DOPO LE MOTIVAZIONI DELLA CORTE DEI CONTI

Per salvare il Ponte c’è solo la gara, tutta in salita l’ipotesi PPP. E se fosse il Governo a chiamare la Ue?

Stretto di Messina nel vicolo cieco. Il riferimento della CdC alle direttive appalti e Habitat rende inevitabile un intervento di Bruxelles, cui Salvini – giocando in contropiede – potrebbe chiedere un’interpretazione autentica. L’ipotesi di PPP difficilmente incontrerà l’interesse di Webuild e la Ue potrebbe smontarla ridimensionando il diritto di prelazione.

01 Dic 2025 di Giorgio Santilli

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Per salvare il Ponte c’è solo la gara, tutta in salita l’ipotesi PPP. E se fosse il Governo a chiamare la Ue?

PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA RENDERING PROGETTO PROGETTI

Ponte sullo Stretto di Messina in un vicolo cieco.

Sarà una settimana di riunioni, fra ministero delle Infrastrutture, concessionaria, tecnici, consulenti, appaltatori per capire come uscire dall’angolo. Le reazioni governative molto azzardate della primissima ora – “convochiamo immediatamente il Cdm”, non si sa per fare e contrastare cosa – sono un lontano ricordo e le motivazioni della Corte dei conti, che i giuristi e i tecnici nei corridoi ministeriali e a Palazzo Chigi definiscono “durissime”, non lasciano scampo. Il richiamo al mancato rispetto delle direttive Appalti e della direttiva Habitat rendono inevitabile un effetto “palla di neve” perché sembra molto probabile che a questa pronuncia ne seguano altre dei soggetti chiamati in causa direttamente o indirettamente dalle stesse motivazioni.

A partire dalla stessa Unione europea che non può più voltarsi dall’altra parte o chiudere un occhio. Non potrà accettare, in altri termini, che si realizzi un’opera di tale dimensione e importanza che autorità italiane definiscono in contrasto con le regole Ue. Sarà certamente investita di un parere ufficiale che entri nel cuore del problema. Per non parlare di ANAC, il cui presidente Giuseppe Busìa ha fatto pesare i suoi rilievi anche quando combatteva una battaglia solitaria. Figuramoci ora che tutti i giochi si riaprono.

Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, criticato anche da Palazzo Chigi per il modo un po’ ingenuo in cui ha sottovalutato le obiezioni della Corte dei conti, deve mettere in conto che tutti gli avversari del Ponte ora usciranno allo scoperto per rilanciare altre criticità della procedura di appalto adottata, del contenzioso pregresso cancellato, del progetto esecutivo che non c’è ancora e di costi stimati appunto senza un progetto esecutivo. Soprattutto, le motivazioni della Corte dei conti dicono una cosa chiara: per salvare il progetto del Ponte l’unica strada percorribile è quella di una nuova gara.

I tecnici di governo o vicini al governo provano a escogitare ipotesi alternative e a lanciare idee che vanno tutte verificate. Una che è circolata è l’ipotesi di una procedura di partenariato pubblico-privato con Eurolink promotore. Con il diritto di prelazione ancora vigente sembrerebbe una strada per riprendere il percorso attuale con meno scossoni possibili.

Ma le difficoltà di questa ipotesi, davvero solo astratta, sono tali che questa alternativa si abbandonerà prima ancora di verificarla. Webuild probabilmente non avrebbe alcun interesse a sviluppare un’ipotesi che dovrebbe comportare la partecipazione di capitale privato all’operazione. Una gara, per quanto frenata dal diritto di prelazione, potrebbe comunque portare a un cambiamento profondo delle condizioni economiche del progetto. Infine, ma è un argomento che pesa come una spada di Damocle, il diritto di prelazione è all’esame della Corte di giustizia su ricorso-ordinanza del Consiglio di Stato che  già evidenzia le possibili illegittimità del diritto di prelazione rispetto al diritto Ue ed è oggetto della pre-procedura di infrazione della commissione Ue contro l’Italia. Molto probabile che il diritto di prelazione venga ridimensionato o addirittura cancellato. Il MIT d’altra parte sa bene ormai, dopo il bando per il PPP di gennaio 2025 sulla A22, bersagliato da Bruxelles fino a costringere il ministero a ritirarlo, che non conviene azzardare operazioni a rischio su questo fronte. Si rimediano solo brutte figure.

Vicolo cieco, appunto.

Si farà la nuova gara? Resta un’ipotesi iprobabile perché è pressoché impossibile riconfermare le condizioni attuali e ricominciare da zero sarebbe un’ipotesi indigesta allo stesso Salvini. Che pure farà di tutto per salvare il Ponte.

Per quanto sembri assurdo, a Salvini resta una sola mossa, un contropiede che avrebbe del clamoroso. Sempre che sia davvero convinto di quanto ha sempre detto – e con lui la concessionaria Stretto di Messina e il general contractor Eurolink – che la procedura di appalto adottata è pienamente legittima e risponde alle direttive Ue. Interpretazione molto diversa da quella della Corte dei conti e dell’Anac. Il contropiede di Salvini sarebbe quindi quello di interpellare lui stesso, formalmente, la commissione Ue per contestare le affermazioni e le interpretazioni della Corte dei conti e ottenere così un parere che si possa avere sulla corretta interpretazione delle direttive Ue dall’unico soggetto che oggi può smentire i giudici contabili. Un salto mortale triplo che aprirebbe una via strettissima, impervia, rischiosa alla ripresa dell’appalto così com’è. Quando il gioco si fa duro…

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