L'OTTAVA E ULTIMA REVISIONE

Conclusione trionfale del Pnrr, centrati tutti i target? Sì, con 127 misure adattate il 27 agosto d’intesa con la Ue (ma nessuno ne parla)

Dal Consiglio Ue il sì in extremis all’assetto definitivo del Pnrr italiano: 116 misure ridimensionate, dieci rafforzate con nuove risorse. Il rovesciamento: obiettivi adeguati ai risultati raggiunti. Primo esame delle misure corrette: il caso ERTMS.

08 Set 2026 di Giorgio Santilli

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Conclusione trionfale del Pnrr, centrati tutti i target? Sì, con 127 misure adattate il 27 agosto d’intesa con la Ue (ma nessuno ne parla)

Giorgia Meloni

Giornaloni e siti pallidi collegati hanno fatto in questi giorni bilanci (parziali) della spesa Pnrr alla data di conclusione del 31 agosto e hanno dato spazio a dichiarazioni di governo secondo cui “gli obiettivi del Pnrr sono tutti raggiunti”. Nessuno spiega, però, che questa marcia trionfale finale del Pnrr italiano è dovuta a una abilissima decisione dell’ultima ora: il 27 agosto il Consiglio UE ha infatti approvato alla chetichella – su assessment positivo della commissione datato 7 agosto – l’ottava e ultima revisione del Pnrr italiano correggendo ben 126 misure del Piano revisionato appena il 30 marzo scorso. Sono 116 misure in uscita, parziale o totale, che vengono stralciate, ridimensionate, annacquate o corrette in pochi ma essenziali termini proprio per raggiungere obiettivi che altrimenti non si sarebbero raggiunti, mentre dieci misure in entrata assorbono le risorse che non si sarebbero riuscite a spendere con le misure cassate o ridimensionate. Due sono nuove di zecca: acquisto di treni diagnostici e istituzione di un credito di imposta “verde”. Le altre otto misure che vengono rafforzate sono: Transizione 4.0, treni a zero emissioni, rinnovabili per comunità eneregtiche, infrastrutture idriche, miglioramento di stazioni ferroviarie, imprenditorialità femminile, supporto alle PMI per l’autoproduzione energetica da fonti rinnovabili, rinnovamento energetico di edifici pubblici.

Il metodo di certo non scandalizza più nessuno: è l’ottava volta che viene utilizzato, sempre con lo stesso obiettivo, di eliminare ciò che non si può raggiungere. E Diario DIAC in qualche occasione ha addirittura dato atto al governo che questa flessibilità estrema del Pnrr è stata un aspetto alla fine positivo per varie ragioni: non tanto perché consente all’Italia e al governo di gridare vittoria sulla piena riuscita del Piano, quanto perché ha tenuto sempre sotto pressione le strutture amministrative e le imprese responsabili di portare avanti i progetti e i cantieri e ha fatto passare per il Pnrr molti più progetti dei 196 miliardi di investimento ufficiali, applicando le procedure straordinarie Pnrr e accelerando l’iter progettuale/autorizzativo/di affidamento anche per molti progetti che poi ne sono usciti. Certo, alla fine questa enorme tela di Penelope deve trovare una fine perché il risultato possa dirsi davvero positivo.

Crea perplessità, semmai, la tempistica di questa ultima revisione perché una revisione generale di questo calibro a quattro giorni dalla conclusione formale del Piano elimina qualunque foglia di fico su una paradossale operazione di “rovesciamento” della rendicontazione: qui si adeguano gli obiettivi ai risultati anziché portare i risultati per centrare gli obiettivi.

Ma andiamo a vedere alcune tipologie delle correzioni apportate, in molti casi formali ma al tempo stesso essenziali a raggiungere gli obiettivi.

Partiamo dalle due misure soppresse. Saltano gli obiettivi di completamento dei lavori di costruzione di 15 km di linea  ferroviaria sui collegamenti diagonali (12,3 km sulla Orte-Falconara e 2,8 km sulla Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia).  Chi conosce la ferrovia sa che i collegamenti diagonali o “trasversali” sono maledetti e neanche il Pnrr è riuscito a sfatare questa maledizione (Mario Schimberni, ai tempi in cui fu commissario delle Fs, disse che, piuttosto che realizzare il raddoppio della Roma-Pescara, gli sarebbe convenuto pagare il taxi a tutti quelli che si spostano su questo asse). Saltano  dal Pnrr anche 500 milioni di crediti di imposta a imprese che avevano investito almeno 150mila euro fra il 2022 e il 2025 nell’Italia meridionale e nelle Zone Economiche Speciali. Qui si tratta di capire se queste agevolazioni verranno salvate con norme e risorse nazionali.

Le altre 114 misure modificate in uscita parziale dal Pnrr sono: 12 misure ormai solo parzialmente realizzabili per diversi motivi quali il venir meno della domanda, il cambiamento delle condizioni di mercato, l’aumento dei costi, eventi metereologici estremi, ritardi nelle forniture, impedimenti tecnici; 9 misure modificate per attuare alternative dichiarate come migliori; 93 misure modificate con alternative che consentono di “ridurre gli oneri amministrativi e semplificare la decisione del Consiglio, raggiungendo comunque gli obiettivi posti da quelle misure”.

Questa ultima categoria, non a caso la più numerosa, è in realtà la vera manovra nascosta nella revisione: con modifiche di termini spesso formali, la manovra avvicina gli obiettivi sostanziali a quelli formali ormai non raggiungibili. In sostanza questa è la categoria delle modifiche formali senza le quali gli obiettivi letterali non sarebbero stati raggiunti pur avvicinandosi a quelli sostanziali.

Un esempio, ancora tratto dagli investimenti ferroviari, consente di capire molto chiaramente di cosa stiamo parlando. La misura è la M3C1-14, Investimento 1.4, relativo allo European Rail Transport Management System (ERTMS). Ben aldilà dei tecnicismi, è un investimento che spiega a perfezione l’esito del Pnrr in Italia perché l’ERTMS è un’innovazione rivoluzionaria nelle ferrovie, il sistema di distanziamento elettronico dei treni, che l’Italia ha adottato per prima in Europa nell’Alta velocità e che un programma concordato con la stessa UE prevede sia esteso entro il 2050 a 10mila km di rete principale. Un sistema rivoluzionario perché consente, quando applicato su una linea ferroviaria, di ridurre drasticamente la distanza fra i treni e di far viaggiare un numero di gran lunga maggiore di treni sulla stessa linea in uno stesso arco di tempo. Il beneficio è di sicurezza, di puntualità e soprattutto di maggiore capacità della linea (numero di treni che servono gli utenti) senza realizzare neanche un chilometro in più di binari.

Giustamente questa misura era stata presentata come una di quelle a maggiore impatto sul sistema ferroviario con un investimento di oltre 2,5 miliardi. Il target fissato nel 2021, in origine, era la messa in funzione operativa dell’ERTMS su 3.400 chilometri di rete. Nel 2025 è stato raggiunto un obiettivo intermedio di installazione di 1.400 chilometri, comunicato con grande enfasi dall’allora amministratore delegato di Fs, Stefano Antonio Donnarumma, che aveva però dimenticato di dire che nel frattempo l’obiettivo originario di 3.400 chilometri era stato ridotto a 2.785 chilometri.

Dietro questo lavoro sull’ERTMS si è nascosto in questi anni un altro grande equivoco nella differenza tra “posa in opera”, “installazione” e “messa in funzione”. Il sistema ERTMS prevede infatti che lungo i binari siano posizionati dei segnalatori digitali che dialogano con un sistema di bordo del treno. Occorre quindi prima porre in opera questi segnalatori, poi metterli in funzione, infine attrezzare i treni che passano con un apposito sistema di bordo (pagato dalle imprese ferroviarie). Tre stadi in sequenza, ma l’effetto di sicurezza, puntualità e maggiore capacità che migliora la qualità della vita dei passeggeri si ha solo quando tutti e tre gli stadi sono compiuti.

Cosa fa la revisione del 27 agosto? Modifica un paio di parole. Da “Rilascio dei certificati di completamento di 2.785 chilometri” di ERTMS, l’obiettivo viene trasformato in “Certificati attestanti la dotazione di 2 785 km”. La “dotazione”, è evidente, non comporta il “completamento”. Né tanto meno il funzionamento operativo. Consente, anzi, proprio di eludere la domanda-chiave: quando saranno messi in funzione questi 2.785 chilometri di ERTMS? Con quale finanziamento e quale programma si completerà quell’ultimo miglio senza il quale quel risultato tanto caro all’originario Pnrr non si realizza?

Le 126 misure modificate ci raccontano, in fondo, anche un’altra storia: che ci dovrà essere un “piano dell’ultimo miglio Pnrr” dopo la fine del Pnrr per completare, qua e là, quello che non siamo riusciti a finire entro il 31 agosto 2026. Serviranno programmi e risorse per garantire che i risultati promessi arrivino davvero. Oltre i formalismi e anche oltre le date di scadenza.

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