“Un unico, grande mercato delle costruzioni”: la fiducia di sempre nella concorrenza come bussola per la difficile fase del dopo-2026
Il cuore dell’intervento di insediamento di Antonio Ciucci alla presidenza di ANCE sta nella risposta che propone di dare alla fase nuova e difficile del post-2026. Una risposta coerente al pensiero che Ciucci ha espresso negli anni scorsi e che si può racchiudere in una parola: mercato. Il mantra del mercato chiede meno segmentazioni, meno chiusure, meno eccezioni, meno in house, meno burocrazia per passare a più concorrenza, più programmazione, più certezza, più qualità e più spazio per le imprese: una bandiera issata negli anni scorsi, nella buona e nella cattiva sorte. Ciucci è il primo a riconoscere che dalla battaglia dipende la sopravvivenza stessa del settore e che, tuttavia, l’esito non è scontato in un Paese che sembra aver smarrito il senso di regole uguali per tutti.
Troppi i segnali di questo smarrimento. I numeri ci dicono che il 90% delle opere vanno ormai con affidamenti diretti, procedure negoziate senza bando e procedure derogatorie. Con la scusa di fare presto si è imposta la negazione del mercato; e il mercato che è rimasto è salvo grazie alle regole europee, non a quelle nazionali. Una brutta deriva. Dove ci sono dentro l’in house dilagante, tanto nelle concessioni che negli appalti dei concessionari, e le regole dei settori speciali dove ci si spinge addirittura ad affidamenti sopra soglia senza bando. Con un settore dei lavori pubblici di questo tipo, non ci si può meravigliare che anche il piano casa venga scritto con l’intenzione di favorire i grandi fondi garantendo loro una sorta di monopolio del terzo pilastro (e, quel che è peggio, sapendo già nomi e cognomi di chi acquisirà i vantaggi definiti per queste operazioni).
La battaglia va combattuta fino in fondo, anche con parole nuove. Unitariamente, dice Ciucci al settore. Con l’obiettivo di costruire – o, meglio, ricostruire – un grande mercato unico e trasparente delle costruzioni che metta fine a riserve, aree oscure, scappatoie e privilegi. Per costruire questo mercato regole chiare, trasparenti e concorrenziali sono fondamentali e questa è la prima battaglia. Ma non bastano. Per ripartire servono due elementi decisivi la cui mancanza ha prodotto negli anni scorsi l’inizio dello smarrimento. Il primo è una seria programmazione pluriennale e stabile, credibile e basata su risorse certe. Una certa consapevolezza che sono gli investimenti – e in particolare gli investimenti in costruzioni – a trainare il Pil in Italia dovrebbe aiutare a mettere in cantiere una seria riforma della pianificazione e della programmazione. Il secondo elemento decisivo riguarda meccanismi che consentano di riconoscere marginalità adeguate e prospettive di crescita dimensionale alle imprese che investono in qualità, sicurezza, organizzazione, competenze e legalità. A questi due elementi Ciucci ha fatto riferimento parlando ai colleghi, sapendo che comincia una battaglia non solo normativa, ma culturale. In cui deve vincere il migliore, verrebbe da dire; a condizione che la partita, almeno, cominci.