LA DISCUSSIONE SULLE NUOVE DIRETTIVE
Il codice appalti italiano e il “protocollo Giubileo” nella proposta delle Regioni europee (firmata Gualtieri)
Il parere del comitato: “Troppo rigore e vincoli amministrativi eccessivi su comuni e Regioni. Si tenga conto delle nostre posizioni in tutto il percorso di riforma. Introdurre il principio di risultato”. Genovesi (Cgil): “Le tutele del codice italiano su clausole sociali, contratti collettivi e responsabilità nelle filiere possono diventare modello di riferimento a livello Ue”.

'INVESTIRE IN ROMA'
Il Comitato europeo delle Regioni ha trasmesso alla commissione Ue il proprio parere sulla riforma delle direttive in materia di appalti e concessioni. Estensore e relatore del parere, che è stato approvato a larga maggioranza, è il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Già nelle premesse, il parere, ricordando che il 45% degli appalti europei viene gestito dalle amministrazioni aggiudicatrici locali e regionali, pone due paletti fondamentali, uno di merito, l’altro di metodo. Sul primo fronte, viene rilevato che “le amministrazioni aggiudicatrici locali e regionali sono sempre più gravate da norme rigorose imposte dall’UE, da requisiti giuridici complessi e da vincoli amministrativi eccessivi, pur dovendo far fronte a una carenza di risorse finanziarie e umane, in particolare nei comuni e nelle regioni di minori dimensioni”. Sul metodo, la richiesta alla commissione è che “gli enti locali e regionali siano coinvolti in maniera strutturale in tutte le fasi di elaborazione e attuazione della revisione”.
Nel parere Gualtieri è fortissima l’impronta derivante dal codice degli appalti italiano fin dal secondo punto dedicato al merito delle norme (punto 10) dove si chiede che “con la revisione venga introdotto un principio incentrato sul risultato”, pilastro centrale del Dlgs 36/2023. E, più avanti, al punto 32, dove si chiede la “professionalizzazione del ruolo di acquirente pubblico”; al punto 33, dove si auspica un’accelrazione dei processi di digitalizzazione anche in funzione della trasparenza; al punto 19 dove si ribadisce la preferenza per il criterio di aggiduicazione dell’Offerta economicamente più vataggiosa rispetto al massimo ribasso, ma anzi si lamenta che finora l’OEPV non abbia prodotto i risultati sperati.
Tornando a monte, al punto 11, si chiede comunque di non ridimensionare “i principi consolidati di trasparenza, parità di trattamento, non discriminazione e proporzionalità”: qui probabilmente c’è invece una critica ai troppi compromessi del codice italiano in tema di affidamenti diretti e procedure negoziate senza bando. Subito dopo, però, al punto 12, si torna a chiedere dosi massicce di flessibilità: in particolare si chiede “un’applicazione più flessibile delle norme sulle modifiche contrattuali durante l’esecuzione dei contratti”. Con un risvolto diretto in materia di revisione prezzi, visto che si ritiene che “il principio di equilibrio contrattuale incoraggerebbe le amministrazioni aggiudicatrici, in caso di shock imprevisti dei prezzi o del mercato, a dare la priorità a misure di mantenimento che ripristinino l’equilibrio economico del contratto anziché ricorrere alla risoluzione”.
Il punto 14 chiede che “il principio della tutela dei lavoratori sia chiarito e consolidato quale elemento di una concorrenza leale e responsabile; osserva che il rispetto della legislazione vigente in materia di lavoro, contratti collettivi e norme di salute e sicurezza sul lavoro è già obbligatorio in base alle direttive vigenti e rientra tra le condizioni di parità di trattamento di tutti gli offerenti”. Osserva in fondo che “orientamenti più chiari e un’applicazione coerente proteggerebbero sia i lavoratori che le imprese adempienti, aumenterebbero la certezza giuridica per le amministrazioni aggiudicatrici e i subappaltatori ed eviterebbero che gli operatori economici locali siano esposti alla concorrenza sleale basata sull’abbassamento dei salari o sul minore rispetto delle norme sociali”.
Questo punto 14 è quello che ha fatto parlare di “metodo Giubileo” come elemento di ispirazione della proposta Gualtieri. Il segretario nazionale della Cgil, Alessandro Genovesi, che sta seguendo con grande attenzione tutto il processo di riforma delle direttive, lo cavalca come un elemento distintivo e centrale della proposta: “Le tutele del nuovo codice italiano su clausole sociali, contratti collettivi e responsabilità nelle filiere possono diventare un modello di riferimento anche a livello Ue”.
“Il sindaco di Roma – sottolinea Genovesi – ispirandosi anche agli accordi sottoscritti con il
sindacato per il Giubileo prima e gli appalti di servizi poi, ha richiamato l’attenzione
sull’importanza delle clausole sociali, della possibilità per le pubbliche amministrazioni di
svolgere attività in house e in un rapporto pubblico-pubblico che metta al centro la qualità
dei servizi ai cittadini, senza che questo costituisca un freno alla concorrenza”. “Soprattutto –
prosegue – il parere approvato dal Comitato Europeo sottolinea come si debba superare la
logica degli affidamenti al minor prezzo e rafforzare, con definizioni più stringenti, l’Offerta
Economicamente più vantaggiosa, permettendo agli enti locali di utilizzare gli appalti per
promuovere occupazione stabile e di qualità”.