LE FRONTIERE DELLE COSTRUZIONI
RoboGO, il robot di Icop al porto di Trieste risana il sottoimpalcato del molo VII abbattendo tempi e costi. Piero Petrucco: “Ora sappiamo che l’investimento da 22 milioni lo avremo già recuperato alla fine dell’appalto in corso”
Si chiama RoboGo, è il robot con cui il gruppo Icop della famiglia Petrucco sta eseguendo le lavorazioni di rilievo, idropulizia, idroscarifica controllata del calcestruzzo eroso, asciugatura, protezione e ripristino del calcestruzzo nel sottoimpalcato del Molo VII al Porto di Trieste. RoboGO è una frontiera dell’innovazione per il mondo delle costruzioni perché dice che gli investimenti in robotica non comportano un beneficio futuribile, ma offrono già oggi un positivo ritorno in termini di gestione delle commesse con l’abbatimento dei costi e dei tempi di esecuzione. E, quindi, una crescita di produttività che rende estremamente competitiva l’offerta nelle gare di appalto per lavorazioni di questa tipologia. L’intenzione di Icop, infatti, è portare RoboGO in altri appalti simili in Italia e all’estero.

Siamo stati una giornata al porto di Trieste con Piero e Vittorio Petrucco, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Icop Spa, per vedere come è fatto e come lavora il robot e per capire quali possano essere i suoi impieghi futuri. L’investimento per la creazione di RoboGO è costato a Icop 22 milioni di euro: 18 mesi di lavoro fatto “in casa” con una squadra di specialisti internazionali per l’ideazione e la realizzazione del sistema robotico, composto da un pontone semisommergibile di 32 metri di lunghezza per 7,5 di larghezza, con due bracci per l’idropulizia, posti a poppa e a prua, che arrivano a sparare 28 litri al secondo a 2.500 bar e due clampe oleodinamiche che consentono lo spostamento della piattaforma: il tutto comandato a distanza da un pontone Control Barge. Altri sei mesi ha richiesto la messa in operatività sul posto e l’adeguamento al contesto attraverso sistemi di IA per l’apprendimento, alimentati dalle migliaia di immagini catturate dal sistema stesso. Le piattaforme robotiche sono poi raddoppiate, da una a due, per aumentare la potenza di fuoco del sistema. Hanno preso i nomi di Irene e Paola.



“Ora possiamo dire senza più timori che rientreremo dei costi dell’investimento – dice Piero Petrucco – già alla fine dell’appalto che stiamo eseguendo al Molo VII. Ce lo dicono i dati della produzione che viaggiano a un ritmo di 300-350mila euro al giorno, almeno il doppio di quanto avessimo stimato, e ci consentono di prevedere già per ottobre la fine del lavoro che avrà richiesto complessivamente un anno e non i due preventivati (in termini ottimistici) dal progetto originario per lavorazioni svolte tutte dall’uomo”. L’appalto del Molo VII vale complessivamente 84 milioni di cui 62 per i lavori di manutenzione straordinaria del sottoimpalcato in cui lavora RoboGO e il resto per lavori di rifacimento dell’impianto elettrico e delle canalette dell’acqua nel sovraimpalcato.
L’abbattimento dei costi è dato, anzitutto, dal ritmo medio giornaliero con cui RoboGO procede nella pulizia e nella riparazione delle 3.680 piastre da manutenere per una superficie complessiva di 100mila metri quadrati. “RoboGO – dice Petrucco – riesce a lavorarne mediamente 20-30 al giorno, con punte che vanno oltre le 40, mentre un lavoro affidato solo a operai riesce a farne 2-3 al giorno se sono interventi leggeri di pulizia e una a settimana se l’intervento è su una piastra fortemente danneggiata.

Questo accade perché il robot, grazie alle piattaforme (che hanno vasche interne di vuotamento e svuotamento dell’acqua) e ai bracci (che si muovono su sette assi diversi), è capace di lavorare anche 14 ore al giorno adattandosi al livello della marea, mentre difficilmente l’intervento di squadre di operai può andare oltre le 3-4 ore al giorno. Quando il robot opera, non ci sono lavoratori con lui, cosa che azzera il pericolo e il rischio di infortuni alle persone, considerando che azionare a mano un tubo che spara acqua oltre i 2.000 bar può creare grande instabilità in chi lo aziona, perdita di equilibrio, rischio di incidenti. Infine, la squadra che opera con RoboGO è composta di cinque persone (3 alla control room e due per interventi di manutenzione) mentre la squadra che avrebbe dovuto lavorare direttamente alla pulizia delle piastre era prevista di sei persone”.
Tutti questi fattori – riduzione dei tempi, riduzione dei costi, riduzione dei rischi per le persone – rendono RoboGO estremamente competitivo nel prossimo futuro rispetto alla lavorazione umana. Se ne aggiunge un altro, di fattore di competitività: la sostenibilità ambientale che viene accresciuta per il fatto che il liquido usato per la pulizia e l’idroscarifica viene raccolto in vasche insieme ai detriti di materiali staccati dalle pareti delle piastre, in un processo continuamente tracciato e controllato.
Qui sotto, diverse immagini delle piastre oggetto dell’intervento, classificate a seconda dello stato di degrado del calcestruzzo che le compongono. Il Molo VII è stato realizzato 50 anni fa.
