L'ASSEMBLEA DI CONFCOMMERCIO

Sangalli: “Città sotto assedio, un dramma la desertificazione, serve agenda urbana nazionale. Riattivare il circuito virtuoso urbs-civitas”

10 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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Sangalli: “Città sotto assedio, un dramma la desertificazione, serve agenda urbana nazionale. Riattivare il circuito virtuoso urbs-civitas”

L’emergenza energia, il dramma della desertificazione imprenditoriale e di città sotto assedio, le sfide imposte dalle grandi transizioni: sono solo alcuni dei temi caldi che il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, tocca nella relazione all’assemblea annuale della confederazione, che si è svolta ieri a Roma. Temi urgenti che si inscrivono in uno scenario generale complesso, dove l’impatto dei tre mesi di conflitto nel Golfo Persico si sommano ai dazi e alle tensioni sulle materie prime con la guerra in Ucraina. Ma, quello di Sangalli, è un messaggio improntato alla fiducia, “Sappiamo bene che la crescita di lungo termine dell’Italia è insufficiente, eppure, nonostante tutto, i fondamentali dell’economia italiana restano confortanti. Il reddito disponibile delle famiglie, in termini di potere di acquisto, si consolida su livelli migliori di quelli del 2019; l’occupazione ha superato i 24,3 milioni di lavoratori e l’inflazione al 3%, o poco sopra, è perlopiù dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche. La stessa produzione industriale ha di recente mostrato segni di risveglio e i consumi nella sostanza reggono, a partire dagli acquisti di beni durevoli”, sottolinea. “Certo, c’è sempre la possibilità che le cose vadano male, anche molto male, ma raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”, rimarca applaudito dalla platea e, soprattutto, dalla premier Giorgia Meloni, seduta in prima fila.

Passando in rassegna le emergenze del momento, il presidente di Confcommercio pone l’accento sul tema energia che” rimane in generale una priorità anche per il nostro settore, con un’attenzione particolare al tema del nucleare che resta un passaggio decisivo”. Inoltre, “in tema di reti – prosegue – pensiamo all’estrema difficoltà delle nostre imprese dei trasporti sui valichi alpini, sulla riforma del sistema portuale e sui costi degli Ets così penalizzanti per le autostrade del mare. Solo nella prospettiva europea, è possibile affrontare l’accelerazione delle grandi transizioni. Quella ambientale con il cambiamento climatico. Quella digitale, con l’intelligenza artificiale che sta trasformando in modo profondo il nostro essere cittadini e imprenditori”.

Un passaggio centrale della relazione è quello che parla di città, comunità e territori. “La Confcommercio è la rappresentanza economica nelle città, o meglio, delle città. Le nostre imprese sono volto e anima dei territori, garanti di pluralismo imprenditoriale, presidi insostituibili di sicurezza e contrasto al degrado.
Per questo promuoviamo una visione strategica e coordinata che consideri le nostre imprese nelle città come “bene comune””, afferma Sangalli. Ma il punto è che le città italiane “sono in continua trasformazione, talvolta senza un disegno organico, e con rischi “contrapposti”.  “Da un lato, basti pensare alla desertificazione imprenditoriale, con la drammatica chiusura di oltre 156mila esercizi commerciali negli ultimi 13 anni”. Dall’altro lato, inoltre, “emergono fenomeni di sfruttamento intensivo delle città come l’affitto breve indiscriminato che penalizza le imprese dell’accoglienza e l’equilibrio dei tempi e dei luoghi delle comunità”. “Per reagire – indica Sangalli – è fondamentale livellare il campo da gioco: regole chiare, stabili, eque”. Ed “ecco perché  il lavoro sull’agenda urbana europea e sulla nuova politica di coesione è fondamentale; un impegno che si deve tradurre in una coerente agenda urbana nazionale, sostenuta da una governance dedicata”.

“Senza le nostre imprese, l’Italia – insiste Sangalli – non sarebbe l’Italia delle piazze e dei territori, scelta ogni giorno dai viaggiatori di tutto il mondo perché scelta dai nostri cittadini. Se vogliamo comunità e città coese e competitive dobbiamo riattivare il circuito virtuoso tra urbs e civitas, tra città fisica e la comunità che la vive, tema che richiede una piena collaborazione con Regioni ed Enti locali, a partire dalle stesse Camere di Commercio, sulle quali investiamo da sempre con idee e persone.
Per attivare questo circolo virtuoso, servono politiche attive e coerenti: formazione adeguata, fiscalità e incentivi responsabili. Proprio in questo cammino Confcommercio c’è. La Confcommercio c’è, con la consapevolezza di rappresentare un’identità in evoluzione, un modello di vita e di lavoro che dà forma alle nostre città e ai territori”.

Il presidente di Confcommercio mette a fuoco, inoltre, tre priorità strettamente collegate per la competitività del Paese: la qualità del lavoro, una fiscalità più favorevole alla crescita e un sistema bancario vicino ai territori. Sul fronte lavoro, mette in guardia dal fenomeno del dumping contrattuale, ritenuto un fattore che impoverisce la qualità dell’occupazione e ostacola la crescita economica. In questo quadro apprezza il percorso avviato con le parti sociali e il CNEL per il riordino dei contratti e sostiene il principio del “salario giusto” introdotto dal decreto del Primo Maggio, contrapponendolo all’idea di un salario minimo uniforme e sottolineando il legame tra qualità del lavoro, competenze e benessere delle comunità. Sul fisco, Sangalli attacca e denuncia quella che definisce una “fiscocrazia”, caratterizzata da un eccesso di tasse e burocrazia che limita investimenti, attività d’impresa e sviluppo. Pur riconoscendo al Governo il merito del rigore nella gestione dei conti pubblici, sostiene che la crescita richieda un equilibrio tra conti in ordine e una fiscalità più equa. Secondo Sangalli gli imprenditori hanno dimostrato capacità di resilienza nelle crisi, ma necessitano di un contesto normativo e amministrativo meno oneroso e più favorevole all’attività economica. Tema banche: Sangalli guarda con attenzione alle recenti operazioni di consolidamento del settore creditizio e auspica che il nuovo assetto non indebolisca il rapporto con i territori. L’obiettivo, afferma, deve essere quello di tutelare il risparmio delle famiglie e garantire alle imprese un accesso efficace al credito e ai servizi finanziari, evitando che la concentrazione bancaria riduca la prossimità e la capacità di supporto al tessuto produttivo locale.

Sangalli parla di fiducia e manda un messaggio di fiducia: “in generale, c’è incertezza, ma anche una sensazione di potercela fare”. Parole, come si è visto, particolarmente apprezzate dalla premier Meloni. “Insieme in questi anni abbiamo sicuramente smentito i pronostici più nefasti, siamo riusciti a dimostrare che se e quando il sistema Italia lavora insieme, quando si prende per mano, quando si muove in un’unica direzione, con una visione, con un’idea di posizionamento, con un programma chiaro, con una strategia allora è possibile per questa nazione fare la differenza”, dice Meloni dal palco. “Sarebbe chiaramente intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una nazione nella quale i problemi sono stati risolti però io considero ugualmente disonesto voler fingere a tutti i costi di ignorare o dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono”.

“Il Piano casa è un’opportunità importante non solo per garantire una casa a un prezzo giusto ma anche per provare a rigenerare le nostre città e rendere gli spazi più accoglienti e a misura d’uomo”, afferma Meloni toccando i temi sollevati da Sangalli. “Immaginiamo insieme un nuovo modello di sviluppo urbano per saper mettere al centro le persone – ha aggiunto -. Abbiamo previsto dei programmi di edilizia integrata che gestiscono anche lo sviluppo di un tessuto di esercizi commerciali e servizi di vicinato”.

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