INTERVISTE MASTERPLAN/8

Paolo Desideri: “Strumento essenziale in un processo di ridisegno della città attraverso l’architettura, oggi più utile del PRG. Il Problema? Le competenze professionali”

26 Gen 2026 di Giorgio Santilli

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Paolo Desideri: “Strumento essenziale in un processo di ridisegno della città attraverso l’architettura, oggi più utile del PRG. Il Problema? Le competenze professionali”

Paolo Desideri, architetto, ABDR

1) Il Masterplan può essere considerato uno strumento per inserire, con una certa quota di flessibilità, il progetto di rigenerazione urbana all’interno della pianificazione urbanistica?

Per assioma qualsiasi intervento che intendiamo definire come intervento di Rigenerazione Urbana ha come primario obiettivo il ridisegno, il riordino, la riqualificazione, la rigenerazione appunto, di una porzione di tessuto urbano attraverso lo strumento del progetto architettonico. Una sorta di esercizio enigmistico al quale dobbiamo sottoporci: come in un grande quadro di parole crociate abbiamo a disposizione solo la scrittura di una parola. Poche lettere a nostra disposizione che però devono essere in grado di mettere a sistema l’intero quadro. Di disvelarne il senso complessivo. Dare un senso complessivo attraverso l’ascolto e capacità di reinterpretare il contesto: poche parole che non possiamo sbagliare. In questo orizzonte un Masterplan, per la sua caratteristica intrinseca di scala “intermedia”, può essere lo strumento di controllo di questo inserimento, di questo esercizio di dotazione di senso. Dunque si, credo che un Masterplan possa essere uno strumento essenziale in un processo di ridisegno della città attraverso l’architettura.

2) Da un punto di vista normativo, che tipo di strumento sarebbe opportuno e in quale legge andrebbe inserito come elemento di riforma (riforma legge 1150/1942, riforma Testo unico edilizia, nuova legge su rigenerazione urbana all’esame del Senato, provvedimento a sé)?

Comprendo bene la necessità dell’inquadramento normativo del Masterplan. Non sono sufficientemente competente dal punto di vista giuridico-amministrativo anche se avrei una netta preferenza per il suo inserimento all’interno di una riforma della 1150/1942. Non mi appassiona, per dichiarata incompetenza, il dibattito in questa direzione. Non mi appassiona anche perché sono convinto che l’inquadramento normativo è solo parte del problema che vorrei invece prevalentemente ricondurre alle competenze degli operatori: dunque non solo i progettisti, ma anche il mercato immobiliare e la pubblica amministrazione in una triangolazione che possa avere come invariante i tempi di attuazione certi e contingentati. Credo che un limite temporale fissato in 12 mesi potrebbe essere la più importante riforma “culturale” per il Masterplan di Rigenerazione Urbana.

3) Quali dovrebbero essere i tre contenuti caratterizzanti del Masterplan?

Come ho appena detto il primo contenuto che proporrei è quello temporale: sei, dodici mesi massimo. Sono certo che per il mercato questo varrebbe assai più dei premi di cubatura. Per secondo proporrei quello dell’incremento dello spazio pubblico in termini quantitativi e qualitativi. Per terzo quello del contributo dimostrabile in termini ambientali con speciale riferimento, ad esempio, alla riduzione delle Isole di calore.

4) Rispetto alla situazione attuale che si trova a fronteggiare un amministratore, qual è il principale vantaggio che può apportare?

Il principale vantaggio sarebbe lo schema pattizio pubblico/privato che un Masterplan caratterizzato come ho sopra ipotizzato potrebbe promuovere. Coltivare, cioè letteralmente rendere colta, l’imprenditoria privata come avviene in gran parte dei paesi europei. Assicurandole credito e non suspicione. Per avere in cambio la governance della trasformazione.

5) Nell’attuale contesto delle politiche nazionali, il Masterplan è secondo lei una priorità da inserire nelle riforme in corso?

Certamente si. Credo che in generale le città italiane abbiano bisogno assai più di Masterplan che non di nuovi PRG.

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