San Pietro in digital twin per andare “oltre il visibile”

17 Feb 2026 di Mauro Giansante

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San Pietro in digital twin per andare “oltre il visibile”

Anche la Basilica di San Pietro diventa protagonista della rivoluzione digitale contemporanea. Ieri, Fabbrica di San Pietro ed Eni hanno presentato il progetto “Oltre il visibile”: il gemello digitale della Basilica esteso adesso anche all’intero sedime e alle pertinenze esterne rilevanti con l’obiettivo di salvaguardarne la staticità attraverso un monitoraggio strutturale, integrato e permanente. Insomma, rendere eterna anche la casa fisica del Cristianesimo grazie alle tecnologie avanzate di indagine geofisica, geologica, topografica e strutturale e che si avvale di sistemi di monitoraggio ad alta precisione. Il progetto si inserisce nel programma delle iniziative per il IV Centenario della Dedicazione della Basilica di San Pietro (1626-2026).

Andando nel dettaglio tecnico di quanto presentato, il modello digitale tridimensionale dell’intero complesso monumentale permette anche di approfondire lo stato delle fondazioni e del sottosuolo della Basilica. La prima fase del progetto ha comportato l’acquisizione e lo studio delle fonti dell’Archivio Storico della Fabbrica di San Pietro (che vanno dal XVI al XVIII secolo), le informazioni delle indagini condotte da Eni tra il 1997 e il 1999 in occasione del restauro della facciata, e alcune prove geotecniche eseguite negli anni successivi al 2000. Sono state unite tre tipologie di rappresentazioni: il modello metrico-architettonico ad alta definizione della Basilica, il modello geologico e idrogeologico del sottosuolo e il modello di monitoraggio strutturale interrogabile in tempo reale, che a sua volta è costituito da tre reti principali installate sulla facciata, sul tamburo della cupola e in altre zone sensibili della Basilica. Tutto ciò consente di rilevare spostamenti millimetrici e inclinazioni dell’ordine del decimillesimo di grado. E per realizzare questo modello integrato si è posata una rete di capisaldi topografici, definita mediante gps e stazioni totali con precisione millimetrica, che ha garantito la corretta georeferenziazione di tutte le acquisizioni tridimensionali e dei sensori installati. Il rilievo è stato condotto integrando tecnologie di laser scanning, fotogrammetria da drone e mobile mapping. Il risultato ottenuto è stato una nuvola di punti ad alta densità, rappresentativa di un modello numerico di coordinate spaziali X, Y e Z, che restituisce in modo fedele la geometria complessiva della Basilica. Per quanto riguarda il sottosuolo, spiega la Fabbrica, le indagini hanno consentito la ricostruzione areale del modello geologico del complesso monumentale, definendo con ottima approssimazione la tipologia dei terreni di appoggio delle fondazioni e la loro distribuzione areale in profondità e fornendo una mappa interpretativa utile per la valutazione dello stato del monumento e per la pianificazione di futuri interventi conservativi. In questo modo è possibile correlare il comportamento strutturale della Basilica con la natura dei terreni di fondazione e con le condizioni ambientali, fornendo alla Fabbrica di San Pietro un modello integrato e dinamico che costituisce uno strumento operativo a supporto delle decisioni.

Insomma, adesso la mappatura della Basilica è completa e i tecnici coinvolti possono monitorarne senza sosta tutti i dati al fine di elaborare valutazioni, nuovi studi e approfondimenti archeologici. In termini di tempo, la campagna appena conclusa ha richiesto 4.500 ore di lavoro diurno e notturno in meno di due mesi su una superficie complessiva di circa 80.000 metri quadrati, visibile – come la facciata, i colonnati, il corpo basilicale, le coperture e il sagrato – e non visibile, come le Grotte Vaticane e la Necropoli, se non attraverso strumenti tecnologici. Vi hanno lavorato geofisici, ingegneri, fisici e topografi di Eni e gli esperti della Fabbrica di San Pietro, che hanno svolto le attività di rilievo e misurazione sul campo utilizzando tecniche di geofisica, topografia tridimensionale e fotogrammetria da drone. Tali metodologie hanno permesso di rendere osservabili e misurabili fenomeni strutturali normalmente non percepibili.

In questo modo, ha raccontato il Cardinale Mauto Gambetti, Arciprete di S. Pietro, siamo arrivati “a pensare la Basilica come un sistema vivo, da conoscere, custodire e comunicare con strumenti adeguati al nostro tempo”. Una sfida accolta da subito anche dal nuovo Pontefice Leone XIV, che visitando la mostra permanente “Pétros ení” (Pietro è qui) per scoprire la Basilica in formato virtuale ha incontrato il presidente di Microsoft. “In questi anni, non senza fatica, abbiamo affrontato la splendida sfida del rapporto tra l’uomo e la tecnica con lo spirito di fraternità, che ha animato importanti collaborazioni improntate alla circolarità, di competenze, di punti di vista e di mezzi, con il comune obiettivo di favorire la crescita umana e spirituale delle persone – ha dichiarato nell’occasione il cardinale Gambetti – Lo sforzo è quello di decodificare per l’uomo di oggi, con l’ausilio della tecnologia digitale, l’intreccio di storia, arte e spiritualità che fanno della Basilica un unicum al mondo”. Anche in formato virtuale.

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