LA CONSULTA DEI SERVIZI
“Servizi, revisione prezzi obbligatoria e un fondo per gli appalti in corso”
Alla richiesta consueta della Consulta dei servizi di modificare o derogare il codice dei contratti pubblici si aggiunge ora quella di istituire nella legge di bilancio 2026 un fondo che finanzi un’operazione di allineamento dei costi per gli appalti in essere. Un mondo rappresentato da 19 associazioni, 4 filiere, 23mila imprese, un milione di addetti e un fatturato di oltre 70 miliardi.
La Consulta dei servizi torna a farsi sentire sulla revisione prezzi nei contratti di appalto di servizio. L’occasione è stavolta la legge di bilancio 2026, l’ennesimo provvedimento che, almeno nella attuale formazione del disegno di legge governativo approdato in Parlamento, lascia totalmente insoddisfatto – ancora una volta – un mondo rappresentato da 19 associazioni e 4 filiere, 23mila imprese, un milione di addetti e un fatturato di oltre 70 miliardi.
La Consulta conferma la richiesta principale intorno alla quale si gira dal luglio 2023, momento in cui divenne operativo il nuovo codice degli appalti: un meccanismo di revisione prezzi automatico e obbligatorio, che consenta anche ai servizi – come accade già per i lavori – di accedere a una compensazione ordinaria legata agli indici ISTAT dei costi del lavoro e delle materie prime.
Un passo avanti è stato fatto con il correttivo al codice nel dicembre 2024, con l’introduzione di un meccanismo di revisione prezzi ordinaria, che però ha il limite decisivo di essere facoltativo, tanto è che viene applicato poco o nulla, non risolvendo il problema di settori che hanno avuto rincari medi dei costi del 30% negli ultimi due anni. Il punto è rendere questo meccanismo obbligatorio per le stazioni appaltanti, che devono inserirlo nei bandi di gara. Questo vale in particolare per gli appalti di servizi essenziali “di durata”, dalla pulizia e igienizzazione di luoghi pubblici e ospedali alla gestione delle mense scolastiche e sanitarie, dalla raccolta dei rifiuti alla vigilanza privata, dalla sanificazione e sterilizzazione dei dispositivi medici tessili e strumentario alla disinfestazione professionale, alla gestione dei servizi sociosanitari ed educativi. Per tutte queste attività, il rischio è di compromettere l’equilibrio economico delle imprese.
Ma la legge di bilancio è l’occasione per la Consulta dei servizi di avanzare una seconda richiesta, che realisticamente dovrebbe contribuire a rendere poi praticabile la prima ma anche a sanare forme di squilibrio economico che già si sono verificate nei mesi scorsi nei contratti in essere: si chiede l’istituzione di un fondo straordinario per il riequilibrio economico dei contratti in essere, appunto, misura necessaria per sostenere la sostenibilità economica delle imprese e garantire la continuità dei servizi pubblici pluriennali e continuativi. Se la prima richiesta è normativa, questa seconda copre l’aspetto finanziario di stazioni appaltanti che non sono in grado di coprire i costi aggiuntivi.
“La Consulta – dice un comunicato – sottolinea la necessità di proseguire il confronto istituzionale e di riprendere i lavori presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), confermando la propria disponibilità a collaborare con il MEF e con le commissioni parlamentari competenti per la definizione di norme cogenti e strutturali in grado di rendere stabile e uniforme la disciplina della revisione prezzi, nonché per una modifica del codice degli appalti che consenta di parificare le soglie di attivazione tra lavoro e servizi, rendendo al tempo stesso obbligatoria la revisione prezzi nei contratti pubblici di servizi essenziali pluriennali e continuativi”. Per dare forza a queste richieste, la Consulta annuncia la convocazione di “un’iniziativa pubblica” per presentare “le proposte alle istituzioni e sollecitare l’introduzione di strumenti efficaci per garantire equilibrio e sostenibilità ai contratti di servizi”.