DIARIO POLITICO
Vertice Ue: un’Europa che temporeggia è un pericolo anche per Meloni
Il vertice straordinario del Consiglio europeo che si svolgerà giovedì prossimo ad Alden Biesen (40 chilometri da Liegi) dirà se la Ue ha capito che rafforzarsi oggi non è un’opzione ma una condizione di sopravvivenza. All’appuntamento non a caso sono stati invitati anche Mario Draghi e Enrico Letta e cioè gli autori del rapporto sulla competitività e di quello sul mercato unico, presentati entrambi nel 2024 e rimasti da allora lettera morta. (…)
Il principale problema per l’Unione è, come al solito, riuscire a passare dalle parole ai fatti. Draghi una settimana fa a Lovanio ha detto che non serve una federazione ideologica, serve una federazione pragmatica per fare insieme ciò che nessuno Stato può più fare da solo: investimenti, difesa, energia, tecnologia. Letta completa il quadro rilanciando che un mercato unico incompiuto è oggi un lusso che l’Europa non può più permettersi.
Continuare a temporeggiare significa quindi scegliere di soccombere perché- come ha spiegato bene anche Draghi – l’ordine globale che abbiamo conosciuto è “defunto“. E anche se riesce difficile da credere che lo sia per sempre, i fatti vanno presi “per quello che sono”. Alle difficoltà imposte dall’aggressività della Cina (a partire dal settore dell’auto e soprattutto della gestione delle materie prime) si è aggiunta la minaccia trumpiana che ha trasformato gli USA da primo alleato ad avversario, che non solo impone nuovi dazi e paventa ritorsioni sul fronte della sicurezza e perfino l’occupazione di territorio europeo (vedi il caso Groenlandia), ma per la prima volta sostiene senza infingimenti di puntare a una disgregazione europea in quanto funzionale ai propri interessi.
C’è da chiedersi se i leader saranno in grado giovedì di fornire quantomeno l’inizio di una risposta alle sollecitazioni di Draghi e di Letta. Al momento prevale il pessimismo. Il motore-franco tedesco naviga a vista complice la debolezza di un Macron a fine mandato e politicamente in discesa e di un Cancelliere, Friederich Merz, che finora ha preferito il basso profilo anche per non irritare il Capo della Casa Bianca.
Giorgia Meloni si muove nello stesso solco. Continua a evocare l’unità dell’Occidente come se non fosse stato Trump a mandarla in frantumi. Si barcamena, rinvia, media. È vero: rispetto ad altri leader ha una posizione interna più solida. Ma anche questa solidità ha fondamenta fragili, se l’iniziativa politica di un ex generale politicamente pittoresco come Vannacci — fuori dalla Lega e lanciatosi nella creazione di un partito di estrema destra — basta a far scattare l’allarme rosso a Palazzo Chigi. Significa che il terreno è tutt’altro che stabile in vista delle politiche del prossimo anno.
Intanto attendiamo le conclusioni di questo vertice di giovedì per capire se l’Europa ha davvero intenzione di smettere di fingere che il tempo giochi a suo favore. O se invece continuerà, con impeccabile coerenza, a confondere la prudenza con l’inazione e il rinvio con la strategia. Nel frattempo il mondo va avanti. Senza aspettarla.