L'ANALISI DEL REGOLAMENTO UE
Era previsto ed è arrivato. La bozza di Regolamento europeo che sostituisce le Direttive 23, 24 e 25 del 2014 è trapelata, anche se l’uscita ufficiale è prevista per il 9 settembre.
Ad una prima lettura e si potrebbe dire a caldo, ma il testo merita ben più approfondita disamina, la sensazione è che ci sia – almeno su alcuni aspetti – una svolta.
E la svolta si legge da subito nella volontà, che emerge chiara dall’incipit del Regolamento, che la normativa sugli appalti e concessioni pubbliche, sia uno strumento potente per realizzare le priorità strategiche della UE, come indicate all’art. 5.
IL TESTO CHE ANDRA' ALL'APPROVAZIONE IL 9 SETTEMBRE
DIAC è venuto in possesso del testo elaborato dagli uffici del vicepresidente francese (in foto). I tempi lunghissimi sono il compromesso per far passare il regolamento: approvazione possibile nel 2027, piena operatività nel 2029. Per appalti e concessioni affidati senza gara a società pubbliche collegate al committente arriva anche l’obbligo di comunicazione entro trenta giorni: il timidissimo risveglio su un tema che ha devastato il mercato e che Bruxelles ha sempre guardato con tolleranza. All’articolo 2 inseriti quattro principi-guida sull’esempio del codice appalti italiano.
L'INTERVISTA
La valutazione dell’unica componente italiana del SEGPP, il gruppo di esperti sul public procurement nominato dalla Commissione europea, sul rinvio della data di presentazione del testo delle nuove norme europee in materia di appalti.
LA GIORNATA
- Rapporto del Mes: eurozona sotto pressione, sfide senza precedenti
- Pnrr, Mit: raggiunto e superato target per le infrastrutture idriche
- Eni Storage Systems avvia il cantiere della fabbrica per la produzione di batterie stazionarie a Brindisi
LA GIORNATA
- Istat, a maggio occupati in calo, -22mila unità sul mese
- Confindustria, ‘imprese estere sempre più motore di crescita per l’Italia’
- Assicurazioni, raccolta premi sale a 182 miliardi ma poche polizze catastrofali per la casa
Isabel Ryl, recentemente audita al Sénat a Parigi, sosteneva che le proprie tesi esposte sull’Intelligenza Artificiale avrebbero potuto avere una scarsa validità solo tra pochi mesi. Analoga cura si evince dalla altrettanto recente Enciclica Pontificia, riguardo alla possibilità (e all’intento di parecchi soggetti) di conseguire una intelligenza adattiva superiore a quella umana, nell’ottica di ottenere risultati nel campo, ad esempio, della medicina e della salute.
Il tema dell’Intelligenza Artificiale, tra sfruttamento delle risorse umane e ambientali, promesse miracolistiche, attese bolle finanziarie, bollette crescenti, appare in costante ebollizione, ponendo straordinari interrogativi: tralasciando la Intelligenza Artificiale Generale, una nozione non ben definita e probabilmente fuorviante.
La pubblicazione di alcune bozze normative britanniche e internazionali consente di avviare una riflessione sulle prospettive della digitalizzazione del settore dell’ambiente costruito.
La congiuntura in cui ci si trova vede, infatti, da una parte, una evidente difficoltà da parte degli attori della costruzione e dell’immobiliare nel trarre le debite conseguenze dall’avvento della digitalizzazione, a proposito, specialmente della centralità del dato.
LA GIORNATA
- Meloni: no alla patrimoniale, ridurre il carico fiscale sul ceto medio
- Unem: bolletta energia 2026 sale a 57-58 miliardi se rientra la crisi in Iran. Sul settore “stormi di cigni neri”
- Bankitalia, economia del Lazio frena nel 2025, dimezzata crescita. Pil a +0,6%, spinta da Giubileo e Pnrr
LA GIORNATA
- Ferrovie, Rixi: impegnati per lotto unico nella gara intercity. Sindacati rinviano lo sciopero dell’11 giugno
- Ue, Giorgetti: Occorre cambio di passo in Europa, crisi sono zavorra per imprese
- Ets, ‘ultima chiamata’ di Confindustria: rivedere il sistema, no a perdita di competitività. Le dieci proposte
IL SEMINARIO ALLA SNA
Spizzirri (Direzione Affari legali MIT): “Il bilanciamento fra l’interesse pubblico a vedere realizzata l’opera nei costi e nei tempi programmati e l’interesse degli operatori economici a non essere esposti a un’alea anomala che erode i margini non è neutro, ha una direzione che è la tutela dell’interesse produttivo del Paese. Un’impresa che fallisce o abbandona il cantiere non è un problema privato, ma un danno erariale, un costo sociale. Quindi assicurare l’equilibrio contrattuale non significa favorire una parte sull’altra, ma preservare le condizioni perché il contratto arrivi a compimento”. Il capo di gabinetto Storto: “Il principio di conservazione dell’equilibrio contrattuale genera però un imponente impatto sulla finanza pubblica”. Il tavolo sulla revisione prezzi, con il coinvolgimento delle amministrazioni e della filiera produttiva, andrà avanti: è stato un “metodo né episodico né formale”.
Il Codice dei Contratti Pubblici, come è noto, introduce, secondo determinate condizioni, precisi obblighi inerenti alla Gestione Informativa Digitale (GID). All’interno del testo di legge, in maniera talora esplicita, ancorché non cogente, sono rinvenibili elementi che consentirebbero di utilizzare dati strutturati nell’ottica della gestione degli investimenti pubblici a partire dal bilancio di previsione di una amministrazione pubblica e dal relativo piano pluriennale degli investimenti pubblici.
DENTRO IL CERCHIO - La Voce dei Geometri
Il sistema degli appalti pubblici rappresenta da sempre il motore dell’economia reale del nostro Paese e dell’intera Unione Europea, mobilitando risorse pari a circa il 15% del PIL comunitario. Tuttavia, l’impianto normativo sovranazionale ereditato dalle Direttive del 2014 ha mostrato nel corso dell’ultimo decennio rigidità strutturali difficili da ignorare. La complessità burocratica e la frammentazione interpretativa hanno rallentato la trasformazione del territorio, limitando la competitività e la partecipazione delle piccole e medie imprese e dei professionisti tecnici. In questa fase di transizione si inserisce la svolta attesa da Bruxelles: il lancio del nuovo Public Procurement Act.
Si è tenuto a Bruxelles il giorno 27 Maggio 2026 un Workshop, col supporto del CEN TC 442 BIM, dello EU BIM Task Group e dello European Network for Digital Building Permits, dedicato al potenziale futuro a livello della normazione relativa al cosiddetto Permesso di Costruire Digitale, ovvero del Digital Building Permit (DBP).
I diversi interventi e le interessanti testimonianze hanno dimostrato come il tema, ormai assurto a pilastro delle politiche comunitarie per il settore assieme al Digital Product Passport (DPP), al Digital Building Logbook (DBL) e al combinato disposto tra Digital Twin (DTw) e Smart Readiness Indicator for Buildings (SRI), richieda una normativa a livello europeo, per il tramite del CEN, segnatamente attraverso il TC 442 BIM, al fine di poter efficacemente mettere a sistema gli esiti dei programmi di ricerca sull’argomento appena conclusisi nell’ambito di Horizon Europe, le azioni legislative di Paesi come Estonia, Finlandia e Portogallo, le iniziative di città come Amburgo, Madrid o Vienna sul medio periodo.