IL DECRETO LEGGE INFRASTRUTTURE

Ponte sullo Stretto, tempi lunghi: c’è anche il nuovo esame del Consiglio superiore lavori pubblici

09 Feb 2026 di Maria Cristina Carlini

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Ponte sullo Stretto, tempi lunghi: c’è anche il nuovo esame del Consiglio superiore lavori pubblici

MASSIMO SESSA INGEGNERE PRESIDENTE LLPP

Obiettivo 2026: il Dl Infrastrutture, varato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri, fa ripartire il cronometro per l’avvio dei cantieri. A indicare una nuova deadline è stato, nelle dichiarazioni – a dire il vero molto asciutte e stringate- rilasciate a caldo dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini. Il quale ha tenuto, innanzitutto, a precisare che l’iter della realizzazione dell’opera non è azzerato: ora verranno espletati tutti gli adempimenti, secondo la rotta tracciata dal provvedimento, superando tutti i rilievi mossi dalla Corte dei Conti. “Io sono pronto domani. il Consiglio superiore dei lavori pubblici e l’Authority dovranno dare il loro parere e credo sia questione i mesi e non di più”, ha detto Salvini.

Mesi, dunque, assicura Salvini. Ma solo ripercorrendo tutti i passaggi che il decreto ora impone, il dubbio che questa sia una previsione ottimistica rimane tutto, oltre al dato di fatto che, già di per sé, l’opera accumulerà un anno di ritardo dal momento che il cronoprogramma, prima della bocciatura dei magistrati contabili, indicava nell’autunno 2025 l’apertura dei primi cantieri propedeutici.  Pesa, dunque, il fattore tempo. Ma c’è  anche quella che si può definire un’incognita nell’incognita che si annida tra le tappe forzate di questo percorso: si tratta dell’esame del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, che, di per sé, richiederebbe un lasso di tempo ben più lungo di mesi. Ora, il nuovo Dl Infrastrutture specifica che il parere verterà sugli aspetti tecnici di particolare complessità. Ecco cosa prevede, nello specifico, il Decreto: viene prescritta “la sottoposizione al Consiglio superiore dei
Lavori pubblici, nell’ambito delle competenze al medesimo attribuite dall’articolo 1, comma 4, dell’Allegato 1 del decreto legislativo 31 marzo 2023 n.36 (il nuovo Codice degli appalti pubblici,  ndr.) tenuto conto del parere espresso dal medesimo Consiglio sul progetto di massima dell’opera nell’adunanza del 10 ottobre 1997, di una richiesta di parere sui profili tecnici di particolare complessità e rilevanza della relazione del progettista di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legge n35 del 2023”.

E’ stato questo passaggio a sollevare, tra le altre, polemiche dal fronte dell’opposizione. Quelle sollevate da Angelo Bonelli, deputato di Avs. Salvini, afferma, ha inserito “ una norma per evitare che il progetto venga valutato nella sua interezza dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, limitando il parere alla sola relazione della società che ha progettato l’opera” e la norma, così come proposta, prevede l’acquisizione di un parere del CSLLPP unicamente sui profili tecnici di particolare complessità e rilevanza della relazione del progettista di aggiornamento del progetto definitivo approvato nel 2011, richiamando il fatto che l’organo dello Stato abbia espresso, nel lontano 1997, un parere su un progetto di massima”. Una furbizia, attacca Bonelli che ricorda anche  quel parere “si limitava a dire che il progetto di massima esaminato, con le considerazioni, osservazioni e prescrizioni espresse in 244 pagine, poteva essere sviluppato in sede di progettazione esecutiva. Dunque – conclude – al CSLLPP deve essere richiesto un parere sull’intero progetto definitivo del Ponte, dal momento che l’organo non ha esaminato neanche il progetto preliminare approvato dal CIPE nel 2003”.

E quello dell’esame nel Consiglio Superiore dei lavori pubblici è solo uno dei tanti adempimenti richiesti per colmare le falle del precedente iter e ognuno di loro introduce potenziali variabili temporali proprio perché ogni approvazione richiede tempi tecnici non immediatamente prevedibili. Il Mit dovrà aggiornare il piano economico-finanziario, ottenere il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti, completare le verifiche ambientali e sanitarie, e dialogare con la Commissione europea.La  Corte dei Conti, ha evidenziato criticità sul modello di finanziamento, sul calcolo dei pedaggi e sul rapporto tra rischi pubblici e privati.

Il Ponte sullo Stretto rimane sempre terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. I senatori dem Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani annunciano di aver depositato, in commissione Bilancio del Senato, di un’interrogazione rivolta al ministero dell’Economia e delle Finanze sull’andamento del finanziamento del Ponte sullo Stretto di Messina.  “Nell’atto ispettivo si chiede al Mef di conoscere l’impatto del decreto recante “disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni” sul cronoprogramma di spesa delle risorse previste nel bilancio dello Stato, dato che le somme stanziate per il 2026 non potranno essere impegnate né spese interamente entro l’esercizio. Alla luce dello stato dell’iter amministrativo e delle procedure ancora in corso, i senatori chiedono se il Governo non ritenga necessario procedere a una riprogrammazione formale delle risorse, per completare investimenti infrastrutturali in Sicilia, in Calabria e in Sardegna. I senatori firmatari sollecitano chiarimenti anche in merito al rischio di profili di inefficienza nella gestione della spesa pubblica, con possibili rilievi da parte della Corte dei conti. L’interrogazione chiede inoltre di sapere quali iniziative il Mef intenda assumere per garantire la coerenza tra tempi amministrativi, copertura finanziaria e programmazione pluriennale delle risorse”

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