IL CONVEGNO CONFORMA E IL PROTOCOLLO BUSìA-DAL VERME-LO BOSCO

Progettazione post-Pnrr, affrontare le criticità: più coordinamento, permessi veloci, tempi giusti, sostegni ai Rup. Intesa Anac-Demanio-Fs Eng. sul Bim

L’evento Conforma a Milano: dietro le “non conformità” rilevate dalle verifiche di progetto, Alessandro Sudati vede tempi troppo accelerati dovuti a una programmazione disordinata e la mancanza di coordinamento tra i soggetti che lavorano sui progetti. Lupoi (Oice): verifiche anche sulla programmazione e sulla direzione lavori. Ricciardi (Assorup): più sostegni ai Rup, anche interni alle SA. Il presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa, ha raggiunto lo scopo che perseguiva da mesi: l’accordo con dal Verme e Lo Bosco per diffondere la cultura del Bim e aiutare le piccole stazioni appaltanti.

13 Feb 2026 di Giorgio Santilli

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La giornata di ieri ha segnato alcuni passi avanti sul tema della progettazione delle opere pubbliche che attende risposte capaci di risolvere criticità presenti da tempo, evidenziate anche dalla stagione del Pnrr, soprattutto in termini di qualità molto bassa dei progetti di fattibilità tecnico-economico posti dalle amministrazioni pubbliche alla base degli appalti integrati.

Passi avanti sono venuti ieri dal confronto, finalmente ispirato al dialogo, organizzato a Milano da Conforma, che rappresenta gli organismi indipendenti di verifica del progetto, con il presidente dell’organizzazione delle società di ingegneria (Oice), Giorgio Lupoi,  e con il presidente di Assorup, Daniele Ricciardi. Larga convergenza che la verifica dei progetti costituisca un’attività positiva che va svolta in un confronto costruttivo e nel dialogo finalizzato al miglioramento qualitativo del progetto. Larga convergenza anche sul fatto che dovrebbero essere sottoposte a controlli e verifiche le attività a monte e a valle della progettazione, la programmazione e l’esecuzione.

Passo avanti sostanziale anche a Roma dove il presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa, ha concretizzato l’auspicio di cui parlava da molti mesi, vale a dire una collaborazione sistemica con le grandi stazioni appaltanti, Agenzia del Demanio e Fs Engineering (ex Italferr), che più e meglio usano la progettazione in Bim, anche per fare di attività di supporto alle amministrazioni più piccole e meno avanzate.

Alessandro Sudati (Conforma): carenze strutturali

Nicola Privato (a sin.) e Alessandro Sudati

Alessandro Sudati, responsabile di Conforma per l’industry delle costruzioni, ha mostrato i dati sulle “non conformità” che Diario DIAC aveva anticipato lunedì scorso in questo articolo. “Questi dati – ha spiegato Sudati – ci restituiscono un quadro estremamente significativo relativo a non conformità che riguardano aspetti tecnici normativi, economici, amministrativi. In continuità con gli ultimi anni si conferma un elemento strutturale. La verifica non è un atto di sfiducia nei confronti del progettista, ma uno strumento di prevenzione del rischio e soprattutto di incremento della qualità progettuale, anche quando un progetto nasce già con un livello tecnico elevato. Il contributo del verificatore indipendente, ed è fondamentale che sia indipendente, consente di rafforzare ulteriormente la solidità, la coerenza, la completezza del progetto, elevando quindi il livello complessivo della progettazione prima che eventuali problematiche si trasferiscano poi in cantiere”.

Perché queste “non conformità”, da cosa dipendono? “Tutti i soggetti della filiera della progettazione e anche della realizzazione – dice Sudati – devono correre, hanno tempi estremamenti ridotti. Questo è successo in particolare con il Pnrr, ma è una costante e spesso nasce dal fatto che si pianifica e si programma poco, a volte anche male. Poi, per recuperare, si chiede di comprimere i tempi ai professionisti, alle società di ingegneria, di architettura e anche ai verificatori e di fare tutto in pochissimi mesi. Molto tempo è investito male nella fase di pianificazione e programmazione. Speriamo che anche sull’attività di programmazione ci sia sempre più il supporto ai Rup di società che fanno servizi di project management, di consulenza e ingegneria. È bene, secondo noi che le committenze pubbliche e private si dotino di questi soggetti fondamentali”.

Un altro fattore che ha generato così tante non conformità è – dice Sudati – “il poco tempo nel coordinamento del progetto che spesso vediamo ha un elevato grado di qualità progettuale verticale ma poi manca di momenti di scambio e di confronto fra le varie discipline e professionalità”.

Sudati, così come anche il presidente di Conforma, Nicola Privato, hanno molto battuto sulla necessità dell’indipendenza di questi organismi. “Non basta la competenza tecnica, è essenziale l’assenza di ogni legame, diretto o indiretto, che possa alterare l’oggettività della verifica”. Sudati ha annunciato di lavorare alla elaborazione di linee guida che aiutino tutti i soggetti coinvolti nel processo, che saranno invitati a questi tavoli, dove è presente anche l’ente di accreditamento Accredia, “Una guida dell’attività di verifica della progettazione è necessaria – ha detto ancora Sudati – perché ancora oggi vediamo che sul mercato ci sono davvero tante modalità operative, così come vediamo bandi di gara delle stazioni appaltanti molto diversi l’uno con l’altro. C’è bisogno anche per queste attività di una sorta di standard”.

Ricciardi (Assorup): più sostegni ai Rup, anche dalle loro amministrazioni

Daniele Ricciardi

Il presidente di Assorup, Daniele Ricciardi, ha voluto mettere  in testa al suo intervento due rischi connessi all’attività del Rup che nascono da carenze normative e soprattutto organizzative. La prima criticità è che “il Rup non può seguire soltanto la norma di legge o la norma tecnica, ma si trova spesso nella condizione di non poter gestire l’appalto come vorrebbe: sarebbe bello potersi occupare solo dell’appalto, mentre l’appalto è un incarico dato a un funzionario o un dirigente che lo aggiunge alla sua attività ordinaria, alla ragione per cui è stato assunto e viene pagato”. Ricciardi ha epresso un giudizio estremamente positivo verso la legge 1/2026 della Regione Lazio che per la prima volta in Italia ha istituito un registro dei Rup. “Una legge storica che comincia a cambiare  davvero tutto”, ha detto.

Il secondo fattore di criticità che Ricciardi ha ricordato è “il rischio molto alto che il progetto diventi solo un adempimento in un sistema fatto di adempimenti”. E poi spiegando meglio: “Ho grande apprezzamento – ha detto – per chi progetta con passione e per chi con altrettanta passione verifica il progetto, e soprattutto per i Rup che di passione ne mettono tanta, e dico che la verifica è certamente un’attività importante, primo perché consente di dire in anticipo al progettista che ci sarà la verifica e già questo innalza la qualità progettuale perché accresce l’attenzione, e poi perché effettivamente lo svolgimento della verifica evita che ci siano criticità nell’esecuzione. Il problema a monte, però, è che purtroppo al sindaco o all’amministratore non interessa spesso né una buona programmazione né la qualità del progetto perché quello che interessa è soltanto il taglio del nastro”.

Ricciardi apprezza lo strumento del supporto al Rup, citato da Sudati, ma ricorda che “il primo supporto dovrebbe venire dalla propria stazione appaltante perché il Rup ha bisogno del supporto dei tecnici, degli amministrativisti, di tutte le competenze, giustamente multidisciplinari, che consento a un progetto di marciare”. Invece, Ricciardi denuncia ancora una volta la solitudine del Rup. E il primo strumento per superare questa solitudine è la formazione che – qui è la proposta nuova di Ricciardi – dovrebbe essere fatta tutti insieme nella stessa aula i Rup, i progettisti, i verificatori”.

Lupoi (Oice): sì al dialogo, ma controlli anche su programmazione e direzione lavori

Giorgio Lupoi

Anche da Giorgio Lupoi, presidente di Oice, l’organizzazione delle società di ingegneria, sono venute parole orientate al dialogo. Anche questo è un fatto nuovo. “Il momento della verifica di progetto – ha detto – è fondamentale, è una cosa positiva. Però penso che dal 2006 a oggi abbiamo fatto pochi passi avanti sul piano della cultura della verifica perché la questione fondamentale non è l’indipendenza, che in questo settore è comunque difficile trovare, ma il dialogo, portare avanti il progetto, chi lo gestisce, chi lo realizza e chi lo verifica, per ottenere il miglior risultato possibile. Penso che debbano marciare affiancati tutti i soggetti coinvolti e questa è la crescita che possiamo fare”.

L’altro tema posto anche da Lupoi è quello dell’estensione dei controlli a campione e delle verifiche nelle due fasi che stanno a monte e a valle del progetto: la programmazione e la direzione lavori. “Ci siamo un po’ dimenticati della direzione lavori e della fase dell’esecuzione negli ultimi anni. Penso che i controlli si debbano fare anche lì, porterebbero benefici”.

Sul concetto di “non conformità”, Lupoi trova che le cause siano molte ma concorda con Sudati che la contrazione dei tempi è una delle cause principali. “Non ho trovato  esaustive – ha però detto – le primi quattro cause di “non conformità” elencate, perché certamente manca una causa che noi riscontriamo spesso come una delle più gravi: le aree grigie nei documenti di programmazione, nelle informazioni che vengono trasferite ai progettisti dall’amministrazione. Per questo dico che i controlli degli organismi di verifica andrebbero fatti anche in quella fase a monte che è la programmazione perché quella fase si conclude con prescrizioni che troppo spesso non vengono rispettate”.

Sul Pnrr Lupoi condivide che la gran parte dei PFTE fatti “non erano certo bei progetti”, ma segnala come elemento positivo “la forte riduzione dei tempi per i permessi e le autorizzazioni che comunque c’è stata”.

L’accordo fra Anac, Demanio e Fs Engineering per la diffusione del Bim

Firmato il protocollo d’intesa fra il presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa, la direttrice dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, e dall’amministratore delegato di Fs Engineering (l’ex Italferr), Dario Lo Bosco. L’accordo vuole contribuire a diffondere la progettazione digitale e supportare le stazioni appaltanti nella gestione dell’intero ciclo delle opere.
Da sinistra: Dario Lo Bosco, Giuseppe Busìa, Alessandra dal Verme
Grande soddisfazione del presidente di Anac, Giuseppe Busìa, che questo obiettivo ha perseguito tenacemente nei mesi scorsi.  “Siamo grati all’Agenzia del Demanio e a Fs Engineering per il loro impegno a diffondere la cultura della progettazione digitale, mettendo le loro competenze al servizio di tutte le altre stazioni appaltanti”, ha aggiunto il Presidente Busìa.
La collaborazione istituzionale riguarderà in particolare: a) l’analisi dei metodi e strumenti di gestione informativa digitale (BIM) attualmente implementati, al fine di individuare eventuali margini di miglioramento e/o valutare ulteriori soluzioni digitali che ne potenzino l’efficacia anche mediante l’organizzazione di incontri, conferenze, seminari, studi e progetti di ricerca; b) la valutazione dell’inserimento dei metodi e strumenti di gestione informativa digitale (BIM) nell’ambito dell’ecosistema digitale dei contratti pubblici e, in particolare, l’interazione della stessa con le PAD e con i sistemi gestionali utilizzati dalle stazioni appaltanti per lo svolgimento della fase esecutiva del contratto; c) l’esame della possibilità di realizzare attività di formazione specifica rivolta agli operatori del settore per accrescere le competenze sull’utilizzo dei metodi e strumenti di gestione informativa digitale (BIM) e promuoverne il corretto e consapevole utilizzo nell’ambito del ciclo di vita dei contratti pubblici. Sarà istituito un Tavolo tecnico con il compito di definire le linee programmatiche della collaborazione.
“La progettazione BIM – ha spiegato Busìa – favorisce una gestione più efficiente di tutto il ciclo di affidamento, consente di evitare costose varianti in corso d’opera e proietta i suoi benefici anche dopo che l’opera è stata costruita, nella sua manutenzione e gestione. Il suo utilizzo è quindi una chiave essenziale per garantire efficienza, evitare sprechi, aumentare la sicurezza nei cantieri, oltre che per evitare infiltrazioni della criminalità. Purtroppo, però, le stazioni appaltanti che dovrebbero utilizzarlo, spesso non hanno competenze e mezzi adeguati, con il rischio di applicazioni meramente formali e l’altissima probabilità di non sfruttarne appieno le reali potenzialità. Per questo, Anac ha voluto coinvolgere due operatori che hanno grandi competenze in materia, Agenzia del Demanio e FS Engineering, affinché tali potenzialità siano messe al servizio delle Stazioni appaltanti più piccole”. 
“La collaborazione – ha detto dal Verme – nasce da obiettivi, metodi e linguaggi condivisi orientati alla qualità, alla sicurezza  dell’intervento edile e alla sua tracciabilità, dalla progettazione alla realizzazione dell’opera, ivi inclusa la digitalizzazione del cantiere, per seguire in modo efficiente il ciclo di vita dell’immobile. Il progetto in BIM e l’uso più avanzato delle tecnologie digitali, permettono di evitare errori di valutazione, di attivare nella fase del cantiere le migliori condizioni di sicurezza, di seguire con puntualità l’avanzamento dei lavori e di essere tempestivi in caso di necessità. Infine, permette di conoscere l’immobile e tutti gli interventi che si sono susseguiti nel tempo per una efficiente gestione manutentiva, una vera e propria carta di identità digitale del bene. L’integrazione del BIM nei sistemi digitali che regolano i contratti pubblici permetterà dunque di svolgere un controllo più efficace e di abbattere maggiori costi dovuti a varianti e al protrarsi dei tempi di realizzazione. Un investimento sui processi e sulla formazione è necessario per diffondere competenze e sostenere l’innovazione. L’integrazione delle competenze più avanzate attiva percorsi di intelligenza collettiva, indispensabili allo sviluppo culturale e alla valorizzazione del patrimonio storico artistico”.
Lo Bosco ha voluto segnalare l’impegno dell’intero gruppo Fs sul Bim. “Il Bim – ha detto – rappresenta per il Gruppo Fs un autentico paradigma industriale perché consente di governare l’intero ciclo di vita delle infrastrutture in massima efficienza, trasparenza e sostenibilità, integrando competenze ingegneristiche e soluzioni digitali avanzate per migliorare la qualità dei progetti, ottimizzare tempi e costi di realizzazione delle opere attraverso l’adozione delle proprie piattaforme BIM 4D, 5D e sue successive evoluzioni. Il protocollo – ha continuato Lo Bosco – consentirà di creare nuove sinergie insieme a due importanti partner e di sviluppare ulteriore know-how a servizio del Paese in un contesto dove attualmente gestiamo in digitale cantieri per circa 15 miliardi di euro. Un’opportunità in linea con il nuovo percorso di crescita che nei giorni scorsi ha visto FS Engineering raccogliere il testimone multidisciplinare di Italferr, driver dell’ingegneria italiana hi-tech nel mondo in 40 anni di attività”.

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