LA GIORNATA

Il governo fa dietrofront sulle pensioni. Meloni: correggeremo

  • Cna: bene l’aumento delle risorse al sistema delle imprese. Confcommercio: estendere le detassazione ai rinnovi contrattuali
  • Ue, via libera finale del Pe allo stop all’import di gas russo
  • Nel 2024 in povertà energetica 2,4 milioni di famiglie, il 9,1%

 

18 Dic 2025 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

La stretta sulle pensioni, arrivata con l’emendamento del Governo fa salire la tensione politica non solo sul fronte dell’opposizione ma anche della maggioranza. Un crescendo, per tutta la giornata di ieri, di attacchi e polemiche fino a che a parlare non è stata la stessa premier, Giorgia Meloni, a mettere lo stop quando in Aula per le comunicazioni alla vigilia del Consiglio Ue ha annunciato correzioni alla misura. Il Mef è già al lavoro. Non ci saranno i tagli retroattivi sul riscatto della laurea, ha assicurato Meloni. Il punto da capire è se verrà modificata anche la stretta sulle finestre. Se il Pd ha parlato di “forzatura grave”  sulle pensioni senza discussioni con le parti sociali, anche la Lega è scesa in campo di peso. “In assenza di un intervento immediato da parte del Governo, noi sicuramente presenteremo subemendamenti soppressivi e modificativi” sulle misure in materia di pensioni (finestre e riscatto della laurea) inserite nell’emendamento del Governo depositato ieri in commissione e sul quale  l’intento è “far capire che si tratta di una clausola di salvaguardia e non di un intento politico”. “Purtroppo qualcuno al ministero non ha capito che se vuoi mettere una clausola di salvaguardia lo devi dire, perché altrimenti sembra un intento politico”, ha detto Borghi secondo cui la misura sul riscatto della laurea “sarebbe anche anticostituzionale”. Le misure sulle finestre pensionistiche e sul riscatto della laurea “ritengo siano norme tecniche inserite con eccesso di zelo da parte della struttura tecnica del Mef”, ma “tese a salvaguardare i saldi di bilancio riferiti alle annualità 2030-2031”, ha dichiarato il senatore e relatore della legge di Bilancio per Fratelli d’Italia, Guido Liris.

Intanto, la giornata di ieri in Commissione ha registrato l’approvazione di alcuni emendamenti bipartisan. Viene prevista l’istituzione di un tavolo tecnico presso il Mef per verificare le modalità con cui i comuni sopra i 20mila abitanti in disavanzo possono accedere alla misura della cancellazione della restituzione delle anticipazioni di liquidità delle Regioni prevista dalla manovra.  Il tavolo, da istituire con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio, è istituito senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e composto da 2 rappresentanti del Mef, un rappresentante del Ministero dell’interno e da 2 rappresentanti dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci).  Viene poi sospeso fino a fine 2028 il blocco dei trasferimenti in caso di inadempimenti degli enti locali. “Al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi di servizio di rilevanza sociale assegnati ai comuni dalla legislazione vigente, nonché l’ordinato sviluppo degli investimenti degli enti locali, anche in relazione all’abbattimento dei ritardi di pagamento dei crediti commerciali”, spiega la modifica, “fino al 31 dicembre 2028 non si applica il blocco dei trasferimenti dovuti agli enti locali in caso di mancata presentazione nei termini previsti dalla legge dei documenti contabili alla Banca dati delle pubbliche amministrazioni (Bdap) o in caso di mancata tempestiva risposta ai questionari relativi alla determinazione dei fabbisogni standard” per i trasferimenti statali relativi a quote del fondo di solidarietà comunale e trasferimenti vincolati alla realizzazione di investimenti. Arriva un contributo fino a 2,5 milioni per il 2026 per il disagio abitativo nei territori di Marche e Umbria colpiti dal sisma il 9 novembre 2022 e il 9 marzo 2023. Lo prevede la riformulazione di un emendamento di FdI approvato ieri sera dalla commissione Bilancio del Senato. La modifica introduce delle condizioni alla norma contenuta in manovra, che prevede l’arrivo nel 2026, quando cesserà il contributo di autonoma sistemazione (il sostegno per le famiglie in territori colpiti da calamità che hanno perso l’abitazione), di un nuovo ‘Contributo per il disagio abitativo finalizzato alla ricostruzione’ nel limite di 2,5 milioni. I nuclei che hanno perso l’abitazione a seguito di calamità possono accedervi a condizione che “entro i termini stabiliti con le ordinanze” che dovranno definire criteri, modalità e condizioni del contributo, “l’abitazione abbia formato oggetto di domanda di contributo per gli interventi per il ripristino con miglioramento o adeguamento sismico oppure per la ricostruzione ovvero di manifestazione di volontà a presentare richiesta di contributo secondo quanto previsto dalle ordinanze del Commissario straordinario del governo”.

Niente di fatto, invece, al momento per l’innalzamento del tetto del contante sopra l’attuale soglia di 5mila euro. E’ stato infatti ritirato l’emendamento di FdI, a prima firma Gelmetti, che introduceva dal primo gennaio 2026 una imposta speciale di bollo, di 500 euro, sui pagamenti effettuati in denaro contante in Italia per un importo compreso tra 5.001 e 10.000 euro. La proposta alzava di fatto il tetto attuale all’uso del contante: oggi si può pagare cash fino a 5.000 euro, oltre questa soglia bisogna obbligatoriamente ricorrere a forme di pagamento tracciabili (carte o bonifico).

Consiglio Ue, Meloni:  sugli asset russi Italia aperta a ogni soluzione ma serve base giuridica solida

L’Italia è “aperta a ogni soluzione” sugli asset russi congelati, ma “senza una base giuridica solida” usarli ora “regalerebbe la prima vera vittoria” alla Russia. Alla vigilia di un complicato e cruciale Consiglio europeo. Giorgia Meloni illustra al Parlamento la linea che porterà avanti a Bruxelles. Serve “una soluzione sostenibile” e “sarà tutt’altro che semplice”. La decisione va presa a livello di leader, avverte, contro ogni fuga tecnica in avanti. “Bisogna puntare a usare gli asset ma essendo sicuri di fare la cosa giusta”, la linea, accompagnata da un altro paletto: ogni sforzo finanziario dovrà restare fuori dal Patto di stabilità. Detto ciò, non si abbandona Kiev “nella fase più delicata degli ultimi anni”, con un negoziato in cui il tema dei territori è “lo scoglio più difficile da superare”, nota Meloni, secondo cui da Mosca arrivano “pretese irragionevoli sul Donbass”. Anche perché la Russia “è impantanata in una durissima guerra di posizione” e bisogna tenere alta la pressione per “costringerla ad un accordo”. Le opposizioni la accusano di essere appiattita sulla postura di Donald Trump, e l’affondo arriva anche dal senatore a vita Mario Monti a cui la premier risponde rinfacciandogli di essere stato a capo di un governo tecnico: “A differenza sua faccio il presidente del Consiglio perché me lo ha chiesto il popolo italiano”. Stati Uniti ed Europa “non sono competitor” e l’Italia “non è una cheerleader”, il refrain della premier, che usa la sponda della strategia di sicurezza americana per ribadire che non serve “lanciare strali contro un nemico immaginario” quando quello “vero” è “la nostra incapacità di decidere”

Manovra, Cna: bene l’aumento delle risorse al sistema delle imprese. Confcommercio: estendere le detassazione ai rinnovi contrattuali

La CNA esprime apprezzamento per le modifiche presentate dal Governo alla legge di bilancio con le quali aumentano le risorse al sistema delle imprese. “In particolare, sono tutelati i diritti delle imprese che hanno presentato regolare richiesta per Transizione 5.0 entro il 27 novembre, accogliendo così la richiesta della confederazione nell’ambito della rimodulazione del Pnrr. Giudizio positivo anche sull’allungamento della nuova Transizione 5.0 a tutto il 2028 mentre CNA rinnova la richiesta di mantenere la modalità del credito d’imposta per gli investimenti sotto la soglia dei 500mila euro al fine di non escludere circa il 40% della platea dei potenziali beneficiari”.  La confederazione “esprime rammarico per la mancanza di risposte sul tema dei contributi alle CER nei comuni fino a 50mila abitanti. Il drastico taglio delle risorse disponibili da 2,2 miliardi a 795 milioni penalizza ingiustamente
molte imprese che hanno avviato i relativi investimenti. Pertanto, CNA chiede una soluzione sul modello Transizione 5.0, accogliendo tutte le richieste di contributo (pari a circa 1,5 miliardi) presentate dalle imprese che hanno rispettato tempistiche e criteri”. Sempre sul fronte delle imprese, Confcommercio sottolinea che la richiesta di detassare gli aumenti contrattuali, estendendo il meccanismo anche ai contratti rinnovati nel 2024 e applicandolo solo ai contratti comparativamente più rappresentativi, “aveva e ha un obiettivo di interesse generale: rafforzare i redditi dei lavoratori e sostenere i consumi delle famiglie che, nonostante alcuni segnali di risveglio, restano il ‘tallone d’Achille’ dell’economia”.  Confcommercio, quindi, “ribadisce con forza la necessità di non escludere questa misura dalla legge di bilancio, anche e soprattutto perché le risorse necessarie per attuarla sono esigue, e confida che attraverso il dibattito parlamentare si possa finalmente introdurre questo meccanismo che sosterrebbe i consumi e rafforzerebbe il percorso di crescita”.

Manovra, Cgil: il Governo aggrava l’impianto, il più impopolare degli ultimi anni

“L’emendamento presentato dal Governo e quelli proposti dalla maggioranza aggravano l’impianto della manovra più antipopolare degli ultimi anni: tutela dei profitti, soldi a pioggia alle imprese e brutale penalizzazione di lavoratori, pensionati e consumatori”. Ad affermarlo, in una nota, è la Cgil nazionale. Per la confederazione “il Governo non solo non sta dando alcuna risposta alle richieste avanzate dal mondo del lavoro (restituzione e neutralizzazione del drenaggio fiscale, sostegno a salari e pensioni, blocco dell’innalzamento dell’età pensionabile e maggiore flessibilità in uscita, investimenti adeguati nella sanità, nell’istruzione, nella non autosufficienza, nelle politiche per la casa, nel trasporto pubblico, che vengono invece colpiti da definanziamenti e tagli pesantissimi), ma sta peggiorando una Manovra, che – tra l’altro – non avrà alcun impatto sull’economia reale”. “Si saccheggiano ingenti risorse da Pnrr e Fondi di Sviluppo e Coesione, distraendole dalla loro finalità di riduzione dei divari territoriali e delle diseguaglianze sociali, per coprire – prosegue la Cgil – spese già effettuate e destinarle alle imprese, senza condizionalità ambientali e occupazionali; si aumenta in maniera abnorme l’età pensionabile, portandola di fatto a 44 anni e 2 mesi di contributi nel 2035, e – per chi ha riscattato o riscatterà gli anni di studio – addirittura a 46 anni e 9 mesi; si rinuncia a ridurre il tax gap, uno degli obiettivi più ambiziosi del Pnrr; si colpiscono solo apparentemente le assicurazioni, che si rivarranno su assicurati e lavoratori del settore; si tassano le spedizioni dei pacchi di valore inferiore a 150 euro, penalizzando i piccoli consumatori. È davvero difficile trovare, negli ultimi anni, una manovra più ingiusta e più antipopolare di quella che arriverà al voto definitivo delle Camere”. Secondo la Cgil “non è sottraendo risorse a lavoratori e pensionati per tutelare i profitti e per distribuire soldi a pioggia alle imprese, che si rimedia alla dinamica anemica del Pil e si inverte la desertificazione produttiva in corso. È la stessa ricetta applicata da quando la presidente del Consiglio si è insediata a Palazzo Chigi: una ricetta che aggrava anziché curare la malattia del calo della produzione industriale (32 mesi degli ultimi 36) e della crescita dello ‘zero virgola’ (che ci collocherà nel prossimo biennio all’ultimo posto in Europa)”.

“Servono investimenti e una vera politica industriale, il rilancio della domanda interna, il rafforzamento di un welfare ormai sempre meno pubblico e universalistico. Le risorse per fare tutto questo vanno prese dove sono: da profitti, extra – profitti, grandi ricchezze (anche chiedendo un contributo di solidarietà all’1% più ricco della popolazione), combattendo sul serio l’evasione fiscale che ha nuovamente superato i 100 miliardi. L’Esecutivo sta facendo il contrario: colpisce le fasce popolari per avvantaggiare chi sta meglio. Una linea di politica economica che – conclude la Cgil – non danneggia solo le persone che rappresentiamo, ma tutto il Paese”.

Nel dettaglio le singole misure analizzate dalla Cgil. “Saccheggio del Pnrr e dei Fondi di coesione”: I finanziamenti del Pnrr vengono utilizzati, attraverso un complesso gioco contabile, per coprire spese già effettuate con risorse nazionali per circa 5 miliardi per il 2026. Le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, finalizzate a superare diseguaglianze e disparità, vengono ulteriormente saccheggiate e ridotte per migliorare i saldi di bilancio per quasi 600 milioni per il prossimo anno. Emblematica la vicenda del credito di imposta ZES: per uscire fuori dal tunnel dei finanziamenti a pioggia che, a causa delle risorse limitate, ha comportato la riduzione del 40% del vantaggio fiscale, si crea un ulteriore contributo, sempre per il 2026, pari al 14%. Un ennesimo regalo alle imprese, impegnando una cifra significativa senza alcuna idea di sviluppo del Mezzogiorno. Gravissima poi la scelta di eliminare qualsiasi riferimento alle condizionalità green. Si prorogano, infatti, al 30 settembre 2028 le agevolazioni per gli investimenti Transizione 4.0 e 5.0, ampiamente finanziate con risorse del Pnrr, attraverso un rifinanziamento di 1,3 miliardi, ma eliminando la maggiorazione del 220% per gli investimenti “green”. “Stanno riuscendo a far rimpiangere la legge Monti/Fornero”: si allungano progressivamente le finestre di decorrenza delle pensioni anticipate fino a sei mesi dal 2035. Considerando che non è stato bloccato l’adeguamento alla speranza di vita, si porta – di fatto – l’accesso alla pensione anticipata a 44 anni e 2 mesi di contribuzione nel 2035 (considerando le finestre di pensione). Va aggiunta la penalizzazione del riscatto degli anni di studio, peraltro con una misura retroattiva e con evidenti profili di incostituzionalità: i contributi regolarmente pagati, quindi, non produrranno più pieni effetti previdenziali ai fini dell’accesso alla pensione anticipata. Una svalutazione selettiva e progressiva che arriva a escludere fino a 30 mesi dal 2035. Significa che una lavoratrice o un lavoratore che ha riscattato un periodo di studi potrà arrivare addirittura a 46 anni e 9 mesi di contribuzione prima di andare in pensione.

“Una finta lotta all’evasione fiscale”: Si introduce, a partire dal 2029, una ritenuta d’acconto dell’1% (al netto dell’Iva) sui pagamenti di fatture elettroniche “business to business”. Il gettito stimato a regime è pari a circa 1,47 miliardi di euro annui, suddivisi tra Irpef e Ires. Se la finalità è quella di contrastare l’evasione, sia la percentuale (1%) che il periodo di applicazione (2029) somigliano a una farsa. Si conferma, dunque, il totale dietrofront sulla riduzione del tax gap e sulla lotta all’evasione fiscale, che era uno dei traguardi più ambiziosi del Pnrr. “Non si colpiscono le assicurazioni, ma gli assicurati”: L’acconto del contributo SSN sui premi RCA pari all’85% genererà un maggior gettito nel solo 2026. Si tratta di un onere per le compagnie assicurative che è necessario garantire non si scarichi sugli assicurati e sui lavoratori del settore. “L’imposta sui pacchi penalizza i consumatori”: Il contributo si applica alle spedizioni di beni provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea; di valore dichiarato non superiore a 150 euro. Evidente la penalizzazione dei piccoli consumatori.

Ue, via libera finale del Pe allo stop all’import di gas russo

Il Parlamento europeo ha sostenuto 500 voti a favore, 120 contrari e 32 astensioni l’intesa con i Paesi Ue sullo stop graduale alle importazioni di gas e gnl dalla Russia. Il regolamento prevede un divieto totale da fine 2026 per il gas naturale liquefatto e dall’autunno 2027 per il gas da gasdotto. Il divieto scatterà sei settimane dopo l’entrata in vigore del regolamento, con un approccio graduale per i contratti già in essere essere.

Autostrade, Mit: avanti con la valutazione dei progetti, faro su nodo Genova e Bologna e A13 Bologna-Ferrara

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti prosegue nell’ampio processo di revisione e razionalizzazione dei piani di investimento di Autostrade per l’Italia. Negli ultimi mesi il MIT sta conducendo una valutazione puntuale dei progetti, finalizzata a verificare la fattibilità tecnico-economica delle grandi opere, l’ammissibilità rispetto ai vari criteri normativi, tecnici e funzionali e la loro congruità, anche confrontandoli con le esigenze espresse dai dati dei flussi di traffico e dai livelli di servizio rilevati, anche per agevolare il completamento degli iter di approvazione dei PEF regolatori previsti dalla normativa vigente nel più breve tempo possibile. Tra i dossier più significativi all’attenzione del Ministero vi è quello del nodo di Genova, del Nodo di Bologna e della A13 Bologna-Ferrara. La finalità principale è l’avvio del bando di gara quanto prima del tunnel subportuale a Genova e la definizione delle priorità di progettazione delle grandi opere. Forte impegno del vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per le analisi che si stanno compiendo congiuntamente alla Regioni maggiormente coinvolte, al fine di promuovere infrastrutture moderne e sostenibili, al fianco dei territori e a servizio dello sviluppo del sistema Paese. Si rileva anche soddisfazione per il corretto e proficuo rapporto instaurato con le Regioni per la risoluzione di un tema non facilissimo.

Fs, Rfi: Passante Av di Firenze, ‘Marika’ ha raggiunto la nuova stazione Av di Belfiore

Proseguono i lavori di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) per il Passante AV di Firenze. La TBM Marika, partita dal cantiere di Campo di Marte a novembre 2024 e impegnata nello scavo di uno dei due tunnel ferroviari che sottoattraverseranno il capoluogo toscano, ha raggiunto il camerone della futura Stazione Belfiore, segnando il primo importante traguardo per la realizzazione del nuovo Passante AV di Firenze. Marika ha percorso tre km e installato circa 2mila conci prefabbricati per il rivestimento della galleria. L’ingresso della talpa all’interno del camerone di stazione è previsto per gli inizi del prossimo mese di febbraio, al completamento di un primo tratto sud del solaio di stazione. Per realizzare lo scavo sono stati impiegati circa 150 operatori dell’appaltatore Consorzio Florentia (Pizzarotti e Saipem), oltre ai numerosi tecnici FS di RFI (Committenza), Italferr (Direzione Lavori) e Infrarail (Progettazione Esecutiva), che ogni giorno contribuiscono alla realizzazione di un’opera strategica per il territorio locale e nazionale. La programmazione dell’appaltatore prevede che, completate le attività di manutenzione e di riprogrammazione logistica del cantiere di scavo, la Tunnel Boring Machine gemella “Iris”, attualmente ferma in prossimità della Fortezza da Basso, riprenda il suo viaggio verso la Stazione. Una volta che le TBM avranno raggiunto la stazione, saranno sottoposte a interventi di manutenzione e, a seguire, saranno traslate all’interno del camerone già scavato fino al piano binari per poi proseguire, alternandosi, in direzione nord. Il nuovo Passante AV di Firenze prevede la realizzazione di due tunnel a singolo binario di cinque km circa e una nuova Stazione AV. Le nuove opere libereranno la rete di superficie dal transito dei treni AV, arricchendo l’offerta di collegamenti regionali a vantaggio dei cittadini, delle imprese e delle attività economiche e turistiche, e apportando benefici alla mobilità locale e metropolitana. La nuova configurazione della rete ferroviaria fiorentina farà in modo che i treni ad Alta Velocità non interferiscano più con quelli regionali, migliorandone così la regolarità e aumentando, al tempo stesso, la capacità delle linee di superficie, premessa di un potenziale incremento delle corse locali. Il Passante AV di Firenze è inserito nel progetto Cantieri Parlanti, realizzato dal Gruppo FS in collaborazione con il MIT, per raccontare in maniera trasparente le attività e i benefici delle nuove infrastrutture attraverso iniziative pubbliche, infopoint e una pagina web dedicata alle opere strategiche.

Scampia, al via la demolizione della Vela Rossa

E’ stata avviata ieri la demolizione della Vela Rossa, la sesta abbattuta a partire dal 1997 sulle sette edificate a suo tempo, segnando un’altra tappa importante verso il processo di riqualificazione della nuova Scampia. E’ l’ultima costruzione per la quale il Comune di Napoli ha previsto l’abbattimento. La settima, la Vela Celeste, verrà preservata e riqualificata. Ci vorranno circa tre settimane per buttare giù tutta la Vela. Poi inizieranno le opere per separare i materiali. La conclusione dei lavori è prevista per marzo 2026. Il futuro di Scampia è un ecoquartiere moderno con circa 430 nuovi alloggi ecosostenibili, asili, centri civici e ampi spazi verdi, che la trasformeranno in un modello di vita sociale e abitativa più funzionale e sicuro, con l’obiettivo di consegnare i primi nuovi alloggi già nel 2026. E’ la seconda Vela per cui si procede alla demolizione nel corso dell’anno dopo che a marzo è stata abbattuta la Vela Gialla. Due i grandi escavatori a tenaglia in azione che sin dalla mattina hanno cominciato ad aggredire la Vela sotto lo sguardo del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e del presidente della Regione Campania, Roberto Fico. Proprio Fico parla di giornata commovente per Napoli: “La Regione – ha detto – deve essere vicina alle grandi rigenerazioni urbane che il Comune sta facendo, in una modalità di ascolto e di dialogo con tutti gli abitanti del quartiere. Grazie al Comune e al sindaco oggi è un giorno meraviglioso e direi commovente”. Parla di giornata storica per Scampia anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi: “Il nostro progetto di riqualificazione di questo pezzo di città va avanti molto velocemente. Entro la fine del 2026 prevediamo di completare quattro edifici con circa 150 appartamenti. Nel frattempo partiranno anche gli altri edifici, la scuola e i servizi, per fare in modo che entro il 2028 si completi tutto l’intervento che prevede la realizzazione di un nuovo quartiere con servizi e circa 500 appartamenti”. Ed esulta anche il leader del Comitato Vele Scampia, Omero Benfenati, che negli anni ha combattuto per giungere alla demolizione delle Vele: “A Scampia – dice – non abbiamo chinato la testa e oggi possiamo osservare l’ultimo abbattimento del mostro di cemento. Questa non è più la vela di Gomorra, ma sarà la vela del riscatto”.  “La demolizione della Vela Rossa, nell’ambito del progetto ReStart Scampia, è un segnale concreto della presenza dello Stato e dell’impegno del Governo Meloni nel ridurre gli squilibri territoriali e riqualificare aree rimaste per troppo tempo in un’inaccettabile zona d’ombra dell’illegalità. Si tratta di un intervento simbolo del PN Metro Plus 2021-2027 per Napoli, finanziato dalla politica di coesione dell’Unione Europea”, ha commentato in una nota  il ministro per gli Affari, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti. “Con oltre 152 milioni di euro di investimenti complessivi, ReStart Scampia è tra le più ambiziose operazioni di rigenerazione urbana avviate in Italia. L’area Scampia-Secondigliano è stata individuata come territorio strategico in cui replicare il modello già sperimentato con successo a Caivano. Il progetto, costruito attraverso un percorso di coprogettazione con cittadini, associazioni e mondo accademico, punta a una trasformazione non solo urbana ma anche sociale e culturale per restituire dignità ad un territorio per troppo tempo umiliato. L’abbattimento di uno degli ultimi e più tristi simboli del degrado urbano dimostra come le politiche di coesione possano trasformare le periferie in opportunità di sviluppo”.

Ita Airways, sindacati: con lo sciopero chiediamo investimenti in flotta per crescere e contratto

Uno sciopero per chiedere un piano di investimenti per lo sviluppo della flotta e la crescita della compagnia, per il rinnovo del contratto e il rispetto degli accordi. Sono le rivendicazioni alla base dello sciopero del personale di Ita Airways che si è fermato ieri, dalle 13 alle 17, causando decine di cancellazioni di voli. La protesta è stata indetta da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac e Anp, che, a fine sciopero, parlano di adesione altissima al 90% allo sciopero. Altre decine di voli sono stati cancellati a causa dell’astensione dal lavoro di piloti e assistenti di volo di Vueling, proclamata da Filt e Anpac,  Easyjet e il personale di terra di Air France-Klm. “Oggi scioperiamo per un piano industriale di sviluppo che non ci viene dato dalla compagnia. Chiediamo un aumento del numero degli aerei di lungo raggio, per poter affrontare le rotte intercontinentali e far crescere la compagnia, recuperare i lavoratori che sono ancora in ammortizzatori sociali e stabilizzare i tempi determinati. Inoltre scioperiamo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro che è scaduto il 31 dicembre 2024”, ha dichiarato questa mattina, il coordinatore nazionale del traporto aereo della Filt Cgil, Fabrizio Cuscito, nel corso di un presidio dei lavoratori Ita davanti il Terminal 1 di Fiumicino. “Non vogliamo che Ita sia la sorella povera del gruppo Lufthansa, anche perché in Italia siamo il terzo bacino di traffico a livello europeo. Ci auguriamo quindi che la compagnia comprenda le nostre richieste e apra un dialogo, altrimenti saremo costretti a continuare nelle nostre azioni di protesta che gli stessi lavoratori ci chiedono”. Sulla stessa linea anche Ivan Viglietti, segretario nazionale Uil trasporto aereo: “lo sciopero di oggi di Ita Airways è il primo per chiedere una modifica del piano industriale e renderlo più coraggioso, nonché per il rinnovo del contratto, nato per far partire l’azienda ma che adesso è completamente inadeguato”.  I sindacati parlano di un piano industriale “assolutamente insoddisfacente, con investimenti troppo timidi rispetto alla crescita del mercato nel nostro Paese: chiediamo che vengano individuate soluzioni per adeguare il network e far crescere l’azienda anche alla luce degli investimenti messi in campo dagli aeroporti, primo fra tutti Adr. L’assenza di investimenti nella flotta rischia di condannare infatti la compagnia ad un ruolo sempre più marginale, e non possiamo accettare che i sacrifici fatti fino ad ora dalle lavoratrici e dai lavoratori, vengano dispersi dall’atteggiamento poco lungimirante degli azionisti”. Altra richiesta è il rinnovo del contratto scaduto nel dicembre 2024 e nato nel 2021 quando l’azienda era in una condizione di start up e i mercati ancora molto ridotti e deboli. In questi anni l’azienda è raddoppiata, i mercati sono tornati ai livelli pre covid e l’inflazione ha eroso salari, é importante dunque che anche per il personale di Ita Airways si rinnovi il contratto con importanti riconoscimenti sia sul piano economico che sul corretto bilanciamento vita-lavoro. Irricevibile è la proposta aziendale di  un incremento complessivo del 2% annuo. A questo si aggiunge l’errato computo degli importi da pagare per il Premio di Risultato.

Tpl, Legambiente: nel 2026 il  Fnt varrà il 38% in meno  rispetto al 2009

Nel 2026 il Fondo nazionale trasporti, le risorse destinate al trasporto pubblico locale su ferro e gomma, varrà il 38% in meno rispetto al 2009 se si considera l’inflazione, mentre la legge di Bilancio 2026 definanzierà per 425 milioni di euro in totale la Metro C di Roma, la M4 di Milano e il collegamento Afragola-Napoli. Nel frattempo, diminuisce l’età media dei treni, ma circolano meno convogli per le dismissioni di quelli più vecchi non compensati da nuovi: nel 2024 hanno viaggiato 185 treni regionali in meno rispetto al 2023. E’ la fotografia contenuta nel nuovo rapporto Pendolaria – ventesima edizione di Legambiente presentato oggi a Roma. La ong sottolinea che nel frattempo, il Ponte sullo Stretto assorbe 15 miliardi di euro per poco più di 3 chilometri, mentre con un terzo di quella cifra – 5,4 miliardi – si stanno realizzando e prolungando 250 chilometri di 29 tranvie in undici città. Il rapporto conferma le linee peggiori: Circumvesuviana, Salerno-Avellino, Roma-Lido e Roma Nord-Viterbo, in quest’ultimo caso con record di 8.038 corse soppresse nei primi dieci mesi 2025. New entry: Sassari-Alghero. Il servizio ferroviario quotidiano si deteriora: crescono gli impatti degli eventi meteo estremi sui trasporti (26 solo nel 2025) e aumenta il numero di persone che non può permettersi di muoversi. L’età media dei treni regionali scende a 14,7 anni e cala la quota di convogli con oltre quindici anni di servizio. Nel 2024 cresce il numero dei viaggiatori giornalieri, che arrivano a 2 milioni e 538mila. In valori assoluti, spiega Legambiente, i fondi pubblici sono calati da 6,2 miliardi di euro nel 2009 a 4,9 miliardi nel 2020, con un lieve recupero a 5,18 miliardi nel 2024. Ma se si considera l’inflazione, il Fondo vale oggi il 35% in meno rispetto al 2009 e, senza interventi correttivi, nel 2026 la perdita salirà al 38%. Per tornare ai livelli reali di spesa di oltre quindici anni fa sarebbero necessari almeno 3 miliardi in più di quanto oggi previsto. In Italia, ricorda Legambiente, si costruiscono in media solo 2,85 chilometri all’anno di nuove metropolitane e 1,28 chilometri di tranvie. Le reti metropolitane italiane si fermano complessivamente a 271,7 chilometri, contro i 680 del Regno Unito, i 657 della Germania e i 620 della Spagna. Dal 2010 al 2025 Legambiente, attraverso l’Osservatorio Città Clima, ha censito 229 eventi meteo estremi (26 solo nel 2025) che hanno causato interruzioni del servizio ferroviario: allagamenti, frane, cedimenti dei rilevati e ondate di calore. Roma è la città più colpita, seguita da Milano e Napoli. Il Ministero stima che entro il 2050 i danni su infrastrutture e mobilità raggiungeranno 5 miliardi di euro l’anno, tra lo 0,33% e lo 0,55% del Pil italiano. Senza misure di adattamento, il conto continuerà a salire. Il Rapporto lancia un allarme con il focus sulla transport poverty, un fenomeno in forte crescita che trasforma la mobilità da diritto a fattore di esclusione sociale ed economica. La condizione viene misurata attraverso il peso della spesa per i trasporti sul bilancio familiare: secondo un report della Commissione europea, superare il 6% indica una situazione di vulnerabilità. In Italia la spesa media arriva al 10,8% del budget mensile delle famiglie, ben oltre la soglia europea. Rafforzare il trasporto pubblico su ferro è dunque una scelta di equità e coesione sociale. Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, afferma che “metropolitane, tranvie e ferrovie urbane migliorano la qualità della vita, riducono traffico, inquinamento e costi sanitari e garantiscono un accesso più equo alla mobilità.

Nel 2024 in povertà energetica 2,4 milioni di famiglie, il 9,1%

Sono 2,4 milioni – il 9,1% del totale – le famiglie che nel 2024 si sono trovate in condizione di povertà energetica secondo l’Oipe, Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica. Un valore che, pur rappresentando il massimo storico della serie, risulta solo in lieve aumento rispetto all’anno precedente quando la povertà energetica toccava 2,36 milioni di famiglie, il 9%. Queste le evidenze presentate oggi a Milano durante il seminario ‘La povertà energetica in Italia’, ospitato da Arera e promosso da Oipe e Fondazione Banco dell’energia, ente filantropico che ha tra i suoi obiettivi quello di sostenere persone e famiglie vulnerabili attraverso progetti solidali. A livello territoriale la quota di famiglie aumenta nelle Isole (+0,8%) e nel Nord Ovest (+0,7%) mentre si riduce di quasi 1 punto percentuale nel Sud e rimane invariata nel Centro e nel Nord Est. Si conferma inoltre una maggior concentrazione del fenomeno nelle periferie e nei piccoli centri. A livello regionale, la percentuale di famiglie in povertà energetica oscilla tra il 5% del Lazio e il 18,1% della Puglia (nel 2023 ultima in classifica era la Calabria). La Sardegna è la regione che registra l’incremento maggiore (+2,8 punti percentuali) seguita dal Piemonte (+2,3 p.p.) e dall’Umbria (+1,6 p.p.). Bene invece la Basilicata (-3,7 p.p.) seguita dalla Campania (-1,8 p.p.) e dalla Calabria (-1,7 p.p.).

“La povertà energetica è un fenomeno che riguarda strutturalmente oltre 2 milioni di famiglie, in particolare nelle aree periferiche, piccoli centri, e che affligge le famiglie con minori e stranieri. Occorre intervenire sul fronte delle politiche di contrasto per renderle più selettive ed efficaci”, dice Luciano Lavecchia, economista, Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica. La quota di famiglie in povertà energetica con minori è in aumento rispetto al 2023 (+0,8 punti percentuali) e si attesta all’11,4% del totale, un dato superiore alla media complessiva (9,1%). Il fenomeno interessa 1,1 milioni di bambini, in riduzione del 5% rispetto all’anno precedente. L’incidenza della povertà energetica rimane più concentrata nelle famiglie la cui persona di riferimento è straniera. In particolare, rispetto al 2023, c’è una significativa riduzione del numero di minori coinvolti appartenenti a famiglie straniere (-12,5%) a fronte di una riduzione più contenuta per quelli di famiglie italiane (-1,2%). A livello territoriale, si riduce il numero complessivo di minori coinvolti nel Mezzogiorno (-22%) e nel Centro (-4%) a fronte di un aumento nel Nord (+9%). In generale, l’incidenza del fenomeno è maggiore nelle famiglie ‘straniere’, sia con minori (2,5 volte superiore) sia senza (2,8 volte).

Le famiglie italiane con meno disponibilità economiche continuano a destinare una quota molto elevata della propria spesa complessiva ai beni energetici: l’8-9%, contro il 3-4% delle famiglie più benestanti. Questo divario persiste nonostante nel 2024 la spesa domestica per l’energia sia diminuita complessivamente di quasi il 15% rispetto al 2023, grazie a una sostanziale contrazione dei prezzi. Nel 2024 i bonus sociali per elettricità e gas sono tornati a un regime ordinario, a seguito dell’eliminazione della componente integrativa e dell’abbassamento della soglia di accesso a 9.530 euro dai 15mila del 2023. Contestualmente è venuta meno anche la gradualità che prevedeva un sostegno ridotto fino a 15mila euro. Questi cambiamenti hanno determinato una riduzione significativa nel 2024 del numero di bonus erogati, pari a 4,5 milioni (-40,5% su base annua), e degli importi complessivi, scesi del 78,8% da 2.143 a 453 milioni di euro (fonte: Arera). Negli anni precedenti, in particolare nel 2022 e per tutto il 2023, il caro energia aveva portato all’introduzione di misure straordinarie: l’automatismo e l’innalzamento temporaneo delle soglie Isee avevano ampliato la platea dei potenziali beneficiari, facendo crescere il numero dei bonus erogati da 1,35 milioni nel 2020 al picco di 7,58 milioni nel 2023.

“La giornata di oggi offre un’opportunità di confronto necessario per approfondire, partendo dai dati, un fenomeno che interessa 2,4 milioni di famiglie in Italia con un impatto differente sui territori. Per la Fondazione Banco dell’energia questi numeri indicano che dobbiamo continuare a costruire interventi capaci di sostenere i nuclei familiari più fragili, affiancandoli anche con attività di sensibilizzazione sui consumi. Sappiamo che per raggiungere un risultato duraturo occorre un impegno condiviso: per questo vogliamo proseguire nello sviluppo di alleanze territoriali e di iniziative capaci di generare effetti positivi nel medio-lungo periodo. In questa prospettiva, il contributo dell’Osservatorio e l’analisi di oggi sono essenziali per orientare scelte strategiche ed efficaci, a beneficio delle comunità”, osserva Roberto Tasca, presidente Fondazione Banco dell’energia e presidente di A2A.

“Di fronte alle 2,4 milioni di famiglie toccate dal fenomeno della povertà energetica in Italia, secondo i nuovi dati Oipe, continuiamo a sentire la responsabilità di trasformare i numeri in azioni concrete. L’obiettivo di Edison resta fare sistema con imprese, istituzioni ed enti del terzo settore, e siamo convinti che il confronto su esperienze e dati, come avvenuto oggi presso la sede di Arera, aiuti a trovare soluzioni per supportare le famiglie in difficoltà e generare un impatto positivo. Crediamo nella forza delle alleanze: la Fondazione è il luogo in cui la responsabilità sociale diventa progetto condiviso, misurabile e duraturo”, dichiara Nicola Monti, vicepresidente di Fondazione Banco dell’energia e amministratore delegato di Edison.

Aeroporti, aziende handling: “Masterplan Fiumicino è volano di crescita e occupazione”

Le società di handling attive all’aeroporto di Roma Fiumicino hanno espresso pieno sostegno al Masterplan per lo sviluppo sostenibile dell’aeroporto al 2046 presentato da Aeroporti di Roma. In una nota congiunta, Airport Handling, AviaPartner e Aviation Services sottolineano come la partnership con il gestore costituisca “un volano di qualità, sicurezza, sviluppo occupazionale e stabilità sociale, elementi che, nel loro insieme, rappresentano fattori-chiave per un eccellente livello di servizio al cliente e per il posizionamento competitivo dell’hub”. Secondo le tre aziende che operano sullo scalo, “l’aumento di capacità previsto dal piano è essenziale per rispondere alla crescita del traffico aereo su Roma e l’Italia”, già oggi “nettamente superiore a quello di molti altri Paesi europei”. Senza interventi mirati di sviluppo infrastrutturale, avvertono, “si andrebbe incontro a una perdita di competitività per l’Italia e le aziende del nostro settore”. Il comparto dell’handling a Fiumicino impiega attualmente circa 4.500 lavoratori e ha visto negli ultimi dieci anni un aumento dei posti di lavoro del 25% circa. Le società richiamano lo studio appena pubblicato dalla Luiss, secondo cui il Masterplan potrà generare “ricadute economiche quantificate in 18 miliardi di euro di valore aggiunto e 67.100 nuovi posti di lavoro solo nel Lazio”, con una quota rilevante nel settore dell’handling: per questo si appellano alle istituzioni affinché venga assicurata “un’efficace e rapida gestione dell’iter autorizzativo del nuovo Masterplan”.

Pianificazione urbana: dal Gemello Digitale nasce una città sostenibile

Il “Gemello Digitale” della città di Bologna è uno strumento al servizio dei cittadini, capace di orientare decisioni pubbliche più eque, responsabili e orientate al bene comune. Si è tenuto sabato 13 dicembre all’ex Dynamo l’incontro pubblico dedicato al Gemello Digitale, che ha aperto un momento di confronto tra cittadinanza, associazioni, ricercatori e mondo istituzionale sul nuovo strumento di pianificazione urbana. “L’evento è stato un importante momento di confronto e dialogo tra cittadini, mondo scientifico e associazioni sul Gemello Civico Digitale, un progetto unico in Europa promosso dal Comune di Bologna – ha detto Stefano Rimini, Ambasciatore del Patto Europeo per il Clima e presidente di PianetaLab -. Al centro del confronto, il ruolo dei dati per politiche pubbliche più eque su clima, disuguaglianze sociali e su come impostare un Gemello Digitale accessibile, trasparente e democratico. Vogliamo costruire con le istituzioni uno spazio di mediazione tra competenze tecniche e bisogni delle persone ambientali e sociali, favorendo partecipazione e consapevolezza civica.” Nel corso dell’incontro sono stati presentati i primi indirizzi di sviluppo del Gemello Digitale, la rappresentazione virtuale del territorio urbano di Bologna che integra dati su mobilità, ambiente, servizi, scuole e qualità della vita, sviluppata dal Centro Nazionale di Supercalcolo in collaborazione con il Comune di Bologna. Il confronto ha messo in evidenza la richiesta, condivisa da cittadinanza e associazioni, di un Gemello Digitale capace di leggere le trasformazioni urbane non solo in termini tecnici, ma anche di diritti, accesso equo ai servizi e qualità della vita nei quartieri. “Mi auguro che il Gemello Digitale diventi uno strumento per progettare una città dove la sostenibilità ambientale (clima e biodiversità) si intrecci con la giustizia sociale (accesso equo) e la qualità della vita (salute, cultura, identità territoriale) – ha detto Marina Kovari, ambasciatrice del Patto Europeo per il Clima (e volontaria di Slow Food Bologna) -. Non è utopia: è pianificazione integrata che mette il cibo al centro delle politiche urbane, come dovrebbe essere per qualsiasi città che voglia affrontare seriamente la crisi climatica e le disuguaglianze sociali.”

Tutti i contributi raccolti durante l’incontro da PianetaLab saranno restituiti all’amministrazione comunale e ai ricercatori del progetto in un appuntamento pubblico previsto per il 13 febbraio 2026, come parte di un percorso che intende mantenere la partecipazione e la governance condivisa al centro dello sviluppo del Gemello Digitale. Resta essenziale promuovere spazi di dialogo e co-progettazione, affinché l’innovazione digitale possa diventare un vero strumento civico, al servizio di decisioni più consapevoli, inclusive e orientate al futuro della città.

Snam e sindacati firmano un nuovo protocollo di relazioni industriali

Snam e le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil hanno firmato il Protocollo per un nuovo modello di relazioni industriali, che rinnova e rafforza il sistema partecipativo del Gruppo, adattandolo alle trasformazioni economiche, produttive e tecnologiche in atto. Il nuovo modello, con un approccio più inclusivo e concreto, punta a favorire un dialogo tra azienda e rappresentanze sindacali costruttivo, duraturo nel tempo e mirato in relazione agli argomenti di interesse, consolidando un sistema che valorizzi l’informazione, la consultazione e la contrattazione all’interno del Gruppo. In un momento di grande evoluzione sociale ed economica, Snam conferma il proprio impegno nel rispondere alle esigenze delle persone, promuovendo soluzioni che garantiscano ascolto, vicinanza e partecipazione attiva dei lavoratori. Tra le novità più significative del protocollo, che avrà durata triennale, si segnalano:un sistema di partecipazione più forte e strutturato: diviene operativo l’Organismo Paritetico di Partecipazione (OPP), organismo non negoziale e con funzioni di indirizzo. L’OPP sarà destinatario di informative dedicate. Confermati il Comitato di Negoziazione di Gruppo, con funzioni prettamente negoziali e il Comitato Tecnico con funzioni di analisi tecniche delle tematiche e specialistiche; formazione continua che guarda al futuro: viene ribadito il ruolo strategico della formazione come elemento-chiave per accrescere le professionalità in coerenza con gli obiettivi di business; benessere delle persone: vengono rafforzate le politiche di welfare aziendale valorizzando alcune misure, tra cui l’assicurazione sanitaria integrativa e le ulteriori misure volte al bilanciamento vita-lavoro (flessibilità orarie, smart working); inclusione e comunità come valori guida: iniziative concrete per la diversità e il contrasto alle discriminazioni, con il sostegno alle comunità locali attraverso la Fondazione Snam; sicurezza senza compromessi: focus costante su salute, sicurezza e ambiente, con il coinvolgimento diretto degli RLSA anche nell’ambito dell’OPP. Con questo accordo, che potrà essere aggiornato in caso di novità legislative o contrattuali, Snam ribadisce la volontà di costruire un modello di relazioni industriali moderno, inclusivo e orientato al futuro, capace di mettere al centro il benessere delle persone, che rappresentano il motore di sviluppo del business e contribuiscono ogni giorno alla creazione di valore per l’azienda.

Eni e Ilo ampliano la partnership su sicurezza, salute e protezione sociale alla Repubblica del Congo

La partnership strategica tra Eni e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) si estende alla Repubblica del Congo per migliorare la sicurezza e la salute sul lavoro e l’accesso alla protezione sociale sanitaria per i lavoratori del settore agroindustriale. L’ampliamento del progetto si basa sui risultati positivi provenienti dal Kenya e dalla Costa d’Avorio, dove l’iniziativa è in corso, e testimonia il rafforzamento continuo di questa collaborazione. La partnership si concentra sul rafforzamento dei sistemi di salute e sicurezza sul lavoro e sull’ampliamento dell’accesso alla protezione sociale, in particolare sanitaria, per i lavoratori della filiera agro-industriale del Paese. Il progetto intende consolidare le capacità di datori di lavoro, lavoratori e stakeholder, promuovendo la tutela e la promozione della salute nei luoghi di lavoro e a livello di settore, nonché ampliando la copertura della protezione sociale attraverso l’adesione dei lavoratori ai regimi già esistenti. Queste iniziative congiunte si affiancano alla strategia nazionale e contribuiscono alla promozione della sicurezza sul lavoro e di uno sviluppo inclusivo lungo l’intera catena del valore. Eni e l’ILO hanno deciso di ampliare il progetto alla Repubblica del Congo a seguito della revisione dei progressi compiuti durante la riunione del Comitato direttivo globale del 12 maggio 2025. I due partner hanno accolto con favore i risultati positivi ottenuti finora e hanno sottolineato il ruolo della partnership nel migliorare il benessere dei lavoratori. Questa nuova collaborazione ribadisce l’impegno di Eni e dell’ILO nel contribuire agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare il n. 1.3 sulla protezione sociale universale, il n. 3 sulla salute e il benessere e il n. 8 sul lavoro dignitoso. Inoltre, sostiene l’attuazione della Strategia globale dell’ILO sulla sicurezza e la salute sul lavoro attraverso il programma “Sicurezza e salute per tutti” e la Raccomandazione dell’ILO sui livelli minimi di protezione sociale, 2012 (n. 202), nonché gli sforzi nazionali volti a garantire ambienti di lavoro sicuri, salubri e protetti per tutti i lavoratori. La collaborazione si basa su un approccio condiviso fondato sul partenariato, lo sviluppo delle capacità e la promozione dei diritti umani lungo tutta la catena del valore.

Per Italo nuova certificazione internazionale in ambito Esg

Nuova certificazione internazionale per Italo. La società ferroviaria ottiene la PAS 24000, riconoscimento che attesta l’impegno dell’azienda nel garantire pratiche etiche, sostenibili e socialmente responsabili (sia internamente che lungo tutta la filiera dell’indotto). La certificazione, sviluppata dal British Standards Institution (BSI), è uno standard globale che definisce i requisiti per valutare e migliorare le performance sociali di un’organizzazione, con particolare attenzione al rispetto dei diritti umani, alle condizioni di lavoro e alla trasparenza nelle relazioni con stakeholder e comunità locali. Un attestato frutto di un percorso duraturo e costante, certificato da un ente esterno che ha valutato accuratamente la conformità dei processi e dei sistemi aziendali ai più rigorosi criteri etici e sociali che coprono diversi aspetti fondamentali della responsabilità sociale. Italo, da sempre attenta a temi quali etica, inclusione, sicurezza e tutela dei lavoratori, ha superato tutti gli step propedeutici all’ottenimento di questa ambiziosa certificazione, confermando la propria strategia di sostenibilità, affiancando alle performance economiche l’impegno in ambito ESG, un pilastro fondante della strategia societaria. “La certificazione è stata ottenuta al termine di un approfondito processo di valutazione del sistema di gestione per la responsabilità sociale da noi implementato. Questo traguardo conferma e valorizza un impegno che la nostra organizzazione porta avanti da tempo, attraverso politiche di pari opportunità e valorizzazione delle differenze, e che nel corso degli anni si è tradotto in un ambiente di lavoro paritario, basato sul rispetto e sulla tutela da ogni forma di discriminazione”, dichiara Martina Marmotta, Responsabile sviluppo organizzativo e comunicazione interna, nonché a capo del sistema di gestione sociale di Italo.” La PAS 24000 è un riconoscimento che ci spinge a continuare su questa strada, con l’obiettivo di costruire un clima aziendale sempre più equo, aperto e partecipativo” afferma Gabriele Cerratti, Direttore Human Resources & Organization di Italo.

Sparkle sostiene la Fondazione Ortygia per lo sviluppo professionale delle studentesse universitarie in Sicilia

Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, rinnova l’adesione a YEP – Young Women Empowerment Program, iniziativa promossa dalla Fondazione Ortygia per sostenere la crescita personale e professionale delle studentesse universitarie del Sud Italia. Nell’ambito del progetto, Sparkle accompagnerà lo sviluppo di giovani donne in Sicilia, regione strategica per l’operatore, con particolare attenzione alle competenze legate alle Digital Humanities. Lo Young Women Empowerment Program intende offrire alle nuove generazioni strumenti utili a compiere scelte accademiche e professionali informate e consapevoli per orientare al meglio la propria carriera futura. In questo contesto, Sparkle supporterà studentesse siciliane iscritte a corsi di laurea magistrale in Digital Humanities presso l’Università degli Studi di Palermo e l’Università degli Studi di Catania affiancandole a donne manager in un percorso di mentoring individuale. Grazie allo scambio e al confronto con le mentor, le studentesse, oltre a comprendere le proprie potenzialità per proporsi nel mondo del lavoro con maggiore consapevolezza, avranno l’opportunità di entrare in contatto con una realtà di alto livello con una vocazione internazionale e solidamente radicata nel territorio. “Siamo felici di rinnovare, per il sesto anno consecutivo, la nostra collaborazione con la Fondazione Ortygia e con le università siciliane, e in particolare di supportare le studentesse dei percorsi in Digital Humanities rafforzando così il legame tra la nostra azienda e un ambito di studi sempre più centrale nell’era dell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Enrico Bagnasco, amministratore delegato di Sparkle. L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di Sparkle a favore della formazione e dell’innovazione. La Sicilia, dove l’azienda ha sviluppato il Sicily Hub – nodo strategico per lo scambio di traffico dati nel Mediterraneo – si conferma così un contesto privilegiato per la crescita di nuove professioniste capaci di interpretare l’impatto culturale, sociale ed etico del digitale e affrontare le sfide di un mondo interconnesso.

Real Estate, prima operazione internazionale di Yards Reaas con l’acquisizione in Francia di Vsa Property

YARD REAAS, gruppo leader nella consulenza Real Estate e nella gestione integrata di servizi immobiliari, annuncia l’acquisizione del 100% della società francese VSA Property Group (“VSA”), specializzata in servizi in ambito Property Management su scala nazionale. L’operazione rappresenta la prima acquisizione all’estero del Gruppo YARD REAAS e segna la concretizzazione della sua espansione internazionale a seguito dell’investimento di AnaCap, in linea con il piano strategico annunciato negli ultimi mesi dai partner Emanuele Bellani, Paolo Datti e Paolo Perrella. “L’ingresso nel mercato francese rappresenta un passo decisivo per il nostro Gruppo. Con l’obiettivo di esportare anche in Francia il nostro modello di business, portiamo oltre confine la nostra matrice di competenze integrate, la stessa che in Italia ci ha permesso di diventare un punto di riferimento per clienti istituzionali e corporate” ha dichiarato Emanuele Bellani, CEO di YARD REAAS. “Abbiamo avviato interlocuzioni con VSA Property perché riconosciamo in questa società gli stessi valori che da sempre caratterizzano YARD REAAS: la capacità e la volontà di fare squadra, avendo nel capitale umano la nostra leva strategica più forte, chiave della nostra solidità e della nostra autorevolezza. La Francia è solo l’inizio: il primo traguardo di un percorso di crescita internazionale condiviso, in cui identità e strategia avanzano nella stessa direzione. In questo contesto, anche il cambio del nostro nome assume un significato strategico: con RYZE intendiamo dotarci di un’identità più internazionale e contemporanea, capace di rappresentare un Gruppo in espansione con una visione che guarda oltre i confini nazionali”.

Franchigia Iva per le piccole imprese che operano nell’Unione europea, le istruzioni in una circolare dell’Agenzia delle Entrate

Arrivano le indicazioni operative sul regime Ue di franchigia Iva. Con una circolare, l’Agenzia delle Entrate fa il punto sulle novità del Dlgs n. 180/2024, che ha recepito le modifiche introdotte in ambito europeo (direttiva n. 2020/285). In particolare, da quest’anno è operativo un regime transfrontaliero che consente ai soggetti stabiliti in uno Stato membro, che aderiscono allo stesso regime, di effettuare cessioni di beni e prestazioni di servizi in altri Stati membri senza applicare l’Imposta sul valore aggiunto, beneficiando inoltre di adempimenti semplificati. Le regole per chi aderisce – La norma consente a un soggetto di scegliere gli Stati Ue in cui adottare il regime di favore, a patto che il volume di affari non superi la soglia annua indicata dal singolo Paese e la soglia di 100mila euro di volume d’affari annuo nell’Unione. Fino al 31 dicembre 2024, invece, era possibile operare in regime di franchigia solo nel proprio Paese, mentre per le operazioni in altri Paesi dell’Unione era necessario identificarsi in ciascuno di essi. Non c’è vincolo tra il regime di franchigia nazionale e quello transfrontaliero: uno stesso soggetto può aderire a entrambi o anche solo a uno dei due. Il nostro Paese, nella veste di Stato di esenzione, concede l’applicazione del regime di franchigia transfrontaliero alle stesse condizioni applicabili ai soggetti stabiliti in Italia per l’adesione al regime di franchigia “nazionale”, che è il regime forfetario disciplinato della legge di stabilità 2015 (articolo 1, commi da 54 a 89). L’accesso al regime transfrontaliero dei soggetti passivi stabiliti in Italia è subordinato all’inoltro, mediante procedura web, di una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate, che valuta l’istanza alla luce dei requisiti normativamente previsti e delle informazioni fornite dagli Stati membri di esenzione in cui il soggetto richiedente intende operare.

Maeci–Confcooperative: firmato il Protocollo d’intesa su formazione e internazionalizzazione

«La firma di questo Protocollo rappresenta un passo concreto verso una diplomazia economica sempre più vicina al tessuto produttivo del Paese. In questa ottica, esprimiamo apprezzamento per la creazione, all’interno del Maeci di una nuova Direzione dedicata alla crescita e alla promozione delle esportazioni: una scelta strategica e lungimirante che investe di un nuovo ruolo la nostra rete diplomatica nel mondo e rafforza il coordinamento tra le Associazioni e il Ministero degli Esteri». Lo dice Giorgio Mercuri, vicepresidente di Confcooperative con delega all’internazionalizzazione siglando a Milano, il Protocollo d’intesa tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e Confcooperative nell’ambito della Conferenza nazionale dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese. Alla firma ha partecipato il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani. L’accordo avvia una collaborazione strutturata nel campo della formazione, con l’obiettivo di rafforzare il capitale umano del Sistema Paese e sostenere i processi di internazionalizzazione delle cooperative e delle imprese italiane, con particolare riferimento alle filiere strategiche del Made in Italy. Il Protocollo prevede la realizzazione di percorsi di approfondimento economico-commerciale articolati in incontri tematici, momenti di confronto diretto con la governance delle imprese e visite agli impianti produttivi delle cooperative aderenti alla Confederazione. Le attività saranno rivolte a funzionari diplomatici e personale della Farnesina impegnati sui temi dell’export, con focus su specifici Paesi e aree geografiche definiti di volta in volta. «La firma di questo Protocollo – dichiara Giorgio Mercuri – rappresenta un passo concreto verso una diplomazia economica sempre più vicina al tessuto produttivo del Paese. In questa ottica, esprimiamo apprezzamento per la creazione, all’interno del MAECI, di una nuova Direzione dedicata alla crescita e alla promozione delle esportazioni: una scelta strategica e lungimirante che investe di un nuovo ruolo la nostra rete diplomatica nel mondo e rafforza il coordinamento tra le Associazioni e il Ministero degli Esteri». Confcooperative rappresenta 16.000 imprese, 3,3 milioni di soci e 550.000 occupati, con un fatturato aggregato di 82 miliardi di euro. Nel comparto agroalimentare, la cooperazione conta oltre 4.000 imprese ed è espressione di intere filiere produttive e di marchi di primo piano del Made in Italy. «Nonostante le tensioni geopolitiche e le spinte protezionistiche – prosegue Mercuri – l’export italiano continua a dimostrare una straordinaria resilienza: nel 2024 raggiungerà 680 miliardi di euro, di cui 70 miliardi nell’agroalimentare, settore in cui la cooperazione è tra i principali motori di crescita. Oggi il Made in Italy non è solo prodotto, ma esperienza, cultura e stile di vita: un asset che va sostenuto, valorizzato e tutelato».

Il Protocollo MAECI–Confcooperative punta a rafforzare la collaborazione istituzionale per sostenere l’accesso ai mercati esteri, affrontare le barriere non tariffarie e accompagnare le imprese nei processi di crescita internazionale, sia su mercati consolidati che emergenti. L’accordo intende inoltre valorizzare le nuove opportunità derivanti dal Piano Mattei e dai mercati africani. «Come Confcooperative – conclude Mercuri – siamo pronti a fare la nostra parte. Metteremo a disposizione le nostre competenze e la nostra rete di imprese, aprendo le porte delle cooperative per far conoscere da vicino le filiere del Made in Italy, i territori e il valore sociale che le caratterizza. Un’Italia che lavora in modo coeso tra istituzioni e corpi intermedi è un’Italia più forte nel mondo».

Lavoro, Inapp: cresce l’occupazione femminile ma permangono gap strutturali

Nel mercato del lavoro italiano i divari di genere restano ampi, ma non insormontabili. Tra il 2021 e il 2024 l’occupazione femminile è cresciuta di oltre 600 mila unità, con un incremento del tasso di occupazione che ha raggiunto il 53,3%, circa quattro punti percentuali in più rispetto al 2021. Nello stesso periodo si è registrato anche un rafforzamento della qualità dell’occupazione: i contratti a tempo indeterminato tra le lavoratrici dipendenti sono aumentati di 525 mila unità e la loro incidenza è salita all’83,7%, rispetto all’82,6% del 2021. Parallelamente, il tasso di disoccupazione femminile ha continuato a ridursi, attestandosi nel 2024 al 7,4%, il livello più basso degli ultimi vent’anni. Nonostante questi progressi significativi, il divario di genere nel mercato del lavoro rimane evidente. Il tasso di occupazione femminile continua, infatti, a essere nettamente inferiore a quello maschile, che nel 2024 raggiunge il 70%, mentre la disoccupazione femminile resta più elevata rispetto a quella degli uomini, pari al 6,2%. Questi dati confermano come l’accesso e, soprattutto, la permanenza nel mercato del lavoro continuino a essere più difficili per le donne. Nel 2024, seppure in graduale miglioramento, rimangono elevati anche i tassi di inattività. Il 42,4% delle donne tra i 15 e i 64 anni risulta inattivo, a fronte del 24,4% degli uomini, con situazioni particolarmente critiche nelle regioni del Mezzogiorno, dove l’inattività femminile supera il 56%. Le cause della mancata partecipazione delle donne al mercato del lavoro sono prevalentemente legate a motivi familiari: questi interessano il 34% delle donne inattive tra i 15 e i 64 anni e arrivano al 44% nella fascia 25–34 anni, coincidente con l’età feconda. Per gli uomini, invece, i carichi di cura incidono in misura marginale, riguardando solo il 2,5% degli inattivi tra i 15 e i 64 anni e il 3% nella fascia 25–34 anni. Superare questi ostacoli rappresenterebbe una leva fondamentale per ampliare la partecipazione femminile al mercato del lavoro: circa il 15% delle donne inattive tra i 15 e i 64 anni e il 26% di quelle tra i 25 e i 34 anni dichiara infatti la disponibilità a entrare nel mercato del lavoro qualora mutassero le condizioni che ne limitano oggi la partecipazione. Dunque, nonostante il trend di crescita dell’occupazione femminile italiana i margini di miglioramento non sono ancora tali da consentire di superare i gap di genere che contraddistinguono il nostro mercato del lavoro, anche rispetto agli standard medi europei dove si registra un tasso di occupazione femminile pari al 66.2%. Sono alcune delle evidenze del Gender Policy Report 2025 dell’INAPP redatto dal gruppo di ricerca “Analisi di genere del mercato del lavoro e delle politiche pubbliche” che è stato presentato oggi all’Auditorium dell’Istituto dell’Analisi delle Politiche Pubbliche.

I dati relativi al 2024 indicano una netta predominanza femminile tra i lavoratori dipendenti a bassa retribuzione. Le donne rappresentano il 58,9% del totale dei lavoratori sottopagati contro il 41,1% degli uomini, confermando la persistenza di meccanismi di differenziazione retributiva di genere. Nello stesso anno, il 18,4% delle lavoratrici dipendenti percepisce una retribuzione bassa, contro il 9,5% dei lavoratori uomini – un divario di quasi 9 punti percentuali. Tra il 2015 e il 2024 è aumentato costantemente l’età delle persone occupate nel lavoro domestico retribuito – nella stragrande maggioranza donne – come colf o badanti: in dieci anni dimezzata la quota di persone in età compresa tra 25 e 34 anni (da un valore pari al 14,3% nel 2015 al 7% registrato nel 2024) e quadruplicata quella delle persone con 65 anni e oltre (nel 2015 rappresentavano appena il 2,8% del totale mentre nel 2024 ne costituiscono il 10,4%). Nello stesso periodo si assiste al graduale assottigliamento del numero complessivo di persone occupate come colf o badanti, facendo ipotizzare la sostanziale assenza di turn-over in questo segmento dell’occupazione. Le donne risultano più frequentemente impiegate in occupazioni “disrupted” ossia maggiormente vulnerabili alla sostituzione o trasformazione tecnologica: nei prossimi anni, quasi un quarto delle offerte di lavoro in alcuni Paesi europei richiederà competenze legate all’IA, con una quota che nei settori ICT è pari al 45 % in Spagna, 40 % in Belgio e 40 % in Italia, numeri significativi in una prospettiva di genere se si considera la storica scarsa presenza delle donne nelle discipline STEM e nel settore ITC, che spesso richiede flessibilità e disponibilità a orari prolungati.

Per il presidente dell’INAPP; Natale Forlani: “Dalla crescita del tasso di occupazione delle donne in età di lavoro dipende la capacità di rigenerare la nostra popolazione attiva per soddisfare i fabbisogni del sistema produttivo e per rendere sostenibili le prestazioni sociali. Il Gender Policy Report segnala un’importante crescita dell’occupazione femminile ma permangono forti criticità, legate alle caratteristiche della domanda di lavoro, soprattutto nei servizi a basso valore aggiunto che penalizzano la qualità dei rapporti di lavoro e dalla carenza dei servizi come la sanità, il lavoro di cura e l’istruzione che negli altri paesi europei hanno consentito una crescita consistente della componente femminile del mercato del lavoro con particolare conseguenze nelle aree territoriali meno sviluppate”.

Icmq, dalla qualità alla sostenibilità le certificazioni che fanno la differenza

Nell’attuale scenario degli appalti pubblici, le certificazioni volontarie si confermano un vero fattore competitivo. Un’analisi su bandi recenti e sui principali CAM (Edilizia, Strade, Energia) evidenzia un set ricorrente di certificazioni, quasi sempre sotto accreditamento, che garantisce imparzialità e validità delle attestazioni. In questo quadro, organismi qualificati come ICMQ svolgono un ruolo essenziale nel garantire processi di valutazione rigorosi e riconosciuti. Secondo ISO Survey 2024 (aggiornamento Accredia basato sui dati ISO Survey di fine 2024) l’Italia rimane al terzo posto nel mondo per numero di certificati ISO attivi con una quota del 5,4% del totale che sale al 7% per la ISO 9001 con 166mila certificati, dato che colloca il nostro Paese ai vertici dello scenario mondiale e mostra un’adozione strutturata dei sistemi di gestione da parte delle imprese. Per il 2025 i numeri sembrerebbero ancora migliori: circa 182.000 certificati attivi. All’interno delle certificazioni specialistiche, anche il BIM registra una crescita significativa: in Italia risultano 148 sistemi di gestione BIM certificati (UNI/PdR 74:2019), di cui 79 rilasciati da ICMQ, pari a oltre il 53% del totale. Sul fronte delle competenze, sono 5.654 i professionisti BIM certificati, e 4.342 di questi – circa il 77% – hanno ottenuto la certificazione da ICMQ, confermando il ruolo centrale dell’ente nella digitalizzazione del settore. Sul fronte dei prodotti, il Program Operator EPDItaly ha raggiunto le 1000 Dichiarazioni Ambientali di Prodotto a novembre 2025. Negli ultimi cinque anni il numero di EPD pubblicate è più che raddoppiato, con un progressivo ampliamento dei settori rappresentati, dall’edilizia e materiali da costruzione, cuore originario del programma, fino ai comparti energetico, elettrico, alimentare e manifatturiero. Solo tre anni fa le dichiarazioni erano circa 500. Questi dati evidenziano come le certificazioni incidano oggi in modo diretto sui punteggi tecnici e sulla verifica dei requisiti ambientali richiesti dalle stazioni appaltanti, divenendo oggi una delle leve più significative per la competitività delle imprese nel settore costruzioni. Vediamo quali sono.

1. ISO 9001 – Qualità: Perché conta nei bandi? Pur non essendo obbligatoria, la certificazione ISO 9001 rilasciata da organismo accreditato è un segnale di affidabilità, trasparenza e solidità gestionale. Per questo è spesso premiante in bandi di forniture, servizi e lavori pubblici, dove attesta la capacità dell’impresa di operare in modo strutturato ed efficiente. Cosa garantisce? Definisce i requisiti di un Sistema di Gestione della Qualità (SGQ) basato su processi, miglioramento continuo ed evidenze. Dimostra che l’azienda controlla i propri processi, riduce errori, migliora la pianificazione e assicura servizi conformi ai requisiti contrattuali e normativi. Per la PA è garanzia di gestione ordinata, tracciabile e affidabile lungo tutta la commessa.

2. ISO 14001 – Gestione ambientale: Perché è richiesta? Perché molti bandi e tutti i CAM prevedono criteri ambientali che richiedono una gestione strutturata degli impatti. ISO 14001 risponde a questa esigenza come requisito di base o elemento premiante. Cosa dimostra? Attesta che l’azienda controlla rifiuti, consumi, emissioni e uso delle risorse,
perseguendo il miglioramento continuo. Per la PA è garanzia di un contributo concreto agli obiettivi di sostenibilità e alla riduzione dell’impatto ambientale.

3. ISO 45001 – Salute e sicurezza sul lavoro: Perché è strategica? Perché tutela il capitale umano ed è riconosciuta nei bandi e nei CAM come indicatore di responsabilità sociale e gestionale. Cosa assicura? La presenza di un sistema strutturato per prevenire infortuni, valutare i rischi, gestire procedure di cantiere e migliorare il benessere operativo. Riduce i costi indiretti legati agli incidenti e offre alla PA un partner affidabile, in grado di garantire sicurezza nei contesti più complessi.

4. ISO 50001 – Gestione dell’energia: Quando diventa un vantaggio competitivo? Negli appalti che riguardano impianti energetici, interventi di efficientamento e servizi EPC, dove la gestione dei consumi è un criterio centrale. Che benefici apporta? Dimostra la capacità dell’impresa di monitorare i consumi, individuare sprechi, ottimizzare le prestazioni energetiche e misurare i risultati nel tempo. Un valore essenziale per la PA, che punta a ridurre i costi energetici e a raggiungere obiettivi di decarbonizzazione.

5. EMAS – Registrazione ambientale europea: In cosa si distingue da altre certificazioni ambientali? Nell’obbligo di pubblicare una Dichiarazione Ambientale convalidata da terza parte, elemento che la rende particolarmente trasparente e attendibile. Perché viene apprezzata? Nei CAM Edilizia e Strade è riconosciuta come certificazione idonea alla verifica dei requisiti ambientali. La registrazione EMAS segnala alle stazioni appaltanti un impegno gestionale e documentale superiore alla media, basato su dati pubblici e miglioramento continuo.

6. Certificazioni del contenuto riciclato (Remade in Italy, UNI/PdR 88, CPDOC 262): Perché sono rilevanti nei CAM? Perché sono gli strumenti principali per verificare in modo oggettivo il contenuto di riciclato nei prodotti da costruzione, requisito chiave in tutti i CAM Edilizia e Strade. Cosa garantiscono? Offrono una misurazione trasparente e verificata del contenuto riciclato in materiali come calcestruzzo, acciaio, plastiche e componenti edilizi. Aiutano le imprese a soddisfare gli obblighi di economia circolare e permettono alla PA di selezionare prodotti pienamente conformi ai requisiti ambientali richiesti.

7. EPD – Dichiarazione Ambientale di Prodotto : In che modo supporta progettisti e stazioni appaltanti? Fornendo dati verificati sul ciclo di vita dei materiali, permettendo confronti trasparenti e basati su indicatori oggettivi. Qual è il suo valore nei bandi? È citata in tutti i CAM come strumento preferenziale per valutare le prestazioni ambientali dei prodotti da costruzione. L’EPD consente di misurare impatti reali (CO₂, acqua, energia, rifiuti) e di selezionare soluzioni più sostenibili e coerenti con gli obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale lungo il ciclo di vita dell’opera.

8. Certificazioni etiche e ESG (SA8000, rating Get It Fair): Perché stanno acquisendo importanza? Perché bandi e CAM includono sempre più criteri di sostenibilità sociale, ambientale e di governance, mentre la finanza sostenibile e l’attenzione ai rischi non finanziari ne aumentano il peso nelle valutazioni tecniche. Cosa attestano? Certificano la gestione strutturata dei fattori ESG – condizioni di lavoro, diritti umani, due diligence di filiera e processi etici. Per la PA rappresentano un indicatore di affidabilità integrata, particolarmente rilevante nei progetti a forte impatto sociale o territoriale.

9. Certificazioni BIM – Building Information Modeling:  Perché sono diventate determinanti negli appalti pubblici? Perché dal 1° gennaio 2025 il Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023, modificato dal D.Lgs. 209/2024) rende obbligatorio il BIM per opere pubbliche di nuova costruzione e interventi sull’esistente sopra i 2 milioni di euro, rendendo indispensabili competenze certificate nella gestione dei processi informativi. Che cosa garantiscono? Attestano l’uso avanzato di metodi e modelli informativi, migliorando interoperabilità, coordinamento e controllo operativo. Riducendo errori, varianti e tempi di esecuzione, rispondono alla crescente domanda di digitalizzazione della PA.

10. UNI/PdR 125:2022 – Parità di genere:  Perché è sempre più considerata nei bandi? Perché rientra nella strategia nazionale per la parità 2021–2026 ed è sempre più adottata come criterio premiante nei bandi PNRR e negli appalti a impatto sociale, valorizzando le imprese impegnate su obiettivi di equità. Cosa attesta? Certifica politiche, procedure e KPI orientati all’equità di genere in assunzioni, retribuzioni, carriere e conciliazione vita-lavoro. Le imprese certificate accedono anche a sgravi contributivi (fino all’1%) e punteggi aggiuntivi previsti dalla Legge 162/2021, rendendola una leva di competitività oltre che di responsabilità sociale.

Il valore delle certificazioni va ben oltre il punteggio: migliorano i processi interni, riducono inefficienze, valorizzano le risorse umane e rafforzano la reputazione, facilitando la fiducia di clienti, PA e investitori. Al tempo stesso, rendono l’impresa più pronta al mercato sostenibile, allineandola ai principi DNSH, alla Tassonomia UE e all’Agenda 2030, semplificando la compliance a requisiti tecnici, normativi e CAM. In un settore sempre più orientato alla sostenibilità, alla digitalizzazione e alla responsabilità d’impresa, le certificazioni non sono un costo, ma un investimento strategico. Per le imprese delle costruzioni sono oggi un vero moltiplicatore di competitività: nelle gare, nella gestione interna e nel posizionamento sul mercato. Dalla crescente attenzione ai CAM alla richiesta di attestazioni sempre più rigorose, le imprese hanno bisogno di un supporto tecnico qualificato. In questo contesto, ICMQ mette a disposizione competenze specialistiche e servizi accreditati per accompagnare aziende, progettisti e operatori della filiera nell’ottenimento delle certificazioni richieste dai bandi pubblici. Grazie alla lunga esperienza nei settori delle costruzioni, dei materiali, della sostenibilità e della digitalizzazione, ICMQ aiuta le organizzazioni a rafforzare i propri sistemi di gestione e a dimostrare in modo trasparente la conformità ai requisiti richiesti, contribuendo a renderle più competitive e pronte alle sfide di un mercato in rapida evoluzione.

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