GLI SCENARI DOPO LA PRONUNCIA DI LUSSEMBURGO
Idroelettrico, la sentenza della Cgue può sbloccare investimenti per 16 mld ma verrà recepita a metà ’27 e resta l’incognita delle gare per i grandi impianti
IN SINTESI
Piccolo è meglio, si potrebbe dire. Il settore idroelettrico italiano è tornato in primissimo piano nel dibattito energetico a seguito della sentenza pronunciata il 3 settembre scorso dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. In sintesi, i giudici della corte di Lussemburgo hanno stabilito che per i piccoli impianti, quelli cioè che producono sotto i 3 megawatt, non si debba applicare la direttiva servizi, cosiddetta Bolkestein. In realtà, la pronuncia fa un riferimento generico agli impianti che hanno come attività principale la produzione di energia elettrica. Da considerare, dunque, come bene e non come servizio. Da qui, il collegamento diretto con le mini derivazioni. Più complicato quello con i grandi impianti.
La situazione dei piccoli impianti e il potenziale dei rinnovi
Comunque, tutto era partito da un rinvio pregiudiziale della Corte Costituzionale italiana su una legge della Regione Emilia-Romagna che prorogava le concessioni per il mini-idro. Ma tanti territori, specie quelli a statuto speciale avevano proceduto a dei rinnovi addirittura di pochi anni. Le gare per le Regioni rappresentano un onere burocratico gravoso ma tutelano i consumatori finali.
Il comparto dei piccoli impianti idroelettrici, in Italia, è molto più complesso e variegato rispetto alle grandi derivazioni, tanto che una mappa completa delle infrastrutture ancora non c’è. Dopo questa sentenza Ue il rinnovo delle concessioni può determinare due effetti, spiega a Diac Paolo Picco, presidente di Federidroelettrica: “si possono sbloccare investimenti da 16 miliardi per operazioni di revamping e repowering, con un aumento di capacità prossima al 10% delle attuali produzioni medie”,. Ma c’è chi stima questa percentuale anche al 15%.
“Solo al nord-ovest ci si aspetta un incremento di oltre 1100 GWh annui su una produzione 2024 fonte disaggregata Terna di 12.270 GWh”. Per Picco, inoltre, tra gli altri vantaggi di rinnovare le concessioni c’è quello di “un pricing finalmente credibile in fase di cessione degli impianti” e un “positivo impatto industriale per produttori di turbine, contratti epc e contratti di lungo periodo”. E, sul mini-idro, sono in programma nuove concessioni nelle regioni del nord, come in Piemonte.
Mazzoncini: la priorità è accelerare gli investimenti
Lo stesso amministratore delegato di A2a, Renato Mazzoncini, parlando ieri a margine della presentazione del Progetto Teti a Valdidentro (Sondrio) e del Bilancio di Sostenibilità del 2025 di Valtellina e Valchiavenna, “servono circa 15 miliardi di euro di investimento. Noi di A2a abbiamo 2 GW di capacità su 21 italiani, un 10%: abbiamo a budget oltre 1 miliardi di investimenti”.
Per l’ad, “nel momento in cui c’è il rinnovo delle concessioni si cambia l’ordine di grandezza”, evidenziando che “è ovvio che alcuni investimenti li stiamo continuando a fare per tenere in ordine questi impianti”. L’obiettivo è fare in modo “che questa straordinaria eredità costruita dai nostri nonni tra gli anni 20 e i 60 continui a produrre energia per i prossimi 50 anni”.
Ancora: “Per le concessioni idroelettriche, il 2029 è troppo tardi”, per cui “occorre fare presto con la cosiddetta quarta via”. “Se aspettiamo la scadenza di tutte le concessioni nel 2029, che poi vengono assegnate con gara, gli investimenti non partiranno prima del 2031 e 2032, che è molto in là”, ha messo in guardia. E citando la clausola Pnrr inserita nel 2021 ha specificato: “la Francia in ultimo ha adottato un meccanismo di autorizzazione e proroga agli attuali gestori, molto simile alla nostra quarta via, che prevede una negoziazione con gli attuali gestori, con l’intervento di Arera per garantire che la remunerazione sia corretta, e una parte dell’energia rilasciata ai settori energivori”. Uno schema “che potrebbe funzionare, ma occorre perfezionarlo a livello nazionale e negoziarlo con l’Europa”, poiché “la finalità di tutto il Pnrr era accelerare gli investimenti e la nostra convinzione è che questa quarta via sia completamente coerente con le finalità del piano”.
La sentenza può riguardare le grandi derivazioni?
Resta complicato, comunque, collegare gli effetti della sentenza europea alle grandi derivazioni, al netto del fatto che scavalcherebbe per gerarchia anche la clausola Pnrr. Commentando la pronuncia lussemburghese, la viceministra all’ambiente Vannia Gava ha parlato di “chiarimento importante per il quadro delle concessioni idroelettriche”, nonché di una “pronuncia che contribuisce a restituire certezza agli operatori e alle amministrazioni e che riconosce la specificità di un comparto strategico per il sistema energetico nazionale”. Senza azzardare nulla sui grandi impianti.
Questi ultimi, da soli, valgono fino al 90% della produzione nazionale idroelettrica e coinvolgono player importanti quali Enel, Edison, A2a, Iren. Ma in questo caso il tema a cui guardare è bifronte. Da un lato, c’è la questione della sicurezza e della strategicità energetica. Motivo per cui gli operatori italiani temono l’inserimento di soggetti stranieri poco interessati a investire sul nostro territorio, nonché con minore expertise e impatto sulle comunità locali. Dall’altro, c’è la questione dell’impatto delle grandi derivazioni sull’import/export e le dinamiche di prezzo.
Come ricordato, l’obbligo di andare a gara era stato inserito nel 2021 tra le clausole del Pnrr. Adesso che il piano di ripresa e resilienza è finito, è possibile che il governo attenda le rendicontazioni finali per capire come affrontare la questione. Detto che spesso i ministri più vicini al dossier, cioè Foti e Pichetto Fratin, hanno invocato la quarta via francese.
Tornando alla sentenza della Cgue, il recepimento via Corte costituzionale è atteso soltanto per metà 2027. Non proprio domani.
L’idroelettrico in Italia
Insomma, il dossier dell’idroelettrico italiano è destinato ad aggiornarsi. Parliamo di una fonte energetica che in tutta Europa è stata seconda e che oggi è scesa dietro al solare, al gas, al nucleare e all’eolico a causa delle poche precipitazioni. In Italia rappresenta oggi il 15-18% del mix nazionale con circa 40 TWh annui. Su 86 GW installati a giugno scorso, il 27% ha riguardato l’idroelettrico. Al 31 agosto, dati Terna, la potenza complessiva è di 21,3 GW.
Secondo un rapporto di Enel, gli impianti si concentrano soprattutto in Piemonte (1.108), anche se è la Lombardia quella con la produzione maggiore (8.808 GWh per 759 impianti). Seguono, poi, le province autonome di Trento e di Bolzano, il Veneto, la Valle d’Aosta e il Friuli Venezia Giulia. Più distaccate, sono il Lazio, l’Abruzzo, la Calabria e l’Umbria.