AGENDA SUD 2030

Merita: infrastrutture al Sud, missione incompiuta ma il Pnrr ha impresso una “discontinuità strutturale”

E’ un bilancio magro per le infrastrutture al Sud. A mostrare criticità sono le principali opere strategiche -AV Napoli–Bari, Salerno–Reggio Calabria, Palermo–Catania–Messina)- ed è stato necessario modificare i criteri di misurazione da “opere funzionali” a “parti d’opera”. Ancora insufficiente l’integrazione intermodale ma il Pnrr ha accelerato i processi di transizione green nei trasporti e la digitalizzaione della catena logistica

18 Apr 2026 di Maria Cristina Carlini

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Merita: infrastrutture al Sud, missione incompiuta ma il Pnrr ha impresso una “discontinuità strutturale”

Claudio De Vincenti, presidente onorario di Fondazione Merita

Ci sono le luci: una spinta senza precedenti agli investimenti pubblici, un metodo nuovo – orientato ai risultati più che alla spesa – e un’accelerazione, almeno nelle intenzioni, della macchina amministrativa. MA Dall’altro, ci sono una realtà attuativa che mostra crepe profonde, ritardi, aggiustamenti in corsa e una difficoltà strutturale a trasformare le risorse in opere compiute e funzionanti. Ci sono aspetti positivi  evidenti come il rafforzamento del trasporto pubblico sostenibile, rinnovo del materiale rotabile ferroviario, primi passi verso la digitalizzazione della logistica e della portualità. Interventi che, sulla carta, disegnano un sistema più moderno, più verde, più connesso. Ma le ombre pesano. E pesano di più. Le grandi opere strategiche – dall’alta capacità Napoli–Bari alla Palermo–Catania–Messina, fino alla Salerno–Reggio Calabria – avanzano con lentezza, tra revisioni progettuali e continui slittamenti. Il cambio dei criteri di misurazione, da “opere funzionali” a “parti d’opera”, consente di rispettare formalmente i target, ma rinvia nel tempo i benefici reali per cittadini e imprese. In altre parole: si raggiungono gli obiettivi sulla carta, mentre la realtà resta incompleta. È su questo crinale scivoloso che la Fondazione Merita traccia un bilancio sull’attuazione del Pnrr al Sud. Un bilancio, quello presentato nella seconda giornata del convegno a Napoli, dal titolo “Agenda Sud 2030. IL Mezzogiorno dopo il Pnrr”, che pone soprattutto in luce ancora molte criticità.

Come infatti emerge dallo studio, presentato da Mario Rosario Mazzola, docente dell’Università  di Palermo, e da Francesco Tavassi, presidente Temi spa, alla  radice, emergono limiti noti ma mai davvero risolti. Progetti esecutivi spesso assenti o immaturi al momento dell’avvio, sottostima delle complessità tecniche e ambientali, procedure autorizzative più lente del previsto. A questo si aggiunge un nodo cruciale: l’incertezza sulle risorse. Alcune opere non hanno ancora coperture finanziarie definitive e richiederanno miliardi aggiuntivi, con il rischio concreto di allungare ulteriormente i tempi.

Non meno rilevante è la debolezza della visione complessiva. Il PNRR ha finanziato interventi importanti, ma senza sempre inserirli in una strategia organica del sistema dei trasporti. Il risultato è una integrazione insufficiente tra alta velocità e reti locali, tra ferro, gomma e logistica. Senza il rafforzamento delle infrastrutture secondarie e territoriali, anche le grandi opere rischiano di restare sottoutilizzate, o di esprimere solo una parte del loro potenziale. C’è poi uno squilibrio evidente nella distribuzione degli investimenti, fortemente concentrati sul trasporto ferroviario, mentre altri settori – stradale, marittimo, aereo – restano più marginali. E sul fronte del trasporto merci, la transizione dalla gomma al ferro, pur necessaria, appare ancora lontana, frenata da limiti infrastrutturali e carenze di mezzi adeguati.

Questo non significa sminuire l’impatto del Pnrr. Al contrario: il Piano ha introdotto un cambio di paradigma reale, imponendo tempi, obiettivi, verifiche. Ha dimostrato che una pubblica amministrazione orientata ai risultati è possibile. Ma il dato più evidente è  il fatto  che  ha messo a nudo tutte le fragilità del sistema. E’ su questo snodo che si gioca la partita futura, o per meglio dire, la fase che si apre già ora. Il rischio più grande, oggi, è che questa spinta resti episodica. Che la “discontinuità strutturale”  che è il plusvalore generato dall’attuazione del Pnrr si esaurisca con il Piano stesso. La sfida, appunto, è dare continuità a questa discontinuità. Significa completare le opere, certo. Ma soprattutto consolidare un metodo. Rafforzare la qualità della progettazione, rendere stabile la capacità amministrativa, costruire una pianificazione integrata e credibile nel lungo periodo. Perché è qui che si gioca la partita decisiva: la  capacità di trasformarle in sviluppo reale, duraturo, misurabile.

Sulle tesi esposte dalla Fondazione Merita si è sviluppato il dibattito cui hanno partecipato l’ad di Trenitalia GianPiero Strisciuglio, l’ad di Gesac Roberto Barbieri, il presidente della Federazione del Mare, Mario Mattioli, il deputo ceo del gruppo Almaviva, Smeraldo Fiorentini. Per Strisciuglio,  “il Pnrr ha rappresentato un volano strategico per il rinnovo della flotta di Trenitalia. I nuovi convogli del Regionale sono progettati per elevare gli standard di comfort, innovazione tecnologica e sostenibilita’, contribuendo a migliorare la mobilita’ quotidiana di milioni di passeggeri. Grazie a questi investimenti abbiamo ridotto l’eta’ media dei treni. Entro il 2027, infatti, avremo la flotta regionale piu’ giovane d’Europa, con un’eta’ media compresa tra i 5 e i 10 anni”, ha affermato.  Entro maggio sara’ completata la consegna dei 77 nuovi treni del Regionale di Trenitalia, finanziati con i fondi del Pnrr, per un valore complessivo di 569 milioni di euro mentre intanto procede il piano di rinnovo della flotta Intercity finanziato dal Pnrr. Entro giugno 2026 saranno operativi tutti i nuovi convogli per un investimento superiore a 500 milioni di euro.  La nuova fornitura comprende treni a trazione ibrida (elettrica, diesel e batteria), convogli elettrici dotati di batterie (Bemu) ed elettrotreni in grado di raggiungere i 200 chilometri orari. L’intervento consentira’ di modernizzare linee strategiche, incluse quelle non elettrificate, migliorando efficienza e sostenibilita’ del servizio. Il rinnovo della flotta si inserisce in un piu’ ampio processo di sviluppo infrastrutturale. “Gli investimenti del Pnrr stanno infatti contribuendo a migliorare in modo significativo la rete ferroviaria, soprattutto nel Mezzogiorno. Tra gli interventi piu’ rilevanti figura la nuova linea Av-Ac Napoli-Bari e il potenziamento della rete in Campania. A partire da luglio 2026, con l’attivazione della variante della linea Napoli-Cancello, sara’ possibile collegare il traffico regionale alla stazione di Napoli Afragola, con un incremento potenziale del 20 per cento dei collegamenti tra Napoli e Caserta. Strisciuglio ha inoltre evidenziato il ruolo centrale dell’intermodalita’ su cui Trenitalia sta investendo per rafforzare le connessioni tra ferrovia, aeroporti e porti. “Stiamo lavorando per migliorare ulteriormente la capillarita’ del servizio, estendendolo oltre il perimetro ferroviario grazie alla sinergia con Busitalia, che permette l’integrazione treno-bus mantenendo elevati standard di affidabilita’. Un percorso che prosegue anche attraverso nuove partnership con operatori locali, fondamentali per sviluppare soluzioni integrate e offrire maggiore valore ai passeggeri”, ha aggiunto l’Ad.

I grandi esclusi del Pnrr sono stati, invece, gli aeroporti. Punto rimarcato, con una nota polemica, dall’ad di Gesac che ha parlato di “pregiudizio ideologico”. Nonostante questo, la società che gestisce lo scalo di Napoli e Salerno, che “è andata avanti anche senza il nuovo Piano nazionale degli aeroporti”, ha varato un piano di investimenti da 200 milioni di euro e ha impresso un’accelerazione sul fronte della transizione energetica puntando al 50% di energia dal fotovoltaico, oltre che mettere in campo progetti di rigenerazione urbana sul territorio vicino all’aeroporto. Tra i freni alla competività del Paese c’è sempre il gap logistico. come ha sottolineato,  il presidente della Federazione del Mare Mattioli. “Gap che costa 80 miliardi, praticamente due finanziarie, in termini di mancanza di competitività. Sicuramente, c’è un gap importante tra Nord e Sud perché il sistema logistico del Nord funziona meglio di quello del Sud però è altrettanto vero che il Sud in questo momento è un po’ un locomotiva. Il Pnrr prevede una parte sostanziosa di investimenti al Sud proprio per cercare di ridurre e rimettere anche il Mezzogiorno nella condizione di poter migliorare la catena logistica”, ha detto Mattioli. “Noi siamo un Paese strano che plaude ai risultati raggiunti in deroga alle regole. L’auspicio forte è che si vada verso una stagione di riforme che semplificano il sistema burocratico, che sappiamo essere una palla al piede importante e che determina le condizioni per un mancato sviluppo con tempi di autorizzazione mostruosi. Il monito importante è: il Pnrr ci ha dato una tempistica europea, ma perché ce l’hanno imposta, speriamo che si capisce anche da noi che il fatto tempo  non è una variabile indipendente ma uno dei fattori decisivi”. Sullo sfondo c’è anche la riforma dei porti, il cui impianto centralizzatore, secondo Mattioli, è convincente ma il risvolto negativo è che comporti un aumento dei costi per gli operatori locali. Una sollecitazione a investire di più per la digitalizzazione delle strade è stato il deputy ceo di Almaviva Fiorentini. “Le strade sono le cenerentole, bisogna investire di più sulle smart road anche per un fattore legato alla sicurezza”, ha detto Fiorentini.

 

 

 

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