LE NUOVE PREVISIONI
Taglio Ue alle stime di crescita dell’Italia. Dombrovskis: “Dopo il Pnrr spinta agli investimenti dalla Coesione”

VALDIS DOMBROVSKIS COMMISSARIO EUROPEO DESIGNATO PER L'ECONOMIA, LA PRODUTTIVITÀ, L'ATTUAZIONE E LA SEMPLIFICAZIONE
L’Unione europea rialza lievemente le stime di crescita dell’Europa ma taglia quelle dell’Italia. La foto che consegnano le nuove previsioni d’autunno della Commissione Ue vede accendersi qualche luce con l’economia del Vecchio Continente che mediamente cresce più del previsto, anche se pesano sempre i rischi al ribasso legati alla situazione internazionale e ai dazi, e registra la debolezza dell’economia italiana che non tiene il passo. Nel nostro Paese, infatti, la crescita del prodotto dovrebbe rallentare allo 0,4% nel 2025, con le esportazioni nette che sottraggono 0,7 punti percentuali e la domanda interna che contribuisce con circa 1 punto percentuale, trainata dagli investimenti. A pesare è anche la fine degli incentivi fiscali nel settore immobiliare. L’incertezza a livello internazionale induce le famiglie ad aumentare il risparmio e a limitare i consumi. E’ così che Bruxelles ha rivisto al ribasso la crescita italiana rispetto alle iniziali previsioni di +0,7% quest’anno. Per il 2026, è prevista una risalita allo 0,8% – superiore alla stima dello 0,7% del Documento programmatico di bilancio – ma anche in questo caso limata verso il basso rispetto a +0,9% delle previsioni precedenti. In una stagione che porta alla fine del Pnrr, ci si chiede da quale parte possa poi arrivare una spinta alla crescita. Il Commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, indica un possibile scenario. “Rispetto agli investimenti, attualmente il Recovery fund è il principale driver degli investimenti pubblici. Alla fine del Recovery, il prossimo anno, ci troveremo in una fase del Quadro finanziario pluriennale in cui possiamo attenderci una ripresa dei finanziamenti e degli investimenti per la Coesione, che contribuiranno anche a sostenere il livello degli investimenti pubblici”, ha detto Dombrovskis parlando dell’Italia durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto.
I dati italiani si confrontano con la media Ue che mostra un Pil più tonico del previsto. Le previsioni economiche della Commissione europea per l’autunno 2025 mostrano che la crescita nei primi tre trimestri dell’anno ha superato le aspettative sia nell’Unione europea sia nell’area dell’euro. La stima è che l’Eurozona chiuderà l’anno con un Pil in aumento dell’1,3% (rispetto allo 0,9% delle previsioni di primavera) e l’Ue dell’1,4% (dall’1,1%). Per il 2026 Bruxelles lima però la crescita attesa nell’Eurozona all’1,2% (dall’1,4%) e all’1,4% nell’Ue (dall’1,5%). Nel 2027 si prevede una crescita dell’1,5% per la Ue e dell’1,4% nel 2027. Nel raffronto con gli altri Paesi, la Commissione Europea vede l’Italia scivolare nella bassa classifica per diventare fanalino di coda: quest’anno il nostro Paese fa meglio (+0,4% nelle previsioni) solo di Finlandia (+0,1%) e Germania (+0,2%). Nel 2026 la crescita attesa dall’Italia è penultima con lo 0,8%, meglio solo di quella dell’Irlanda (0,2%). Nel 2027, con un progresso del Pil atteso allo 0,8% è ai valori più bassi tra i 27, assieme alla Francia (1,1%) e Germania (1,2%). L’inflazione nell’area dell’euro dovrebbe continuare a diminuire, scendendo al 2,1 % nel 2025, e oscillare intorno al 2 % nell’orizzonte di previsione. Nell’UE l’inflazione dovrebbe rimanere leggermente più elevata, scendendo al 2,2 % nel 2027.
I consumi privati e gli investimenti guidano la crescita, sottolinea il rapporto della Ue. Gli ultimi indicatori economici e i dati delle indagini congiunturali segnalano una dinamica positiva sostenuta nei prossimi trimestri. Su un orizzonte temporale più lungo, il contesto mondiale rimane difficile, ma la tenuta del mercato del lavoro, il miglioramento del potere d’acquisto e le favorevoli condizioni di finanziamento sono destinati a sostenere una crescita economica moderata. Inoltre, il dispositivo per la ripresa e la resilienza e altri fondi dell’UE stanno attenuando l’effetto del risanamento di bilancio in diversi Stati membri. Questo sostegno è alla base della domanda interna, che dovrebbe essere il principale motore della crescita nell’orizzonte di previsione. I consumi privati dovrebbero crescere costantemente, sostenuti dai fattori di cui sopra, ma anche da un graduale calo del tasso di risparmio. Gli investimenti dovrebbero riprendere slancio, trainati principalmente dalle costruzioni non residenziali e dalla spesa in conto capitale per le attrezzature. L’economia altamente aperta dell’UE rimane suscettibile, avverte quindi la Commissione, alle restrizioni commerciali in corso, ma gli accordi commerciali raggiunti tra gli Stati Uniti e i suoi partner commerciali, compresa l’UE, hanno attenuato alcune delle incertezze che hanno oscurato le previsioni di primavera.
Tornando all’Italia, la Commissione europea nelle previsioni di autunno prevede che il 2025 si chiuda con un rapporto del deficit sul Pil al 3%, nel 2026 al 2,8% e nel 2027 al 2,6%. Le stime di Bruxelles sono in linea alle previsioni del governo indicate nel Dpb. Va ricordato che in base alla governance economica europea per uscire dalla procedura per deficit eccessivo l’Italia dovrebbe chiudere il 2025 con un deficit inferiore al 3%. Se i dati Eurostat di aprile confermeranno le stime della Commissione europea sul deficit dell’Italia, Bruxelles potrebbe proporre la fine della procedura d’inflazione per deficit eccessivo nel pacchetto del semestre europeo di primavera. Il commissario Dombrovskis ha detto di aver discusso “molte volte con le autorità italiane” la situazione del deficit del nostro Paese. Per il debito Bruxelles vede un rapporto con il Pil al 136,4% nel 2025, al 137,9%. L’Italia sarà nel 2027 – con un rapporto debito/Pil atteso al 137,2% – tra i soli quattro Stati membri dell’Unione europea con un rapporto debito/Pil superiore al 100% assieme a Belgio (112,2%), Grecia (138%%) e Francia (120%).