IL NUOVO CORRETTIVO
Le prime contestazioni al nuovo codice appalti arrivano dal settore dei servizi, le associazioni: “Serve una modifica immediata del governo”
Mazzetti (Forza Italia): “Opportuno ascoltare le indicazioni della filiera. Bisogna andare sempre di più verso una distinzione tra lavori e servizi, ma, fino a quando saranno disciplinati dallo stesso codice, dovranno averne norme comuni e uniformi, senza penalizzazioni”

Simone Gamberini, presidente Legacoop
IN SINTESI
“E’ incomprensibile la discriminazione a danno del settore dei servizi presente nel decreto correttivo al codice dei contratti pubblici approvato dal Governo il 23 dicembre”. L’accusa è netta e arriva unanime dal mondo delle associazioni delle imprese che svolgono mansioni come la pulizia di luoghi pubblici e di lavoro, l’igienizzazione degli ospedali, mense scolastiche e ospedaliere, la raccolta e gestione dei rifiuti, la vigilanza privata, la fornitura di dispositivi medici, la sanificazione e la sterilizzazione di dispositivi medici tessili e strumentario chirurgico. ANIP-Confindustria, Afidamp, AGCI Servizi, Angem, ANIVP, ASSIV, Assosistema-Confindustria, Cisambiente-Confindustria, ConFederSicurezza e Servizi, Fipe-Confcommercio, FNIP-Confcommercio, Fondazione Scuola Nazionale Servizi, ISSA-EMEA, Legacoop Produzione e Servizi, Unionservizi Confapi e UNIV. Sono loro a rivolgersi al governo spiegando che “mentre per il settore dei lavori la soglia della revisione prezzi e stata abbassata dal 5% al 3% con il riconoscimento del 90% dei costi sopraggiunti per motivi oggettivi, per i servizi e le forniture e rimasta invariata al 5%, con il riconoscimento dell’80% e solo sulla cifra eccedente”.
Quanto deciso dal governo, secondo tutte, è “una scelta e non un errore che continua a penalizzare il settore, già colpito da anni da politiche di costanti e irreversibili tagli agli appalti pubblici”. Servirebbero norme sulla revisione dei prezzi per favorire il recupero dei costi dalle imprese. Invece, “questo ulteriore e definitivo taglio mina seriamente la possibilità, in molti casi, di proseguire nell’esecuzione dei servizi e danneggia fortemente i lavoratori del settore, in gran parte donne, in quanto, senza il dovuto riconoscimento diventa sempre più difficile, in alcuni casi, adottare politiche di aumento dei salari”.
I numeri delle imprese
Guardando alcuni numeri ricordati dalle stesse associazioni, i servizi garantiti (anche durante i festivi) vengono svolti occupando circa mezzo milione di lavoratrici e lavoratori per volume economico che varia a seconda degli anni di riferimento dal 30% al 50% di quanto bandito dalla pubblica amministrazione. “Riteniamo incredibile – conclude la nota congiunta – che il percorso positivo di ascolto e condivisione attuato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini abbia prodotto questo esito. Evidentemente ha prevalso la logica di far ricadere su imprese, lavoratrici e lavoratori le variazioni al rialzo dell’aumento dei costi”.
E infine: “Chiediamo al Governo di rivedere urgentemente la norma, prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, equiparando il settore dei servizi a quello dei lavori. Solo così sara possibile garantire la continuità e la qualità dei servizi essenziali per i cittadini e preservare il lavoro delle imprese, delle lavoratrici e dei lavoratori che operano in questo settore fondamentale. Le regole devono essere un motore di sviluppo e di innovazione, mentre questo correttivo con questa formulazione sara un freno”.
Legacoop, Gamberini: “Ci aspettavamo un esito diverso”
“Dopo il positivo percorso di dialogo e condivisione con il ministro delle Infrastrutture ci saremmo aspettati un esito diverso, ma così non è stato. Ora il Governo dia ascolto alla richiesta avanzata dalle associazioni di rappresentanza e provveda subito, prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, a modificare il decreto correttivo del codice degli appalti nella parte che penalizza ingiustamente il settore dei servizi, garantendo la sua equiparazione con il settore dei lavori”. A dirlo è il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, commentando il comunicato congiunto delle associazioni imprenditoriali del settore. “Il codice degli appalti – ha detto poi Gamberini – può rappresentare uno straordinario volano per l’economia del Paese; al contrario, se contiene degli errori può affossare interi settori, come nel caso dei servizi che si vedono penalizzati nella norma sulla revisione prezzi nel decreto correttivo approvato prima di Natale. È quindi pienamente condivisibile la richiesta, avanzata dalle associazioni di rappresentanza dei settori coinvolti, di una modifica urgente prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, in assenza della quale apparirebbe evidente che non si tratta di un errore, ma di una scelta che inevitabilmente produrrà danni a imprese e lavoratori”.
Agci, Confocooperative e Legacoopsociali: “Il codice non sia un ostacolo”
Agci Imprese Sociali, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoopsociali rilanciano l’allarme sul codice degli appalti dopo la nota unitaria delle associazioni del settore dei servizi. La decisione di lasciare invariata la revisione dei prezzi per servizi e forniture al 5%, con il riconoscimento dell’80% dei costi oggettivi sopraggiunti, e solo sulla cifra eccedente, accende una sirena di emergenza per i servizi socio-sanitari, socio-educativi e le cooperative sociali di inclusione lavorativa. “Non solo è necessario un intervento immediato per correggere questo errore – affermano le tre associazioni nazionali – ma sono urgenti politiche che rendano il codice degli appalti uno strumento utile per il lavoro e non un ostacolo.
Con il nuovo contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali e l’aumento del costo del lavoro la revisione dei prezzi è fondamentale per garantire la sostenibilità delle imprese e cooperative sociali dove sono impiegati oltre 350mila operatori e operatrici sociali nel nostro Paese: occorre difendere tutti i comparti ed evitare discriminazioni che mettano a rischio il lavoro”. Agci Imprese Sociali, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoopsociali chiedono allora di aprire un tavolo di confronto con il governo e con tutte le istituzioni sul codice degli appalti e sulle ricadute sui servizi essenziali del welfare e del sociosanitario.
Piacenti, Anir Confindustria: “
Forte anche la protesta rilanciata da Anir Confindustria. “La disparità di trattamento tra lavori e servizi introdotta nel correttivo al Codice dei Contratti Pubblici rappresenta un grave errore che rischia di compromettere la sostenibilità di servizi pubblici essenziali come la ristorazione collettiva. Siamo disposti alla mobilitazione unitaria di tutto il mondo dei servizi”, ha affermato il presidente Massimo Piacenti. La soglia per la revisione dei prezzi, abbassata dal 5% al 3% per i lavori con il riconoscimento del 90% dei costi sopraggiunti, resta invece invariata al 5% per i servizi e le forniture, con il riconoscimento dell’80% solo sulla cifra eccedente. Inoltre, l’eliminazione della possibilità di una revisione ordinaria per i contratti di servizi – una misura sostenuta anche dal Consiglio di Stato e Consiglio dei Ministri – appare come un blitz di fine anno, contraddicendo anni di confronti, approfondimenti e impegni presi nei confronti del settore. “È una scelta che penalizza un settore già gravato da anni di politiche di tagli agli appalti pubblici e che mina la capacità di garantire continuità ai servizi essenziali per il Paese”, prosegue Piacenti. ANIR Confindustria, da sempre impegnata a rappresentare le specificità della ristorazione collettiva, sottolinea come queste decisioni ignorino la complessità e l’importanza di un settore che ogni giorno garantisce mense scolastiche, militari e ospedaliere, contribuendo al benessere della comunità. Un appello al Governo ANIR Confindustria chiede al Governo di rivedere urgentemente il correttivo prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
È fondamentale, secondo l’associazione, adottare lo stesso criterio per il settore dei servizi previsto per i lavori (articolo 60), mantenendo la specificità della revisione dei prezzi ordinaria e obbligatoria per i contratti di servizi a duratapluriennale, con esecuzione periodica o continuativa. “Solo così sarà possibile preservare la continuità e la qualità dei servizi essenziali e sostenere le imprese e i lavoratori che operano in questo settore fondamentale”, ha concluso Piacenti. ANIR Confindustria ha inoltre evidenziato che l’impatto economico di tali misure sulla finanza pubblica sarebbe lieve. “Le regole dovrebbero essere un motore di sviluppo e innovazione, non un freno per i settori strategici del Paese”.
Guardando agli impatti, per Anir Confindustria la mancata revisione obbligatoria dei prezzi per i contratti di servizi a durata pluriennale compromette l’equilibrio economico delle imprese e si ripercuote negativamente sui lavoratori, in gran parte donne. “Un contratto collettivo nazionale di lavoro pensato per contesti diversi non può rispondere alle esigenze di un settore che fornisce servizi essenziali come il nostro, esponendolo a ulteriori squilibri e penalizzando imprese e lavoratori”. Un settore cruciale per il welfare italiano La ristorazione collettiva, parte integrante del concetto di cibo pubblico promosso da ANIR, rappresenta un pilastro del welfare nazionale, assicurando pasti di qualità a scuole, ospedali e altri contesti cruciali. Nonostante questo, conclude la nota, le Istituzioni sembrano sottovalutare il ruolo strategico del settore, che impiega centinaia di migliaia di lavoratori e garantisce un servizio ininterrotto, sette giorni su sette.
Mazzetti (FI): “Norme comuni fino a prossima distinzione lavori-servizi”
Una prima risposta politica alle rimostranze sin qui esplose dal mondo associativo arriva da Forza Italia, per bocca di Erica Mazzetti (deputata e responsabile nazionale dipartimento lavori pubblici del partito, relatrice del codice appalti). “Bisogna fare di più per tutelare il settore dei servizi – ha detto in una nota – una componente fondamentale di cui la pubblica amministrazione non può fare a meno ma che troppo spesso è stata ignorata o penalizzata, addirittura, nelle scelte. Visto che il correttivo non è ancora bollinato, è opportuno ascoltare le indicazioni della filiera dei servizi che sono un presidio sociale e lavorativo, a sostegno dei più deboli, mantenendo sempre al centro qualità del lavoro”.
Per Mazzetti, “quello della separazione tra lavori e servizi è un tema che ho posto più volte e non è un caso che volta per volta emergano problemi e discrepanze come questa. È chiaro che bisogna andare sempre di più verso una distinzione tra lavori e servizi, ma, fino a quando saranno disciplinati dallo stesso codice, dovranno averne norme comuni e uniformi, senza penalizzazioni che stridono come quella sulle soglie di revisione prezzi. Dopo le sollecitazioni di tutte le sigle che rappresentano il settore sono certa che il governo terrà conto di quanto emerso per migliorare il correttivo e di conseguenza per tutelare imprese, artigiani e cooperative del settore servizi”.