LA FILIERA FONDAMENTALE ALLA BIENNALE
Le costruzioni pronte alla rivoluzione della IA ma chiedono visione politica e investimenti in ricerca
Sì è chiuso il ciclo di incontri organizzato dalla Filiera Fondamentale alla Biennale di Architettura di Venezia. Il bilancio finale di questo percorso vede un settore pienamente consapevole delle sfide che ha davanti ma per affrontarle serve una strategia comune tra istituzioni, imprese, lavoro e ricerca.
Il futuro delle costruzioni passa dall’intelligenza artificiale e il settore è pronto a questa sfida tanto più che questo futuro è già presente, già oggi. Se ci fossero stati ancora dei dubbi, si può affermare con certezza che questi sono stati fugati nel corso del lungo cammino intrapreso a maggio – e terminato ieri – alla Biennale di Architettura di Venezia dal Construction Futures Research Lab con il sostegno di Fondamentale, la filiera delle costruzioni, l’unione di undici sigle insieme ad Ance che rappresenta i protagonisti del settore edile, imprese e sindacati. Dopo sei mesi di dibattiti e confronti ricchi e approfonditi a tutto campo negli imponenti spazi dell’Arsenale, ora è tempo di bilanci. A tracciarli è stato l’evento finale “Le intelligenze al servizio del patrimonio”, che, venerdì scorso, ha rappresentato la sintesi di questo cammino che vede un settore pienamente consapevole di essere davanti a una svolta. Perché intelligenza artificiale, robotica, qualità dell’edilizia, economia circolare non sono più temi futuristici, ma sfide concrete e immanenti che impattano sulla vita e operatività delle imprese e sul mercato, sull’organizzazione del lavoro e, in primis, sulla sicurezza, e sui nuovi campi della formazione. Sfide che, come emerso da Venezia, potranno essere affrontate solo attraverso una collaborazione reale tra imprese, ricerca, istituzioni e lavoratori. Perché – è un altro dei principali messaggi che arriva da queste giornate- a questo appuntamento non si può essere impreparati.
La presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, ha tracciato il quadro generale: “La sfida per il futuro del settore è utilizzare bene l’intelligenza artificiale, investendo in ricerca, università e cultura. E al tempo stesso affrontare gli effetti del cambiamento climatico grazie alla tecnologia”. Brancaccio ha sottolineato che competenze e strumenti sono già disponibili, ma ha incalzato sulla necessità di una strategia culturale e politica per farli diventare patrimonio comune. “Una delle priorità è usare ciò che la scienza offre per ridurre i rischi sul lavoro: già oggi si può fare molto”.
C’è l’impegno assicurato nel suo intervento in Biennale dalla ministra dell’Università e Ricerca, Anna Maria Bernini, delle risorse messe dal Governo per le infrastrutture di ricerca non solo per trattenere i talenti ma anche per farli rientrare quando questi emigrano all’estero. Tutto questo va bene. Ma, ha avvertito Brancaccio, “questi investimenti necessari non sono mai sufficienti” e, soprattutto serve una “visione politica”. Brancaccio porta l’attenzione sul sistema fatto di piccole e medie imprese, che sono sì la spina dorsale del Paese, ma che da sole non possono sostenere lo sforzo verso l’innovazione. “Senza un reale supporto pubblico, pochi potranno accedere alle nuove tecnologie, e il rischio è un mondo diviso tra burattinai e burattini”. A maggior ragione, cresce la preoccupazione anche per il dopo-PNRR: “Come possiamo chiedere alle imprese di investire se manca una prospettiva di mercato stabile? L’IA genererà nuova ricchezza: il tema è come redistribuirla, attraverso contratti e professioni adeguate”. In questo tutto questo processo, la qualità deve rimanere un punto fermo. A metterlo in chiaro è stata Daniele Scaccia, segretario nazionale ANAEPA-Confartigianato Edilizia, che ha richiamato l’attenzione sui committenti: “Ci sono costi non comprimibili. La qualità ha un prezzo, e la digitalizzazione deve aiutarci a condividere il sapere artigiano, spesso troppo legato all’individualità”.
Il mondo del lavoro ha parlato per voce di Mauro Franzolini, segretario generale della federazione di categoria degli edili Feneal Uil, per il quale l’avvento dell’IA non deve essere vissuto come una minaccia: “Le squadre dei cantieri saranno miste, con persone e robot. La tecnologia può ridurre la fatica, migliorare le condizioni di lavoro e diminuire gli infortuni. Tocca a noi comunicarlo”. C’è poi un tema di “buon governo” che, secondo Franzolini, “sta anche alla base di quelle che sono le scelte urbanistiche e qualitative. Abbiamo attraversato epoche buie riguardo alla capacità di costruire, bisogno ritornare alla qualità del costruire e, com l’impatto delle nuove tecnologie, una manodopera super specializzata può essere una molla per ricominciare a costruire con qualità”, afferma sottolineando poi come questo percorso può avvalersi del “sistema forte delle relazioni industriali e della bilateralità, frutto di scelte avvedute e lungimiranti”.
Il gran finale dell’evento a Venezia ha visto la partecipazione, oltre che della ministra Bernini, anche del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini. “L’Intelligenza artificiale in sè non è nè buona nè cattiva, è uno strumento e, in quanto tale, dipende da come viene usato”. E parlando nello specifico delle grandi opere “Con la realizzazione del Ponte sullo Stretto conto di mettere a terra almeno una parte che questa Biennale ha esposto e in futuro vorrei che fosse il resto della ricerca scientifica mondiale a venire in Italia per vedere che anche noi qualcosa, nel corso del tempo, siamo riusciti a fare”. Senza contare, ha aggiunto Salvini, le potenzialità offerte dall’Ia sul fronte della sicurezza delle nostre infrastrutture: “Fra ponti, viadotti e gallerie abbiamo ventimila siti da monitorare”.
Ma il fil rouge di questi cinque incontri è stata l’interdisciplinarietà, che interconnette e contamina i saperi. “Il genio sta proprio nel metterli insieme”, ha rimarcato la ministra Bernini. Ed è ciò che ha fatto il laboratorio della Biennale in questi mesi. Nell’ultimo atto di questo percorso, si è, ad esempio, toccato con mano come dal Museo Egizio al Parco Archeologico del Colosseo, l’IA sta già trasformando la gestione del patrimonio culturale. Il focus tecnico è andato anche ai materiali naturali e innovativi: canne in sostituzione dell’acciaio, foglie di fico d’India con capacità isolanti e coibentanti, vetro e marmo riciclati, fino ai geopolimeri, materiali antichi che permettono di eliminare la fornace e ridurre drasticamente l’impatto ambientale.
Un’ampia sezione del convegno ha riguardato la robotica.Gian Marco Revel, Professore Ordinario di Misure Meccaniche, Università Politecnica delle Marche, ha spiegato nel dettaglio le quattro installazione del Constraction Futures Research Lab presentate alla Biennale. Robot che impilano mattoni, esoscheletri già introdotti in cantiere per ridurre i carichi, robot mobili che stampano planimetrie o levigano superfici, fino alle ricostruzioni post-sisma realizzate in stampa 3D. “Il primo principio resta la qualità delle costruzioni. L’automazione potrà garantire standard elevati solo se affiancata da solidi processi di validazione”, ha spiegato.
Un altro tema centrale nelle riflessioni del ciclo dei cinque incontri, quello delle “intelliGens” chiamate a guidare il cambiamento delle città e dei loro protagonisti. Luca Bussolino, Managing Partner and Head of Strategy and Innovation dello studio di Carlo Ratti, ha illustrato in che modo le tre “inteligenze” (Naturale, Artificiale e Colettiva) possono essere messe in campo per costruire città in grado di affrontare la sfida del cambiamento climatico insieme e non contro la natura. Processi che devono vedere al centro la progettazione partecipata con il coinvolgimento dei cittadini. Uno degli esempi è quello della Vela Celeste di Scampia, che viene ora ripensata per una seconda vita.