LE PROIEZIONI DI BANKITALIA
Pil, si amplia il gap tra Italia ed Eurozona: +0,6% vs +1,4%. Dagli investimenti (ancora) la spinta maggiore
Il confronto tra gli ultimi dati della Bce e di Bankitalia certifica l’ampliarsi del gap tra i ritmi di crescita dell’economia italiana e della media dell’Eurozona sia nel 2025 che nel medio termine. A trainarla è l’impatto degli investimenti ma la loro spinta è destinata a rallentare con l’esaurirsi del Pnrr. E sull’incertezza legata al contesto internazionale: “L’attività economica potrebbe risentire di un ulteriore inasprimento delle politiche commerciali, che inciderebbe in misura particolarmente negativa sulle esportazioni e sugli investimenti. Andamenti più sfavorevoli potrebbero derivare anche da possibili correzioni al ribasso dei mercati azionari internazionali”.
L’economia italiana non riesce a tenere il passo della media dell’Eurozona. La conferma arriva dalle nuove proiezioni della Banca d’Italia, che alla luce degli ultimi dati diffusi dalla Bce, ampliano, se pur di pochi decimali, il divario con l’area euro. A fronte di una revisione al rialzo da parte della Banca centrale europea, che porta l’espansione dell’area euro all’1,4% (rispetto alla precedente stima dell’1,2%), il Pil italiano è atteso crescere dello 0,6% nel 2025, senza revisioni rispetto alle valutazioni formulate lo scorso ottobre. C’è da registrare una nota positiva: la crescita del prodotto, pari allo 0,1 per cento nel terzo trimestre, si rafforza leggermente a partire dal trimestre in corso, sospinta dalla domanda interna. Ma, evidente, non imprime quella spinta verso il riallineamento con le stime dell Bce. E, comunque, anche nel medio periodo il sentiero di crescita resta modesto: +0,6% nel 2026 e +0,8% nel 2027, ben al di sotto delle attese per l’Eurozona, che la Bce colloca rispettivamente all’1,2% e all’1,4%, con una stabilizzazione su questi livelli anche nel 2028.
Lo scenario di previsione incorpora una parziale riduzione dell’incertezza legata alle politiche commerciali, ma al tempo stesso ipotizza un inasprimento dei dazi rispetto ai livelli del 2024. Tale combinazione si traduce in un marcato rallentamento del commercio mondiale nel prossimo anno, con effetti particolarmente rilevanti per un’economia manifatturiera e orientata all’export come quella italiana. La normalizzazione delle catene del valore non è dunque sufficiente a compensare le nuove frizioni negli scambi internazionali. In assenza di un contributo positivo della domanda estera, la crescita italiana si fonda quasi esclusivamente sulla domanda interna. I consumi delle famiglie accelerano gradualmente, sostenuti dal recupero del potere d’acquisto e da un’inflazione contenuta, ma restano condizionati da una dinamica del reddito reale ancora fragile e da un’elevata propensione al risparmio precauzionale.
Ma il contributo più significativo arriva dagli investimenti, che continuano a espandersi grazie al sostegno delle misure del PNRR. Nel 2025 gli investimenti fissi lordi sono attesi crescere del 3,4%, con un andamento omogeneo tra beni strumentali (+3,5%) e costruzioni (+3,4%). Si tratta tuttavia di una spinta destinata, avverte Bankitalia, ad attenuarsi rapidamente: nel 2026 la crescita degli investimenti scende all’1,3%, per poi stabilizzarsi intorno all’1,5% nel biennio successivo. Il profilo temporale suggerisce che l’effetto espansivo del PNRR, pur rilevante, non è sufficiente a innalzare in modo permanente il tasso di accumulazione di capitale
Più nel dettaglio, come emerge dalle tavole che accompagnano le proiezioni dell’istituto centrale, gli investimenti fissi lordi sono indicati in aumento nel 2025 del 3,4%, di questi gli investimenti in beni strumentali crescono del 3,5% e quelli in costruzioni del 3,4%. Nel 2026, la netta frenata degli investimenti fissi lordi è determinata dal rallentamento degli investimenti in beni strumentali a +1,6% e di quelli in costruzioni dell’1,2%. Nel 2027, poi, si stima un lieve rialzo all’1,5% per gli investimenti fissi lordi, ma mentre rallentano quelli in beni strumentali a +1,4% quelli in costruzione aumentano a +1,5%. E, ancora, nel 2028, si prevede, rispettivamente, + 1,3%, +1,6% e +1,1%.
Le esportazioni crescono a ritmi inferiori a quelli della domanda estera ponderata quest’anno e il prossimo, risentendo degli effetti dell’inasprimento delle politiche commerciali e della perdita dicompetitività associata all’apprezzamento dell’euro, per accelerare nel biennio 2027-28. Le importazioni aumentano in tutto il quadriennio, sospinte principalmente dalla domanda di beni strumentali. Il contributo della domanda estera netta alla crescita del prodotto è negativo quest’anno e il prossimo e pressoché nullo in media nel biennio 2027-28. Si stima che il saldo di conto corrente della bilancia dei pagamenti aumenti all’1,3 per cento nel 2025 e rimanga stabile nel prossimo triennio. L’occupazione continua a espandersi nel quadriennio, seppure in misura inferiore rispetto ai ritmi elevati degli ultimi anni. Il tasso di disoccupazione, pari a poco più del 6 per cento quest’anno, scende leggermente nel prossimo triennio.
L’inflazione, misurata con l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, si colloca all’1,7 per cento nella media dell’anno in corso, all’1,4 per cento nel 2026 e risale successivamente all’1,6 nel 2027 e all’1,9 per cento nel 2028, quando l’entrata in vigore del nuovo sistema di scambio di quote di emissione di inquinanti e di gas a effetto serra nell’Unione europea (EU Emission Trading System 2, ETS2) determina un temporaneo aumento della dinamica dei prezzi dell’energia. L’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari, stimata all’1,9 per cento nella media di quest’anno, scende all’1,6 nel prossimo triennio riflettendo la moderazione delle pressioni salariali e il modesto recupero della produttività. Rispettoalle previsioni di ottobre, le stime di inflazione sono inferiori di 0,1 punti percentuali nel 2026 e di 0,3 nel 2027 per lo slittamento di un anno dell’entrata in vigore della normativa ETS2.
Bankitalia rimarca l’elevata incertezza cui sono soggette queste proiezioni connessa soprattutto con l’evoluzione del contesto internazionale. “L’attività economica potrebbe risentire di un ulteriore inasprimento delle politiche commerciali, che inciderebbe in misura particolarmente negativa sulle esportazioni e sugli investimenti. Andamenti più sfavorevoli potrebbero derivare anche da possibili correzioni al ribasso dei mercati azionari internazionali, che comporterebbero un inasprimento delle condizioni di finanziamento e un deterioramento del clima di fiducia. Per contro, un orientamento più espansivo della politica di bilancio, anche in connessione con gli annunci di incremento delle spese per la difesa, potrebbe avere un impatto positivo sulla crescita”.