IL SEMINARIO ADVANT NCTM

Nel dopo-prelazione il PF riparte da gara unica, dialogo competitivo e sistemi premiali

Lo studio ADVANT Nctm ha chiamato a raccolta giuristi e rappresentanti di imprese per confermare la linea secondo cui “la fine del diritto di prelazione non è la fine della finanza di progetto”. Il negoziato con Bruxelles. Resta fondamentale trovare meccanismi premianti per chi avanza la proposta da mettere a gara, non necessariamente un unico soggetto. Luigi Carbone (nella foto): “Concentriamoci sulle molte cose buone che restano per costruire la nuova disciplina: la deroga alla programmazione, il valore dato alle iniziative private, il dialogo competitivo che può aiutarci a ricondurre la doppia gara a una gara sola a più fasi”.

20 Mar 2026 di Giorgio Santilli

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Nel dopo-prelazione il PF riparte da gara unica, dialogo competitivo e sistemi premiali

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E’ stato Luigi Carbone, presidente della IV Sezione del Consiglio di Stato e “padre” del codice appalti in quanto coordinatore della commissione che lo ha scritto, a tracciare le conclusioni di un dibattito sul futuro del Project Finanzing dopo la fine della prelazione che si è tenuto ieri presso lo studio ADVANT Nctm a Roma. Fin dalle prime parole Marco Monaco, partner di ADVANT Nctm, ha invitato a guardare il bicchiere mezzo pieno, nella convinzione che sia possibile il rilancio del project financing anche senza il diritto di prelazione, cancellato dalla recente sentenza della Corte di Giustizia Ue. E’ la linea che aveva espresso nell’intervista a Diario DIAC del 9 febbraio 2026 (che si può leggere qui). E questo è stato davvero l’atteggiamento che hanno avuto ieri tutti gli intervenuti, a partire dalle imprese rappresentate da Piero Petrucco (ANCE)  e Alessandro Miuccio (Rekkep): hanno espresso la necessità di confermare un sistema di incentivazione per chi presenta una proposta progettuale che individua le soluzioni ricercate dall’amministrazione. Curioso che abbiano visto questa evoluzione partendo da punti di vista diversi. “Non possiamo sapere se, in assenza del diritto di prelazione, avrebbero partecipato più imprese alle gare”, ha detto Petrucco. “Non possiamo sapere se, in assenza del diritto di prelazione, non sarebbero state presentate le molte proposte avanzate dai promotori”, ha detto Miuccio.

Nel dibattito è emersa una larga convergenza che, a questo punto, occorra accettare la fine del diritto di prelazione. Su questo ha convenuto anche Elena Griglio, capo dell’ufficio legislativo del ministero delle Infrastrutture, pur ricordando che “tre anni di negoziazione con la commissione hanno portato a un riconoscimento della disciplina della finanza di progetto all’interno dei ttarget del Pnrr”. Ora occorre evitare che quei tre anni di negoziazione siano spazzati via dalla sentenza della Corte di Giustizia e dalla procedura di infrazione in corso contro l’Italia, che rischia di inasprirsi. In realtà il negoziato con Bruxelles continua e la partita ora si gioca proprio sulla disciplina della nuova finanza di progetto. Poche indicazioni da Griglio: la nuova disciplina va fatta rapidamente per evitare lunghe fasi di incertezza, occorre dettare una fase transitoria equilibrata evitando l’azzeramento di tutti i procedimenti in corso, bisogna cogliere questa occasione per semplificare drasticamente la procedura anche tornando alla fase unica, visto che la doppia fase senza diritto di prelazione non ha più senso.

Chi però ha tracciato in modo più organico una possibile strada per il dopo-prelazione è, appunto, Luigi Carbone. “Dobbiamo avere – ha detto – una visione olistica ed evitare di guardare solo il punto che fa male, il diritto di prelazione. Evitiamo di fare una battaglia di retroguardia a oltranza a difesa dell’articolo 193 come è oggi, non ci aiuterebbe assolutamente. Allarghiamo lo sguardo, invece. Anzitutto cogliamo questa occasione per semplificare e diciamo che due gare non servono più, allungano i tempi e creano incertezza. Riportiamole a una sola gara, magari suddivisa per fasi. Ma soprattutto guardiamo alle molte altre cose importanti che restano in piedi della riforma fatta con il codice e che dobbiamo considerare i mattoni con cui costruire una nuova disciplina capace di parlare il linguaggio che ci chiede di parlare l’Unione europea”.

Quali sono questi mattoni? “Le prime due cose da mantenere sono la deroga alla programmazione e il valore dell’iniziativa privata. La terza è il dialogo competitivo che presuppone però una negoziazione condotta liberamente dalle amministrazioni, come è stato detto”. L’idea centrale in questo ragionamento è che il dialogo competitivo – momento decisivo di questa procedura di aggiudicazione riformata – potrebbe essere suddiviso per fasi anche con l’obiettivo di individuare quale sia il giusto livello di progettualità della proposta da mattere a gara, sufficientemente dettagliato ma non troppo oneroso. “L’importante – dice ancora Carbone – è che l’amministrazione partecipi non solo con i tecnici, ma anche con gli economisti e con altre professionalità, in modo da condurre un dialogo con i candidati capace davvero di migliorare via via le proposte. Alla fine la proposta del promotore che si mette a gara non è necessariamente la prima, anche se penso vada sempre riconosciuto un merito a chi avanza una idea. Una proposta che matura via via che si avanza con le fasi e i livelli progettuali”. Ci sarebbe quindi un sistema premiale che dà un vantaggio a chi matura la proposta che soddisfa davvero le esigenze dell’amministrazione. Quel premio potrebbe essere anche suddiviso fra più operatori che hanno avanzato miglioramenti alla proposta nelle diverse fasi. L’idea a cui si starebbe lavorando è di trasformare via via la doppia gara in una unica gara a più fasi dove gli operatori che avanzano proposte utili all’amministrazione vengono premiati. “Può darsi che anche qui – dice Carbone – come nella vita, alla fine vinca non quello che ha avuto la bella idea iniziale, ma chi è stato più tenace e l’ha portata fino in fondo”.

Vedremo se questa idee, non proprio semplici, decolleranno e prenderanno una forma. “Poi bisognerebbe pensare anche a un sistema più semplice per gli enti locali, che usano molto la finanza di progetto”, chiosa Carbone.

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