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Rinnovabili, con questo trend gli obiettivi 2030 saranno raggiunti solo nel 2036. Mappa di undici buone pratiche da cui ripartire

27 Mag 2026 di Mauro Giansante

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Altro che 2030. L’Italia ha un ritardo di quasi sei anni pieni (5,7 per la precisione) sugli obiettivi di installazioni di impianti rinnovabili per produrre energia pulita. Questo perché da un lato, nell’ultimo decennio la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti green è cresciuta del 7% passando dal 33,9% nel 2015 – con 107.498 GWh/a – al 41,1% nel 2025 con 127.978 GWh/a. Dall’altro, il contributo dei combustibili fossili resta importante e lo vediamo dalle bollette. Dove il prezzo attuale è di 130,5 euro/MWh e per l’89% viene formato dal gas.

A che punto è l’Italia sulle rinnovabili

Numeri, questi, che arrivano dal nuovo rapporto Italia rinnovabile pubblicato ieri da Legambiente. L’associazione verde non vede tutto negativo, però, perché ricorda ad esempio come a marzo 2026 nella Penisola il solare fotovoltaico raggiunge quota 44.878 MW di potenza installata, pari al 53,9% del totale delle rinnovabili. Questa tecnologia, per la prima volta, è arrivata a superare, rispetto ai consumi, il contributo di tutte le fonti rinnovabili, contribuendo con il 14,2% – era l’11,3% lo scorso anno – e supe­rando anche una fonte storica come quella dell’idroelettrico, che nel 2025 si ferma a quota 13,3% (era il 16,8% nel 2024).

Anche sul fronte degli accumuli, attualmente abbiamo installato 918.971 impianti da 7.803 megawatt complessivi. E in termini di occupati nel settore delle rinnovabili già nel 2023 l’Italia era sul gradino basso del podio con 228.900 unità, di cui 135.900 nel comparto delle pompe di calore.

Tutti i freni alla transizione energetica italiana

Come raccontiamo quasi quotidianamente su questo giornale, però, i ritardi negli iter amministrativi, così come i contrasti tra governo centrale e territori e le forti incertezze normative fanno della transizione energetica un percorso ancora complicato. Per Legambiente rimane grave il supporto dell’esecutivo Meloni alle fonti fossili e al nucleare, “dimenticando i 2,4 milioni di famiglie che vivono in povertà energetica”. Non a caso, come accennato all’inizio, a fine marzo l’Italia è ferma ad appena il 33,2% dell’obiettivo complessivo 2030. Mancano ancora all’appello 53.469 MW da aggiungere entro i prossimi 5 anni e mezzo e, continuando con la media di installazione mantenuta tra il 2021 ed il 2025, il Paese rischia di arrivarci tra 10,7 anni, con ben 5,7 anni di ritardo.

Le proposte

Da qui, ben quindici proposte partite da Legambiente al governo. Sbloccare gli iter autorizzativi con più risorse e procedure certe; insistere sui nuovi impianti e sul ripotenziamento di quelli esistenti, nonché sulla rete; introdurre i prezzi zonali con contratti Ppa e disaccoppiare il prezzo finale tra gas e rinnovabili; includere i cittadini nel processo informativo sulla transizione verde; recepire la direttiva case green (la scadenza è dopodomani, letteralmente, ma l’Italia è ferma).

Undici buone pratiche sui territori

Ma la base da cui ripartire c’è già, oltre ai numeri delle installazioni appena raccontati. Una mappa di undici buone pratiche sparse su tutto il territorio che raccontano i successi delle rinnovabili. C’è il caso di Lendinara, Rovigo, dove è in programma la riqualificazione di un’area industriale dismessa di 40mila metri quadrati, da cui sono state rimosse 160 tonnellate di amianto e dove verrà realizzato un impianto fotovoltaico da 4,1 megawatt, evitando 2.270 tonnellate di emissioni annue di CO2. Non solo, il progetto prevede infatti la messa a dimora di 30 alberi autoctoni in aree pubbliche del Comune di Lendinara, contribuendo al miglioramento del paesaggio urbano e della qualità dell’aria.

Spostandoci al centro, a Valfabbrica, Perugia, è attiva una start-up che dal 2021 si occupa di sviluppare tecnologie per l’agrivoltaico. Dai primi studi condotti nel campo pilota da 1 megawatt, l’integrazione tra coltivazioni e pannelli solari consente
di migliorare l’efficienza sia della componente agricola sia di quella energetica. Con una potenza installata di 1 MW è possibile
soddisfare il fabbisogno energetico di circa 500 famiglie e, allo stesso tempo, rigenerare terreni agricoli spesso abbandonati, in particolare nelle aree collinari, molto diffuse in Umbria.

Al sud, infine, vale la pena citare il caso dell’hub eolico a Lacedonia, Avellino, dove uno stabilimento cura la manutenzione delle pale e le componenti varie in un sito industriale che è stato modernizzato anche in termini di circolarizzazione del ciclo vita dei materiali. Nel prossimo futuro, si legge nel dossier, sono previsti ulteriori investimenti nel territorio e un ampliamento dello stabilimento. L’obiettivo è rendere Lacedonia un hub all’avanguardia per le attività di manutenzione degli impianti eolici, assemblaggio di turbine di ultima generazione, rigenerazione dei componenti principali e Ricerca & Sviluppo. Il progetto prevede, oltre alla creazione di un nuovo stabilimento moderno di circa 2.000 mq, un aumento delle attività svolte e dei posti di lavoro. Inoltre, è prevista la costituzione di una comunità energetica nell’area circostante il proprio stabilimento. Nello specifico è già concluso con esito positivo lo studio di fattibilità, mentre i titoli autorizzativi per permettere l’installazione di un aerogeneratore a servizio della Cer sono in fase finale di acquisizione.

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