IL PAPER DI REF RICERCHE
Fotovoltaico e batterie, il successo delle aste 2025 conferma che le rinnovabili sono già protagoniste e vanno regolate con il mercato
Le aste 2025 come punto di partenza e non d’arrivo, per capire che le rinnovabili sono già protagoniste del sistema energetico italiano ma vanno regolate meglio per valorizzarle e renderle convenienti per imprese e consumatori. E’ quanto rilevato dall’analisi di Ref ricerche nell’ultimo paper dedicato alle lezioni per il 2026 di quanto avvenuto con il Fer X tra settembre e dicembre scorsi.
Anzitutto, è emersa per l’ennesima volta la distanza tra eolico e fotovoltaico. Perché il secondo ha registrato una elevata partecipazione a prezzi di aggiudicazione particolarmente contenuti, pari a circa 60 €/MWh come media ponderata delle due aste. Segno di maturità tecnologica, industriale, dice il think tank diretto da Donato Berardi, perché su 10,1 GW di proposte ne sono stati assegnati 7,7. Al contrario, l’asta eolica ha mostrato criticità, con meno del 40% del contingente disponibile assegnato (0,94 gigawatt) e una concentrazione significativa su progetti di repowering. Dunque, servirebbe differenziare di più il sistema dei prezzi di esercizio. In più, sempre per l’eolico, dal punto di vista territoriale la forte concentrazione delle assegnazioni in Sicilia e nel Sud conferma l’efficacia della misura, ma lascia ancora scoperti gli obiettivi Pniec nelle altre zone di mercato.
Sul tema dei risparmi in bolletta, Ref spiega che i risultati delle ultime aste permettono oggi di abbassare il costo finale di 4,1 €/MWh. A fare da stabilizzatore sono i contratti per differenza, per cui al crescere dei prezzi di mercato l’energia incentivata riduce i costi sistemici. “Al 2030, con il raggiungimento degli obiettivi, il 23% dell’elettricità sarà coperto da questi prezzi fissi”. Mentre sul fronte degli investitori, i costi contenuti nell’ultimo biennio sono stati significativi per eolico e fotovoltaico. Invece le spese operative sono scese di poco per il primo e aumentate leggermente per il secondo.
C’è poi il tema di batterie e pompaggi. La prima asta elettrica ha visto presentare progetti per 40 GWh di capacità e ne ha assegnati 10 con prezzi ben sotto i 30mila euro al MWh installato. Tutto bene, dunque. Ma in attesa della prossima asta Macse di Terna per l’anno in corso le alternative sono rappresentate da opzioni private (contratti tolling con tariffe fisse pagate dal fornitore) e aste di capacity market. Con consegne al 2028, invece, la società guidata da Giuseppina Di Foggia punta ad allargare il perimetro al pompaggio idroelettrico. A quale prezzo? Sebbene i due servizi al sistema elettrico siano identici, i pompaggi e le batterie non sono paragonabili per ciclo vita e quindi per rapporto degli investimenti. Di qui, spiega Ref, “sarebbe più opportuno prevedere meccanismi di incentivazione distinti, oppure almeno analisi approfondite caso per caso. In ogni caso, manca ancora una chiara indicazione politica sul ruolo che i pompaggi idroelettrici dovrebbero giocare nella strategia energetica di lungo termine del Paese, un vuoto che andrebbe colmato attraverso una pianificazione nazionale dedicata”. Detto che la strategia energetica del governo ci sia e sia chiara.
Quale traiettoria per il futuro? Secondo il think tank per aggiungere in modo efficiente nuova capacità energetica rinnovabile il Fer X dovrà dialogare con i meccanismi Energy Release 2.0 e Fer Z. Per un 2026 che sarà anno di test verità per l’integrazione di più strumenti che sappiano inquadrare il mercato e il sistema elettrico. Ma senza regole chiare a livello nazionale e una direzione unica guidata a livello europeo saranno ancora all’orizzonte nuovi ritardi, costi e incertezze. Mentre la certezza del protagonismo delle rinnovabili nel presente e nel futuro è assoluta e non può essere ignorata.