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Maria Claudia Clemente: “Sono stata educata a creare una stanza tutta per me, per citare Virginia Woolf, e penso che la sensibilità necessaria all’architettura sia legata non al genere, ma all’individuo”

08 Mar 2026 di Giorgio Santilli

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Maria Claudia Clemente: “Sono stata educata a creare una stanza tutta per me, per citare Virginia Woolf, e penso che la sensibilità necessaria all’architettura sia legata non al genere, ma all’individuo”

Maria Claudia Clemente, socia e fondatrice di Labics

Abbiamo chiesto anche a Maria Claudia Clemente, socia fondatrice dello studio Labics (con Francesco Isidori), di indicarci un suo progetto che considera significativo e di scegliere una immagine per rappresentarlo. E abbiamo chiesto di rispondere alla domanda se sia possibile oggi definire una specificità dell’architettura al femminile. Partiamo dalla sua risposta a questa domanda, che, vedrete, è piuttosto radicale.

E’ possibile oggi definire una specificità dell’architettura al femminile?

“Caro Giorgio – mi scrive Maria Claudia Clemente in risposta alla mia domanda – ho pensato molto se esistesse o meno una specificità femminile dell’architettura; sono arrivata alla conclusione che non esiste.
Non so se è perché da piccola giocavo al Meccano e non alle bambole, non lo so; in effetti però penso che l’educazione giochi un ruolo molto importante e la mia, citando Virginia Woolf, è stata impostata dai miei genitori alla creazione di una stanza tutta per me, questo fin da piccola.
In ogni caso lo credo fortemente; l’architettura necessita di una sensibilità certo che però non è legata al genere ma all’individuo.
Più in generale credo fortemente nell’individuo inteso come singolo ente distinto da altri della stessa specie e dotato di caratteri strumentali e funzionali che ne definiscono e garantiscono l’unicità; ognuno di noi in quanto individuo ha una sensibilità diversa, uno sguardo diverso sulle cose. Quello definisce l’architettura che si fa”.

Il progetto scelto da Maria Claudia Clemente: Palazzo dei Diamanti

Labics, Restauro e valorizzazione del Palazzo dei Diamanti a Ferrara. In evidenza la passerella in legno e vetro. Foto Marco Cappelletti

Nel febbraio 2017 il Comune di Ferrara bandisce un concorso internazionale in due fasi per l’ampliamento e il miglioramento di spazi e servizi di Palazzo dei Diamanti, capolavoro del Rinascimento progettato da Biagio Rossetti nel 1492. Fra 70 partecipanti, il concorso è vinto da un raggruppamento formato da Labics (che cura il progetto architettonico) e 3TI progetti Italia. Dopo una iniziale sospensione del procedimento da parte del Ministero dei Beni Culturali, nel 2019, dovuta anche alle molte polemiche che vide protagonisti fra gli altri la Fondazione Cavallini Sgarbi, il progetto viene perfezionato e approvato: gli interventi sono avviati nell’ottobre 2020 e conclusi nel febbraio 2023. Fondamentale l’analisi e lo studio dei documenti antichi per distinguere le parti originali dalle superfetazioni. Fra gli altri interventi, il restauro e il consolidamento delle murature, la demolizione di un solaio moderno, la riorganizzazione delle aree espositive con la creazione di nuovi servizi, i collegamenti fra le diverse aree espositive, il progetto del giardino che ha voluto riportare alla luce l’assetto settecentesco. L’intervento più rilevante – e anche più dibattuto – è la realizzazione nel giardino del collegamento tra le due ali del Palazzo. con una struttura in legno carbonizzato leggera ed essenziale, con copertura parziale di vetrate scorrevoli, a protezione del percorso nelle stagioni meno favorevoli. L’intervento definisce nuove stanze all’aperto nel giardino.

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