NEMESI STUDIO
Susanna Tradati: “Le donne in architettura sono portatrici di pluralità e dialogo che consentono di vedere e progettare meglio nella complessità del reale”

Susanna Tradati @luigifileticiimages_25
IN SINTESI
Abbiamo chiesto anche a Susanna Tradati, partner dello studio Nemesi, di indicarci un suo progetto che considera significativo e di scegliere una immagine per rappresentarlo. E abbiamo chiesto di rispondere alla domanda se sia possibile oggi definire una specificità dell’architettura al femminile. Partiamo da questa risposta.
E’ possibile oggi definire una specificità dell’architettura al femminile?
“Oggi – risponde Susanna Tradati – è necessario, oltre che una grande opportunità, garantire pluralità agli sguardi sull’architettura, aprendola con maggiore decisione alle voci femminili. Non come gesto meramente alternativo a un pensiero storicamente dominante, ma come ampliamento dello spazio culturale entro cui l’architettura stessa può interrogare il proprio senso: spazio che per le donne tuttavia oggi è ancora troppo limitato.
La progettazione, come ogni forma di conoscenza, nasce dalla complessità del reale, e la complessità può essere compresa soltanto quando accettiamo la convivenza di prospettive differenti, mobili e dialoganti.
Non esiste, tuttavia, una visione femminile unica dell’architettura, così come non esiste un solo modo di abitare il pensiero o di guardare al mondo. La soggettività femminile, nella sua natura molteplice, sembra piuttosto inclinata a riconoscere la porosità dei confini disciplinari, la possibilità di contaminazione tra sapere tecnico e dimensione umanistica, tra ragione e intuizione. In questa prospettiva, la bellezza è si ricerca formale, ma anche ricerca di equilibrio tra il corpo, l’emozione e la mente, restituendo alle persone una condizione di naturale appartenenza al luogo che abitano.
Particolarmente centrale è il ruolo delle donne nella costruzione della città, che oggi rappresenta la vera frontiera dell’architettura contemporanea. La città non è soltanto un sistema di forme, ma un organismo culturale e relazionale, dove la qualità dell’abitare coincide con la qualità delle interazioni umane che esso consente. Progettare la città significa allora scrivere, con pazienza e immaginazione, le possibili grammatiche della convivenza, interpretando le trasformazioni sociali non come fratture, ma come continuità in divenire.
Ciò che la presenza femminile può offrire all’architettura è la capacità di pensare il futuro come territorio aperto, fragile e al tempo stesso fertile. Un futuro in cui gli spazi non siano solo strutture definitive, ma anche organismi capaci di evolvere insieme alla vita che li attraversa; luoghi non gerarchici, ma relazionali, dove la forma costruita diventa strumento di connessione tra le persone. In questo senso, l’architettura può trasformarsi in una sorta di infrastruttura culturale del cambiamento, alimentata da intuizione, responsabilità e immaginazione.
Il pensiero femminile in architettura deve allora essere messo al centro delle grandi visioni urbane, quanto dei processi che le realizzano, contribuendo a definire il senso della società che vogliamo.
Il progetto scelto da Susanna Tradati: PM23

Il progetto di Nemesi Architects scelto da Susanna Tradati è PM23. A Roma, in Piazza Mignanelli, 23 (da qui PM23), in un’ala del Palazzo Gabrielli Mignanelli, che sorge accanto alla sede storica della Maison Valentino ed era stato adibito all’origine della casa di moda a spazi per sfilate ed esposizioni, lo studio Nemesi Architects ha svolto per la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti un intervento di riqualificazione e restauro architettonico che ha trasformato uno spazio adibito in passato a scuola e tipografia di Propaganda Fide in una nuova area espositiva, riportando al contempo lo spazio al suo assetto originario. Il tema, svolto a stretto contatto con la committenza, rielabora il rapporto fra moda, arte e architettura.