nuovo quadro previsivo 2024-25
Ora Istat “vede” l’effetto dello stop ai bonus e dimezza il Pil 2024 a +0,5%
L’economia italiana non solo non cresce come previsto ma arretra leggermente anche rispetto al 2023. I nuovi dati diffusi dall’Istat indicano ora una decisa frenata rispetto alle previsioni di metà anno: -0,5 punti percentuali (dal +1% al +0,5%) e, per il 2025, di -0,3 punti percentuali (da 1,1% a 0,8%). Pesa la debole crescita degli investimenti fissi lordi: si fa sentire l’effetto dello stop agli incentivi nell’edilizia e sarà ancora più ampio nel 2025, nonostante la parziale compensazione con gli interventi del Pnrr. Lontano, dunque, l’obiettivo di crescita fissato dal Def dell’1%. Ma per il Mef “questo purtroppo non è una sorpresa” a fronte della crisi dell’industria
A giugno le previsioni di Governo e Istat era concordanti: la stima di crescita del Pil nel 2024 era fissata a +1%. Sei mesi dopo, è arrivato il drastico taglio dell’istituto di statistica: l’economia italiana crescerà soltanto dello 0,5%, in arretramento rispetto al +0,7% del 2023. E il dato non sorprende il Mef. Dopo aver a lungo resistito confermando l’asticella fissata dal Def, l’1% appunto, e dopo aver poi riconosciuto che questo obiettivo non era più alla portata, ieri fonti del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, hanno ammesso che “i dati di aggiornamento sul Pil diffusi dall’Istat non sono, purtroppo, una sorpresa”. “Scontiamo i problemi molto seri dell’industria che continua a registrare, da un anno e mezzo, una crescita negativa. Tuttavia il settore industriale è in crisi non solo in Italia ma anche in Europa. Il governo – ha assicurato quindi il Mef – sta facendo i suoi compiti a casa per far crescere il settore ma serve, in tempi stretti, una strategia complessiva a livello europeo per il rilancio industriale”.
Ma ecco i dati diffusi dall’Istat: la crescita del 2024 si ferma a +0,5% mentre nel 2025 la stima indica +0,8%. Anche quest’ultimo dato è stato rivisto al ribasso dall’ultimo quadro previsivo. Sia le stime per quest’anno che per il prossimo registrano ora una convergenza su quelle arrivate da istituzioni internazionali: mercoledì, nel suo Economic Outlook, l’Ocse ha tagliato le stime da 0,8% a 0,5% quest’anno e dall’1,1% allo 0,9%. A sostenere il Pil nel 2024 contributo della domanda estera netta (+0,7 punti percentuali), mentre la domanda interna fornirebbe un apporto negativo (-0,2 p.p.). Nel 2025la crescita dell’economia italiana sarebbe invece trainata dalla domanda interna (+0.8 p.p.). I consumi privati delle famiglie continuano a essere sostenuti dal rafforzamento del mercato del lavoro e dall’incremento delle retribuzioni in termini reali; il perdurare di tali tendenze determinerebbe una leggera accelerazione del loro tasso di crescita nel 2025 (+1,1%, dopo il +0,6% nel 2024).
Gli effetti residui dell’abolizione degli incentivi alle costruzioni, l’incertezza dello scenario geopolitico, il calo nei giudizi delle attese sugli ordini e del grado di utilizzo degli impianti determinerebbero nel 2024 un rallentamento del processo di accumulazione di capitale; tuttavia, la realizzazione degli
investimenti previsti dal PNRR potrebbe mitigare parzialmente questa dinamica. La quota di investimenti sul Pil è attesa in riduzione nel biennio (dal 22,6% nel 2023 al 22% e 21,5% rispettivamente nel 2024 e 2025).In questo quadro, la manovra avrà un effetto positivo negli anni di programmazione, con un impatto anche sui conti pubblici, ma il passo di crescita rimane ancora debole. Sulla base di una simulazione dell’Istat, l’attuazione del complesso degli interventi essendo in larga misura indirizzati al sostegno del reddito disponibile di lavoratori, famiglie e redditi bassi, avrebbe un effetto positivo soprattutto sui consumi ed eserciterebbe spinte sui prezzi interni, con un aumento delle importazioni e un impatto negativo sul volume dei consumi pubblici, nel modello esogeni in termini nominali; gli investimenti privati reagirebbero solo limitatamente e con ritardo all’aumento della domanda e alla riduzione dei tassi reali di interesse. L’effetto finale degli interventi simulati sulla crescita del PIL risulta positivo nell’intero triennio: di poco inferiore a 2 decimi di punto nel 2025 e nel 2026, e di poco superiore ai due decimi nel 2027. L’effetto espansivo su redditi e consumi nominali si tradurrebbe in un aumento indotto del gettito delle imposte, sia dirette sia soprattutto indirette, migliorando quindi gli effetti della manovra sul deficit che potrebbe risultare, in termini di PIL, inferiore a quanto programmato nel Piano Strutturale di Bilancio di medio termine presentato lo scorso settembre.