Progetto Corale
La scuola che doveva chiudere per spopolamento e si rilancia open air, il festival permanente di street art: così Riparbella (PI) ha vinto la maledizione delle aree interne
Nel nostro percorso alla scoperta delle professionalità che lavorano alla Rigenerazione del variegato e complesso territorio italiano, oggi ci indirizziamo verso la Toscana, più precisamente nella Provincia di Pisa; vogliamo infatti provare a capire cosa significhi essere componenti di una Giunta di un piccolo borgo delle famose “aree interne”, magari non uno dei borghi convenzionalmente più “fortunati”, con un centro storico ricco e riconoscibile e un personaggio illustre come concittadino, e credere comunque nelle potenzialità del proprio luogo, provando a riattivarlo per dare qualità di vita alla comunità locale e futuro ai suoi giovani.
Siamo dunque a Riparbella, comune italiano di 1.685 abitanti, situato su un crinale nella Val di Cecina, che già nel nome rimanda alla bellezza di una terra verace tra collina e mare. (…)
Città e parità di genere: non servono nuove figure professionali e non basta l’attivismo di nicchia, è necessario un radicale cambio di postura del sistema progettuale
Nelle esplorazioni di questo Diario sulle figure professionali che, a vario titolo, lavorano nella Rigenerazione Urbana, questa settimana proviamo a occuparci di un aspetto ancora poco definito. Si dice dappertutto che le porzioni di città “rigenerate” debbano puntare sull’inclusione e sull’equità. Questi concetti, ovviamente completamente condivisibili, risultano facilmente comprensibili, e forse anche applicabili, quando ci si riferisce a offerte abitative per tutti, che non sostengano la gentrification, o a spazi multi-culturali o aggregativi, o ancora quando si parla di abbattimento di barriere architettoniche.
Quando però il tema dell’inclusività di sposta sul genere e su una tipologia di progettazione attenta alle tematiche di genere, diventa molto più difficile individuare la via da percorrere e chi siano le persone che se ne devono fare carico.
Progetti internazionali per rompere la struttura a silos verticali tipica degli enti locali italiani
Volendo cercare di capire come viene affrontata la Rigenerazione Urbana all’interno delle amministrazioni comunali, verrebbe naturale a chiunque rivolgersi in prima battuta agli Uffici Tecnici, come Edilizia, Urbanistica, magari Ambiente. Oggi vogliamo invece cambiare prospettiva, provando a capire quali professionalità di altri settori comunali si occupino a vario titolo di Rigenerazione Urbana. Lo facciamo guidati da Emanuela Medeghini, responsabile della Unità Organizzativa Politiche Europee del Comune di Ravenna, con un passato analogo a Mantova, una formazione in legge e un master in City Management. (…)
La “pubblica felicità” di Zilioli (Sassuolo) nasce da una diffusa dotazione di spazi pubblici gratuiti, accessibili, accoglienti
Dopo aver visto le figure richieste dai bandi di Rigenerazione e le figure promesse dalle proposte di formazione sul tema, diventa a questo punto interessante provare a conoscere le figure “sul campo”, quelle che già oggi si adoperano per rendere la Rigenerazione un fatto e non uno slogan.
In questo viaggio alla scoperta di ruoli e persone, non possiamo che partire da quello che dovrebbe essere il motore strategico delle città che si reiventano e rinnovano, ovvero la politica.
La Rigenerazione urbana chiede nuove competenze ma la formazione può innovare e adattare professionalità già esistenti. Carrellata di corsi
Dopo esserci occupati, due settimane fa, delle figure richieste nei bandi pubblici di progetti di Rigenerazione Urbana, sembra doveroso e interessante fare oggi una incursione nel mondo della formazione.
Se, infatti, si prova a fare ricerche sul web in merito alla Rigenerazione, a breve la profilazione farà sì che ci vengano proposti corsi, master, workshop di varia natura sul tema.
Il mondo della formazione sembra infatti essersi accorto del “successo” della Rigenerazione Urbana e, conseguentemente, ha sviluppato prodotti per target differenziati, in grado di rilasciare certificati, titoli o diplomi comprovanti una presunta competenza specifica nella “nuova disciplina”.
Ancora sul Masterplan: chi ha provato a valorizzarlo da Varese a Modena alla Manifattura Tabacchi di Firenze
«Il masterplan è normato come un progetto territoriale che prefigura, in termini spaziali e relazionali, la città desiderata comprendendo sia le trasformazioni pubbliche sia quelle private di uso pubblico.
[…] Questo documento deve consentire di declinare in termini di consumo di suolo, densità, dotazione di servizi e assetto funzionale l’intero comparto e tale declinazione deve avvenire mediante la redazione di una serie di elaborati che esplicitino la nuova forma urbana in termini di assetto planivolumetrico e di relazioni con il resto della città».
Le amministrazioni pubbliche cercano con i loro bandi “esperti di rigenerazione urbana”. Dubbi e interrogativi
Ultimamente, diversi bandi pubblici per incarichi di progettazione inseriscono tra le figure richieste quella del “progettista esperto di Rigenerazione Urbana”, che disponga della titolarità di “almeno un progetto di Rigenerazione”.
Da un lato, questa cosa non può che far piacere, perché testimonia un interesse crescente su questa tipologia di progettualità e di interventi, di cui il pubblico intende farsi espressione.
D’altro canto, tuttavia, vedere in un bando per progettazione questa specifica richiesta, apre anche una serie di dubbi e di interrogativi. (…)
Non c’è solo l’High line di New York. Anche in Italia e in Europa i ponti occasione di rigenerazione urbana. Casi virtuosi da estendere
I ponti sono un potente strumento di trasformazione del territorio e di sviluppo socio-economico. Modificano i flussi, permettono di esplorare i luoghi da percorsi inediti, di ammirare il paesaggio da prospettive inusuali, di accorciare i tempi e cambiare le abitudini e le aspettative.
Per questa ragione, nei processi di Rigenerazione Urbana i ponti, nuovi o esistenti, possono giocare un ruolo fondamentale, non solo e non tanto come infrastruttura, ma prima di tutto come elemento simbolico di connessione e di esplorazione, che consente di riallacciare relazioni.
Anche l’architettura può essere l’innesco per la rigenerazione urbana ma senza urlare. Il tentativo fallito di Gehry a Modena
Qualche giorno fa è scomparso Frank O. Ghery, celebre e discusso architetto, autore di alcune delle opere più note degli ultimi decenni. Come ben sottolineato da Luigi Prestinenza Puglisi nella sua rubrica (si veda qui l’articolo), l’opera di Ghery suscita, tra le altre, riflessioni molto accese sul ruolo dell’architettura come motore della riqualificazione urbana, tra sostenitori e detrattori del “Bilbao effect” che per anni ha imperversato nelle politiche urbane.
Prodotti, servizi e ambienti per tutti: la progettazione equa e inclusiva abbandona l’idea di utente medio e diventa Design for All
Design for All, Universal Design, Inclusive Design, termini diversi e forse in Italia non proprio comuni, volti a indicare in sostanza lo stesso approccio alla progettazione e gestione dei luoghi: equità e inclusione. Il “Design for All” (o “design universale”) è un approccio alla progettazione di prodotti, servizi e ambienti che mira a renderli fruibili dal maggior numero possibile di persone, indipendentemente dall’età, dalle capacità fisiche o da altre caratteristiche.
Da centri con una storia “di peso” a laboratori urbani d’eccellenza: come cambiano le città di fondazione
Cosa hanno in comune Latina, Carbonia e Tresigallo? Siamo in tre Regioni diverse, tre aree d’Italia molto diverse tra loro. Quello che accomuna, però, questi centri urbani è un passato da città di fondazione di epoca fascista e un futuro fortemente innestato sui temi della Rigenerazione.
Le tre città sono infatti sorte negli anni Trenta del Novecento, Latina, in Lazio, con il nome di Littoria e come simbolo della bonifica dell’agro pontino, Carbonia, in Sardegna, come città mineraria fortemente incentrata sull’idea del lavoro promosso dallo Stato in aree difficili, Tresigallo, in provincia di Ferrara, come “città metafisica” su istanza del politico locale Edmondo Rossoni, che ha dato forma urbana alle poetiche pittoriche di quegli anni.
La festa della riappropriazione, quando una comunità torna in collegamento con i suoi beni (anche quando non sono mai stati aperti prima)
Spesso in questa rubrica è stato citato il tema della “riappropriazione” dei luoghi da parte delle comunità, considerato un ingrediente fondamentale della Rigenerazione Urbana, perché consente un radicamento nei luoghi da parte di chi li deve far vivere, curare e tramandare.
Guardando ai vari casi che il panorama nazionale e internazionale ci offre, tale riappropriazione può assumere le sfumature più diverse, può essere fisica, quando cioè si rendono accessibili luoghi fino a quel momento chiusi o addirittura vietati, può essere simbolica, quando tornano in diritto d’uso luoghi precedentemente riservati ai pochi, in modo più o meno legittimo (esempio classico i beni confiscati alla mafia), può essere estemporanea, quando, attraverso eventi, manifestazioni o usi temporanei, si permette alle persone di visitare o fruire di un bene solitamente interdetto, magari anche in modo inusuale, offrendo interpretazioni d’uso inedite, creative o futuribili.
La sicurezza nella rigenerazione urbana è complessa ma necessaria: la sfida è combinare misure fisiche, sociali e tecnologiche. L’esempio dell’Agenzia del Demanio
Il 22 Aprile del 2017 è entrata in vigore una legge che, alla luce del successo odierno della Rigenerazione Urbana, varrebbe la pena riprendere e riesaminare in alcuni suoi aspetti innovativi e interessanti.
Parliamo della Legge 48/2017, conversione del DL 14/2017, recante Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città.
Ci interessa in relazione al fatto che, sempre più spesso, negli intenti della Rigenerazione Urbana viene inserita anche la “sicurezza”, spesso abbinata ad espressione che richiamano l’inclusività, l’equità e simili. Quando però si va a vedere la traduzione di questi concetti in progetti, la sicurezza pare concepita più come “sicurezza pubblica”, ovvero come disciplina che si occupa prevalentemente dell’incolumità dei cittadini e della tutela della proprietà e che si concretizza in sistemi di videosorveglianza e diffusi impianti di illuminazione. (…)
La Rigenerazione urbana è fatta di relazioni e di azioni. Ma anche di pietre e del loro significato nel tempo: il caso eroico del centro storico di Concordia sulla Secchia
Sabato mattina, sotto i luminosi raggi di uno splendido sole autunnale, che rendeva l’atmosfera ancora più vibrante e intensa, si è svolta a Concordia sulla Secchia, al confine tra le province di Modena e Mantova, la cerimonia d’inaugurazione del Municipio appena restaurato.
Un evento locale, simile a molti altri, verrebbe da pensare.
Un evento molto speciale, in realtà, che apre la porta ad una ricca serie di riflessioni sull’urbanità e su ciò che dovrebbe essere il cuore della Rigenerazione Urbana.
Ma prima i fatti. (…)
La partecipazione ingrediente essenziale della rigenerazione se riattiva la relazione tra comunità e spazio pubblico. Evitare i contenitori di frustrazioni. I casi della street art e dell’arte pubblica
Il 14 ottobre scorso è scomparso Giuseppe Cambiano, grande studioso torinese, che ha dedicato la vita al sapere classico. A lui si devono molti testi importanti, che analizzano e attualizzano la relazione profonda tra società occidentale e città, a partire proprio dal mondo classico dei Greci, che sta alla base della nostra cultura urbana.
Molte delle riflessioni di Cambiano sono oggi di estrema attualità e andrebbero rilette e poste in rapporto diretto con i temi e le pratiche della Rigenerazione Urbana, alla quale apporterebbero una dimensione di consapevolezza e di cura rilevante.
I Luoghi Comuni di Torino e gli Studentati oltre l’idea di residenza, portatori di cultura, sport, aggregazione
“…servizi, spazi comuni e attività rivolte sia agli abitanti che al quartiere e alla città, per andare oltre alla funzione residenziale e promuovere una nuova cultura dell’abitare.” Se questa frase sembra un Luogo Comune, è perché, per fortuna, a Torino letteralmente lo è.
Luoghi Comuni è infatti un progetto di housing sociale promosso a Torino dal Programma Housing della Compagnia di San Paolo, in collaborazione con l’Ufficio Pio. (…)
Nessuno potrà mai toglierci quello che abbiamo ballato (anche a Città nel Futuro): la rigenerazione urbana come danza intricata, il grande fermento è appena cominciato
Jane Jacobs usava le espressioni “sidewalk ballet” e “dancing streets” per descrivere le interazioni complesse, impreviste e vitali che si verificano negli spazi pubblici di una città. Questo concetto si riferisce alla “danza intricata” di persone diverse – vicini, acquirenti, bambini e sconosciuti – che si muovono in un quartiere, creando un senso di sicurezza e ordine sociale attraverso un’attività costante e diversificata.
Scopo delle Rigenerazione Urbana dovrebbe proprio essere la riattivazione di queste complesse relazioni, da far esprimere sul palcoscenico di quartieri ambientalmente sostenibili grazie ad un rinnovato rapporto tra uomo e natura.
A sua volta, dunque, la Rigenerazione Urbana, soprattutto per come è andata in scena nella “tre giorni” romana di Città nel Futuro, dal 7 al 9 ottobre scorso presso il Maxxi, può essere vista come una danza, una coreografia contemporanea composta di molteplici fattori, di dinamismo e perseveranza, di esperimenti e repertorio.
L’ego dell’architetto e l’architettura che si prende cura dei luoghi (senza lavorare per se stessa)
Cosa succede se un committente, un ingegnere, un’urbanista, una fotografa, un giornalista e un critico si trovano in un luogo magico e discutono del tema “L’ego dell’Architetto” davanti ad una platea fatta prevalentemente da architetti? E’ quanto è accaduto sabato scorso a Borca di Cadore, durante il convegno organizzato dall’Associazione Edoardo Gellner, e quello che ne è scaturito è stata una bella riflessione che vale la pena raccontare.
Trasformare gli spazi pubblici in luoghi significativi, la missione del placemaking (riunito nella Week Europe a Reggio Emilia). Il caso dell’ex Roverella a Cesena
Ieri sera ha preso ufficialmente il via a Reggio Emilia la Placemaking Week Europe, una settimana di eventi, corsi, workshop, manifestazioni organizzati dalla comunità dei placemakers europei, che, ogni anno in un posto diverso, si ritrovano per confrontarsi, aprirsi a nuove prospettive condividendo esperienze e sperimentando pratiche.
I membri di questa community, professionisti, studenti, amministratori, comuni cittadini, si definiscono “una rete europea di pionieri che insieme accelerano la creazione di luoghi per creare comunità sane, inclusive e amate. Per trasformare gli spazi in cui viviamo in luoghi che amiamo. Creiamo un mondo prospero, equo e sostenibile unendo valori, passione e azione attorno ai nostri spazi pubblici.”