L'assemblea di Assarmatori

Messina: Con gli Ets transhipment a rischio, Nordafrica più competitivo

Assarmatori lancia l’allarme sull’impatto del regime Ets sulla logistica del transhipment. C’è il rischio reale di una migrazione da porti come quello di Gioia Tauro, verso quelli del Nord Africa dove questo prelievo non viene effettuato. Per gli armatori, questa sta diventando un’opzione concreta. Ma il sistema portuale deve essere pronto alle sfide che pone la decarbonizzazione del trasporto marittimo. Va rilanciata, inoltre, la competitività della cantieristica europea ma non con misure protezionistiche.

01 Lug 2025 di Maria Cristina Carlini

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Non è solo un rischio in astratto ma un’intenzione concreta: quella degli armatori di lasciare i porti italiani per puntare sugli scali del Nord Africa per il transhipment di contenitori. Una migrazione inevitabile innescata dagli impatti che il regime degli Ets, l’Emissions Trading System (il sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’Unione Europea), determina su questa attività. A suonare l’allarme è Assarmatori perché, ha denunciato ieri il presidente Stefano Messina in occasione dell’assemblea annuale, un’indagine presso gli associati ha confermato la volontà di far rotta su porti dove non viene effettuato il prelievo Ets. Un regime, afferma Messina nell’annual report, “foriero di gravi pericoli”. “Si tratta di snodi fondamentali della logistica e della catena del valore e il rischio che corriamo è quello di uno spostamento di queste attività in porti situati appena al di fuori dei confini europei quali quelli del Nord Africa che non sono soggetti a questa tassazione”.

Ecco, dunque, che “un banco di prova per la nuova Commissione – ha detto Messina dal palco dell’assemblea– è la reazione tanto attesa circa l’impatto del regime Ets sulla logistica di transhipment. Qui ci si ostina a non vedere una inevitabile migrazione dei traffici a favore dei porti del Nord Africa. Ancora una volta, la pretesa della Commissione di introdurre una regolazione e poi soltanto in seguito valutarne gli effetti è assurda, perché come ci insegnano Taranto e Cagliari, la desertificazione portuale determinata da decisioni che hanno portato alle scelte di numerosi armatori verso porti più competitivi è un fenomeno che una volta avvenuto non consente la marcia indietro. Non è un interesse di parte. Ne vale della nostra sicurezza logistica e debbo dire che il Governo, a cominciare dal ministro Salvini, dal viceministro Rixi senza dimenticare il ministro Pichetto Fratin, più di una volta hanno sollevato questo tema in sede europea”. Di qui la richiesta a perseverare “perché, vedete, una rapida indagine presso i nostri associati ci ha confermato che l’opzione di trasferire il traffico di transhipment in Africa è seriamente presa in considerazione in maniera talmente concreta che sono già stati effettuati importanti investimenti in porti che non prevedono il prelievo ambientale dell’Ets. Del resto, se una compagnia europea leader nel trasporto marittimo contenitori usa il porto di Tangeri e non paga nulla, perché altre compagnie delle medesime dimensioni e con navi assimilabili dovrebbero continuare a scalare Malta o Gioia Tauro pagando l’Ets? È tanto difficile capirlo? Già nel corso del prossimo anno proprio Gioia Tauro, che è uno snodo fondamentale della logistica del nostro Paese anche per motivi geopolitici, potrebbe accusare un calo dei traffici. Che cosa stiamo aspettando?”.

Assarmatori incalza poi sul ruolo strategico dei porti nel processo di decarbonizzazione del trasporto marittimo. “Gli stringenti obiettivi ambientali che è chiamato a raggiungere l’elemento nave, infatti, potranno essere centrati solo se anche lato terra sarà disponibile un’adeguata infrastrutturazione nel rispetto del complesso quadro giuridico che coinvolge pure i nostri scali”, sottolinea l’annual report che parla di “scossa” per i porti italiani. “Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta lavorando per la definizione del quadro energetico nazionale previsto dal regolamento AFIR relativamente ai carburanti alternativi, al loro utilizzo ma soprattutto alla loro produzione, distribuzione, stoccaggio e messa a bordo. Risulta fondamentale, in questa fase, non cadere nella “trappola” dei carburanti impossibili  – ha avvertito Messina – e, anzi, concentrarsi su quei fuel possibili sia per la conformazione dei nostri porti, che nella larghissima maggioranza dei casi sono incastonati all’interno delle città, a due passi dalle abitazioni, sia per favore e sviluppare la produzione nazionale e infine, ultimo ma non ultimo, per incontrare le scelte già introdotte dagli armatori, improntate sull’uso dei bio carburanti, sul gas naturale liquefatto e sul metanolo”.

Altro tema centrale, oltre al punto fermo che la flotta di traghetti più grande al mondo non può essere rinnovata dai soli armatori, è il rilancio della cantieristica europea, tornato di scottante attualità alla luce delle guerre commerciali in atto e della crociata lanciata dall’amministrazione americana, per la creazione non solo di una cantieristica USA, ma anche di un’offerta di costruzioni navali che sia alternativa al monopolio asiatico: “In Europa – ha detto Messina – c’è chi vorrebbe sostenere un approccio protezionistico che, anziché promuovere attivamente la competitività dei cantieri europei, potrebbe aprire la strada a misure di stampo protezionistico per chi non sceglie il ‘Made in Europe’. Come accade con l’ETS, le politiche comunitarie generano forti contraddizioni fra metodo e obiettivi da raggiugere. Siamo favorevoli e assolutamente convinti, e in questo gli armatori sono pronti a recitare la loro parte, della necessità di rilanciare la cantieristica europea in segmenti dove ha perso leadership e competenze. Tuttavia, questo obiettivo non può essere perseguito attraverso mere politiche protezionistiche. Occorre ridisegnare, in coerenza con il mercato, un regime di Aiuti di Stato a favore dei cantieri europei”.

Sullo sfondo, c’è sempre la preoccupazione causata dalla burocrazia. Assarmatori chiarezza nei rapporti tra Ministero dei Trasporti e Autorità di Regolazione dei Trasporti. “L’archetipo che regge il quadro giuridico di riferimento non può che essere uno e non può essere messo in discussione dall’adozione di misure di regolazione da parte di ART che, lo dico chiaramente, appaiono sovrapporsi, addirittura con effetti escludenti, ai poteri che l’ordinamento ha attribuito all’Autorità di Sistema portuale in primis e alla Vigilanza del ministero. Questa nostra posizione non è ideologica, è importante lavorare in un quadro certo stabilito da regole che scaturiscono da processi democratici affidati alla Politica e al decisore governativo. Mi auguro pertanto che che si trovi un punto di chiarezza per evitare che la nostra logistica viva una nuova stagione di regole sovrapposte che non fanno che confondere operatori ed investitori ponendosi quali ostacoli allo sviluppo dei traffici e degli investimenti”.

In un videomessaggio, la premier Giorgia Meloni ha annunciato la seconda edizione del Piano del Mare per il triennio 2026-2028, “con un approccio ancora più pragmatico ai singoli obiettivi, cercando di fare sintesi tra legislazione internazionale, europea e nazionale. Il nostro obiettivo è dare agli operatori del settore un quadro quanto più snello e chiaro, evitando duplicazioni, sovrapposizioni che rischiano di minare la competitività delle nostre imprese”. “

 

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