RIGENERAZIONE URBANA

Roma, l’Urbanistica ferma i motori per un tagliandone a procedure e piani programmati in itinere

Presto in giunta di Roma Capitale la delibera proposta da Maurizio Veloccia (in foto) che istituirà cabina di regia fra assessori e tavolo tecnico fra dirigenti per “verificare preliminarmente gli approfondimenti e i chiarimenti necessari a supporto delle singole istruttorie dei programmi urbanistici”. Obiettivi: fare pulizia di piani superati e decidere tutti insieme su quelli da salvare.

07 Nov 2025 di Giorgio Santilli

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Roma, l’Urbanistica ferma i motori per un tagliandone a procedure e piani programmati in itinere

Maurizio Veloccia

Altro che accelerazione sulla rigenerazione urbana e progetti rivolti al futuro. L’Urbanistica di Roma Capitale si ferma per fare un tagliandone alle procedure e ai vecchi piani urbanistici programmati in corso di approvazione: con una proposta di delibera, pronta per essere portata in giunta dall’assessore Maurizio Veloccia, costituisce una cabina di regia e un tavolo tecnico per “valutare preliminarmente gli approfondimenti e i chiarimenti necessari a supporto delle singole istruttorie dei programmi urbanistici”.

L’obiettivo dichiarato della delibera è sì “accelerare il lavoro amministrativo e condurre a termine i procedimenti legati alla valutazione delle singole proposte di intervento, fino alla definizione dell’iter autorizzativo”. Ma le premesse e i “considerato” che precedono il dispositivo della delibera disegnano un quadro molto più complesso. In particolare l’obiettivo è fare rapidamente pulizia di una serie di vecchi programmi urbanistici considerati ormai non più coerenti – anche perché inattuati e in molti casi ormai inattuabili – con le esigenze di rigenerazione dei tessuti urbanistici e con la visione dell’amministrazione. E decidere tutti insieme, condividendo le responsabilità, su quelli da salvare e mandare avanti.

I primi bersagli della delibera sono indicati espressamente in testa alle premesse, anche richiamando provvedimenti dell’amministrazione che già imponevano ricognizioni e verifiche. Sotto esame ci sono: 1) una parte dei programmi urbanistici riguardanti la manovra compensativa, inseriti all’interno del Piano regolatore generale vigente benché adottati adottati antecedentemente al 2008 e “non ancora approvati ovvero non ancora convenzionati e, di conseguenza, non attuati”;  2) i Programmi di recupero urbano, ai sensi dell’articolo 11 della legge 493/1993; 3) la cosiddetta “manovra di chiusura” dei Piani di zona (legge 167/1962).

Tutti questi programmi “evidenziano forti criticità attuative dovute alla complessità e alla durata eccessiva delle procedure approvative, che hanno reso obsoleti gli obiettivi di trasformazione urbana e gli assetti funzionali originariamente previsti, oltre a compromettere la sostenibilità economica dei programmi stessi”. Lo schema di delibera si sofferma a lungo sulle conseguenze della “mancata realizzazione delle previsioni pianificatorie” che “priva i territori interessati di infrastrutture e servizi pubblici essenziali” (i cosiddetti standard urbanistici), “determina la presenza di ampi ‘vuoti urbani'”, rende impossibile “procedere alla riqualificazione e alla valorizzazione dei tessuti urbani periferici”.

Queste motivazioni non cambiano, però, la vera posta in palio dell’operazione: fare pulizia di programmi e piani considerati non più attuali, “al fine di ricomporre un disegno urbano coerente, nell’ambito di una visione unitaria della città pubblica”.

A questo proposito la Direzione Pianificazione generale del Dipartimento Programmazione urbanistica “ha completato la prima fase di valutazione delle istanze presentate ed è attualmente impegnata nella fase di attuazione, gestendo procedimenti che richiedono un coordinamento tecnico-amministrativo intersettoriale al fine di giungere agli esiti successivi dell’approvazione”.

Da qui deriva la necessità di condividere le responsabilità con “l’indispensabile coordinamento” che si sostanzia nella cabina di regia fra assessori e nel tavolo tecnico fra dirigenti. Anche perché si è arrivati alla fase della convocazione della Conferenza di servizi in forma decisoria che “costituisce il momento essenziale per l’integrazione dei pareri e la valutazione unitaria dei profili tecnici, ambientali, urbanistici e giuridici, garantendo il coordinamento tra i soggetti competenti e l’integrazione delle valutazioni tecniche e amministrative necessarie, nel rispetto delle norme vigenti”. E proprio “le risultanze della Conferenza verificano la coerenza delle proposte con gli obiettivi di interesse pubblico, la sostenibilità economico-finanziaria degli interventi, la corretta integrazione delle nuove destinazioni d’uso, nonché gli impatti sul sistema ambientale e infrastrutturale, tenendo conto delle diverse attività già programmate o in corso di
programmazione dai singoli Enti e Uffici”. Insomma con gli esiti delle conferenze di servizi in assetto decisorio si fanno davvero i conti, cosa salvare e mandare avanti e cosa cancellare.

Lo schema di delibera dovrebbe arrivare a breve in giunta per l’approvazione.

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