talvolta anche a distanza di tempo attraverso successivi trasferimenti. In tali ipotesi la Corte di Cassazione ha evidenziato come la clausola non possa trasformarsi in una fonte di obbligazioni potenzialmente perpetue. Devono infatti trovare applicazione principi generali dell’ordinamento quali la certezza dei rapporti giuridici, la buona fede contrattuale e la tutela dell’affidamento dei terzi. Ne consegue che l’obbligo di conguaglio può essere fatto valere nei confronti degli acquirenti solo quando esso sia espressamente richiamato e accettato negli atti di trasferimento.
Il confronto tra giurisprudenza amministrativa e giurisprudenza di legittimità ha quindi delineato un quadro complesso: la clausola del “salvo conguaglio” è considerata legittima, ma la sua concreta esigibilità nel tempo dipende dalla chiarezza con cui essa è richiamata nei rapporti negoziali e nelle successive vicende circolatorie degli immobili. L’effetto principale è una persistente condizione di incertezza che investe non solo gli operatori economici attuatori dei piani urbanistici, ma anche gli acquirenti finali degli immobili e i loro successivi aventi causa, esposti nel tempo al rischio di nuove richieste economiche da parte della Pubblica Amministrazione.
In conclusione, l’aleatorietà generata dalla clausola del “salvo conguaglio” rappresenta uno degli esempi più evidenti delle difficoltà che emergono quando strumenti negoziali vengono impiegati nell’ambito dell’azione amministrativa. Essa incide sulla stabilità dei rapporti giuridici e può influenzare la fiducia dei privati e la propensione agli investimenti nel settore immobiliare.
Lo studio di carattere scientifico che segue muove dal quadro normativo positivo di riferimento e analizza i diversi orientamenti ed approcci giurisprudenziali. In un contesto normativo sostanzialmente invariato, il ruolo della giurisprudenza appare destinato a diventare sempre più centrale nel definire limiti, condizioni e modalità applicative della clausola, nella ricerca di un equilibrio tra tutela dell’interesse pubblico e stabilità dei rapporti economici nel settore urbanistico.